1993. A pesca di giganti: il tonno

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1993, n. 1, febbraio, pag. 88-92.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.


A pesca di giganti

Da Barche a Motore 1993, n. 1, febbraio, pag. 88-92.

Vorace, furbo e velocissimo: è il tonno gigante che vive nel mare Adriatico, una preda difficile e ambitissima da tutti i pescatori. Tutte le tecniche e le attrezzature per una pesca da record.

Avete mai provato a far trainare la vostra imbarcazione da un propulsore da 90 cavalli in immersione? Oppure ad essere serenamente seduti a brumeggiare con le sardine e trovarvi a pochi centimetri di distanza un immensa bocca spalancata che chiede cibo dalle vostre mani? Sono esperienze possibili in una emozionante battuta di pesca al tonno gigante. Chi viene “iniziato” a questo tipo di pesca afferma che è come una droga e difficilmente vi rinuncerebbe. Sfatiamo innanzitutto il comune detto “sei un tonno” per intendere un credulone un po’ stupido che “abbocca” a qualsiasi “esca”: infatti il tonno è un predatore con gusti alimentari ben precisi e, soprattutto in acque limpide, è dotato di vista acutissima e di un sesto senso eccezionale che gli consentono di rifiutare un prelibato boccone se inlamato su una lenza. Un comportamento quasi umano dell’animale è stato riferito da alcuni pescatori: una volta raggiunto il boccone a pelo d’acqua e accortosi della mortale insidia in esso contenuta, il tonno cambia rotta con un movimento simile a un’alzata di spalla, inabissandosi. È chiaro che l’acqua più torbida, il suo istinto predatore e un sapiente brumeggio possono trarlo in inganno: subentra qui l’abilità del pescatore, del pilota dello scafo e del suo staff.

Un momento della pesca al tonno.

La pesca del tonno in Adriatico

Preda eccellente del big game fishing, la pesca sportiva d’altura di pesci di grossa taglia, assieme ai pesci vela, ai pesci spada e agli squali volpe e makò, il tonno viene considerato gigante quando ha un peso minimo di 100 kg. Raggruppati in formazioni di circa venti unità, i tonni giganti popolano i nostri mari specie sulla fascia costiera adriatica in prossimità del delta del Po. Qui l’incontro dell’acqua dolce del fiume con quella salata del mare ha creato un habitat ideale all’ insediamento e alla riproduzione di questa specie; qui sono nati anche molti club sportivi ricchi di trofei che organizzano gare sociali di pesca, spesso valevoli per il campionato nazionale. Le prede possono essere avvistate anche ad occhio nudo sia al largo, da 18 a 24 miglia marine, sia molto vicino alla costa, poiché affiorano in superficie e sollevano spruzzi con i loro corpi lucenti e massicci. Quando i tonni aggrediscono la mangianza in superficie, poi, di solito al banchetto partecipano anche i gabbiani in una rumorosa frenesia. Nella maggior parte dei casi la cattura del tonno gigante è legata proprio al suo avvistamento, poiché capita di rado che un individuo segua l’imbarcazione impegnata in una battuta di pesca alla traina come avviene per i tonni da branco più piccoli. Una volta avvistato il tonno gigante deve essere avvicinato e attratto verso lo scafo con il brumeggio o da una presentazione delle esche diretta. Esistono sostanzialmente sei tipi di pesca al tonno gigante: la traina lenta ad un massimo di 1 o 2 nodi; la traina medio-veloce da 3 a 5 nodi; la traina veloce; la traina lenta con il metodo dello jigging, facendo cioè salire e scendere rapidamente l’esca naturale dal fondo alla superficie lavorando con la canna; la posta in deriva (drifting), metodo ideale per la cattura di grossi esemplari, praticato dall’imbarcazione alla deriva; la posta fissa (stil fishing), simile al drifting ma praticata da imbarcazioni ancorate. Sull’Adriatico che ha un fondale poco profondo (massimo 40 metri a 22 miglia dalla costa) è maggiormente usata la pesca in posta fissa, poiché non vi sono problemi per l’ancoraggio. Una volta raggiunta l’area dell’avvistamento, la barca viene ancorata avendo cura di fissare alla cima dell’ancora un gavitello che, in caso di ferratura del pesce, funga da punto di riferimento per il ritrovamento di ancora e catena temporaneamente abbandonate per una più rapida partenza all’inseguimento della preda, che può raggiungere una velocità di oltre 50 nodi. Tale gavitello, inoltre, segna la zona “buona” già brumeggiata in precedenza dove sono possibili altri avvistamenti e catture. In Adriatico il brumeggio viene effettuato quasi esclusivamente con sarde fresche o congelate, che vengono gettate continuamente fuori bordo per attirare gli esemplari più famelici; il brumeggio ha inoltre la funzione di radunare sotto la barca un gran numero di sgombri, un cibo molto gradito al predatore. Altre sarde vengono poi inlamate per cogliere in inganno il tonno. Il periodo favorevole alla pesca al tonno gigante, in questa zona, va dall’inizio di luglio sino alla fine di ottobre. Tre sono i fattori che determinano il successo di questa pesca: il tipo di esca, il brumeggio e il metodo impiegato. Ogni luogo ha le sue caratteristiche che devono essere valutate per la scelta di queste tre variabili. La pesca al tonno gigante è molto praticata anche nell’Oceano Atlantico centrale presso le isole Bahamas, in quello settentrionale negli Stati Uniti, in Canada, nel Labrador, nel Golfo di Biscaglia, nel Mare del Nord in Inghilterra, nel Mediterraneo presso Port Bouc, all’ estuario del Rodano.

La preparazione e i momenti salienti della cattura.

Attrezzature e tecnica

Per intraprendere la pesca al tonno gigante sono necessarie alcune attrezzature di base. Fondamentale è la sedia da combattimento, consigliata già per prede superiori ai 50 kg di peso. Questa permette al pescatore di impiegare meglio la sua forza salvaguardandolo da sballottamenti e vibrazioni che, ripercuotendosi sulla canna, ne rendono difficile il controllo, specie se la lotta avviene in piedi con il solo ausilio del cinturone portacanna. Le migliori sedie da combattimento sono quelle più semplici, prive di schienale, in legno o ABS, che permettono al pescatore di stendersi all’indietro lavorando di reni. Esistono in commercio vari tipi di sedie, fissate su basi saldamente ancorate a pagliolo in pozzetto o a prua. La pedana deve essere regolabile per consentire al pescatore di distendere le gambe e puntare i piedi per sostenersi; se fornita di braccioli può essere equipaggiata con robusti portacanna. Una buona attrezzatura per la pesca al tonno deve comprendere 2 o 3 equipaggiamenti pesanti. Le canne più indicate appartengono infatti alle classi pesante, ultrapesante o illimitata, con carichi compresi fra le 80 e le 180 libbre e devono presentare robusti manici e porta-mulinelli, cimini in tubolare di vetroresina rinforzata, guidafili e guidafilo di punta a carrucola. I mulinelli maggiormente impiegati sono a tamburo rotante con freno a leva nelle misure comprese fra 9/0 e 12/0, o con freno a stella nelle misure comprese fra 12/0 e 16/0. La lenza generalmente è in nylon monofilo, invisibile in acqua; per maggior rinforzo il nylon viene raddoppiato per una lunghezza da 5 a 7 metri prima del raccordo con il terminale in monel, una lenza in lega speciale di acciaio e nickel. L’amo dovrà avere: sezione forgiata, gambo corto, diametro grosso, curvatura ampia, collo dritto e punta ricurva, occhiello ridotto ricavato nel gambo, dimensioni comprese fra 10/0 e 13/0. Come esche, nella pesca in posta fissa e in deriva, si utilizzano ancora le sardine, mentre per la traina è possibile innescare piccoli pesci vivi pescati al momento, catturati con montature da lancio e da traina ultraleggera oppure con attrezzature per la pesca a fondo. Se si preferisce un’ esca morta, poi, si trova in commercio un attrezzo detto deboner (disossatore) che consente di rimuovere la colonna vertebrale del pesce da usare come esca per renderlo più flessuoso, senza danneggiarlo: bisognerà però ricucire accuratamente la pancia per rendere il movimento simile a quello di un’esca viva. Nei nostri mari difficilmente viene impiegata l’esca artificiale che offre meno probabilità di cattura. Fondamentale, oltre alle buone attrezzature da pesca, è uno staff affiatato che sia in grado di spalleggiare il pescatore occupato nel combattimento. La ferratura del pesce avviene sotto l’azione combinata dell’elasticità del nylon e della canna e la precisa taratura della frizione del mulinello. Una volta ferrato il tonno lo skipper raggiunge la postazione di guida e avvia i motori, pronto a partire appena un altro membro dell’equipaggio, nel caso di pesca in posta fissa, scioglie la cima che collega la barca alla boa dell’ancora: questa fase deve essere velocissima poiché il pesce, quando avverte l’amo in bocca, si allontana a tutta velocità dalla barca che deve essere pronta a seguirlo nella stessa direzione per evitare che si srotoli completamente la lenza dal mulinello. Specialmente con motori entrofuoribordo o entrobordo è necessario fare attenzione a non intercettare la lenza con le eliche. Il pescatore che nel frattempo si è posizionato sulla sedia da combattimento, cerca di recuperare più lenza possibile coadiuvato dallo skipper che, seguendo la preda, ne asseconda i movimenti e da un compagno che orienta la sedia da combattimento in direzione del pesce. Quando è in grado di recuperare lenza, con la mano destra aziona la manovella del mulinello mentre con la sinistra, protetta da un robusto guanto in pelle, guida la lenza nell’ arrocchettamento sul tamburo del mulinello. Se nelle sue fughe il tonno prende velocità, non bisogna contrastarlo ma è sufficiente sostenere la canna lasciando che sia la frizione a lavorare cedendo lenza per far sì che il grosso tonno disperda le sue energie. Una volta sfiancato, il pesce utilizza le forze residue per nuotare in profondità sotto la barca: è questo il momento in cui, fermata la barca, il pescatore, regolando al limite del carico di rottura la frizione, inizia il pompaggio per riportare il tonno verso la superficie. Una volta affiorata la preda, un compagno si prepara con il raffio per recuperare il pesce. Il fissaggio di una robusta cima attorno alla coda del tonno servirà ad assicurarlo fuoribordo per il rientro alla base.

Le migliori sedie da combattimento sono quelle più semplici, prive di schienale, in legno o ABS, che permettono al pescatore di stendersi all’indietro lavorando di reni.

Le barche ideali

Le barche per la pesca al tonno gigante sono fisherman con uno scafo in grado di sopportare le sollecitazioni dovute alle alte velocità raggiunte nei trasferimenti e in pesca e lo stress dovuto al combattimento con la grossa preda. L’imbarcazione tipo, planante o semiplanante, ha dimensioni comprese fra i6 e i 10 metri, può essere totalmente open o presentare una cabina di piccole o medie dimensioni, ed avere motorizzazioni fuori, entro o entrofuoribordo. Gli open sono ideali per le battute di pesca giornaliere nella bella stagione, quando il clima e le condizioni meteomarine sono favorevoli. I fisherman cabinati possono essere impiegati con successo in tutte le stagioni poiché offrono un prezioso rifugio interno. Caratteristica indispensabile di queste imbarcazioni da pesca, dette walkaround, è l’ampio camminamento attorno alla tuga che consente di guadagnare la prua in tutta sicurezza, anche con attrezzature ingombranti. Non solo gli americani, ideatori e da sempre produttori di queste barche, ma anche i cantieri italiani hanno ormai raggiunto un alto livello qualitativo nella costruzione dei fisherman, offrendo all’utente un prodotto valido dal punto di vista strutturale e funzionale, a prezzi competitivi.

La barca impiegata

Per la nostra battuta di pesca abbiamo utilizzato un’imbarcazione italiana realizzata dal cantiere Poly Form di Panarella (Rovigo), il fisherman Triakis C29 Cabin con motorizzazione entrobordo diesel. Ecco le caratteristiche: lungh.f.t. m 9,60, lungh.scafo m 8,70, largh.f.t. m 3,10, altezza in cabina m 1,90, peso kg 3200, portata pers. 8, posti letto 5, motorizzazione max.2×220cvF.B./E.F.B./ E.B., omologazione oltre le 6 miglia.

Un tonno.

La carta d’identità del tonno

Il tonno (Thunnus) ha corpo robusto, semifusiforme con la parte più sporgente poco al di sotto della prima pinna dorsale. Presenta due pinne dorsali con raggi e diverse pinnette. Sui due lati del peduncolo caudale sono visibili carenature. La coda è ampia a mezzaluna. La pinna anale presenta anch’essa raggi e alcune pinnette. La colorazione del dorso è bluastra con fianchi più chiari, grigio-argento, che sfumano sino al ventre argenteo; le pinne dorsali richiamano il mantello bluastro mentre le altre variano da una tonalità grigio-argentea sino al giallo limone delle corte pinne pettorali e anali. La colorazione, comunque, varia sensibilmente a seconda delle aree geografiche. Alcuni presentano una linea laterale. Le squame sono piccole e raggiungono dimensioni maggiori nella regione del busto.
Dimensioni: possono raggiungere i 450 kg di peso con dimensioni superiori ai due metri e mezzo; in alcune zone del Mediterraneo sono stati segnalati individui di oltre 4,50 metri di lunghezza per 820 kg di peso.
Habitat: vive nelle acque fresche da temperate a subtropicali, predilige le acque limpide ma si adatta benissimo anche a quelle più torbide; per la caccia predilige le zone in cui vi siano incontri di differenti correnti. È una specie migratoria che si sposta su lunghe distanze seguendo i movimenti dei pesci dei quali si nutre e in base alla temperatura dell’acqua (il tonno non sopporta infatti temperature inferiori ai 10 gradi). Si riunisce in branchi costituiti generalmente da individui tutti delle stesse dimensioni: più i pesci sono grandi, minore è il numero di individui che compongono il branco. Si nutre di crostacei e piccoli pesci gregari.
Note: membro più grande della famiglia degli sgombri, il tonno rappresenta un alimento di grande importanza commerciale poichè le sue carni sono particolarmente apprezzate nella gastronomia dei paesi scandinavi, nel Mediterraneo e in tutto l’Estremo Oriente. Pesce ideale per le competizioni sportive, è rinomato per la sua forza poderosa, per la sua impressionante velocità e per le doti di combattività e resistenza.

testo e foto di Roberta Limardo


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