1996: Guido Cappellini entra nella leggenda di F1

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1996, n.9, ottobre, pag. 30-31.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.


Cappellini Superstar

Da Barche a Motore 1996, n. 9, ottobre, pag. 30-31.

F1 Inshore, stagione da record per il campione del mondo.

Guido Cappellini ha vinto con largo anticipo sulla naturale conclusione del mondiale, in calendario a dicembre ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, il suo quarto titolo iridato consecutivo. Senza timore di apparire retorici (ma lo sport stimola la retorica) possiamo affermare che è entrato nella leggenda, motonautica finché si vuole, ma leggenda. Nella storia c’era già entrato l’anno scorso con la conquista del terzo mondiale di F1 consecutivo. Quest’anno si è superato e ha scavalcato come numero di vittorie nell’albo d’oro della F1 campioni come Bob Spalding e come il nostro mitico Renato Molinari, di cui, non dimentichiamolo, Cappellini è allievo e oggi il più degno erede. Certo, sul puro piano numerico dei titoli vinti, Molinari resta irraggiungibile. Era campione universale e correva e vinceva un po’ in tutte le classi. Gareggiare su più fronti oggi è impensabile e capita anche che sia impossibile, come dimostra l’esperienza fatta da Cappellini (e da Bocca) qualche anno fa, quando cercarono di partecipare al campionato nazionale della F 3000. I concorrenti (belli sportivi) minacciarono, senza tanti eufemismi, di non scendere in acqua se c’erano anche i “professionisti”. II palcoscenico della F.1 comunque basta e avanza per fare di Cappellini l’indiscussa superstar della motonautica moderna. Ci si interroga ora su quali siano le componenti dei suoi infiniti successi. Sono essenzialmente tre: la qualità del pilota, l’assetto della barca, la professionalità del team tecnico. Ebbene, la superiorità di Cappellini si manifesta in tutti e tre questi livelli. Come pilota è indiscutibilmente il numero 1. È il più completo: ha talento tecnico, grande coraggio e lucida visione tattica della corsa. Talento e coraggio li ha sempre avuti, la testa qualche volta no. Si faceva sopraffare dall’istinto, dalla smania di vincere così spesso sbagliava e rischiava brutti incidenti (ne ha avuti di terribili). Da almeno cinque anni è cambiato, è maturato, ha imparato a ragionare. Oggi è diventato un computer, senza per questo perdere l’istinto, la capacità di risorgere. Ma solo quando ce n’è bisogno. E di bisogno ne ha sempre meno. Poi c’è la barca: un assetto perfetto in ogni diversa situazione ambientale. È frutto di costanti miglioramenti a conclusione di infinite prove ed esperimenti. Non è un segreto che Cappellini progetta e costruisce le sue barche. Infine il team. II più professionale, il più preparato, il più puntuale. Un gruppo di ragazzi che lavora insieme da anni con passione e dedizione.

Dall’alto a sinistra in senso orario gli avversari di Cappellini :l’inglese Jonathan Jones (n.7), Massimo Roggiero (n.9), il tedesco Michael Werner (n.3) e Fabrizio Bocca (n.16).

Il tutto va ovviamente sostenuto da un adeguato budget. Ma che i soldi non siano l’elemento determinante lo dimostra la stagione di Jonathan Jones. L’inglese era stato designato alla vigilia come l’anti Cappellini. Ad assegnargli questo ingrato compito era un po’ l’indubbio valore del pilota, che non per niente è stato due volte campione del mondo, ma molto di più l’ingresso in campo di uno sponsor poderoso come la John Player (tabacchi), che gli ha messo a disposizione un budget praticamente illimitato per le consuetudini della F1 motonautica. Jonathan Jones è uscito stritolato dal confronto con il team Laserline di Cappellini. Ma tutti i pretendenti al titolo o supposti tali alla vigilia, e parliamo dell’indomabile, ma ormai declinante Michael Werner, della rivelazione della passata stagione Massimo Roggiero e del sempre troppo sfortunato Fabrizio Bocca, tutti, dicevamo, si sono dissolti come neve al sole dopo le prime gare. Cappellini ha inanellato una serie di sei vittorie consecutive (e dopo la mattana di Campione, a Gallipoli è arrivato a sette, sette su otto!) uccidendo il campionato. E con il mondiale si è portato a casa la Ghibli messa in palio dalla Maserati, il titolo europeo (per la terza volta consecutiva) e il Trofeo Pole Position. La domanda inquietante è: quanto potrà durare ancora questa tirannia?

di Riccardo Magrini


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