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Più veloci con la vostra barca? Ecco come si fa!

[pubb.: 2010-12-06 10:58:36]
Più veloci con la vostra barca? Ecco come si fa!
J 133

A prima vista, le protagoniste delle regate di oggi sono normali utilitarie, realizzate in larga scala dai cantieri che costruiscono gli stessi modelli anche per la crociera. Ma non fatevi ingannare dall'apparenza: anche se escono dallo stesso stampo, sono modelli unici, tirati, con scafi e alberi in carbonio, attrezzature per velocizzare le manovre in boa e vele disegnate per battere gli avversari. C'è una "procedura obbligata" da seguire se si vuole preparare al meglio la propria barca per vincere in regata: cercare di prevedere come il mezzo si comporterà con i diversi sistemi di compenso e prepararlo al meglio, ottimizzarlo e metterlo a punto. Quindi, da dove partire per capire se, misurati con gli altri sul campo di regata, saremo competitivi? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Cossutti, ingegnere navale e progettista. Ecco il suo "vademecum" per ottimizzare la vostra barca.

Studiare gli avversari
Il primo passo è verificare se qualche barca simile alla nostra abbia già un certificato di stazza (ORC o IRC), che è una utilissima fonte di dati. Per questo, ci si può rivolgere a un professionista che, nel suo database, ha i dati di barche della stessa fascia della nostra e, quindi, potenzialmente avversarie. Così si possono fare delle valutazioni e delle previsioni per lo meno indicative sulla competitività del nostro mezzo. Oppure, ci si può cimentare con il fai da te, richiedendo all'UVAI (l'associazione degli armatori) i certificati delle barche contro le quali riteniamo di doverci confrontare, per fare dei paragoni tra misure come peso, superficie velica, lunghezza. Altra possibilità ancora: cercare in Internet i risultati delle regate e trarne delle indicazioni, tenendo ben presente che le condizioni meteomarine hanno una notevole influenza sui comportamenti delle barche e che la barca "buona per tutte le occasioni" non esiste. Un bolide nelle fredde e ventose acque della Manica, non è altrettanto performante nelle bonaccette dell'Adriatico.

L'ottimizzazione
In ogni caso, una volta deciso che vale la pena gettarsi nella sfida, bisogna pensare come migliorare le prestazioni e/o avere un rating migliore: in poche parole, ottimizzare la nostra barca. C'è una preparazione di base che consente di ottenere comunque un incremento delle prestazioni. L'eliminazione dei pesi superflui (interni e in coperta) e l'eliminazione delle fonti di resistenza idrodinamica inutili: portare le prese a mare a filo scafo, curare il raccordo fra la pinna della deriva e lo scafo, eliminare al massimo la luce fra timone e scafo; poi, nel caso di barche con piedino tipo s-drive, sostituire la gomma incollata allo scafo con una piastra rigida in vetroresina, verificare di avere un'elica adatta (non una tripale fissa). Infine, una cosa che molti armatori trascurano: avere una carena ben fatta, a spruzzo, possibilmente carteggiata e, soprattutto, pulita prima delle regate. Passando alla coperta, verificare che l'albero abbia una corretta regolazione di base, controllando che sia dritto in senso trasversale (a volte gli armatori si lamentano che la barca naviga in maniera diversa sui due bordi senza sapere che la fonte del problema è proprio qui) e che l'inclinazione verso poppa, detta rake, sia corretta. Questo dato è di solito riportato sul disegno del piano velico, quindi il velaio dovrebbe essere in grado di aiutarci ed è di fondamentale importanza per il bilanciamento della barca che, se ben progettata, non deve essere troppo orziera. Ricordarsi anche che, nelle barche con crocette acquartierate, una tensione eccessiva delle sartie e dello strallo porta ad una barca sorda e poco performante con poco vento. Le manovre devono essere adeguate all'uso agonistico. Una drizza del fiocco che cede con vento sposta il grasso indietro,  l'opposto di quello che serve per bolinare bene. Poi, si deve valutare se disporre qualche rinvio o stopper supplementare per semplificare le manovre in boa. Magari, sostituire i frenelli del timone, di solito in acciaio, con dei cavi in vectran per ridurre i pesi alle estremità e aumentare la sensibilità al timone.

Le vele
Ovviamente non si può trascurare il corredo velico, che resta il motore della barca e che rappresenta il passaggio da una preparazione di base a un'ottimizzazione più spinta. Infatti, se da un lato tutti sanno che senza la possibilità di avere le vele corrette per le mutevoli intensità del vento non potremo essere competitivi, d'altro canto, forse, non tutti sanno che le misure che vengono prese per determinare la superficie velica hanno una notevole influenza sul rating della barca e, di conseguenza, sulle sue prestazioni. Le vele rappresentano spesso una delle chiavi di volta per avere una barca sia performante, sia con un buon compenso (handicap). In questo caso, l'intervento di un professionista (che sia un progettista o un velaio), in grado di simulare l'effetto delle variazioni sulle misure delle vele e che conosca le dinamiche che i vari regolamenti impongono, può essere di grande aiuto. Infatti, i due maggiori regolamenti (ORC?e IRC) trattano in maniera diversa area e distribuzione della stessa, implicando quindi decisioni su allunamenti, misura della tavoletta, allunamento dei fiocchi, area degli spinnaker, uso del tangone o del bompresso e così via.

Il fattore umano
L'ultimo passo potrebbe essere mettere chiglia e timone in dima, ovvero esattamente nelle forme e nei pesi previsti dal progetto originale. Infatti, spesso le fusioni della pinna sono un po' più grosse, magari non perfettamente simmetriche e i profili alari non perfettamente in grado di garantire un flusso idrodinamico ottimale. Si tratta quindi di chiedere al cantiere i disegni relativi e affidarsi a un artigiano pratico di queste lavorazioni per eseguire le stesse.
Dopo questi ultimi accorgimenti, possiamo pensare di avere ormai un mezzo abbastanza ben preparato, certamente all'altezza o forse anche un po' meglio di quello che aveva pensato il progettista. Ma se volessimo affrontare un ulteriore passo verso un'ottimizzazione ancora più spinta? Beh, a questo punto si deve allora pensare di analizzare i punti forti e deboli del nostro amato mezzo, confrontarli con quelli degli avversari e valutare se ci sono le possibilità, intervenendo sul piano velico, sulle appendici, in alcuni casi anche sullo scafo, di rendere la barca ancora più performante, competitiva e divertente.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che ci sono delle cose di fondamentale importanza che un armatore deve curare e che possono avere un effetto risolutivo sui risultati di una regata: lo sviluppo della barca, che significa curare le velocità nelle varie condizioni, confrontandole con le previsioni teoriche e cercando di superarle lavorando sulla regolazione delle vele e dell'albero e adattandole alle condizioni del vento e del mare; allenarsi alle varie manovre (i secondi guadagnati ai vari giri di boa, in occasione di ammainate e issate di spi e di genoa sono molto preziosi) e curare l'amalgama dell'equipaggio. Poi, soprattutto, imparare a partire bene e, ovviamente, cercare di  andare dalla parte giusta del campo di regata.

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