Siamo arrivati a Muiden, il paese d'ingresso per la rete dei canali interni, contenti per il bel tempo ma con un pochino d'amaro in bocca dato che Cecilia deve tornare in Italia per lavoro. Cecilia, oltre ad essere la mia compagna nella vita è co-armatrice di Tamatino al cinquanta per cento e quando è a bordo, è lei è il vero comandante della barca. Nelle situazioni critiche vissute insieme (la più brutta fu uno speronamento lo scorso anno con una barca olandese poco ad est rispetto Stavoren di cui parlerò in un altro post) ha mantenuto sangue freddo e calma cercando di guardare costantemente i problemi in modo estremamente pragmatico, diciamo che come in molte coppie lei è la mente pensante mentre io sono il braccio esecutore.
A seguito di questo momentaneo distacco ho dovuto attrezzare la barca per affrontare le manovre nelle chiuse da solo, cosa che mi innervosisce non poco a causa del ribelle fuoribordo che rende tutto più difficile anche con sei metri e cinquanta sotto i piedi. Il problema infatti non è la manovra in sé, un semplice ormeggio all'inglese, ma il caos dell' l'avvicinamento, specialmente nelle ore di punta con barche di ogni dimensione che spuntano ovunque, alla stregua del più caotico traffico cittadino.
I responsabili delle chiuse poi non parlano inglese, e capire chi deve entrare prima o dopo è un'impresa ardua, specialmente se si viene impacchettati con barche molto più grandi. Per avere più chances durante le manovre ho preparato una prolunga da attaccare al manico del fuoribordo che ruotando fa acquistare più manovrabilità alla barca e ovviamente grappoli di parabordi ovunque. Muiden è la foce del fiume Vecht canale di comunicazione diretto con le città dell'interno di cui per tutto il medioevo è stata avamposto militare, ed è proprio attraverso il fiume Vecht che dovrò risalire verso Utrecht, mia prossima destinazione.