1998. Corsica, straniera per caso

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1998, n.4, maggio, pag. 68-73.

Straniera per caso

Da Barche a Motore 1998, n. 4, maggio, pag. 68-73.

Da capo Corso a Cargese e da Bonifacio ad Ajaccio: due itinerari alla riscoperta dell’Ile de Beautè, prediletta dagli italiani.

Ci attrae magneticamente ogni estate quest’isola dalle risorse sorprendenti, che noi italiani ci ostiniamo a considerare un po’ nostra. Sarà per la grande varietà dei suoi paesaggi, per gli innumerevoli approdi, che consentono di inventare ogni volta una crociera diversa, o forse solo per l’atmosfera un po’ francese che si respira nei suoi porti. E l’incantesimo ogni volta si ripete, a dispetto dell’immancabile affollamento di agosto, delle condizioni del tempo, spesso imprevedibile, e del cambio non troppo favorevole. A eccezione del versante orientale tra Bastia e Porto Vecchio, basso sul mare e a tratti paludoso, le coste della Corsica sono in gran parte alte e rocciose e offrono un ‘alternanza di ambienti naturali introvabile altrove: dalle bianche rocce calcaree delle scogliere di Bonifacio, a Sud, alle rocce purpuree della Riserva di Scandola, a Ovest, alle spiagge nere di Capo Corso. E, in mezzo. le bianche dune di sabbia finissima del deserto Des Agriates. Cosa chiedere di più? Inoltre, poche ore di traversata bastano a raggiungerla e le imbarcazioni di piccole dimensioni possono contare su scali intermedi quali l’Elba e Capraia, affrontando non più di 20/30 milia di mare aperto. A chi vuole circumnavigare l’isola consigliamo di farlo in senso antiorario, dato che i venti dominanti d’estate sono di direzione nordoccidentale, ma per la classica crociera di un paio di settimane è di gran lunga preferibile scegliere un itinerario più breve, che non solo vi lascerà il tempo di apprezzare anche gli scali meno conosciuti e scontati, ma vi consentirà ritmi decisamente più rilassati. Le condizioni meteorologiche, infatti, sono soggette a cambiamenti repentini, soprattutto sulla costa Ovest, subendo l’influenza delle perturbazioni atlantiche in transito sulla Francia, e un colpo di Mistral potrebbe costringervi anche a qualche giorno di sosta forzata. Ma non temete, perché le classiche brezze estive, che mitigano piacevolmente la calura, sono di gran lunga prevalenti e i porti corsi, anche se non troppo numerosi, sono abbastanza ben distribuiti lungo la costa, in grado di offrire un riparo sicuro e uno scalo gradevole, buoni ristoranti e interessanti escursioni. Gli itinerari che vi proponiamo sono due, entrambi lungo la costa occidentale: da Capo Corso a Cargese (circa 70 miglia), per chi proviene da Nord, e dalle Bocche di Bonifacio ad Ajaccio (50/60 miglia), per chi arriva da Sud.

Dall’alto a sinistra in senso orario: La baia dell’Elbo, nella riserva della Scandola; l’Isola di Lavezzi; Le coste del golfo di Porto; La baia di Roccapira, sulla costa tra Bonifacio e Propriano.

Da Capo Corso a Cargese

Il faro della Giraglia, di notte, e il profilo di Capo Corso, di giorno, guidano l’approdo in Corsica. E se Macinaggio, a Est del capo, è lo scalo ideale per chi proviene dalla Liguria di Levante e dai porti più settentrionali della Toscana, chi parte da San Remo e dintorni può puntare direttamente sul versante occidentale del “dito”, alla cui radice si trova il porto di St. Florent. Le coste di Capo Corso non offrono altri approdi veramente sicuri, ma alcuni piacevoli ancoraggi da bagno, come lo specchio d’acqua delimitato dagli isolotti di Finocchiarola, immediatamente a Nord di Macinaggio, e la successiva rada di Santa Maria. Meno attraenti, e altrettanto aperte al vento e al mare, Marina di Barcaggio e Marina di Tollare, di fronte all’isola della Giraglia. Sempre con bel tempo, ci si può fermare anche per la notte davanti al paese di Centuri, il primo che si incontra scendendo lungo la costa occidentale, al riparo dell’isolotto omonimo. Il porticciolo è troppo piccolo e ingombro delle locali barche da pesca per poter offrire riparo ai diportisti, ma vi si può sbarcare con il tender per una cena a base di aragoste e pesce freschissimo. Una decina di miglia a Nord di St. Florent, Marina di Giottani, orlata da una bella spiaggia nera di ciottoli si apre tra coste rocciose e scoscese, ma è completamente esposta ai venti occidentali. Se avete intenzione di fermarvi a St. Florent, chiamate per tempo la direzione del porto per assicurarvi un ormeggio: lo scalo d’estate è perennemente gremito di barche e l’ancoraggio in rada alquanto ballerino. La cittadina, abbastanza piccola, è piacevole ma non eccezionale e le banchine, proprio davanti al lungomare, piuttosto rumorose. St. Florent è ottima comunque per i servizi e i rifornimenti alimentari e non mancano i buoni ristoranti. Se il mare è calmo, approfittatene per uno dei migliori bagni della crociera davanti alla spiaggia di Saleccia, nel vicino deserto Des Agriates, dove la trasparenza dell’acqua sul fondale di sabbia bianca crea riflessi del turchese più intenso.

A sinistra, il porticciolo di Centuri, sul versante occidentale del “dito”, dove si pratica ancora oggi la pesca dell’aragosta. A destra, la torre d’avvistamento di Santa Maria, vicino a Macinaggio.

Appena dopo Punta Mortella, Cala Mafalco è una piccola oasi, con cipressi ed eucalipti che lambiscono il mare. Il ridosso è discreto, ma da tenere presente solo con bel tempo. Poco più di 9 miglia vi separano da l’Ile Rousse, una bella penisola che si protende verso Nord per circa un miglio. Due gli ancoraggi: a Est dove c’è la banchina dei traghetti e si è abbastanza riparati dai venti occidentali, oppure a Ovest, coperti da Tramontana e Grecale, purché non molto forti. Nonostante la mancanza di un vero porto, L’Ile Rousse merita una sosta. Qui potrete, tra l’altro, affittare un fuoristrada per inoltrarvi nell’incredibile deserto Des Agriates, che si estende fino a St. Florent. Poco prima di Punta Spano, a quattro miglia da Calvi, c’è il piccolo marina di Sant’Ambrogio, ma d’estate è quasi impossibile trovarvi posto. Anche a Calvi, immediatamente riconoscibile per i suoi bastioni che dominano il porto, cercate di arrivare presto per trovare un ormeggio nell’affollatissimo marina (davanti alla spiaggia c’è anche un buon numero di gavitelli, ovviamente a pagamento, per le barche in transito). La St. Tropez corsa, vivace e brulicante, vi offrirà uno scalo molto piacevole se saprete perdervi nei suoi vicoli fino alla cittadella, tra negozi, caffè e ristoranti. Dopo Punta Revellata e l’Ansa di Focolara inizia il tratto più bello dell’intera costa, ma anche il più aspro ed esposto (Ajaccio è oltre 50 miglia di distanza). Superbe scogliere di porfido rosso a strapiombo su un mare blu cobalto, spaccature nella roccia che portano a piscine naturali: siamo nella Riserva naturale di Scandola, dove sono vietate la pesca e la sosta per più di 24 ore. L’ ancoraggio da non perdere è Marina d’Elbo, stretto calanco dominato da una torre genovese con in fondo una piccola spiaggia chiara. Con mare assolutamente calmo si può imboccare lo stretto ed emozionante passaggio tra la costa e l’isola di Gargalo. Oltre Punta Scandola, il golfo di Girolata costituisce il miglior ridosso della zona, ma con venti da Sudovest vi si crea una risacca pericolosa. Al contrario, l’ampio golfo di Porto, a dispetto del nome, non offre alcun riparo. Con tempo buono, l’ultima tappa sarà Cargese, dove un porticciolo offre riparo a poche imbarcazioni e più facilmente ci si potrà ancorare a Nordest del molo, per sbarcare con il tender. Il paese, fondato da una colonia di greci nel XVII secolo, è assolutamente unico e conserva il sapore dei più caratteristici scali dell’Egeo.

A sinistra, il marina di Calvi. A destra, la cittadella di Bonifacio.

Da Bonifacio ad Ajaccio

L’arrivo nelle Bocche, da qualsiasi direzione, è assolutamente grandioso, con le bianche scogliere di Bonifacio sullo sfondo e una miriade di rocce di granito dalle forme bizzarre che emergono qua e là dal mare. Ma proprio a questi scogli, affioranti e semisommersi, occorre prestare la massima attenzione: quindi, carte dettagliatissime alla mano e, se occorre, uomo a prua, dato che l’assoluta trasparenza dell’acqua consente di intuirne ampiamente i fondali. Tra Lavezzi, parco naturale protetto, e Cavallo, dove è stato costruito un minuscolo marina, ci sono i più fantastici ancoraggi delle Bocche. A Cavallo, Cala di Zeri e Cala Greco sono buone con venti meridionali e occidentali, mentre con quelli orientali è ottima Cala Giunco. A Lavezzi si può contare su Cala Greco, aperta solo a Nordest, mentre la splendida Cala Lazzarina, autentico dedalo di scogli ma perfettamente riparata con ogni tempo, viene chiusa alle barche in alta stagione. Sulla vicina costa, da non perdere l’ancoraggio di Punta Sprono, in acque cristalline davanti a una piccola spiaggia con dune di sabbia circondata da alte rocce alla cui sommità si trova il più bel campo da golf della Corsica. La stretta fenditura di accesso al fiordo di Bonifacio si distingue a fatica dietro la Punta Madonnetta, ma l’ingresso in realtà è agevole, anche con mare formato. In agosto trovare posto in banchina non è facile e in alternativa ci si può ancorare in uno dei due piccoli calanchi e sbarcare con il tender. Scontata, ma assolutamente da non mancare, la salita alla Cittadella, con panorama mozzafiato su tutte le Bocche. Immediatamente a Nordovest di Bonifacio si aprono due cale meravigliose per i bagni e anche per soste notturne con tempo stabile, Cala Paragnano e Cala Fazzuolo. Da qui a Propriano è un susseguirsi di ancoraggi superbi, aperti solo a Libeccio. Il più sicuro è nella Baia di Figari, profonda e frastagliata, circondata da macchia mediterranea, al cui interno è stato da poco realizzato un piccolo marina. Da non perdere Cala Fornello e Cala di Roccapina, dall’acqua di un incredibile colore turchino, con scogli disseminati lungo le rive e una grande spiaggia bianca. Tutto questo tratto è godibilissimo con bel tempo, ma se le condizioni peggiorano o per fare rifornimento bisogna raggiungere il porto di Propriano in fondo al golfo di Valinco, privo di fascino ma molto ben servito e assolutamente sicuro. Piacevoli invece gli ancoraggi davanti a Campomoro e Porto Pollo, nello stesso golfo, ridossati rispettivamente a Libeccio e a Maestrale. Proseguendo verso Nord, ci si può fermare nella grande baia di Cupabia, protetta da Nordovest, a Punta Castagna e a Punta di Sette Navi. Ajaccio, con i suoi due porti della Cittadella e dell’Amirauté, dista solo 4 miglia. Sono entrambi ben serviti e attrezzati ma consigliamo senz’altro il primo, proprio sotto le mura dell’antico forte, in pieno centro cittadino. E dopo tanto mare, la città di Ajaccio, dove quasi tutto è intitolato a Napoleone, vi offrirà una piacevole sosta terrestre, alla scoperta di storia corsa, artigianato e buona tavola.

Il meraviglioso scenario delle Bocche di Bonifacio.

di Cristina Griner


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