1999. L’anno che segna il ritorno dei mitici racer

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1999, n.5, giugno, pag. 34-39.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Iniziamo da una delle storie che ci ha appassionato di più.


Come prima, più di prima

Da Barche a Motore 1999, n.5, giugno, pag. 34-39.

I più famosi racer degli anni d’oro della motonautica italiana tornano in acqua a esibirsi. Un miracolo nato dalla passione di entusiasti collezionisti di barche d’epoca.

Quel rumore insistente, penetrante, invadente, lo si riconosce a distanza. La voce dei racer è inconfondibile. Una volta, subito prima e subito dopo l’ultima guerra mondiale, i racer erano gli incontrastati protagonisti dei circuiti. Erano gli anni in cui il conte Theo Rossi di Montelera, con il suo Alagi, andava negli Stati Uniti a battere i presuntuosi americani e conquistava il primo campionato del mondo dei 12 litri (1938), gli anni dell’Asso di Guido Cattaneo. E poi, nel dopoguerra, gli Anni d’Oro, con la sfida a distanza, a suon di titoli mondiali e di record tra Mario Verga ed Ezio Selva e lo straordinario record di velocità, mai più superato, di Achille Castoldi con l’Arno XI. Gli anni in cui si sperimentavano i motori da corsa delle grandi case automobilistiche, Ferrari, Maserati, Alfa Romeo. Un’epoca finita da un pezzo e destinata a essere relegata nelle polverose pagine della storia, se un gruppo di appassionati collezionisti non avesse compiuto il miracolo della resurrezione. Negli ultimi anni si era già notato nei vari raduni di barche d’epoca, una costante, crescente presenza di barche da corsa. Ma era una presenza un po’ triste. Come vedere un purosangue da corsa sfilare al passo in una parata storica. C’era un po’ di malumore tra i proprietari di queste barche. Fino a che, un socio nuovo dell’ASDEC (Associazione Scafi d’Epoca e Classici), un certo Guido Romani, non si è fatto interprete di questa insoddisfazione. Romani è un cognome importante nella storia della motonautica.

Di questo racer, nato Celli e modificato da Timossi, ne furono realizzati, nel 1968, quattro esemplari. Esordì nello stesso anno vincendo con Liborio Guidotti il mondiale della classe KD. Dall’82 è di Giovanni Cima.

Nel ventennio a cavallo tra gli anni Trenta e Cinquanta i terribili fratelli Augusto e Renzo Romani, facevano incetta di titoli e di record, dominando il campo dei fuoribordo 1000 cc (classe X). Guido è figlio di Augusto e nipote di Renzo. Da loro ha ereditato la passione per i motori, anche se, fino a poco tempo fa, questa passione era rivolta esclusivamente al mondo dell’automobilismo. Poi, irresistibilmente, dal suo DNA è riemerso l’amore per i modelli da corsa. Ha cominciato a far restaurare una delle barche di suo padre, si è messo a cercarne altre, non necessariamente di famiglia, e sta mettendo insieme una notevole collezione. Dopo aver visto qualche raduno dell’ASDEC, si è subito reso conto che in quel tipo di manifestazioni le imbarcazioni da corsa erano sacrificate. I raduni di barche d’epoca, si sa, sono poco movimentati. C’è una mostra statica, qualche manovra in acqua per accertare l’abilità marinara dei piloti, la tradizionale parata, al massimo (come movimento) una breve gara di regolarità. Tutte prove che eccitano poco le fantasie di un “corsaiolo”. L’idea di Romani, condivisa da molti, è stata quella di dar vita, nell’ambito dell’ASDEC. a un settore “barche da corsa” con prove più consone alla natura di queste barche, che è quella di correre e non di passeggiare. Certo non competizioni, ma esibizioni su un circuito, sul tipo della già sperimentata (dallo stesso Romani) “Formula 1 Retrò” automobilistica. Agli ayatollah dell’ASDEC l’idea è parsa un’eresia.

Una rara motorizzazione Bugatti per questo scafo Celli di proprietà del principe Ruspoli. Niniette II battè il record mondiale di velocità della classe 6 litri.

Mettere a repentaglio l’integrità di scafi, in molti casi di grande valore storico, solo per provare qualche emozione, era assolutamente da incoscienti. Idea respinta! Romani, tenace come un bulldozer, è andato allora dal presidente della FIM (Federazione Italiana Motonautica), Vincenzo Iaconianni, e gli ha esposto il suo progetto, trovando un’accoglienza superiore ad ogni aspettativa. “Le barche da corsa storiche – ha riconosciuto Iaconianni – sono un patrimonio culturale-sportivo della motonautica e come tale hanno pieno diritto di cittadinanza nella FIM”. In men che non si dica, è nato il settore “Barche da corsa storiche”, messo sotto il controllo e la normativa della Commissione Circuito e affidato alla guida organizzativa di Guido Romani. Il battesimo dell’acqua è avvenuto nel secondo weekend di maggio alla Scala della Motonautica, l’Idroscalo di Milano. Diciassette barche iscritte a questa “prima” ne hanno decretato il successo. Numerosi altri racer stanno per uscire dai cantieri di restauro. C’è molta eccitazione in tutto l’ambiente. Si rivivono emozioni che parevano scomparse. Guido Romani, un po’ commosso, confessava: “Mi sembra di essere tornato ai tempi in cui seguivo mio padre”.

Un racer inglese in alluminio degli anni ì30, ancora perfettamente efficiente.

L’effervescente Jean van Praet, grande collezionista francese, alla sua prima esperienza di guida su un vero e potente racer, classe 900 kg, scendendo dalla barca, alla fine dell’esibizione, esclamava; “È meglio che far l’amore con Claudia Schiffer!”.

Di Riccardo Magrini


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