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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Iniziamo da una delle storie che ci ha appassionato di più.
Uomini e barche
Da Barche a Motore 2000, n.1, febbraio, pag. 28-33.
Dai “canotti automobili” ai bolidi offshore, le imprese, i personaggi, le barche, i record del secolo passato.
1886: Marie la prima barca Si deve a Gottlieb Daimler, il papà della Mercedes, la nascita della motonautica. Dopo vari tentativi sul lago Cannstat, nel Württemberg, nel 1886 riuscì a far muovere una barca azionata da un motore entrobordo a scoppio della potenza di 1 cavallo. La prima barca costruita da Daimler, “Marie”, fu poi acquistata dal “cancelliere di ferro” Otto von Bismarck.
1903: Fermenti È l’anno dei grandi fermenti del nascente sport motonautico, chiamato “yachting automobile” o automobilismo nautico. In Francia viene organizzata la prima gara di velocità in circuito a Trouville. Altre manifestazioni si svolgono a Parigi, sulla Senna, e a Nizza. La barca più veloce è il “Mercedes” con motore Daimler, che supera i 30 km/h. In Inghilterra, sir Alfred Harmsworth, fondatore del Daily Mail, mette in palio un trofeo che diventerà una specie di Coppa America della velocità assoluta.
1903: Stresa e Carate La passione per le barche a motore dilaga anche in Italia. Il Reale Verbano Yacht Club organizza a Stresa la prima manifestazione motonautica. Vi partecipano sei “canotti automobili'”, dei quali tre con motore FIAT, due con il Daimler e uno con il Volpi. Nello stesso anno il Volpi appare tra i soci fondatori del primo club italiano motonautico, l’Elice Club Italiano, nato a Carate Lario (oggi Carate Urio) sul Lago di Como.
1904: Montecarlo Il Principato fu la culla naturale del nuovo sport motonautico, grazie anche alla passione del principe Alberto I che promosse il primo “meeting de canots automobiles”. Vi parteciparono più di cento barche che furono divise in due categorie: “racer” e “cruiser”.
Nella foto, il primo “meeting de canots automobiles, organizzato a Montecarlo dal Principe Alberto I.
1905: Idroplani Enrico Forlanini, pioniere dell’aeronautica italiana, porta a termine, dopo sette anni di studi, il primo motoscafo a sostentamento idrodinamico. I suoi studi sulle carene idroplane, lasciati interrotti, saranno ripresi e perfezionati dal franco-americano Wiliam H. Fauber.
1905: Fiat sempre all’avanguardia La prima gara d’altura fu l’Algeri-Mahon-Toulon, prova assai ambiziosa per l’epoca. Nessuno dei sette concorrenti arrivò al traguardo per una tempesta che li sorprese alle Baleari, ma a Port Mahon era arrivato primo il livornese Gallinari con una barca da lui costruita e motorizzata con un FIAT da 40 hp. La FIAT fu presente a tutte le manifestazioni di inizio secolo.
1909: Evinrude Anche se la primogenitura dell’invenzione del motore fuoribordo rimane incerta, è fuori dubbio che il primo a costruirlo in serie e a commercializzarlo fu Ole Evinrude, norvegese, emigrato giovanissimo con la famiglia negli Stati Uniti. Il suo slogan era: “Smetti di remare. Tira i remi in barca e usa un motore Evinrude”. Furono in molti a seguire il suo consiglio. Evinrude rivoluzionò la nautica a motore rendendola popolare.
1915: L’epopea dei Mas Barche a motore e motonauti furono largamente impiegati nella prima guerra mondiale. I Mas (sigla che in un primo tempo ebbe il significato di Motobarca anti sommergibile) si coprirono di gloria con azioni che rimasero famose, tipo la “Beffa di Buccari”. I primi Mas furono costruiti dalla S.V.A.N. di Venezia, ma i più veloci furono progettati e costruiti dal cantiere Baglietto di Varazze.
1923: Baglietto L’ingegner Vincenzo Baglietto, titolare dell’omonimo famoso cantiere, fu il progettista di una serie incredibile di barche vittoriose, dal “Baglietto II” che, pilotato dal conte Borromeo, stabili il primo record mondiale di velocità riconosciuto dalla Federazione Internazionale (allora UIYA), all’”Asso” di Guido Cattaneo, all’”Alagi” di Theo Rossi di Montelera, prima barca europea a vincere la Gold Cup.
Dall’alto a sinistra in senso orario: La Pavia-Venezia; Gar Wood alla guida di Miss America X; un Mas.
1924: Avanti Savoia Fondata il 10 dicembre 1923, su iniziativa della sezione milanese della Lega Navale, la Reale Federazione Italiana Motonautica ebbe come suo primo presidente S.A.R. Ferdinando di Savoia, principe di Udine, al quale successe, nel 1933, un altro membro della famiglia reale, Aimone di Savoia-Aosta, duca di Spoleto.
1929: Big a Venezia Venezia organizza il 1° Concorso Motonautico Internazionale, manifestazione di respiro davvero mondiale, tanto da radunare i piloti e le barche più veloci del mondo, come il “Miss America” di Gar Wood e il “Miss England” di Henri Segrave che si aggiudica la vittoria alla media di 147,910 km/h.
1929: Pavia-Venezia Il più vecchio e affascinante raid motonautico del mondo fu ideato dall’infaticabile ingegner Vincenzo Balsamo. Dei 24 concorrenti partiti da Pavia il 9 giugno, ne arrivarono a Venezia, il giorno dopo, solo 10. Il vincitore fu Ettore Negri, pavese, con un fuoribordo Picchiotti, motorizzato Elto Quad. La media oraria fu di 35,670 km/h.
1930: Oltranza Il “divino” Gabriele D’Annunzio, per il quale osare era sempre bello (“Memento audere semper”), affascinato dalle estreme imprese motonautiche, promuove a Gardone (dove c’è il Vittoriale) una manifestazione a cui dà l’immaginifico nome di Coppa dell’Oltranza. Per conquistare il trofeo bisognava superare il precedente record della corsa. Andare oltre, insomma.
1932: Garfield A. Wood Noto più semplicemente come Gar Wood, fu la prima autentica leggenda della motonautica. Tra il 1920 e il 1933 si aggiudicò otto edizioni consecutive dell’Harmsworth Trophy (in pratica, una Coppa America della Motonautica), nonché cinque edizioni consecutive della Gold Cup, la più importante gara di racer americana. Stabilì per nove volte il record mondiale di velocità assoluta con la sua serie di barche, tutte chiamate “Miss America”. Fu il primo uomo ad abbattere sull’acqua il muro delle 100 miglia all’ora e quello dei 200 km/h, record che stabilì il 20 ottobre 1932 con “Miss America X” e che resistette per cinque anni. Fu progettista e costruttore di barche di grande successo.
1933: Asso e Cattaneo Guido Cattaneo, pilota e tecnico di valore, toglie al francese Maurice Vasseur e al suo “Yzmona V” il record mondiale di velocità della classe entrobordo corsa 12 litri, la massima espressione dei racer a regolamentazione. L’impresa è compiuta a Venezia con uno scafo Baglietto battezzato “Asso” dal nome dell’ormai famoso modello di motore della Isotta Fraschini che equipaggia il racer. Si trattava di un motore a 6 cilindri con compressore, da 470 hp, utilizzato per la prima volta in questa occasione. Il nuovo limite fatto segnare da Cattaneo è di km/h 133,818.
1933: Bugatti e non solo II 1933 fu un anno d’oro per la motonautica azzurra (come, del resto, quasi tutti gli anni “30): piloti, barche e motori italiani detennero i record mondiali di velocità di tutte le classi: 1,5; 3; 6 e 12 litri. I piloti: principe Ruspoli, conte Theo Rossi di Montelera, ingegner Guido Cattaneo; gli scafi: Celli, Cinti, Baglietto; i motori, tutti di derivazione automobilistica: Bugatti (Ruspoli), Maserati (Rossi), Isotta Fraschini (Cattaneo).
Dall’alto a sinistra in senso orario: Alagi, l’entrobordo da corso con cui Theo Rossi di Montelera vinse la Gold Cup a Detroit; Malcom Campbell; Il principe Ruspoli.
1936: Mas da record Il cantiere Baglietto vara il MAS più veloce del mondo: lungo 17 metri, con carena planante a 2 gradini, motori a benzina Isotta Fraschini Asso Mille, di derivazione aeronautica, 18 cilindri, cilindrata complessiva 60 litri. Durante le prove, il Tenente di Vascello Eugenio Silvani, noto motonauta, porta i MAS alla stupefacente velocità di 52 nodi (km 96,304)! Record mondiale.
1937: Malcom Campbell Grande appassionato di motori, partecipò a tutte le gare possibili, su qualsiasi tipo di veicolo. Stabilì per 9 volte il record di velocità su terra, portandolo da km/h 235,21 nel 1924 a km/h 484,6 nel 1936. L’anno successivo, con il suo “Bluebird”, strappò a Gar Wood il primato mondiale sull’acqua, record che migliorò altre due volte, portandolo a km/h 228,1.
1938: Il primo campione Il primo campionato del mondo di gare in circuito fu riservato alla classe entrobordo corsa 12 litri. Lo conquistò Theo Rossi di Montelera, su “Alagi”, vincendo tutte le prove del calendario, compresa la mitica Gold Cup a Detroit, impresa che non era riuscita a nessun europeo fino ad allora e che valse al nobile piemontese un invito di Roosevelt.
1947: Fuoribordo Su iniziativa della Fédération Suisse de Navigation Automobile, l’Unione Internazionale Motonautica si decide a istituire i campionati europei, ridotti ormai, quasi esclusivamente alle gare di fuoribordo. Gli italiani, ancora una volta, si dimostrarono i più forti: Alquati vince le prime due edizioni della classe 250 cc corsa, Paolo Mora quelle della 500 cc, Sestini e Augusto Romani le prime due della 1.000 cc.
1947: Il geniale Abbate Guido Abbate di Lenno, sul Lago di Como, apparve come una improvvisa luce notturna nel cielo della motonautica all’indomani della Seconda guerra mondiale. Non aveva alle spalle cantieri e tradizioni familiari di maestri d’ascia, eppure fu il primo a costruire in Europa uno scafo “tre punti”. Il suo primo cliente, Mario Verga, vinse tutte le gare e i titoli possibili. A seguire l’esempio di papà Guido sono poi venuti Tullio e Bruno, piloti, progettisti e costruttori.
1953: Ferrari doc per Castoldi C’è un solo Ferrari marino al mondo nella storia della motonautica, ed è il motore che il grande Enzo fece per amicizia ad Achille Castoldi, campione motonautico a cavallo dell’ultima guerra. Castoldi montò questo motore da 4.500 cc sull’”Arno” (nella foto), uno scafo del cantiere Timossi, e stabilì il record mondiale di velocità della classe entrobordo corsa 800 kg alla stratosferica media oraria di km/h 241,708.
1956: Il pioniere Griffith Sam Griffith è passato alla storia motonautica come “inventore” dell’offshore. Fu lui, infatti, a lanciare l’idea, o meglio la sfida, di una corsa da Miami a Nassau: 184 miglia in mare aperto, attraversando la Corrente del Golfo nel suo punto peggiore. La gara fu vinta dallo stesso Griffith in coppia con Dick Bertram, che diventerà poi famoso come costruttore di barche.
1958: Campbell La storia degli uomini più veloci del mondo continua con Donald Campbell, figlio di Malcolm. Sul Coniston Water (GB) abbatte il muro dei 400 km/h con il “Blue Bird VII”, spinto da un motore a reazione (per la precisione km/h400, 115). È la quinta volta che Donald Campbell migliora il record mondiale di velocità sull’acqua. La sua sfida contro il cronometro continuerà fino al 1967 quando, sullo stesso lago, con una barca spinta da un turbo jet, raggiunge e supera i 500 km/h. Subito dopo il Blue Bird esplode. E la storia finisce.
1960: I terribili fratelli Romani I fratelli Renzo e Augusto hanno dominato per più di un ventennio la scena fuoribordistica italiana ed europea della classe 1.000 cc “corsa”. Poiché il titolo premia un solo concorrente, loro, con amorosa scientificità, decisero di spartirseli tutti una volta a testa. Un pingue bottino che fu interrotto solo dagli anni della guerra. La prima vittoria data 1937, l’ultima 1960.
1961: L’offshore in Europa a Cowes La Cowes-Torquay-Cowes (vedi il Royal Yacht Squadroon) fu la prima gara offshore organizzata in Europa. Promotore e sponsor fu sir Max Aitken, proprietario di un impero editoriale che faceva capo al Daily Express. Alla prima edizione parteciparono 29 concorrenti, tra i quali i mitici Sam Griffith e Dick Bertram, ma la vittoria andò all’inglese Tommy Sopwith su un Campbell 25’.
Dall’alto a sinistra in senso orario: La partenza della Cowes-Torquay-Cowes, una fase della Viareggio-Bastia-Viareggio, “Cigarette”, la regina delle barche da diporto veloce.
1962: Agnelli Tra le esperienze sportive dell’avvocato Gianni Agnelli c’è stato anche l’offshore. Entusiasmato dalla primo gara europea svoltosi a Cowes nel 1961, l’Avvocato vuole farsi fare una barca per partecipare alla seconda edizione. Naturalmente cerca il meglio e il meglio a quest’epoca, come progettista, è Renato “‘Sonny” Levi. Levi gli costruisce una barca sul modello di “A Speranziella”, ma con motori Maserati. Viene battezzato “Ultima dea” e a Cowes arriva terza. Ma l’Avvocato, che, per un errore non visto, aveva saltato una boa, signorilmente si autosqualifica.
1962: Viareggio La risposta italiana alla Cowes-Torquay-Cowes fu la Viareggio-Bastia-Viareggio. La gara fu organizzata dal comandante Attilio Petroni e radunò al via 16 concorrenti, dei quali solo 7 arrivarono al traguardo. Vinse lo stesso Petroni con una barca progettata da Renato “Sonny” Levi che divenne famosa: “A’ Speranziella” (fu poi costruita in serie dal cantiere Navaltecnica di Anzio). La gara ebbe sempre grande successo.
1968: Balestrieri Vincenzo Balestrieri è il primo pilota non americano a vincere il campionato del mondo della classe 1 offshore. Porta a termine l’impresa con un Magnum, barca progettata da Don Aronow, motorizzato con 2 MerCruiser e battezzato “Tornado”. Due anni dopo si ripete.
1969: Nessuna come il Cigarette L’americano Don Aronow è una leggenda della motonautica mondiale. Progettista, costruttore e pilota, è sempre stato ai massimi vertici. Come progettista ha ideato una incredibile serie di barche di successo, tipo il “Donzi”, il “Magnum” e, soprattutto, il “Cigarette”, la regina delle barche da diporto veloce. Tutti i suoi modelli sono stati sperimentati con successo nelle gare offshore. Il “Cigarette”, apparso nel 1969 (subito un successo al debutto), è stata la barca più vittoriosa di tutti i tempi.
1973: Bonomi bis iridato Il primo pilota a vincere due titoli mondiali offshore consecutivi fu Carlo Bonomi, noto finanziere che introdusse nello sport il concetto della sponsorizzazione ufficiale (Team Martini Racing). La doppietta fu realizzata negli anni 1973-74 con barche Cigarette e motori Kiekhaefer Aeromarine. Lo sponsor Martini&Rossi è rimasto legato alla motonautica da radici che risalgono a Theo Rossi.
1977: Nonna Betty Il campionato del mondo offshore cambia formula. Non su più prove, come prima, ma in prova unica. E vince a sorpresa una donna, o meglio una nonna, l’arzilla miliardaria americana Betty Cook che, presoci gusto, si ripeterà due anni dopo a Venezia.
1980: Una rivincita inglese Il predominio sui mari dei monocarena americani, primo fra tutti il Cigarette, fu incrinato sul finire degli anni ’70 dai catamarani di nuova concezione della fabbrica inglese Cougar. La prima gara di campionato del mondo vinta da un Cougar fu a Cowes nel 1977. Poi venne il primo titolo mondiale nel 1980 con l’americano Meynard e nel 1987 il primo titolo conquistato da un inglese, Steve Curtis, figlio di Clive, co-fondatore della Cougar.
1981: L’inarrivabile Molinari Renato Molinari, figlio di Angelo, pilota e costruttore del lago di Como, è il più grande campione motonautico di tutti i tempi, il “campionissimo”. il suo palmarès è impressionante: 16 titoli mondiali vinti (lui dice 18), dal 1970 al 1984, in sei diverse classi del circuito, tra cui 3 mondiali di F1 (il primo nel 1981) su quattro disputati.
1984: Ritiro inatteso Renato Molinari si ritira dalle competizioni in circuito, dopo aver vinto il quinto mondiale consecutivo della classe fuoribordo corsa a cilindrata illimitata (la quale dopo quest’anno sarà sospesa perché eccessivamente pericolosa) e il terzo titolo iridato della Formula 1.
1986: Ammazzagiganti Antonio Goffredi vince ad Auckland un incredibile mondiale offshore. Incredibile perché si presenta con il “Mededil”, un piccolo catamarano di nove metri, motorizzato con due Aifo Iveco che per cilindrata rientrano nei limiti della classe 6 litri. La sfida di un Davide napoletano contro i Golia americani. La favola si confonde con la realtà: vince Antonio, l’Ammazzagiganti. Vincono anche i motori diesel, per la prima volta in un mondiale di classe 1. Con una barca gemella del “Mededil”, Gigi Radice vince il mondiale di classe 2. Ma per lui è stata una passeggiata.
1986: Angelo Vassena Se ci fosse il premio “Una vita per la motonautica”, il riconoscimento non potrebbe mancare ad Angelo Vassena, pilota, dirigente, organizzatore, promotore, cuore pulsante di tutto ciò che è motonautico. Nel 1986 arrivò alla presidenza della Federazione, ma durò poco, travolto dai politicanti, lui che politico non è mai stato.
Dall’alto a sinistra in senso orario: Angelo Vassena; Norberto Ferretti e Luca Ferrari; il Cesa progettato d Fabio Buzzi.
1987: L’albero dei Camuffo Mezzo millennio di ininterrotta storia artigiana e imprenditoriale, è quanto vanta, unico nel suo genere, il Cantiere Camuffo di Portogruaro. Il capostipite della famiglia fu l’arabo EI-Ham Mufti, agente della Serenissima a Candia. Antonio, suo nipote, nel 1487 si trasferì a Venezia, italianizzò il cognome in Camuffo e cominciò a costruire barche, insegnando il mestiere ai suoi figli, ai figli dei figli e così via, generazione dopo generazione, fino agli attuali Camuffo.
1987: Offshore d’oro I nostri piloti vincono il titolo mondiale di quattro classi su cinque: Renato Della Valle in classe I, Giovanni Rosso in classe 2, Emilio Riganti nella 6 litri e Gigi Radice nella 2 litri. È anche l’anno del sodalizio tecnico tra Fabio Buzzi, emergente progettista di barche da corsa offshore e l’Aifo Iveco che lancia la sfida ai motori a benzina.
1989: Buzzi, il genio di Annone Brianza Uno dei più geniali progettisti italiani di questo ultimo ventennio è stato Fabio Buzzi, non per niente soprannominato “Archimede Pitagorico”. È l’unico progettista che compete, come numero di vittorie delle sue barche, con Don Aronow. Uno dei suoi gioielli è stato il “Cesa 1882”, sia nella versione monocarena, vittorioso in tutte le gare del 1988, che in quella catamarano, entrambe motorizzate Seatek.
1990: La tragedia Stefano Casiraghi perde la vita in un incidente di corsa, durante lo svolgimento del campionato del mondo offshore, che il “principino” aveva voluto nella sua Montecarlo. Era il campione del mondo in carica e voleva difendere il titolo davanti alla sua famiglio, alla sua gente. Una tragedia che farà bandire moderno offshore dal Principato.
1990: Nostalgici Un gruppo di appassionati e nostalgici dell’offshore dei tempi eroici (quelli di Sam Griffith), guidati dall’architetto Alberto Smania, organizza una gara d’altura in 9 toppe da Venezia a Montecarlo. La prima edizione è vinta da Maurizio Darai con un vecchio CUV. Poi l’idea di questa corsa bellissima comincia a zoppicare e svanisce nel nulla.
1990: Petrobelli, il re del Po Antonio Petrobelli, nobiluomo padovano, plurititolato campione dell’entrobordo, ha legato il suo nome alla storia della Pavia-Venezia, di cui ha vinto otto edizioni, cinque consecutive dal 1984 al 1988. Un record. Ma il primato che lo affascinava di più era quello della velocità. Nel 1990, con il suo Celli motorizzato BPM, sfiorò sul Po i 200 km/h (198,968). Un limite che voleva superare, una sfida che gli ha strappato la vita.
1992: La rivincita Otto anni dopo l’ultima vittoria di Renato Molinari, il titolo mondiale di Formula 1 torna in Italia grazie a Fabrizio Bocca. Un premio alla classe, ma anche alla costanza, alla tenacia di un pilota che non si è mai arreso alla sfortuna. Laureatosi campione del mondo di F3 nel 1983, l’anno successivo Bocca compì il grande salto in F1 ma a Liegi, nella stagione dell’esordio, fu vittima di un terribile incidente. Gli ci sono voluti due anni per tornare nel pozzetto di una barca. Qualcuno in più per ritrovare fiducia e sicurezza. Poi ce l’ha fatta: “Volli, volli, fortissimamente volli!”.
Dall’alto a sinistra in senso orario: Antonio Petrobelli; Leone Cappellini; Victory.
1992: Nastro Azzurro Il Blue Riband è il trofeo virtuale che premia la nave da trasporto passeggeri che stabilisce il record di velocità di traversata atlantica da New York al faro di Ambrose in Inghilterra. La marina commerciale italiana se lo era aggiudicato una sola volta, nel 1933, con il transatlantico “Rex”. A rinverdire quell’isolato alloro è venuto il “Destriero” della Fincantieri.
1993: Gli Emiri del Victory Team Come un fulmine a ciel sereno, gli Emiri di Dubai hanno fatto la loro comparsa nel mondo dell’offshore. Hanno messo in piedi un team di tre barche con tecnici americani, driver arabi, e un budget finanziario illimitato. Con queste convincenti basi di partenza hanno lanciato la loro sfida agli italiani, padroni da tempo dell’offshore di classe 1. Novelli Cesari hanno potuto dire: “Veni, vidi, victory”.
1994: Ferretti Soffocato dallo strapotere finanziario degli arabi e dalle inchieste della magistratura sulle sponsorizzazioni, l’offshore italiano, agonizzante, ha avuto un sussulto d’orgoglio, di italica genialità. A sventolare il tricolore sul gradino più alto del mondiale, per l’ultima volta in questi anni ’90, sono stati Norberto Ferretti e Luca Ferrari.
1999: Cuor di Leone Cappellini Allievo di Molinari, Guido Cappellini si è dimostrato, fin dal debutto nelle gare in circuito, un enorme talento. A frenarlo sulla via del successo è stata nei primi tempi la voglia di strafare, l’impazienza di arrivare, l’eccesso di coraggio. Poi si è calmato e ha iniziato a vincere. Cinque titoli mondiali di E1, dal 1993 al 1999, lo hanno portato nel Gotha motonautico, tra i campioni senza tempo.
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