Global Ocean Race: con le unghie e con i denti verso Wellington

[pubb.: 2012-01-03 15:38:08]
Global Ocean Race: con le unghie e con i denti verso Wellington

Post del 13 dicembre. Altra giornata tranquilla, vento al traverso e buona velocita', in un giorno siamo riusciti a distaccare Phesheya di una decina di miglia e mangiare qualcosetta alle tre barche di nuova generazione che si alternano al comando della regata.
Oggi giornata cupa senza sole, sono passati a salutarci albatross grandi come cinghiali, sempre in volo senza mai battere le ali fanno impressione con un'apertura alare di un paio di metri e un muso un po' grottesco che si vede che a far sta vita qua non ti viene la faccia elegante come un gabbiano di portofino.

Post 10 dicembre. Una piccola alta pressione a nord est della flotta ci sta regalando condizioni molto miti per il grande Oceano del Sud, splende infatti un bel sole caldo e navighiamo al traverso in una quindicina di nodi.
Queste condizioni miti sono facilmente spiegate: il comitato regata ha imposto un limite alla navigazione di 42S fino alla longitudine 49E (dove si trovano le isole di Crozet) perche' piu a sud c'e' un concreto rischio di imbattersi in iceberg. Noi di sicuro non possiamo lamentarci!
Oggi siamo finalmente rimontati in quarta posizione, davanti a Phesheya Racing, l'altro Akilaria di prima generazione. Le prime tre barche sono piu' avanti ma con meno vento quindi complessivamente la flotta dovrebbe ricompattarsi.

Post del 1 dicembre.
"E' stato un inizio molto duro, la stanchezza mentale accumulata durante lo stress dei preparativi pre-partenza mi hanno messo in ginocchio e tra ieri e oggi il morale e' sceso bassissimo, mi sono trovato per la prima volta in vera difficolta' e solo dopo un po' di riposo sto ritrovando le energie per pensare lucidamente. Hugo e' stato molto calmo e composto ed e' anche grazie a lui che sto tornando a respirare a pieni polmoni.
Nella notte abbiamo avuto fino a 35 nodi di vento con qualche problema con una vela leggermente danneggiata (ma riparabile a bordo). Il vento e' ora in calo e quando sara' sceso a sufficienza dovremo andare a recuperare una drizza rimasta issata.
Una partenza con cosi' tanto vento per di piu' di bolina non e' certo l'ideale per il morale ma l'importante e' rimanere calmi e composti ricordandosi che sono ben 6800 le miglia che ci separano da Wellington. Ora con sprito in netto recupero ci dobbiamo preoccupare di mangiare e dormire per poi tornare in pista per questa tappa tosta della Global Ocean Race. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile!!!".

Nel frattempo, il duo olandese composto da Nico and Frans Budel, padre e figlio, ha disalberato poco prima di doppiare Capo di Buona Speranza ed entrare nell'oceano Indiano. Perfortuna entrambi i Budel non hanno subito infortuni e sono ritornati senza assistenza, a motore, fino a Cape Town. La disavventura è successa a sole 14 ore dall'inizio della seconda tappa. Il due tedesco era in quinta posizione, 30 miglia a sud di Cape Town e stava navigando intorno ai 17-20 nodi con mare mosso, mentre entravano nella Mast Bay (nome certamente appropriato, la baia degli alberi maestri) l'albero gli si è rotto in due punti ed è caduto in acqua (nella foto).

29 dicembre.
Tra il pericolo degli iceberg-mina sparsi nei mari del sud e le raffiche da 30/40 nodi che hanno ritardato la partenza, sembra non esserci pace per la Global Ocean Race (30 mila miglia attorno al mondo e nove mesi in mare). Ma nonostante le condizioni meteo avverse la partenza non si può più rimandare, e Marco Nannini assieme al nuovo co-skipper Hugo Ramòn (ex skipper dell'avversario di regata Cessna), si sono rimessi in mare per la seconda tappa (Cape Town - Wellington, 7500 miglia) per confermare il buon terzo posto e magari provare a sognare qualcosa di più.

Gli iceberg assassini sono in agguato
Il comitato di regata della Global Ocean Race ha imposto il grande divieto: nella seconda tappa (Città del Capo, Sud Africa - Wellington, Nuova Zelanda, 7500 miglia) ci sarà una "no-go zone" ovvero un divieto di navigazione al di sotto dei 42esimo parallelo Sud nel tratto compreso tra il meridiano in corrispondenza del porto di partenza fino al Sud dell'Australia sotto Capo Leeuwin. Insomma il nostro Marco non può tracciare una rotta troppo vicina all'Antartico perché negli scorsi giorni sono stati avvistati iceberg di grandi dimensioni alla deriva nell'oceano Indiano. E se di giorno non ci sarebbero problemi ad avvistarli, potremmo immaginare il devastante impatto di un piccolo Class 40 contro una parete di ghiaccio in piena notte. Diciamo che questo divieto è arrivato per evitare di fornire materiale per girare un Titanic 2 con protagonista il povero Marco Nannini o uno dei 12 partecipati della Global Ocean Race.


Marco Nannini e Hugo Ramos.

Cape Town, che traffico! Per uno che arriva uno che parte
Non c'è solo il problema iceberg ma anche quello del vento forte, che ha flagellato la costa sud-ovest africana negli ultimi giorni. E se da una parte i VOR70 della Volvo Ocean Race sono comunque arrivati a Città del Capo nonostante qualche problema causato dalle violente raffiche di 30/40 nodi (attesa la ritardataria Groupama di Franck Cammas), non si può dire altrettanto per i piccoli Class 40 fermi in porto.

GUARDA L'ARRIVO DI TELEFONICA A CAPE TOWN, CLICCA QUI!

Le forti raffiche che non hanno impedito agli scafi della Volvo di completare la tappa, hanno invece obbligato gli skipper dei Class 40 della Global Ocean Race a rimandare la partenza fino ad oggi 29 novembre, primo giorno di calma. Originariamente infatti la partenza da Cape Town era  prevista per domenica scorsa 27 novembre, ma in un incontro con i 12 skipper nel quartier generale del V&A Waterfront Marina, il direttore della gara Josh Hall ha così spiegato la decisione del rinvio: "Con 7.500 miglia di regata attraverso l'Oceano Indiano fino a Wellington non è la scelta migliore lanciare le barche in un largo corridoio di 150 miglia con questo vento, subito dopo la partenza da Cape Town". I sei team di Class40 hanno accettato la decisione all'unanimità. Ma Marco Nannini è pronto con il suo Financial Crisis, e il nuovo co-equipier Hugo Ramòn, a riconfermare l'ottimo terzo posto della prima tappa, e forse a regalarsi anche qualcosa di più.



 

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