2001. Carlo Cerri e la voglia del bello

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2001, n. 10, novembre, pag. 60-63.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.


La voglia del bello

Da Barche a Motore 2001, n. 10, novembre, pag. 60-63.

Poche barche di alta qualità per clienti molto esclusivi. È questa la filosofia vincente di Carlo Cerri.

Milanese, 44 anni, nato sotto il segno zodiacale dell’Ariete, aspetto fisico da playboy, Carlo Cerri è un nome nuovo nel mondo imprenditoriale nautico. II cantiere che ha fondato, Cerrimarine, ha infatti iniziato l’attività solo nel 1997. Ma il nome di Carlo Cerri non è nuovo nel panorama imprenditoriale italiano. A 25 anni ha portato in Italia uno dei primissimi servizi di consegna veloce cittadina, il Mototaxi, equivalente del Pony Express. L’aveva conosciuto in Inghilterra, dove ha soggiornato per motivi di studio e ha subito creduto nella possibilità di lanciarlo anche in Italia. Un’idea imprenditoriale folgorante che si rivelerà di grande successo. Dopo essere arrivato ad aprire trenta sedi in altrettante città italiane, nel 1999 ha venduto l’avviata e consolidata struttura alle Poste Italiane. La sua attività è ora dedicata esclusivamente alla costruzione di barche di lusso. Una vecchia passione.

Carlo Cerri, faccia simpatica, ironica, alla Steve McQueen per intenderci, è un uomo di bell’aspetto e di grandi idee. Imprenditore fortunato – ma la fortuna in questi casi nasce dalle buone idee – è stato tra i primi in Italia a intuire l’affare delle consegne veloci e a creare una società di servizio di mototaxi. In 17 anni ha costruito un’azienda di importanza nazionale con sedi in trenta città finché, nel 1999, ha venduto tutto alle Poste Italiane e si è dedicato a quella che – ci dice – è la sua più vecchia passione, le barche. Ce lo racconta nel suo originalissimo studio di Viale Bianca Maria a
Milano, ricavato in un seminterrato arredato come gli interni di un lussuoso motoryacht.

Carlo Cerri: “Io sono sempre stato appassionato di barche, soprattutto a motore. Ci andavo quand’ero piccolo con mio padre, da giovane con gli amici, ora con la famiglia. E tutte le volte che sono salito su una barca ho sempre trovato qualcosa che non mi piaceva. Così, quattro anni fa mi sono detto: ‘Per trovare una barca come la voglio io, bisogna che me la costruisca’. Detto e fatto. Mi sono buttato con grande passione al progetto e alla costruzione di un 28′ che avrebbe dovuto essere la mia barca ideale. Paradossalmente, se una barca del genere ‘avessi trovata sul mercato, l’avrei comprata. E non sarei diventato un imprenditore nautico!”.

Nutriamo qualche dubbio in proposito, ma ce lo teniamo. Abbiamo però un’altra curiosità e ce la vogliamo togliere: Per quale motivo il mercato non produceva una barca coma la tua?
Carlo Cerri: “Perché è una barca contraddittoria, fuori mercato. Le barche da 8 metri occupano un settore di mercato ben preciso, in cui l’acquirente guarda soprattutto al prezzo. Sono quindi barche con qualità e materiali consoni al loro livello di mercato, medio basso. Io invece volevo un motoscafo di 8 metri con materiali e qualità da motoryacht di 20 metri. Ovvio che in questo caso i costi di produzione lievitano e i prezzi escono dal normale range di mercato. Ma io ho voluto fare un prodotto molto esclusivo, molto ricercato, molto particolare. Poi è successo che i miei amici, vedendo nascere questa barca, mi hanno detto: ‘Sai che è un’idea fantastica? Devi metterla sul mercato’. Tanto hanno insistito, che mi hanno convinto. Certo che il mercato sul quale mi affacciavo è altrettanto particolare, un mercato di cosiddetta nicchia (ndr: esclusivo), anzi direi di stranicchia (ndr: arciesclusivo). I miei clienti erano – e sono – persone mature e raffinate che possiedono yacht da 20-30 metri e che usano il 28’ come tender, come seconda barca. Perché avere come barca appoggio un oggetto banale, privo di qualità, discordante dai gusti e dalle possibilità economiche degli armatori?”.

Carlo Cerri nel suo studio di Milano, da dove, collegandosi via internet, riesce a seguire i lavori del cantiere di Massa.

Già, perché? E persino ovvio. Quale ruolo hai avuto nella progettazione e nella produzione?
Carlo Cerri: “Ho ideato, organizzato e coordinato tutto: l’ingegnerizzazione, il progetto, il marchio, il marketing. Ho trovato un cantiere vicino a me, a Massa Carrara, e ho ordinato gli stampi…”.

Vicino a te in che senso?
Carlo Cerri: “Nel senso che è un cantiere che faceva il rimessaggio delle mie barche e di quelle dei miei amici; gli stessi che sono diventati poi i miei clienti”.

L’avventura com’è proseguita?
Carlo Cerri: “Le prime barche, come ho detto, le ho vendute ai miei amici, poi un bell’incremento è venuto dalla famiglia Riva – parlo delle figlie e dei generi di Carlo – che hanno messo il 28’ nella loro rete di vendita a Rapallo, a Monte Carlo, a Sarnico e a Porto Cervo. In 4 anni ne ho vendute circa una trentina. Nel frattempo, cioè nel 1999, ho deciso di costruire una barca più grande, il 52′, sempre fatta con criteri molto particolari, un taglio di estremo lusso, destinata a una clientela di alto livello. Ne ho costruite finora 6 esemplari e ho una richiesta in continuo aumento. L’attualità è costituita dal progetto di un 38’, che ritengo necessario per dare completezza alla gamma della Cerrimarine, perché il salto da 28 a 52 piedi è enorme. Lo presento in questi giorni al Salone di Genova. È una barca fatta con la stessa filosofia, lo stesso rigore, le stesse linee e le stesse logiche di costruzione e di layout che hanno caratterizzato le barche precedenti”.

Questa ricercatezza estrema con la quale hai voluto caratterizzare la tua produzione, da cosa nasce?
Carlo Cerri: “Dalla voglia del bello. Chi compra le mie barche deve avere la mia stessa passione: divertirsi, amare una vita agiata e non guardare mai al prezzo. In cambio avrà un oggetto molto personalizzato, particolare, tutto concepito artigianalmente, one off, come si dice. A me piace fare cose per pochi. Tieni conto che io faccio questa attività, come dice lo slogan del cantiere (ndr: “Costruttori per passione”), per passione. Oddio, per passione si fa poco nel mondo degli affari, però io posso dire che faccio il mio lavoro con grande amore e senza grande attenzione al conto economico. Quello a cui tengo di più è il posizionamento del marchio in una fascia di mercato ben precisa: superlusso. Per questo curo tutti i particolari. Una cerniera di acciaio, per esempio, da un punto di vista funzionale è uguale per tutti. Io però la faccio fare su misura per il mio cliente. Gliela personalizzo e gli fornisco un oggetto che è unico, che può dire di avere solo lui. E questo vale per tutto, per una bitta, un parabrezza, un timone”.

C’è qualcosa di cui ti senti particolarmente orgoglioso?
Carlo Cerri: “Quando devo allestire una barca, mi piace pensare di andare a fare la spesa per comprare gli oggetti più belli e di maggiore qualità. Così prendo gli oblò da una ditta, i parabrezza da un’altra e sto attento che tutto si armonizzi con un gusto che ritengo sia gradito a una determinata categoria di persone, ai miei clienti intendo dire”.

Per le carene, a chi ti sei rivolto?
Carlo Cerri: “All’ingegner De Casa, che è un progettista navale molto qualificato sotto il profilo dell’idrodinamica. Ha lavorato per 25 anni all’Intermarine progettando anche barche militari come i cacciamine. Le sue carene a V profonda sono molto performanti. Magari trascurano l’aspetto velocità, però a favore della morbidezza sull’onda. Tutto dipende dall’angolo di V e dai materiali impiegati. Le mie barche non sono velocissime, ma sono molto robuste, tengono il mare decisamente bene e sono estremamente comode. Tutta la ricercatezza di cui si parlava prima si traduce in fondo nella scelta di materiali che hanno peso: la velocità non mi interessa e ancor meno interessa i miei clienti”.

Visto il tuo amore per il lusso e la ricercatezza, hai mai pensato di costruire barche in legno? Come Camuffo, per esempio.
Carlo Cerri: “Camuffo ama la cultura del legno. Io non ho questa passione. Non sono un maestro d’ascia e nessuno lo è mai stato nella mia famiglia. Non posso avere questa cultura. Credo inoltre che sia superata. Nel mercato nautico, comunque, c’è posto per tutti, si può fare tutto e vendere tutto. Dico solo che io non amo le barche old fashion. A me piace fare barche di lusso, ma moderne”.

Veniamo all’attualità. Dopo il tragico attentato negli USA, pensi che il mercato nautico ne risentirà?
Carlo Cerri: “Per quel che mi riguarda, non lo credo affatto. Del resto i miei numeri produttivi sono talmente bassi che faccio persino fatica a parlare di mercato. Le mie vendite sono mirate a una clientela che non risente delle oscillazioni del mercato. A meno che non scoppi la terza guerra mondiale non dovrei subire alcun contraccolpo da questa orribile situazione di incertezza in cui ci troviamo. Ma penso anche che nell’immediato non ci saranno contraccolpi per l’intero settore nautico. O almeno, non ci saranno per quei cantieri che lavorano già sul venduto del 2002. E sono molti. C’è anche chi ha il portafoglio ordini pieno fino al 2004. Non sono quindi pessimista sul nostro futuro”.

Hai dimostrato di essere un precursore, come pensi che si svilupperà il mercato nautico in fatto di gusti?
Carlo Cerri: “Difficile dire. Ma non penso che ci saranno grossi cambiamenti. In mare non c’è tanto da inventare. Le carene rimarranno quelle che sono…”.

Non pensi che lo sviluppo della tecnologia possa influenzare lo sviluppo della nautica?
Carlo Cerri: “Se parliamo di velocità, quasi sicuramente sì. I pesi diminuiscono e le velocità aumentano. I nuovi materiali come il carbonio, il Kevlar, le leghe leggere servono a questo. Ma i miei clienti non sono degli smanettoni; amano la comodità, la sicurezza e la bellezza: acciai, vetri temperati, marmi, tutte cose che centrano poco con i materiali supertecnologici. Da questo punto di vista – parlo di comodità e sicurezza – non credo che si possa fare molto di più di quello che si fa già ora”.

Il tuo futuro di imprenditore? Carlo Cerri rimane un po’ perplesso, come se non ci avesse ancora pensato. Allora lo provochiamo: “Hai intenzione di andare avanti fino a quando ti diverti?” L’impressione che lavori solo per divertimento in realtà non ci ha mai abbandonato. Ma si affretta a smentirci.
Carlo Cerri: “Non posso più permettermi di giocare. Ho una clientela affezionata e non voglio tradirla. Mi sono creato la mia piccola e molto particolare nicchia e qui sto bene e intendo continuare. Non vedo del resto alternative. Mi metto a fare concorrenza ai grandi cantieri? No! Preferisco rimanere legato alla mia nicchia, alla mia clientela e lavorare per essa. Anche perché mi diverte. Che c’è di male?”.

Volevamo ben dire!

Di Riccardo Magrini


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