1993. Fabrizio Bocca, un italiano sul trono dell’offshore

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1993, n. 1, febbraio, pag. 42-44.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.


Finalmente, Bocca!

Da Barche a Motore 1993, n. 1, febbraio, pag. 42-44.

Dopo otto anni un italiano torna sul trono della massima formula del circuito. L’impresa è riuscita a Fabrizio Bocca che a Singapore è stato più forte di ogni avversità.

Fabrizio Bocca ha vinto il campionato del mondo di Formula 1. Erano otto anni che un pilota italiano non conquistava il più prestigioso alloro della motonautica inshore. Dal 1984, anno dell’ultimo trionfo di Renato Molinari che alla fine di quella stagione, subito dopo aver conquistato il suo diciottesimo casco iridato (un record ineguagliabile), annunciò il suo ritiro dalle competizioni in circuito. Per otto lunghi anni l’Italia motonautica, la prima potenza del mondo come numero di titoli vinti, ha atteso invano un erede del grande Molinari. La vittoria di Bocca giunge ora liberatoria. Una vittoria, diciamolo subito, abbastanza inattesa e proprio per questo ancora più gradita. Una vittoria, oltre tutto, quanto mai propizia, perché porta una ventata di entusiasmo in un ambiente che stava rischiando l’asfissia per declino di interesse. Un successo inatteso, e non certo per convinzione tecnica. Era il freddo linguaggio dei numeri a lasciare poche speranze. Alla vigilia dell’ultima prova, nella lontana Singapore, la classifica parlava così: primo l’inglese Steve Kerton con 22 punti, secondo il suo connazionale John Hill con 21 punti, terzo il nostro Bocca che di punti ne aveva 19, mentre Cappellini era sciaguratamente fermo a 15. I punti in palio, come si sa, sono: 9 al primo arrivato, 6 al secondo, 4 al terzo e poi a scalare fino al sesto con 1 punto. Non c’era proprio di che rallegrarsi. Se poi si pensava a come si era giunti in questa situazione, dopo che Bocca era stato in testa alla classifica dalla prima all’ultima gara, dopo che Guido Cappellini aveva gettato al vento a un giro dalla fine, sempre in quell’ultima maledetta corsa di Milano, una vittoria che valeva mezzo titolo mondiale, a questo punto il pessimismo era di rigore. Bocca, invece, non disperava. Del resto, se Cappellini osava dire: “non si sa mai…”, perché non avrebbe dovuto sperare Bocca. L’incoscienza è una caratteristica inevitabile di ogni pilota. Bisogna dire, comunque, che Bocca si è preparato scrupolosamente per l’ultima prova del campionato. Intanto, si è portato dietro tre motori, ricordandosi di quanto era successo due anni prima, proprio a Singapore, quando, trovandosi in testa alla classifica insieme a Jonathan Jones, non poté praticamente difendere il primato perché in prova ruppe uno dopo l’altro i due soli motori di cui disponeva. Era stato un caso limite, ma questa volta Fabrizio non ha voluto rischiare. Il motore di prima scelta se l’è portato addirittura con sé in aereo. Tanta previdenza non sembrava però venir premiata dalle prime risultanze tecniche sul campo di gara. Il motore anzi, non andava proprio. Sembrava aver patito il viaggio aereo. Le cose si mettevano male. Bocca rischiava di non fare il tempo minimo per le qualificazioni alla gara. Il pilota di Casale non perdeva la calma (grande dote!) e decideva di far cambiare tutto l’impianto elettrico. Decisione quanto mai azzeccata. Si qualificava però soltanto con l’ottavo tempo. Davanti a lui c’erano i due inglesi, Cappellini e il redivivo Bill Seebold. La presenza del campione americano, già grande avversario di Molinari, complicava ulteriormente la situazione, perché Bocca per coltivare qualche speranza di successo finale doveva vincere e un avversario in più del calibro di Seebold proprio non ci voleva. Il campione americano non aveva corso nessuna delle gare del mondiale ’92. Cos’era venuto a fare a Singapore? Affari. Doveva vendere i suoi catamarani da corsa a un miliardario thailandese che ha deciso di formare un team di Formula 1 per il prossimo campionato. Seebold non era dunque venuto a Singapore in vacanza, ma per dimostrare la bontà delle sue barche.

Fabrizio Bocca sventola il tricolore dopo la vittoria, che riporta l’Italia al primo gradino del podio.

Un ostacolo in più per Bocca, e che ostacolo! La gara cominciava nella maniera peggiore. In partenza Bocca si intruppava e alla prima virata doveva girare al largo per non rischiare nulla nelle prime concitate fasi della corsa. Non poteva permettersi di toccare o farsi toccare da qualche avversario. E qui Bocca dimostrava tutta la sua intelligenza di pilota. Diversamente da molti suoi colleghi, il neo campione del mondo riesce a ragionare sempre nel suo abitacolo; non si fa mai prendere da smanie agonistiche e riesce così ad ottenere sempre il massimo dalle sue prestazioni. La corsa di Bocca a Singapore andrebbe proposta come esempio nelle scuole di specializzazione dei piloti, se mai si faranno. Al termine del primo giro il pilota casalese passava in quindicesima posizione, ma non si scomponeva. Aspettava che il gruppo si allungasse e poi iniziava la rimonta. In testa alla corsa c’era Seebold, seguito da Duggan e da Cappellini. Kerton, il leader della classifica, era settimo. Bocca lo raggiungeva e lo superava al quindicesimo giro. A metà gara, raggiungeva e superava anche l’eterno John Hill. Il tre volte campione del mondo è davvero un fenomeno di longevità. Sulla soglia dei sessant’anni (avete letto bene, proprio 60 anni) riesce ancora ad essere competitivo. Mitico! Poco dopo Bocca sorpassava Cappellini che, sportivamente, non lo ostacolava. Non crediate che sia del tutto naturale. Fra piloti di Formula 1, essere della stessa nazionalità non comporta automaticamente un gioco di squadra, anzi. Chiedete agli inglesi. Ora Bocca comincia a intravedere la luce dell’iride. Supera di slancio anche Duggan e Seebold. È inarrestabile. Ci si mette allora il direttore di gara a dare un altro po’ di suspense a questo già abbastanza sofferto campionato del mondo. Sventola la bandiera rossa: segno di arresto della corsa per incidente. Siamo al trentaduesimo giro. Due giri in più e, con il compimento dei due terzi della corsa, l’arresto della gara sarebbe stato, per regolamento, definitivo. Ma mancavano due giri e bisognava rifare la partenza. Il fatto sconcertante è che sul campo di gara non si vedeva alcuna barca incidentata e nessun pilota era in acqua in stato di pericolo. Un mistero. Una nuova partenza è sempre un’incognita e poi c’è da superare il contraccolpo psicologico. Bocca, questa volta in pole position, vede ripartire Seebold come una palla di cannone; può solo stargli dietro e così fa. A questo punto una mano gliela dà quella Dea bendata che sembrava essersi dimenticata di lui. I sei punti del secondo posto sono sufficienti a Bocca per superare in classifica sia Kerton, che Hill. Entrambi finiscono in classifica ad un punto da Fabrizio Bocca che si laurea così campione del mondo. Finalmente.

di Riccardo Magrini


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