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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.
Un parco nel blu
Da Barche a Motore 1993, n. 8, settembre, pag. 56-64.
Nel mare tra la Toscana e la Corsica ci sono sette isole protette da un nuovo parco nazionale, frammenti di un paesaggio fatto di grotte e falesie, acque limpide e un entroterra verde che profuma di macchia mediterranea. Dalla Capraia a Giannutri attraverso la dolce Elba.
Un parco in mezzo al mare. Anzi, sette, quante sono le isole che dal blu tra la Toscana e la Corsica. Sette pietre preziose che ornavano il collo di Venere, come narra la leggenda. Ma la collana si spezzò e le gemme caddero nel Tirreno. Tre di esse, Gorgona, Pianosa e Montecristo sono praticamente inaccessibili, le prime due perché sedi di colonie penali, l’ultima in quanto riserva naturale dove, dalla fine degli anni settanta, sono vietati l’approdo e la navigazione entro i 500 metri dalla costa. Gorgona e Montecristo fanno parte, insieme a Capraia e a Giannutri, del neonato parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, mentre per Giglio, Pianosa ed Elba sono ancora da identificare le aree da includere nel parco. Abitate fin da tempi antichissimi, le isole furono un importante punto di riferimento per la civiltà etrusca e romana, come area di approvvigionamento del ferro e del legno, come scalo sulle principali rotte commerciali, come residenze patrizie. Ne sono testimonianza i numerosi reperti in mare e i resti delle ville. Ma i borghi marinari di oggi hanno origini ben più recenti e portano l’impronta delle repubbliche marinare di Genova e di Pisa e del Granducato di Toscana. Lungo queste coste le strutture per il diporto sono ancora insufficienti e se da un lato ciò contribuisce a mantenere inalterato il fascino dei piccoli porti pescherecci, dall’altro il problema dell’ormeggio e dei rifornimenti si fa sentire, soprattutto nei periodi più “caldi”.
Isola del Giglio, il tramonto dietro il faraglione del Campese.
Alla scoperta di questo paradiso
Le isole toscane sono conosciute dalla maggior parte dei diportisti soprattutto perché fanno da ponte tra la costa italiana e la Corsica, dalla quale Capraia dista solo 15 miglia e l’estremità occidentale dell’Elba meno di 30. Ma l’arcipelago merita ben più di uno scalo frettoloso e vale da solo un’ intera crociera. Per chi parte dalla Liguria l’itinerario inizia necessariamente dall’isola di Capraia, mentre chi proviene da Sud incontra per prime Giannutri e il Giglio. In entrambi i casi consigliamo di procedere navigando in senso orario e facendo scalo all’Elba, che dispone di diversi porti e numerosi ancoraggi da bel tempo, sia sulla rotta di andata che su quella di ritorno. Sulla vicina costa toscana i marina di Punta Ala e di Cala Galera costituiscono un comodo punto di riferimento per ogni tipo di assistenza (anche se non proprio a buon mercato), ma durante l’intera stagione estiva condizioni meteo molto tranquille consentono frequenti ancoraggi in rada, evitando così il tradizionale affollamento dei porti, dove conviene fare scalo solo lontano dalle ore di punta. Scampata miracolosamente alla speculazione edilizia grazie prima alla colonia penale, che ha occupato per più di un secolo parte del suo territorio interdicendolo sia al transito che all’approdo, poi all’inserimento nel nuovo parco nazionale, Capraia è un’isola dal fascino selvaggio. L’unica possibilità di scalo è data dal porticciolo che si affaccia sul versante nordorientale, dove le poche case con qualche trattoria e spaccio alimentare offrono oggi la stessa immagine di molti anni fa. Il rifugio è sicuro in ogni condizione di tempo, ma il Grecale vi crea una forte risacca, mentre con il Libeccio si insinuano raffiche violentissime. In piena estate il piccolo bacino si riempie all’inverosimile di barche e diventa difficile trovarvi posto anche in seconda o terza fila. Con tempo buono potrete ancorarvi nell’ampia rada all’esterno del molo o ai piedi della torre. Una strada lunga circa un chilometro sale dal porto al paese, raccolto sotto l’aspro bastione di roccia sul quale sorge il quattrocentesco forte pisano-genovese di San Giorgio: un paese, un porto, un forte, le strutture dello smantellato penitenziario, quattro chiese, quattro torri di avvistamento: la storia di Capraia comincia e finisce qui. L’isola è attraversata da una catena montuosa che degrada dolcemente con dei “vadi” (fiumicelli) verso Est e precipita bruscamente a Ovest. A Nord del porto, Cala della Mortola è l’unica ad avere una piccola ma incostante spiaggia sabbiosa, mentre la frastagliata costa occidentale presenta altissime e impraticabili falesie fino alla Punta dello Zenobito. Qui la bellezza di Cala Rossa lascia senza respiro: la cala è parte della caldaia di un antichissimo vulcano sprofondato in mare, con fondali che degradano rapidamente e pareti rocciose dagli straordinari effetti cromatici, con il rosso acceso della roccia pennellato dal verde metallico dell’elicriso.
Il porticciolo di Capraia visto dalla strada che conduce in paese.
Da Capraia all’Elba
Circa a metà del versante orientale potrete fermarvi per un bagno a Cala del Ceppo, appena sotto la Punta della Civitata. Dopo una ventina di miglia di navigazione in direzione Sud-Est, si atterra a Portoferraio, il centro principale dell’Elba. Dal largo sono ben visibili lo Scoglietto con il suo piccolo faro in pietra e le fortificazioni cinquecentesche, opera di Cosimo I de’ Medici, con il Forte Stella. Dietro la Cittadella si nasconde la vecchia darsena, dove potrete ormeggiare con la poppa in banchina alla Calata Mazzini o alla Calata Matteotti. Dalle mura difensive che seguono il contorno del porto sono stati ricavati palazzi con bar e negozi che si affacciano sulla strada, in un caotico viavai di gente, di auto e di barche. Oltre la Porta a Mare si accede a quella che fu un tempo la piazza d’armi, grande e alberata, circondata da vecchie botteghe, prima di salire la lunga scalinata che porta ai forti e alla casa di Napoleone. In paese troverete un mercato alimentare e diversi ristoranti dove gustare le specialità della cucina elbana, dalla persata (zuppa con uova, maggiorana, olio e pane) al gurguglione (zuppa di verdure isolane e pane), dai piatti di pesce alla selvaggina e, per concludere, la schiaccia briaca, il dolce tipico dell’isola. Lasciata la rada di Portoferraio verso Capo della Vita, incontrerete tre belle calette: Cala Nisporto, Cala Nisportino e Cala Piscatoio, che comunque non consigliamo per la sosta in quanto sempre affollate da bagnanti e da campeggiatori e disturbate dalle onde create dai frequenti traghetti. Fino a Cavo, un paese moderno immerso nel verde dei giardini e della macchia mediterranea, la navigazione non presenta difficoltà e la costa è una splendida alternanza di rocce e spiagge bagnate da acque cristalline, orlate da bassi fondali (il piccolo porto può ospitare soltanto imbarcazioni con pescaggio inferiore ai 2 metri). Doppiato Capo Pero, si avvistano le grandi miniere color ocra e ruggine dalle quali per secoli è stato ricavato il prezioso ferro. Su questo sfondo spicca il paese di Rio Marina, centro dell’attività estrattiva dell’isola, oggi quasi completamente esaurita, dove persino la spiaggia ha il colore scuro e lucente del ferro. Pochi, per chi deve ormeggiare, i posti alla banchina Sud, tra la Torre dell’Orologio costruita dai Pisani e la torre rossa. Da qui a Porto Azzurro non ci sono soste interessanti e le spiagge sono generalmente molto affollate, contornate da secche e da scogli. Arrivando dal largo la sola costruzione visibile è Forte San Giacomo, fino a quando, scoperto il molo, appare tutta la rada con il paese di Porto Azzurro, dominato dalla fortezza di Porto Longone che fu edificata nel 1600 dagli Spagnoli ed è oggi sede di una colonia penale. Il molo è riservato ai traghetti, molto frequenti, e la banchina è sempre affollata di barche disposte su più file. La sosta è in ogni caso poco tranquilla a causa dell’intenso movimento di barche fin dalle prime luci dell’alba. Riuscendo ad arrivarci, in banchina c’è l’acqua, mentre il ghiaccio e dell’ottimo pesce fresco si trovano alla vicina pescheria. Una buona alternativa al porto è la profonda baia di Mola, dove però conviene non addentrarsi troppo a causa dei bassi fondali.
Con un porto ridossato da qualsiasi vento e mare, Portoferraio conserva le fortificazioni erette da Cosimo de’ Medici nel XVI secolo.
Dall’Elba all’isola del Giglio
Da qui comincia il periplo della penisola di Capoliveri, dal latino “Caput Liberum”, l’indomabile angolo dell’Elba che fin dal tempo dei Romani si oppose alle dominazioni straniere che si sono alternate sull’isola. Il promontorio offre diverse baie per l’ancoraggio a seconda del vento e dell’affollamento, ma occorre fare attenzione ad alcuni pericoli: sul versante orientale le secche intorno all’isolotto di Liscoli, sul lato occidentale quelle tra la costa e le isole Gemini e infine gli scogli tra Capo Stella e l’isolotto Corbella, da doppiare sempre all’esterno. Inoltre non dimenticate che l’alta concentrazione di minerali ferrosi del Monte Calamita influenza notevolmente il magnetismo della zona, facendo letteralmente impazzire le bussole di bordo. Alla base del monte alto più di 400 metri sorge il paese di Capoliveri, incantevole e medievale, costruito su una collina, dal quale una strada panoramica conduce alle vecchie miniere in una sorta di viaggio a ritroso nel tempo. A questo punto, anziché continuare nel periplo dell’Elba, fate rotta nuovamente a Sud-Est per raggiungere le isole più meridionali dell’arcipelago, il Giglio e la minuscola Giannutri. Dopo le verdi colline elbane l’isola del Giglio si presenta subito arida e brulla, molto diversa da come doveva apparire un tempo, quando era interamente ricoperta da foreste in seguito disboscate con l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento. L’unico porto, ricostruito sui resti di un antico molo romano sul versante orientale dell’isola, è ridossato da tutti i venti ad eccezione del Grecale, ma anche qui in piena estate sono necessarie fortuna e pazienza per trovare un posto in banchina. A terra una fila di case dai colori pastello si affaccia sul gran movimento del porto, con le terrazze dei bar e dei ristoranti gremite dai gitanti che arrivano in traghetto da Porto Santo Stefano. Un servizio di autobus porta al borgo medievale di Giglio Castello, con le fortificazioni fatte costruire dai Medici contro le incursioni dei pirati, al quale si può salire anche a piedi lungo 4 chilometri di mulattiera. Con venti occidentali potrete dar fondo anche nella Cala delle Caldane o nell’ adiacente e più frequentata Cala delle Cannelle, mentre sul versante opposto dell’isola, il Seno del Campese, dove ci si può ancorare tra Punta Faraglione e la Torre, è ben ridossato dai venti orientali. Qui la spiaggia di origine granitica e le terrazze dei vigneti fanno da cornice all’acqua turchese, anche se purtroppo vistosi complessi alberghieri punteggiano la baia. Con mare calmo si può sostare temporaneamente anche nella piccola caletta di Capel Rosso, con un imponente scenario caratterizzato dal manganese presente nella roccia.
A poche miglia dall’Argentario, l’isola del Giglio offre due soli approdi: il Seno del Campese, a Nord-Ovest, e il porto, sulla costa orientale.
Dal Giglio a Giannutri
A sole 10 miglia dal Giglio, l’isola di Giannutri è la più brulla dell’arcipelago, la più selvaggia. La sua particolare forma a mezzaluna e la sua fisionomia rocciosa le regalano coste e panorami bellissimi. Anche qui la scelta dell’appprodo sarà dettata dai venti: con quelli orientali si potrà sostare a ridosso del Monticello Adami, a Cala Ischiaiola o nell’antica Cala Maestra, dove esiste l’unico molo dell’isola. Con tutti venti, salvo lo Scirocco, è possibile trovare ridosso nella Cala degli Spalmatoi. All’ estremità Nord-Ovest di Giannutri, davanti a Punta Scaletta, sono invece vietati la sosta e l’ancoraggio, in quanto zona archeologica protetta, con numerosi resti e testimonianze soprattutto di epoca romana. Da Punta Scaletta una breve passeggiata conduce alla splendida villa costruita su un costone di Cala Maestra dai Domizi Enobarbi, potente famiglia della Roma imperiale, con eleganti colonne corinzie di granito, un serbatoio d’acqua, magazzini, terme e frammenti di mosaici. L’isola, che oggi fa parte del parco nazionale, si è salvata dalla speculazione, anche se la modernità vi ha lasciato qualche traccia: alcune ville private, un villaggio turistico riconvertito in condominio, un ristorante, ma non un negozio o un distributore e acqua a peso d’oro. Lasciata Giannutri l’itinerario risale, con una tappa di nuovo al Giglio, fino a Marina di Campo, al centro della costa meridionale dell’isola d’Elba.
Cala degli Spalmatoi a Giannutri.
Ritorno all’Elba
Data l’impossibilità di trovare posto in banchina, bisognerà dar fondo nella baia immediatamente a Nord del porto o in quella a Sud, più bella e più tranquilla. Circumnavigando Capo di Poro, si arriva alla famosa spiaggia di Cavoli, di sabbia bianca finissima, ottima sosta per un bagno, mentre per la notte si consiglia di oltrepassare la baia del Secchetto e di ancorarsi nei pressi della spiaggia della Fetovaia. Da qui inizia un tratto di costa bella ma inaccessibile (siamo alle pendici del Monte Capanne, alto più di mille metri), dove i paesi di Pomonte, Chiessi, Patresi e Sant’ Andrea si affacciano su un mare profondo e privo di approdi. E un litorale selvaggio e ammaliante, dove il granito domina la geologia del territorio e la montagna sprofonda direttamente nel mare. Su questo versante dell’Elba, dove d’estate il sole batte per quasi quindici ore al giorno, nasce il suo vino più celebre, l’Aleatico. Ultima tappa è Marciana Marina, gradevole cittadina sulla costa settentrionale con un porticciolo ben ridossato e attrezzato per le barche da diporto, dove si possono trovare tutti i rifornimenti. È un’ottima base per brevi puntate nei tre golfi verso Est, Procchio, Biodola e Viticcio, lungo i quali si alternano una natura prorompente, nuove ville e strutture balneari. Da non perdere l’escursione all’antico abitato di Marciana, nell’entroterra, dal quale si può salire con la cabinovia sul Monte Capanne. Da lassù si vede tutto l’arcipelago.
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