Pochi giorni fa abbiamo pubblicato la lettera di Giovanni Porzio, nella quale ci ha raccontato la disavventura che gli è capitata arrivando al porto di Tricase, in Puglia.
Dopo la lettera di Porzio, pubblichiamo anche la risposta che ci ha inviato Andrea Patrone, responsabile Gestione e Sviluppo del Gruppo Mast, del quale Marine Italia, e quindi anche il porto di Tricase, fanno parte.
Ormeggio a Tricase in un giorno di maestrale. Il minuscolo approdo è un incanto: le poche case di pietra leccese sono immerse nei boschi di pini, l'acqua è trasparente e il lungomare gronda di bouganville e di oleandri rosa. Sembra l'atterraggio ideale dopo dieci anni di navigazioni in Grecia e Turchia. In testa al molo ci sono corpi morti, 3 metri di fondo e un cartello che recita: "Tratto di banchina riservato alle unità in transito. Massimo giorni 3 (tre) di permanenza. All'arrivo presentarsi, con relativi documenti, all'autorità marittima".
Transito? Qualcosa non quadra. L'"esperto locale" indicato dalle Pagine Azzurre, contattato per assicurarmi un posto, mi aveva detto che per Blue Gal, la mia barca a vela, avrei dovuto pagare una tariffa di 70 euro. "Niente affatto" conferma il gentilissimo comandante della Capitaneria di porto. "Fino a tre giorni l'ormeggio, escluse acqua ed elettricità , è assolutamente gratuito".
L'affare si complica. L'esperto, che risulta essere il gestore di una delle cinque concessioni del porticciolo, ribatte che si, è vero, quella banchina è riservata al transito: ma non il corpo morto, che appartiene alla società Marine Italia, con sede a La Spezia. Ho dunque il diritto di ormeggiare gratuitamente solo se utilizzo la mia ancora, non richiedo l'assistenza degli ormeggiatori e non usufruisco dei servizi.
Calare l'ancora nel porticciolo di Tricase è impossibile: lo specchio di mare è risicato, il fondale è cattivo tenitore e pieno di catenarie a cui sono attaccate decine di piccole imbarcazioni, motoscafi, vele latine, lance da pesca, gommoni. Tanto che un'ordinanza della Capitaneria vieta l'utilizzo di ancore all'interno del porto.
E allora? Di colpo eccomi ripiombato in una delle trappole che nel 2001 mi avevano convinto a lasciare l'Italia e che spingono migliaia di diportisti a disertare le nostre coste: un intreccio kafkiano di burocrazie borboniche, regolamenti assurdi, contraddizioni, costi ingiustificati, conflitti di competenze. Se il turismo è una delle (poche) risorse di questo Paese, e del Salento in particolare, ci sono forse sistemi migliori per promuoverlo. O almeno per non scoraggiarlo!
Tra una discussione e l'altra se ne va gran parte della giornata. Ne approfitto per visitare il paesino a monte del porto (che meraviglia la piazza con le due chiese barocche!), dove vengo accompagnato in auto perché non esistono trasporti pubblici. La cortesia della gente, dal farmacista con cui intrattengo una fugace chiacchierata ai ragazzi degli ormeggi, prodighi di comprensione e di sincera solidarietà , è straordinaria.
Tornato in barca si profilano due alternative: rassegnarmi a pagare l'insensato balzello, oppure mollare gli ormeggi e far vela altrove, nonostante mi trovi in questi giorni solo a bordo e con l'anemometro che segna 25-28 nodi. La prima soluzione è quella che alla fine quasi tutti gli italiani accettano, pur di non rovinarsi i pochi giorni di vacanza e di non farsi venire il mal di fegato. Anche la seconda è un cedimento, che non sarebbe gradito neppure al comandante della Capitaneria di porto. Ma siamo in Italia, il paese della "terza via". Così finisce con un compromesso onorevole: pagherò "solo" il corpo morto, 25 euro al giorno. E tutti vissero felici e contenti.
Giovanni Porzio
ECCO LA RISPOSTA DI ANDREA PATRONE
Mi rammarico del fatto di doverle inviare la presente lettera ma, purtroppo, spiace constatare come un vs. collaboratore, cui sono stati forniti alcuni servizi presso il porto turistico di Tricase, abbia diffuso notizie erronee, fornendo una distorta immagine rispetto a quanto realmente accaduto, e così danneggiando l'immagine di una società che ha investito, fortemente, nell'ammodernamento del porto che gestisce. Il suo collaboratore ha dimostrato di essere lui, non Marine Italia S. r.l., vittima dei soliti italici pregiudizi. Infatti ed in primis quello che viene definito "esperto locale" altri non è che il Direttore del Porto.
Nella zona in cui è stata ormeggiata l'imbarcazione non sono previsti servizi, che sono forniti solo a richiesta dell'utente ed a pagamento. Infatti si tratta di una zona transito non attrezzata per l'ormeggio.
Per semplice errore materiale la fattura emessa è stata denominata "ormeggio". La società Marine Italia S. r.l. fornisce alcuni servizi a pagamento anche in detta area, servizi che sono i seguenti: assistenza all'ormeggio e al disormeggio, fornitura acqua e energia elettrica, fornitura trappe e altre attrezzature necessarie all'ormeggio, come anche dry storage per barche sino a metri 7.5, alaggio e varo sino a 3 tonnellate, lavorazioni varie etc. etc. in altre aree portuali.
Nel caso della imbarcazione del signor Porzio, di lunghezza pari a 14 metri, il listino per la fornitura dei servizi offerti è stabilito nella somma complessiva di € 70.00/giorno.
Il signor Porzio non solo ha usufruito di tutti questi servizi per un giorno ma ha utilizzato trappe e cime per altri due. Il direttore del Porto, dopo richiesta del signor Porzio, ha deciso di applicare una tariffa differente, pari ad € 25.00/giorno, praticando quindi un forte sconto. La richiesta del signor Porzio riguardava un ormeggio con servizi. Il signor Porzio ha pagato, con forte sconto, i servizi da lui chiesti. Ci spiace per l'incomprensione che ha portato ad un forte disappunto dell'Utente il quale, collaboratore di una rivista specializzata del settore, ha provveduto a rendere pubblica la sua versione dei fatti.
La questione posta dal signor Porzio, con l'eco mediatica ricercata (sarebbe bastato chiedere lumi alla Marine Italia S. r.l. stessa) è sbagliata sotto svariati profili, soprattutto in ordine ai i vizi italici, che non ci appartengono, e che forse albergano maggiormente in quel sottobosco di incertezza della commistione fra il pubblico, il privato ed i finanziamenti pubblici, gli associazionismi e quant'altro utile a creare vizio e privilegio.
La gestione del porto da parte della Marine Italia S. r.l., del tutto privatistica, ha portato ordine e certezza in una struttura pubblica ove queste non venivano tenute in grande considerazione. Forse su questo punto varrebbe concentrarsi maggiormente. Gli altri punti riguardano le affermazioni dello stesso signor Porzio in merito ad eventuali divieti. Non si ha notizia che sia stata emessa alcuna ordinanza che impedisca l'uso dell'ancora nel porto di Tricase ma, al contrario, manca il cartello di cui parla il signor Porzio (gratuità per i primi tre giorni). Inoltre la catenaria cui si è ormeggiato non solo non è di proprietà della scrivente società , anzi appartiene ad una Associazione velica. Sul sito internet del Marina di Tricase (www.marinatricase.it) sono reperibili i numeri utili anche al fine di noleggio scooter, biciclette, macchine a nolo etc. etc., sito cui poteva riferirsi comunque il suo collaboratore.
Riformuliamo le nostre scuse al signor Porzio per l'incomprensione, ma ribadiamo anche che il formulare simili ed ingiustificate accuse ad un intero sistema, porti grave nocumento all'immagine dell'Italia, delle sue coste, dei suoi porti e, in particolare, danneggi una società che sta investendo nell'ammodernamento di un porto che, sino a pochi mesi orsono, non prevedeva nessuna fornitura di servizi.
Cordiali saluti, Andrea Patrone
Se volete leggere la lettera del dott. Andrea Patrone in versione integrale, cliccate qui
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