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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Iniziamo da una delle storie che ci ha appassionato di più.
Assi nella Manica
Da Barche a Motore 1996, n.1, febbraio, pag. 34-37.
Genova-Londra via Parigi in gommone. Il diario di bordo di un appassionante raid in battello pneumatico, dall’Italia all’Inghilterra, tra fiumi e canali, chiuse e ponti girevoli, attraversando la Manica. Se amate l’avventura e siete gommonauti esperti, ecco un’idea originale per le vostre prossime vacanze.
In questi ultimi anni i battelli pneumatici hanno cambiato faccia: fino a ieri infatti venivano utilizzati essenzialmente come tender per barche di medie e grandi dimensioni o al massimo come mezzi divertenti e poco impegnativi per un bagno al largo o una gita lungocosta. Tra i vantaggi più evidenti il prezzo contenuto e la ridotta manutenzione. Oggi le richieste da parte degli utenti di modelli sempre più sofisticati negli allestimenti e nelle tecnologie, esigono da parte dei costruttori continue innovazioni e conseguentemente collaudi più accurati. Claudio Rizzo ha iniziato dieci anni fa, con la creazione dell’Adventure Club Gommorizzo, a organizzare raid motonautici in gommone, scoprendo così un nuovo modo di divertirsi utilizzando il battello pneumatico e al contempo di testare i modelli costruiti nel suo cantiere, messi a dura prova in condizioni climatiche e di navigazione difficili. L’ultima impresa realizzata dal Club nella primavera scorsa, è stato il raid Genova-Parigi-Londra. Ecco le fasi più interessanti, dal diario di bordo dello stesso Claudio Rizzo.
Aprile 1995, raid Genova-Londra. Fu il primo Raid Motonautico Internazionale realizzato con tanta voglia di avventura, ma con delle finalità ben precise: mettere a dura prova noi stessi e testare nel contempo due nuove carene, alcune soluzioni innovative di allestimenti e varie tecnologie. Quel primo raid fu in assoluto il più duro e il più difficoltoso. Fu realizzato con dei 25 cavalli datati, abbigliamento approssimativo e tanto entusiasmo. Condizioni meteo pessime e una vera ecatombe di guasti meccanici. Riuscimmo a portare a termine l’impresa in 16 giorni. Galvanizzati da quell’impresa, l’anno successivo organizzammo il raid Venezia-Istanbul, dove vennero sperimentati quattro prototipi di 5,70 metri, sempre con il doppio scopo di vivere nuove esperienze e acquisire tecnologie. Tutto ciò diventa una costante dell’Adventure Club Gommorizzo e avvicendandosi vari equipaggi, impresa dopo impresa, arriviamo ai giorni nostri. Trovare itinerari sempre nuovi e inediti non è cosa da poco, anche perché d’estate nel mese di agosto organizziamo ormai da anni il raid vacanza con il coinvolgimento di interi nuclei familiari. Nell’inverno 1994 in una serata al Club davanti al solito caminetto a qualcuno viene in mente di ripetere dopo dieci anni la seconda edizione del raid Genova-Londra, mettendo così a confronto esperienze, imbarcazioni, tecnologie, motori ecc. Detto e fatto, il 22 aprile 1995, grazie ad alcuni sponsor, al contributo della regione Liguria e una quota procapite riusciamo a coprire le spese previste e partiamo da Lavagna per la seconda edizione del raid Genova-Londra. Il giorno 21 aprile variamo i tre gommoni a Lavagna e stiviamo tutto il materiale logistico necessario nei vari gavoni. Chiaramente ci portiamo tutto l’olio previsto per l’intero percorso, il nostro sponsor Tamoil ci ha fornito alcune lattine da 1 kg e alcuni contenitori da 5 kg, in modo da ottimizzare lo stivaggio. Il motorino elettrico Tripede ha trovato posto nella custodia tra la panca supplementare di prua e la consolle di guida, i bagagli e i viveri sono stati stivati nelle varie panche, mentre i nuovi serbatoi supplementari morbidi in tessuto, rimarranno fuori vista. I preparativi si protraggono fino a sera; stanchi ma carichi festeggiamo nel salone dell’albergo in compagnia di giornalisti e autorità. La mattina della partenza ci aspettano uno stuolo di amici e curiosi, una troupe della Rai, un’intervista per il notiziario di Radio Italia e… tanta, tanta pioggia.
La navigazione fluviale, contrariamente a quanto si immagina, è molto impegnativa durante un raid.
Ore 12: comincia l’avventura; pioggia battente, mare formato, scarsa visibilità. Facciamo rotta diretta su Imperia dove prevediamo di realizzare un super pieno, anche perché la benzina in Francia costa 300 lire al litro in più. L’organizzazione di Imperia Mare ci fornisce 800 litri di benzina nonostante l’orario di chiusura. Riprendiamo la navigazione con Luca Alfieri (il nostro operatore imbarcato sul 670) imbestialito: la mancanza di luce e la pioggia scrosciante gli impediscono di filmare. Nonostante le condizioni avverse la navigazione scorre veloce e ci fermiamo per la sosta al Porto di St. Raphael. Ormai sono le otto di sera e siamo piuttosto affamati e infreddoliti. Ottimo l’albergo e l’organizzazione e buono anche il pasto, però che prezzi! Si intravedono qua e là delle stelle, perciò andiamo a dormire speranzosi per un radioso domani… invece alla partenza del mattino acqua, vento, insomma, siamo in piena perturbazione. Data la scarsa visibilità è stato molto utile il Gps cartografico Navionics, che ci ha permesso di navigare con precisione ottimizzando le rotte. Continuiamo a navigare in mare, incostante, con venti che girano dal primo al secondo quadrante e viceversa. Giunti all’inizio del Golfo di Marsiglia decidiamo di entrare direttamente nel Rodano, anche perché a quel punto il vento diventa Maestrale, perciò sarebbe del tutto inutile circumnavigare il golfo. Entriamo a fatica nel fiume; la foce è piena di secche, la corrente violenta, l’acqua limacciosa e piena di detriti. L’esperienza in questi casi è determinante. Navighiamo il Rodano velocissimi con un vento contrario e pioggia gelida. Arriviamo ad Arles con braccia e gambe doloranti per il freddo patito. Il piccolo albergo con annesso ristorante ci appare sontuoso e invitante. La mattina del terzo giorno ci attende una grossa delusione. Giunti alla prima chiusa il direttore, nonostante le nostre insistenze e dopo varie telefonate a Parigi, è irremovibile. Il Rodano è in piena. Si aspettano due ondate di piena, perciò la navigazione è interdetta.
Partenza: 22 aprile 1995 dal porto di Lavagna. Miglia percorse: 1280 con 207 chiuse. Imbarcazioni: 3 battelli Gommorizzo di 4,90; 5,70; 6,70 metri, motorizzati con un 50 cv Evinrude; 100 cv Mercury; 140 cv Tohatsu. Partecipanti: 9 persone. Durata: 12 giorni. Percorso: partenza da Lavagna fino a Marsiglia e alle Foci del Rodano, via mare. Si naviga tutto il Rodano fino a Lione; si prosegue seguendo la Bassa Saone fino a imboccare il canale laterale alla Marna che si percorre tutto fino a sboccare nella Senna esattamente a Parigi. Percorsi 200 km sulla Senna, a destra si naviga sull’ Oise percorrendolo tutto. Arrivati al Canal du Nord si prosegue per il Canale d’Aire e il canale di Neufossé per arrivare a Calais. Da Calais via mare fino a Dover, quindi si naviga sul fiume Tamigi fino a Londra.
Date le pessime condizioni meteo e le altrettanto pessime previsioni, attiviamo il nostro Club di Milano, che, con l’ausilio di due soci del nostro Club di Firenze, viaggiando tutta la notte, la mattina del giorno seguente si presentano con tre macchine e tre carrelli. Aliamo i gommoni e oltrepassiamo il tratto di fiume e canali non navigabili. La navigazione fluviale, contrariamente a quanto si immagina, è molto impegnativa durante un raid; infatti le incognite sono molteplici: tronchi galleggianti e semisommersi, orari di apertura delle chiuse che variano da tratto a tratto, approvvigionamenti difficoltosi e decine di chiuse di varia forma, altezza e grandezza. In pratica è tutto molto funzionale, ma solo per la navigazione professionale. Il percorso lungo i canali regala emozioni ed esperienze uniche, specialmente se effettuato in sei giorni di pioggia continua. Si, è navigazione, ma una navigazione interrotta dalle chiuse, che quindi ti dà tutto il tempo di pensare e valutare i tuoi limiti e le tue capacità; hai tempo per parlare, scambiare opinioni e trarre dei giudizi e delle valutazioni sui tuoi compagni di avventura, puoi vedere paesaggi e vivere esperienze irripetibili come percorrere una via d’acqua sotterranea (si passa sotto un tunnel scavato nella montagna) di 5 km. Per raccontare le emozioni che si vivono in un raid di questo tipo non basterebbe un libro, una parte sicuramente dovrebbe essere dedicata a Parigi, ma forse basta a riempire un bel capitolo di quel libro che ti porti dentro. Arrivati a Calais, per passare sotto alcuni ponti girevoli abbiamo allagato le sentine, sgonfiato parzialmente i tubolari, smontato i rollbar (per fortuna sono sfilabili) e caricato di passanti i gommoni. Da Calais a Dover ci sono circa 30 miglia di traversata. Un pallido sole rischiara la giornata, ma il mare non demorde, onda lunga di traverso, onda corta di prua, situazione meteo perturbata. Toccata Dover risaliamo la costa e finalmente il grande imbuto che punta al Tamigi. La foce fino ai sobborghi di Londra è costellata di raffinerie e fabbriche. Poi finalmente Londra, con i suoi ponti, i campanili e la sua aria da vecchia signora demodé, ma con tanta personalità. Ci sono tanti modi dall’Italia di raggiungere Londra; abbiamo scelto il più insolito, ma siamo certi che ne sia valsa la pena.
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