1993: Musei Navali Italiani, i custodi silenziosi

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1993, n. 3, aprile, pag. 30-38.

Musei Navali Italiani, custodi silenziosi

Da Barche a Motore 1993, n. 3, aprile, pag. 30-38.

Viaggio attraverso l’Italia alla scoperta dei musei che raccontano la gloriosa storia della marineria. Un’idea per il vostro tempo libero, un tuffo nel passato ripercorrendo le tappe dell’evoluzione dello yachting.

Nel museo dell’Università di Bologna vengono custoditi dieci modelli di navi dei secoli XVII e XVII e una collezione di antiche carte nautiche, a Venezia reperti di barche e galere storiche, modelli di navi, di giunche cinesi e il motoscafo della Famiglia Reale, a Trieste seicento modelli di navi del 1600, al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano il brigantino Ebe del cantiere Picchiotti, l’unica nave a vela conservata in Italia a terra, e il ponte di comando del transatlantico Conte Biancamano, a riposo dopo tante traversate oceaniche e una guerra mondiale. Si respira aria di Capo Horn e di grandi viaggi a Imperia, dove sono custoditi ricordi e cimeli di grandi navigatori alturieri in un museo unico nel suo genere in Italia e indubbiamente uno fra i più suggestivi. Sulle rive del lago di Como, invece, una raccolta privata di oltre 300 barche d’epoca, alcune restaurate e naviganti, e un’interessante collezione di motori marini per ripercorrere l’evoluzione dei sistemi a propulsione. Epoi ancora, a Genova, Villa Doria custodisce una delle più complete collezioni d’Europa sulla marineria italiana ed europea, nonché ship portraits, ossia ritratti di navi, quadri commissionati da capitani e armatori ai più celebri pittori del settore. Quadri di velieri, lettere e oggetti appartenuti a Garibaldi a Camogli, mentre tutto ciò che riguarda la Marina Militare è custodito a La Spezia e Livorno. Tutti i musei citati sono conosciuti a livello nazionale quali silenziosi custodi della cultura navale e marinara e ripercorrono la storia dell’uomo. E presto, per ora è solo un progetto, avremo da visitare un altro luogo dedicato alla storia della navigazione e al mare: l’associazione Voglia di Vivere di Torino , infatti, intende allestire un Museo internazionale dello Yachting, dove oltre alle imbarcazioni di ogni epoca e classe di interesse storico, mantenute in perfetto stato di efficienza e impiegate per attività marinare, verrà allestita un’esposizione permanente sullo yachting e sulle attività collegate al mare e una banca dati che raccolga e cataloghi documenti, disegni e pubblicazioni del settore. Oltre al già nobile obiettivo culturale, l’associazione intende usare la gestione dell’attività del museo per attuare programmi di supporto psicologico a beneficio di persone con un atteggiamento negativo rispetto alla vita e con problemi di socializzazione. Prima iniziativa “l’operazione Stint”, una mostra sulla storia e il restauro, per mano del cantiere Mestron di Varazze, dell’ otto metri S.I. 1906 Adriaco, ex Grete, ex Stint – imbarcazione progettata e costruita nel 1911 per Karl F. von Siemens da Max Oertz, geniale progettista, fra l’altro, del Meteor IV per il Kaiser Guglielmo II – che, si mormora, durante la prima guerra mondiale appartenesse al mitico Barone Rosso.

Dall’alto a sinistra in senso orario: un modellino del transatlantico Presidente Wilsono dell’Associazione Aldebaran di Trieste; il brigantino Ebe esposto al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano; Una sala de La raccolta della barca lariana, sulle rive del Lago di Como.

Venezia: dalla marineria locale alle giunche cinesi

Una vastissima documentazione sulla marineria veneziana, modelli di galere, vascelli plastici in rilievo delle fortificazioni venete sparse sulle porte battute per il traffico verso l’Oriente, cimeli e parti autentiche di navi e galere storiche, reduci dalle battaglie combattute nel Peloponneso, come la famosissima battaglia di Lepanto, sono custoditi al Museo storico navale di Venezia. Una raccolta di eccezionale interesse proveniente dall’insieme dei modelli e cimeli raccolti nell’Arsenale di Venezia verso la fine del 1600 oltre a successive donazioni, altre raccolte e archivi privati e dello stato costituiscono il materiale esposto in questo grande museo recentemente ampliatosi con un nuovo locale nell’ex capannone dell’Arsenale stesso, che può ospitare imbarcazioni autentiche e che è chiamato Padiglione delle navi. Armi e in particolare cannoni antichi, fra cui alcuni pezzi firmati dal celebre Alberghetti, bombarde e spingarde accolgono il visitatore fin dall’ingresso. Un modello d’epoca dell’ultimo Bucintoro fiancheggia in una sala il trono ove il Doge sedeva per la cerimonia dello Sposalizio di Venezia col Mare, e vi sono conservati anche alcuni anelli d’oro, che venivano simbolicamente gettati in mare durante il corteo di bissone e gondole da parata che seguiva la nave dogale, all’ imboccatura della laguna. Naturalmente, a questa base di materiale veneziano, si sono aggiunti col tempo reperti e cimeli delle marinerie italiane. Recentemente è stata aperta una sala per esporre il lascito di un cittadino francese, che ha voluto legare a Venezia la sua collezione di modelli di navi e giunche cinesi, raccolta in anni di permanenza in quella terra e di studio della marineria orientale. Il lascito è motivato dal ricordo e il rispetto verso Marco Polo e la sua città. Naturalmente una sezione è dedicata alla marineria tipica lagunare, con gondole, sandali e modelli costruttivi dei vari tipi di imbarcazioni sviluppati nei secoli in un particolare ambiente come quello della laguna, racchiuso fra i Lidi e la terraferma. Sono illustrati sistemi di pesca, arnesi della cantieristica minore. Nel piano alto (terzo) è esposta una collezione relativa alla marineria mercantile italiana, con una vasta raccolta di modelli di piroscafi e transatlantici. Nell’ adiacente Padiglione delle navi, si possono ammirare navi e battelli originali, fra cui due bragozzi da pesca, alcune gondole, barche da palombaro, una motosilurante della Marina italiana, le macchine dello yacht Elettra di Guglielmo Marconi, su cui il grande inventore sperimentò per lunghi anni le sue invenzioni nel campo della radiotecnica, rimorchiatori e motoscafi fra cui quello impiegato dalla Famiglia Reale per le visite a Venezia e in Laguna. (Museo Storico Navale di Venezia e Padiglione delle Navi: orari, prezzi e informazioni: clicca qui).

Dall’alto a sinistra in senso orario: la sala di Comando del conte Biancamano, conservata a Milano; il brigantino Ebe, anch’esso al Museo della Scienza e della Tecnica del capoluogo lombardo: un modello del Pandora esposto a Trieste dall’Associazione Aldebaran.

Trieste: strumenti antichi e sistemi di pesca

Nel 1904 la Società di Pesca e Pescicultura di Trieste istituì un museo della pesca, consistente in una mostra permanente con modelli di barche da pesca, plastici e diorami di vari sistemi di pesca, cimeli e altro riguardante l’argomento. Nel 1910 il professor Antonio de Beden dell’Istituto Nautico di Trieste raccoglieva l’antico materiale didattico della scuola, formando il primo nucleo della sezione nautica del futuro museo del mare. Il materiale raccolto, insieme a quello di varie donazioni di enti e privati, solo nel 1968 si poté riunire in nuovi locali che l’amministrazione comunale aveva predisposto per il Civico Museo del Mare. Prologo all’ itinerario di visita al Museo di Trieste è la sala dedicata a Josef Ludwig Frantisek (1793/1857), considerato verosimilmente il primo sperimentatore della propulsione ad elica applicata alla navigazione a vapore. Nel museo si può ammirare una notevole collezione di modelli, che illustrano la storia della navigazione, dalla preistoria ai tempi odierni, e in zone diverse del pianeta. Sono esposti numerosi strumenti nautici, da quelli dei tempi remoti a quelli delle tecnologie moderne. Astrolabi, balestriglie, bussole, solcom, e altri, alcuni di fattura triestina. Si visita anche una Sala Marconi, dedicata al grande scienziato, e alle diverse applicazioni radiotecniche. Il modello dello spaccato di una fregata e della pirofregata Novara della Imperial-Reale Marina Austro-Ungarica, e quelli delle navi di Cristoforo Colombo, e la polena della fregata francese Danae, che saltò in aria nel porto di Trieste nel 1812, completano la documentazione delle tradizioni marinare di Trieste. Un museo completo che copre svariati argomenti marini, dalla pesca alla cantieristica, dalla navigazione a vela a quella a vapore, da guerra e da commercio. (Museo del Mare Trieste: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Trieste: sotto la Lanterna seicento modelli navali

Presso la vecchia Lanterna del Porto di Trieste un ente privato, nato con lo scopo di divulgare la cultura marinara, conserva una grande collezione di modelli navali (quasi 600) disposti in grandi vetrine. Si tratta preminentemente di imbarcazioni tipiche dell’Adriatico, navi da guerra e mercantili di varie epoche. Vi è anche una notevole documentazione della Marina Austro-Ungarica, fra cui il modello della corazzata Viribus Units e il piroscafo a ruote Arciduca Lodovico del Lloyd Austriaco (1837). Il museo è dotato di un vasto archivio storico-tecnico, e di una biblioteca, fruibile dal pubblico. (Associazione Marinara Aldebaran: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Dall’alto a sinistra in senso orario: motoscafi da corsa esposti a La raccolta della barca lariana; la timoneria originale del Conte Biancamano, conservata a Milano; un volante di motoscafo presso La raccolta della barca lariana sul Lago di Como.

Milano: il brigantino Ebe e il Conte Biancamano

Il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano include nella sua articolata struttura formata da ben tre edifici (ndr, ristrutturato recentemente) una sezione dedicata ai trasporti marittimi e aerei, che occupa un intero e moderno fabbricato, concepito per includere anche un intero ed autentico veliero di ben 53 metri di lunghezza. Infatti vi si può ammirare il brigantino-goletta Ebe e il ponte di comando del transatlantico Conte Biancamano. La nave Ebe è uno degli ultimi brigantini-goletta costruito a Viareggio dal Cantiere Picchiotti nel 1921. Dopo aver navigato al traffico con il nome San Giorgio, venne nel 1952 acquistata dalla Marina Militare per essere adibita a nave-scuola per allievi nocchieri, e ribattezzata Ebe. Per adattarla al nuovo impiego, vennero trasformati gli interni, adibendo a dormitorio per gli allievi la grande stiva di carico, e fu montato un motore ausiliario. Nel 1958 venne posto in disarmo, e sostituito dal veliero Palinuro, tuttora in servizio come nave-scuola. L’Ebe venne ceduta al Museo della Scienza e della Tecnica, e a quel punto si presentò il grave problema di trasportare l’intero complesso scafo-alberatura a Milano. La nave è lunga fuori tutto 51,50 metri ed è larga 9,50 metri. L’unica soluzione possibile fu di smontarla in ben 25 parti che, trasportate con altrettanti camion, vennero poi rimontate a Milano nel nuovo padiglione. Attualmente è l’unica nave a vela recuperata e conservata in terra esistente in Italia. Essa è esposta completa di alberatura, manovre e vele, ed è visibile nei particolari della attrezzatura dalle balconate dei piani superiori, che circondano la nave, posta al centro del padiglione. Molto interessante il ponte di comando del transatlantico Conte Biancamano, esposto e visitabile accanto alla Ebe. Anche per questo importante reperto si dovettero affrontare i problemi per il suo trasferimento a Milano e il Conte Biancamano subì la stessa sorte del brigantino: venne sezionato, mentre era in demolizione, portato a Milano a mezzo di camion e poi rimontato in loco. Contiene la timoneria originale, e tutta la strumentazione e gli arredi, a testimonianza delle tecnologie degli anni fra le due guerre mondiali. Il transatlantico venne varato nel 1925, era il tipico mezzo lussuoso che l’élite del tempo privilegiava per i suoi trasferimenti verso gli Stati Uniti. Appartenuto al Lloyd Sabaudo, passò in seguito, nel 1932, alla Navigazione Generale Italiana e impiegato sulle rotte del Sudamerica. In seguito al raggruppamento di varie compagnie nella Navigazione Italia, venne, allo scoppio della seconda guerra mondiale requisito a Cristobal, dagli Stati Uniti, che, col nome di Hermitage lo utilizzarono per il trasporto delle truppe. Alla fine della guerra, venne restituito all’Italia, e fu la prima nave transatlantica italiana a riprendere servizio nel 1948 sulle linee del nord e sud America. La parte di nave riassemblata nel museo è lunga 25 metri, alta 16 metri e larga 21 metri. I tre piani comprendono la plancia e la controplancia, alcune cabine di prima classe, la sala giochi per ragazzi, e il salone delle feste. Intorno a questi importanti due pezzi, l’Ebe e il Conte Biancamano, si visita una sezione dedicata alle armi navali, dalla ricostruzione di una parte del ponte di batteria di un vascello inglese del XVIlI secolo, alle artiglierie via via più moderne, e ai mezzi d’assalto della nostra marina durante la seconda guerra mondiale. Pezzi similari si possono ammirare anche nei musei navali di Venezia e di La Spezia. Completano la rassegna circa 200 modelli di navi fra mercantili e da guerra, attrezzature per palombari, sommozzatori e altro. (Museo della Scienza e della Tecnica: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Il brigantino Ebe, esposto a Milano.

Milano: sette polene antiche, mille libri rari

Nel cuore della vecchia Milano ha sede (ndr, aveva sede. Ora il materiale è visibile al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci di Milano) il Museo Ugo Mursia. Questo museo è dedicato alla memoria dell’editore Ugo Mursia, appassionato di cose di mare e fondatore, in seno alla sua casa editrice, di collane di libri di storia e letteratura marinara. Era anche un appassionato collezionista di oggetti inerenti il mare e la navigazione. Alla sua morte, la vedova, signora Giancarla, si è resa interprete della sua volontà, salvaguardando l’integrità della collezione e mettendola a disposizione del pubblico. La ricca biblioteca contiene più di mille libri, alcuni rari e preziosi, che riguardano la storia della navigazione, in particolare quella del grande periodo della vela ottocentesca; più di trecento titoli pubblicati dalla casa editrice Mursia. A questa raccolta, si aggiungono alcune centinaia di volumi tratti dai fondi bibliografici del Comune di Milano. È esposta anche la collezione di oggetti e testimonianze del passato raccolta in molti anni da Ugo Mursia, fra cui quella di sette polene di antichi velieri, sculture lignee di estremo interesse e bellezza, oltre a strumenti nautici, metalli, chiesuole di bussola, e molti scrimshaw, ossi di balena e denti di tricheco incisi e lavorati, in uso esser eseguiti dai marinai e balenieri nordici. (Museo della Scienza e della Tecnica: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Pianello: lucie, motoscafi d’epoca e cutter inglesi

Nel 1976 un gruppo di appassionati ha iniziato a raccogliere, sulle rive del lago di Como, imbarcazioni e cimeli della tradizione del lago. L’abbondante materiale raccolto e depositato in locali di fortuna venne nel 1982 riunito in una filanda in disuso, messa a disposizione, sulle rive del lago, dal Comune di Pianello. La Raccolta, pur mantenendo il nome, è divenuta museo, interessantissimo per la qualità e il numero delle cose raccolte dal gruppo: più di 300 imbarcazioni, dei più svariati tipi, a remi, a vela e a motore, alcune restaurate e perfino naviganti, altre lasciate nello stato in cui erano state trovate, affollano le ampie sale del museo, cui è adiacente un deposito che ospita un numero di imbarcazioni, che via via vengono ritrovate e salvate da una fine inesorabile. Fra le raccolte esposte, una grande collezione di motori marini e fuoribordo, dagli albori della motorizzazione nautica, fino ai tempi recenti. Pezzi rari, come alcune gondole, simili a quelle di Venezia, fatte costruire dai ricchi proprietari delle ville da artigiani veneziani fatti appositamente venire dalla città lagunare. Alcuni di questi si stabilirono nella zona, esercitando la loro arte, e dando vita a numerosi cantieri artigiani, nomi che col tempo divennero celebri nella storia della nautica. Non mancano, naturalmente, le celebri Lucie, le tipiche barche comasche, dai caratteristici cerchi di legno, per stendere un riparo di tela per gli occupanti e il barcaiolo, immortalate da Alessandro Manzoni nei suoi Promessi Sposi. Barche da pesca, barconi per il trasporto del bestiame, barche da carico a vela, che sfruttavano, con una gran vela quadra, l’alternarsi dei due venti prevalenti del lago, la Breva e il Tivano, per spostarsi su e giù da un capo all’altro del lungo e stretto bacino. Da segnalare, due cutter inglesi a deriva mobile degli anni intorno al 1890, con alberi in bambù e attrezzati con rollafiocco, uno completo di vele, vari tipi di lance e dinghy e il famoso Star Merope, con cui Tino Straulino e Nico Rode si aggiudicarono una medaglia d’oro olimpica e il campionato mondiale della classe. Completano questa raccolta, vari motoscafi da corsa, di cui alcuni storici per le vittorie e i records con essi conquistati da nomi famosi della motonautica. (Museo Barca Lariana: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Motoscafi e fuoribordo esposti a Pianello.

Genova: marineria ligure e dipinti di navi a Villa Doria

Il museo di Villa Doria è uno dei più completi e interessanti d’Europa. Nelle numerose sale, è esposto il materiale riguardante la marineria genovese e ligure, dal Medio Evo ai giorni nostri, e anche una notevole documentazione della marineria italiana ed europea. Al piano terreno, una vasta documentazione sul porto di Genova, la sua storia e lo sviluppo. Nei piani superiori, si possono ammirare le ricostruzioni delle tre caravelle di Cristoforo Colombo, effettuate sotto il controllo del Capitano Enrico d’Albertis, celebre navigatore, scrittore e storico, esattamente cento anni fa, nel precedente quarto centenario della scoperta colombiana, il 1892. Antiche carte nautiche sono esposte alle pareti, unitamente a un ritratto del grande navigatore, attribuito al Ghirlandaio. Via via che si percorrono le numerose sale, il Museo presenta modelli e cimeli, quadri, stampe e ritratti, nel susseguirsi delle varie epoche. Dal classico Pinco genovese, a modelli della marineria velica dal secolo XVI al XX, e poi ancora modelli, disegni, stampe dell’epoca, non solo di origine genovese ma anche di tutta l’Europa e l’America. Ritratti di navi, ship portraits, come vengono chiamati, quadri a tempera, acquerello e a olio, carta o legno, che venivano commissionati a pittori ormai passati alla leggenda, da Capitani e armatori, accuratissimi in ogni dettaglio, sono innumerevoli in questo museo: nomi come quelli di Nicola Camillieri, Domenico Gavarrone, i Roux, padre e figlio, i Renault, Luzzo, Arpe, Papaluca, sono tutti presenti con le loro finissime opere, fonte preziosissima di informazione sulla tecnica del XIX secolo, oltre che di fascino nostalgico della vela, di quel periodo d’oro. Notevole una collezione di dipinti di storiche battaglie navali, asse di spedizioni dalla conquista di Tunisi, la Battaglia di Lepanto, la conquista delle fortezze di Navarino, all’assedio di Corone. Incisioni relative alle varie flotte europee. Strumenti nautici antichi e una sezione sullo sviluppo della navigazione a vapore completano la raccolta del museo. (Civico Museo di Villa Doria: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Genova: l’evoluzione tecnologica del suo porto

Singolare e specialistico, il Museo della Tecnologia Portuale di Genova (ndr, oggi fa parte del Galata – Museo del Mare) illustra le tecniche attraverso il tempo delle tecnologie per la costruzione di porti, moli e banchine, nonché delle attrezzature portuali. Fondato nel 1982 è dedicato soprattutto al Porto di Genova. E’ illustrata l’evoluzione, dopo la caduta della Repubblica di Genova, e la crisi post-medievale dei traffici, della rinascita e crescita del porto, fra il 1800 e il 1874, con le donazioni del Duca di Galliera, Raffaele de Ferrari, la costruzione delle dighe di protezione al porto vecchio, la fondazione del Consorzio Autonomo del Porto di Genova, con plastici, documenti, modelli e fotografie. Modelli di particolare interesse: quello della draga Il Mondo Nuovo in uso nel porto nel XVIII secolo fino ai primi dell’Ottocento, i cui disegni originali si trovano negli archivi storici comunali; il brigantino a palo Etiopia, la goletta a tre alberi Aquila, la turbonave Esperia, e altro. (Galata – Museo del mare: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Motoscafi da corsa esposti a La raccolta della barca lariana, a Pianello Lario.

Albenga: i resti di una nave romana a Palazzo Cepolla

Il Museo Navale Romano di Albenga nasce nel 1950 per raccogliere il materiale recuperato nelle acque dell’Isola Gallinara da un relitto di nave onoraria romana. Il relitto era stato scoperto anni prima a circa un miglio dalla foce del fiume Centa, poco a Levante della suddetta isoletta. Un certo numero di anfore vinarie, sprofondate nella melma sedimentale, fu recuperato. Nel 1959 e 1961, con tecniche più raffinate, la nave Daino della Marina Militare, con la consulenza del Centro di Archeologia Sottomarina, fondato da Lamboglia, ha effettuato il rilievo completo del relitto, e molti reperti sono stati ancora recuperati dal fondo. Il museo ospitato nelle sale del Palazzo Cepolla, espone quanto trovato finora: un centinaio di anfore intatte, resti lignei e metallici dello scafo, avanzi del carico, ceppi in piombo delle ancore, resti della chiodatura delle strutture. È anche esposto un modello, eseguito da Antonio Giuliani, di una nave oneraria romana del tipo, si suppone, potesse essere quella di cui è stato trovato il relitto. (Museo Navale Romano di Albenga: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Imperia: Capo Horn e una collezione di quadri ex voto

Il Museo internazionale di Imperia offre una vasta documentazione sulla marineria della riviera di Ponente, in special modo quella alturiera. Si sviluppa in ben 14 sezioni, che coprono altrettanti argomenti: dalla documentaristica, ove si possono consultare centinaia di scritti, brevetti, giornali di bordo, documenti di carico, contratti di locazione e di costruzione di bastimenti, diplomi ecc., alla biblioteca, ove sono conservati i libri di mare. Una collezione di suggestivi quadri ex voto, alcuni di noti pittori di marina, come Gavarrone, Arpe, i due Roux, ben noti agli appassionati di questa arte fino a poco tempo fa sconosciuta, fonte, per l’accuratezza dei dettagli delle navi ritratte, di preziose inesauribili informazioni, è disposta alle pareti della sala centrale. Un’altra sala è dedicata alla cantieristica del Ponente Ligure, un tempo fra le migliori del Mediterraneo, con ampie collezioni di utensili e tipici ferri del mestiere da maestri d’ascia. Una sala è dedicata ai marinai e alle navi che praticavano le tempestose acque del Capo Horn. Molti erano marinai ponentini, e molti cimeli di quelle lontane navigazioni a vela sono presenti, a ricordo del coraggio e della dura vita di quegli uomini arditi e tenaci. Diversi modelli di navi, sia a vela che a motore, sono esposti nelle varie sale, opera spesso ingenua dei vecchi marinai della vela, ricordo di lunghe navigazioni in tutti i mari del globo. Uniformi, bandiere, ricordi personali sono raccolti e aggiungono fascino a questo singolare museo, che continua ad aumentare il proprio materiale espositivo grazie al paziente lavoro di ricerca del Comandante Serafini fra la gente di una zona che tanti marinai ha dato alla tradizione del mare e grazie alle nuove acquisizioni e donazioni. (Museo Navale Internazionale del Ponente Ligure: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Camogli: i dipinti dell’epoca d’oro della vela

A Camogli, un tempo capitale della marineria italiana, sono raccolti cimeli, modelli di navi, quadri che ritraggono velieri quasi tutti dell’armamento camoglino dell’epoca d’oro della vela, provenienti dalle donazioni delle famiglie di armatori e capitani. Strumenti nautici e utensili della cantieristica locale arricchiscono la raccolta. Molti acquerelli, schizzi e disegni. Il dipinto più antico ritrae un Pinco, tipica nave da carico in uso fra la fine del XVIII secolo e la metà del XIX, e risale al 1790. Alcuni documenti completano il museo: il manoscritto originale dello Statuto della Mutua Assicurazione Marittima Camogliese, fondata nel 1853, e un gran numero di libretti di navigazione, portolani, ruoli di bordo, manuali di nautica. In una sezione a parte sono custoditi cimeli dell’epoca risorgimentale; lettere e oggetti appartenuti a Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi, che fu anche capitano di Lungo Corso al comando di velieri oceanici, e di due Garibaldini nativi di Camogli, Schiaffino e Ansaldo. (Museo Marinaro Camogli: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Il Museo Navale della Marina Militare di La Spezia.

La Spezia: polene e la storia della Marina Militare

Il museo, per la sua stessa natura, è dedicato soprattutto alla storia della Marina Militare italiana, dai tempi della unificazione della Nazione, ai giorni nostri. Una importante collezione di polene (figure di prua), appartenenti a navi da guerra del secolo scorso, la corvetta S. Giovanni dei primi anni del secolo, la Ercole del 1843, del trasporto Cambia del 1846, della fregata Italia, ex napoletana Farnese e de La Minerva, sempre napoletana, a bordo della quale, per ordine di Nelson, venne impiccato l’Ammiraglio Francesco Caracciolo è posta a ornamento di una sala ove si possono ammirare armi navali dei tempi antichi, fino alle più moderne. Notevole il modello della fregata S. Michele del 1841, che partecipò alla difesa di Venezia nel 1848, e in seguito adibita a nave-scuola per gli allievi della scuola di Marina di Genova. Numerosi i cimeli dei mezzi d’assalto, specialità della nostra Marina, con i quali i marinai italiani compirono memorabili ed eroiche imprese, dalla incursione a Pola nel 1918 alle imprese dei maiali e dei barchini d’assalto che violarono le basi nemiche di Suda, Malta, Alessandria e Gibilterra nell’ultima guerra. Numerosissima la documentazione, con modelli accurati, delle navi da guerra della Marina italiana, aggiornata fino alle più moderne unità. Molti i cimeli della spedizione polare del Duca degli Abruzzi e del Comandante Umberto Cagni: parti della nave Stella Polare, la cucina che servì per la puntata verso il Polo con le slitte tirate dai cani, la bussola. È ricordata anche la spedizione Nobile al Polo con il dirigibile Italia ed è conservata la radio di fortuna recuperata dal marconista Giuseppe Biagi, della Marina Militare, che permise i primi contatti che condussero al recupero dei naufraghi dopo 48 giorni di permanenza sui ghiacci vaganti del pack. Nel cortile è anche conservato il relitto del sommergibile Scire, recentemente recuperato, sommergibile che servì da base per le varie operazioni dei mezzi di assalto, affondato sulle coste del Medio Oriente, durante un’azione bellica. Il museo espone centinaia di pezzi che testimoniano della storia, del progresso tecnologico e delle imprese di guerra e di pace di cui la nostra Marina ha diritto di esser fiera. (Museo Tecnico Navale di La Spezia: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Livorno: bandiere e uniformi degli allievi dell’Accademia

Un piccolo museo, ubicato in tre sale dell’Accademia Navale di Livorno, conserva suggestivi cimeli che riflettono la storia della Marina Italiana e dell’Accademia stessa. La provenienza delle raccolte è varia. Nella prima sala diverse bandiere delle marine preunificazione: Repubblica di Venezia, Regno delle Due Sicilie, Regno di Sardegna e Granducato di Toscana. Sempre del periodo preunitario, diversi cimeli e ricordi della Reale Scuola di Marina del Regnodi Sardegna, che operò a Genova dal 1815 al 1861, e della Real Accademia di Marina del Regno delle Due Sicilie, che operò a Napoli dal 1780 al 1861. Uniformi e modelli di navi, e registri su cui appaiono i ritratti di tutti gli allievi che hanno frequentato i corsi dell’Accademia, e gli spadini di numerosi ufficiali e ammiragli che hanno, nel tempo, frequentato i corsi, sono esposti nelle successive sale. Ricorrono nomi famosi della storia della nostra marina, come quelli degli Ammiragli Jachino e Mimbelli, del Comandante Cigala Fulgosi, e, più indietro negli anni, dell’ Ammiraglio Riboty, che fu Ministro della Marina nel secolo scorso, e diede il grande impulso rinnovatore alla nuova Marina Italiana Unificata. È esposta anche l’insegna dell’Ammiraglio Bergamini, perito sulla corazzata Roma, colpita da una bomba di aereo germanico nei giorni dell’Armistizio del 1943. Molto interessanti i modelli, donati dal Cantiere L. Orlando, degli incrociatori corazzati Francesco Ferruccio e Pisa e dell’ariete torpediniere Etna. Altri interessanti cimeli, fra cui le bandiere delle torpediniere Sagittario e Lupo e il medagliere dell’Ammiraglio Mimbelli. Completano il materiale della raccolta, strumenti nautici, cronom navali, e i modelli delle due navi scuola Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo. Nel sottoportico del piazzale interno, non può sfuggire allo sguardo una porzione di lamiera della gloriosa Regia Nave Formidabile, che prese parte allo scontro navale di Lissa (1866). (Accademia Navale di Livorno: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Bologna: modelli antichi di navi nel museo universitario

Il museo delle navi, il più noto tra i musei universitari italiani, si trova nel palazzo centrale universitario della città di Bologna. Conserva una collezione di dieci modelli antichi di navi dei secoli XVII e XVIII, appartenuti alla Camera di Geografia e Nautica dell’Istituto delle Scienze, l’accademia fondata nel 1711 nello stesso palazzo. Ospita anche un’ importante collezione di antiche carte nautiche e geografiche. Il museo è considerato uno dei più importanti, pur nella sua limitata dimensione, fra quelli d’Europa. Ciò per l’integrità e antichità del materiale che contiene, eccezionale documentazione storica e tecnica per gli studiosi. (Museo delle Navi: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

La teca che custodisce la bandiera di guerra della corazzata Vittorio Veneto, a Roma.

 

Roma: bandiere e Sciré nel Milite Ignoto

Fondato nel 1961, in occasione del Primo Centenario di vita della Marina Militare, il Museo conserva le bandiere delle Forze Armate italiane. Il settore Marina espone 228 bandiere di unità navali, comandi, ecc. Molte di queste sono bandiere di combattimento, custodite in cofani di pregevole valore artistico. In alcune teche sono esposti vessilli in parte distrutti per eventi bellici, conservati da ufficiali o marinai, e riconsegnati dopo il conflitto. Hanno particolare valore storico alcuni antichi vessilli, come due bandiere e uno stendardo della Real Marina Sarda, l’insegna marina dei Duchi di Savoia. Sono anche conservati vari cimeli dei trascorsi della Marina quali, ad esempio, il Mas 15 del Comandante Luigi Rizzo, della Beffa di Buccari, uno dei maiali impiegati dai nostri mezzi d’assalto durante l’ultimo conflitto mondiale, e parti del sommergibile Sciré recentemente recuperato, dal quale partivano le missioni subacquee dei mezzi d’assalto nei porti nemici. Il museo è ubicato nel grandioso Monumento al Milite Ignoto, con ingresso da Via dei Fori Imperiali. (Museo del Sacrario delle Bandiere: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)

Fiumicino: i resti di cinque navi dell’età romana

Presso l’aeroporto internazionale di Fiumicino, nell’area corrispondente all’ imboccatura dell’antico porto di Claudio, sorge il Museo, inaugurato nel 1979 e dipendente dalla Soprintendenza Archeologica di Ostia del Ministero per i Beni Culturali. Nelle sue sale sono esposti i resti notevoli di cinque navi di età romana, frammenti relativi alle fiancate di altre due navi. I preziosi reperti, coperti da un insabbiamento spesso alcuni metri, vennero alla luce alla fine degli anni ’50 in occasione dei lavori di costruzione dell’aeroporto. Sono stati necessari circa vent’anni di studi e di lavoro, merito soprattutto dell’archeologa Valnea Scrinari e dei suoi collaboratori, per poter giungere alla attuale fase espositiva. Le cinque imbarcazioni, databili dalla media alla tarda età imperiale sono: una barca da pesca con vivaio nella parte centrale dello scafo: due grandi scafi, conservati per la più parte dell’opera viva, del tipo Oneraria Maggiore, due scafi più piccoli, detti Oneraria Minore. Sono rari e preziosi relitti che permettono uno studio dell’architettura navale al tempo dei romani. È possibile che la sabbia ne nasconda ancora altri. (Museo delle Navi di Fiumicino: orari, prezzi e informazioni: clicca qui

Marsala: nave punica costruita intorno al 300 a.C.

Il relitto di una nave punica venne casualmente scoperto nel 1969, e investigata dalla archeologa inglese Miss Honor Frost, nello stesso anno. Il relitto fu sezionato e riportato a galla, con un lavoro che si protrasse per quattro anni, dal 1971 al 1974. Le parti recuperate consistono di 10 metri di chiglia, del relitto di poppa, di 27 madieri e tre ordinate, inoltre parte del fasciame e parte del trincarino, e altre parti dell’ossatura di poppa. I preziosi frammenti furono necessariamente sottoposti a un lungo trattamento chimico per consolidare il legno rimasto per due millenni sul fondo del mare. Dopo di che il relitto fu riassemblato, e completato in parte da componenti ricostruite, è stato posto in un locale mantenuto in condizioni di umidità e temperatura idonee alla sua conservazione. L’esame paleografico, ha indicato la costruzione della nave a un periodo fra il 300 e il 260 a.C. Attorno al relitto furono trovate ceramiche e armi, chiodi in ferro e bronzo. Non sono stati trovati resti di carico, il che fa propendere, e, dato anche il basso pescaggio, la linea slanciata, che si trattasse di una nave per uso bellico, lunga almeno 35 metri e larga sei, con un dislocamento di circa 155 tonnellate, inclusa la zavorra. Questo ritrovamento, a distanza di millenni, di una nave fenicia, molto probabilmente cartaginese, costituisce un fatto eccezionale e di interesse estremo per la conoscenza dell’arte costruttiva di que sto popolo di navigatori. (Museo Archeologico Regionale di Marsala: orari, prezzi e informazioni: clicca qui)


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1 commento su “1993: Musei Navali Italiani, i custodi silenziosi”

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