1991. Il fascino delle barche d’epoca

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1991, n.11, dicembre, pag. 26-35.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Iniziamo da una delle storie che ci ha appassionato di più.


Il fascino delle barche d’epoca

Da Barche a Motore 1991, n.11, dicembre, pag. 26-35.

Sta dilagando anche in Italia la moda delle barche d’epoca. Dopo le vele è ora la volta dei motoscafi. Al primo raduno, organizzato a Villa d’Este, erano in molti ad essere interessati. Il collezionismo  di valore attira sempre di più.

Il primo raduno di motoscafi d’epoca ha lasciato pienamente soddisfatti gli organizzatori. “Non fosse altro perché – ha dichiarato il conte Zanoletti, presidente dell’ASDEC – per partecipare a questa manifestazione, sono state rimesse in uso tre barche che, altrimenti, sarebbero andate perse”.

Nella foto “Mavà”, un “Falcon” del Cantiere Vidoli del Lago Maggiore, costruito nel 1962 in compensato di mogano. I Vidoli continuano a mandare avanti uno dei tanti piccoli cantieri a produzione limitata e strettamente artigianale, che una volta erano additati ad esempio della vitalità e della capacità creativa italica e che oggi appaiono come anacronistica sopravvivenza di una realtà lavorativa ormai scomparsa. Il “Mavà” è stato trasportato a Villa D’Este dal Lago Maggiore dal figlio del costruttore, Enrico, il popolare “Chicco”, campione motonautico degli anni ’80. Il raduno di motoscafi d’epoca a Villa D’Este, il primo di questo genere, ha raccolto ventun concorrenti.

Gli stazzatori dell’ASDEC hanno il compito di dare una valutazione della barca tenendo conto della sua età, della conservazione e della manutenzione, non solo delle part meccaniche, ma di tutti gli elementi strutturali, accessori compresi.

Un pezzo quasi unico: un motoscafo costruito dai Cantieri Cucchini di Venezia in due soli esemplari su ordinazione di Brandolini D’Adda. Questo esemplare è stato fatto restaurare da Riccard Montero.

L’originalità dello scafo e dei suoi accessori è la componente forse più importante nella valutazione della giuria ASDEC. Conta sicuramente di più del suo stato di funzionalità. Per fare un esempio, è meglio avere un vetro del cruscotto incrinato, ma originale, che un vetro in perfetto stato, ma di recente fattura.

Un motoscafo come il “Waikiki”, Un Barbagatto dei Cantieri di Chiavari, sarebbe perfettamente commerciabile. La sua quotazione potrebbe oscillare intorno ai 30 milioni. Perché tanti condizionali? Perché la valutazione data si riferisce a un’imbarcazione in buono stato di manutenzione e funzionamento e perciò difficilissimo da reperire. Le barche o si usano, e perciò si tengono a posto, o non si usano e decadono rapidamente nel deleterio stato dell’abbandono. Far restaurare una barca in disuso da qualche lustro con le sue caratteristiche originali, è economicamente assai impegnativo.
La scritta del nome della barca non è un particolare di trascurabile importanza, anzi. È Molto più rivelatore di quanto si pensi.
Il guidoncino e la tromba di segnalazione di un “Riva”, due accessori che bastano a mettere in luce un prodotto di gran classe. È l’originalità di questi pezzi a influire sulle valutazioni della giuria.

Di Riccardo Magrini. Foto di Marco Albonico


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