1993. Emirati Arabi Uniti, alla scoperta della costa dei pirati

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1993, n. 7, agosto, pag. 64-67.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.


La costa dei pirati

Da Barche a Motore 1993, n. 7, agosto, pag. 64-67.

Emirati Arabi Uniti: seicento chilometri sul Golfo Persico, in bilico tra passato e presente.

È proprio la terra di Simbad. Nelle baie riparate le eleganti forme dei dhow, a doppia prora e con la slanciata vela latina, per secoli si sono specchiate su queste acque, pronte a spiccare il volo attraverso l’Oceano Indiano, secoli prima degli europei. I dhow avevano le tavole del fasciame, legno di teak o di palma da cocco, tenute insieme da funi e non da chiodi. Molti avevano due vele, una sull’albero maestro e l’altra su quello di mezzana. Le imbarcazioni destinate al trasporto mercantile, nel XIV secolo, avevano le dimensioni odierne con una stazza massima di 250 tonnellate. Il dhow fronteggiava gli alisei con agilità, il resto era affidato all’abilità dei marinai arabi e alla volontà di Allah. Oggi negli Emirati, nonostante la tecnologia importata grazie al petrolio, i maestri d’ascia hanno passato la loro arte alle generazioni più giovani, continuando una tradizione che ha fatto la storia della navigazione.

Negli Emirati, i maestri d’ascia hanno passato la loro arte alle generazioni più giovani continuando una tradizione antica, quella della costruzione dei dhow, agili e slanciati.

Gli Emirati Arabi Uniti sono sette: Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ajman, Umm Al Qawain, Ras Al Khaimah e Fujayrah. Soggetti dal 1892 al protettorato della Gran Bretagna, nel dicembre del 1971 hanno deciso di dare vita all’Unione degli Emirati Arabi. La trasformazione di Dubai da un piccolo centro di pescatori nel centro economico internazionale che è oggi è dovuto all’oculata pianificazione delle entrate petrolifere. La costruzione di porti, di un aeroporto, il più utilizzato del Medioriente, strade, ospedali, scuole è una favola irripetibile dovuta alla scoperta dei giacimenti di oro nero che hanno trasformato l’antico commercio di spezie, perle, legno di sandalo. Oggi Abu Dhabi, lo sceiccato più grande dell’Unione, è lo stato più ricco al mondo con un reddito annuo pro capite che si aggira intorno ai 30.000 dollari. I programmi di irrigazione, realizzati grazie a un ciclopico impianto di dissalazione, hanno permesso di estendere la zona coltivata oltre le oasi. Grano, tabacco, pomodori, melanzane e meloni sono i frutti del riscatto del deserto mentre le acque del Golfo sono ancora ricche di gamberi, tonni, acciughe e sardine. Al largo non sono rari squali, pesci spada e pesci vela. Siamo anche nel paradiso degli acquisti. Gli empori duty-free di Abu Dhabi e Dubai sono ormai famosi in tutto il mondo. E possibile fare acquisti in centri commerciali ultramoderni oppure avventurarsi nei suk dove si può trovare praticamente ogni tipo di prodotto, dalle macchine fotografiche ai videoregistratori, agli orologi.

La splendida laguna dell’Emirato di Dubai la rende simile a una Venezia in miniatura sul Golfo Persico.

Dubai ha il fascino di una città lagunare, attraversata da un canale di acqua salata, il Creek, che la divide dall’abitato di Deira. Nelle sue acque, come una piccola Venezia araba, navigano gli abras, i taxi della città, e i dhow delle tradizioni marinare orientali. Sulla laguna si succedono i mercati del pesce, delle spezie e dei profumi ma nel pittoresco quartiere di Bastikia si aprono le vetrine del suq adh-dhahab, il favoloso mercato dell’oro. Nella parte vecchia, disseminata di case patrizie, è possibile osservare una curiosità architettonica unica in questa parte del mondo. Si tratta degli aflaj, le “torri a vento, uno dei primi sistemi per il condizionamento dell’aria, sottili strutture per deviare il vento all’interno dell’edificio. Alle spalle di questa striscia di terra ricchissima, il deserto con i suoi incanti e le sue magie. Dinanzi al crepitare del fuoco è possibile lasciare filtrare solo suoni, profumi e colori di una vera notte nel deserto con le stelle a portata di mano nel cielo come un cristallo d’inchiostro. Dopo la cena, qualcuno ritorna alle comode stanze d’albergo ma è meglio dormire sui cuscini adagiati sulla sabbia. Nelle fresche ore dell’alba, il risveglio è un’esperienza indimenticabile mentre il deserto si prepara a vivere un’altra giornata.

Alcuni preziosi in mostra al mercato dell’oro nel quartiere di Bastikia.

L’esperienza del deserto è importante per capireDubai e gli Emirati Arabi Uniti. Nel 1830 un ramo della tribù Bani Yas dell’oasi di Liwa, nel territorio dell’odierna Abu Dhabi, abbandonò la vita nomade per stabilirsi sulla penisola di Shindagah. La moderna Dubai è nata così. Per chi arriva oggi da queste parti è davvero difficile credere che qui tutto ciò che si vede è il prodotto di soli venti anni. Nelle ombre lunghe della sera, osservo i tiepidi granelli scivolarmi lentamente dalla mano. “La sabbia del deserto è come una carezza di seta”. Le parole di un anziano beduino incontrato lungo una pista nei pressi del Mali mi tornano sempre in mente quando mi abbandono al gesto forse più antico degli uomini del deserto. Un gesto semplice, rilassante, quasi mistico. Corre una leggenda da queste parti, quella Costa dei Pirati lunga 600 chilometri che ha preso il nome di Emirati Arabi Uniti. Allora, armati di terribili pugnali e scimitarre ritorte, i corsari arabi si gettavano contro le navi europee che solcavano il Golfo Persico. Lungo le spiagge è possibile vedere le rovine delle loro torri di avvistamento e delle rocche fortificate da cui partivano. Epopea corsara che ebbe fine nel XIX secolo quando le cannoniere inglesi decisero di fermare questo ardire puerile. Ma l’antica leggenda beduina non ha niente da spartire con questa epopea sanguinosa. Affonda le radici nella magia del deserto e parla di un villaggio beduino fantasma che continua a vivere, dimenticato dal tempo e dagli uomini, nelle sabbie dorate oltre la mitica Madam, in quella regione che si appresta a cedere il passo alla rocciosa catena dei Monti Hajar, affacciati sul Golfo di Oman. Come ai tempi di Simbad.

Dubai ha il fascino di una città lagunare, attraversata da un canale di acqua salata, il Creek, che la divide dall’abitato di Deira.

Di G. Peroncini


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