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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.
Gianni Zuccon, la cultura del progetto
Da Barche a Motore 2004, n. 11, dicembre/gennaio, pag. 68-72.
Gianni Zuccon: l’architettura, la nautica, un legame speciale nella vita e nel lavoro, la capacità di mettersi sempre in discussione.
Conosce a memoria le dimensioni di ogni progetto, tanto da suscitare invidia nei suoi collaboratori. Visita i più importanti saloni e vuole vedere tutte, si proprio tutte, le barche nuove. Ecco Gianni Zuccon oggi, l’uomo che un tempo, alla proposta di disegnare barche, aveva opposto un secco no. A volte però non si può guardare troppo per il sottile. “La mia storia è la nostra storia, la storia delle nostra vita, Gianni Zuccon e Paola Galeazzi“. Insieme al lavoro all’Università, Zuccon inizia a progettare con la moglie Paola una città nello Zaire; poi la crisi del petrolio blocca il progetto. È un concorso a inviti a farlo entrare nella nautica. La proposta giunge dall’amico Alcide Sculati per conto del cantiere Posillipo, che desidera coinvolgere anche designer senza esperienza nella nautica. Un concorso a inviti prevede un compenso a chi partecipa. “Erano tempi difficili”. Il denaro è un argomento convincente per Zuccon che vince il concorso e viene contattato dal cantiere: il premio consisteva nella possibilità di costruire la barca e Zuccon accetta a una condizione: “cambiare alcuni aspetti del progetto, perché, secondo noi, dovevamo fare un prodotto di serie personalizzato”. Nasce così il Technema 65, la prima barca firmata Zuccon e, insieme a questa, il primo e lungo rapporto professionale. “A me sono sempre piaciuti i rapporti lunghi, dove si realizza qualcosa. Mi piace guardarmi indietro e vedere che ho costruito”. Come smentirlo? Oltre a un matrimonio che dura da 33 anni, la crescita dello Studio Zuccon International Project di Roma, oggi con 25 collaboratori che si occupano di barche, autobus urbani e gran turismo, miniautobus, mobili, talvolta case, del rapporto con l’Agenzia Spaziale Europea con progettazione e direzione lavori della struttura architettonica, impianti, cemento armato, “perché fare solo una cosa, mi annoierebbe”. Fra i collaboratori, Paola Galeazzi ha da sempre svolto un ruolo importante. “All’inizio, quando facevo un progetto, usavo un rotolo di carta lucida al giorno, mi piaceva disegnare. È sempre stata Paola a dirmi di fermarmi, di portare avanti l’idea alla quale ero arrivato, perché valida”.
Nato a Roma nel 1944. Gianni Zuccon si è laureato in Architettura all’Università La Sapienza di Roma nel 1971. Nel 1973 è convolato a nozze con l’architetto Paola Galeazzi, sua fedele collaboratrice.
Barche e tecnologia
Dopo una breve collaborazione con Baglietto per Alfahedi, un 46 metri in acciaio e alluminio, nel 1990 inizia il rapporto con Ferretti. “Oggi mi occupo di Custom Line (esterni e interni), per Bertram abbiamo realizzato la nuova gamma, poi con l’acquisizione di CRN sono diventato uno dei numerosi designer che contribuiscono alla realizzazione di questi grandi yacht. Stiamo lavorando anche alla prima barca di una nuova linea Apreamare che vedremo nel 2005, mentre i gozzi restano a Tommaso Spadolini”. Il futuro prevede anche un ampliamento della sede. “Stiamo introducendo un progetto nuovo, la prototipizzazione rapida all’interno dello studio, per garantire la massima riservatezza, e la stanza virtuale, quello che esiste nel campo dell’automobile. L’ho sperimentata in alcune tesi di laurea presso il Centro Ricerca Fiat di Pomigliano d’Arco (Elasis). Il controllo totale del progetto comporta un grande impegno economico (alcuni milioni di euro), ma i computer oggi costano meno, i modellatori superficiali nel 1989 costavano 135 milioni di vecchie lire, oggi 10.000 euro”.
Università e cultura
“La nautica, tranne eventi catastrofici, con i quali stiamo imparando a convivere, dovrebbe continuare a svilupparsi. Uno degli aspetti più significativi negli ultimi anni è stato il cambiamento del rapporto fra il mondo della cultura, università e scuola, e la nautica. Quest’ultima, tranne l’esempio pioniere della scuola di La Spezia, non era presente in università, ad eccezione di pochi casi. Nella facoltà di Architettura di Roma, per molti anni non ho mai detto che mi occupavo di nautica. La cultura di fondo non era disponibile ad accettare un’apertura verso un mondo che criticava. I tempi sono cambiati e ho cominciato a fare cose legate alla nautica. Il corso in Disegno industriale ha rappresentato una svolta”. È lecito credere che ci sia ancora spazio per crescere? “Negli spazi interni c’è molto da fare e i cambiamenti sono più evidenti, ma i due campi non possono essere scissi. Quello che succede dentro la barca, è dipendente dall’involucro. Sono cambiate la cultura delle persone, la tecnologia, e ora nell’architettura contemporanea si ricerca leggerezza e trasparenza. Nella nautica il rapporto esterno-interno sta vivendo un momento di ripensamento, perché esiste la possibilità tecnica di risolverlo in modo diverso”.
Alcune delle imbarcazioni firmate da Zuccon. In alto a sinistra il Ferretti 550 (2004). Sotto a sinistra, il Baglietto del 1981. Nella foto a destra il Bertam 630 (2003).
Abitabilità, trasparenza, flessibilità
Gli ultimi progetti sembrano confermarlo. “È finito il tempo in cui la cabina era solo il luogo dove dormire. Anche nelle case non c’è più una separazione netta fra le zone. Il motoryacht si evolve perché cambiano le condizioni del suo uso. Esistono proposte che incidono sul comportamento delle persone disponibili al cambiamento. Si parla sempre più di abitabilità, trasparenza, flessibilità. Stiamo entrando in una fase dove l’industria più avanzata non è quella che produce di più, ma quella che riesce a produrre meglio, a personalizzare il prodotto a parità di costi. L’industria ha acquisito la cultura dell’artigiano e, attraverso le evoluzioni tecnologiche, riesce a produrre al prezzo della serie”. Ma qual è l’attività preferita per Gianni Zuccon?. “Non c’è nulla che mi piaccia di più di un’altra cosa. A me piace il progetto. Da sempre”. Forse è difficile crederlo, ma basta rileggere cosa scrisse nel 1978: “prendiamo le distanze da tutte quelle posizioni culturali che concepiscono il design solo come puro fatto formale, ma crediamo invece in un concetto di design come vera realtà di progetto”. Insistiamo: e fra la serie e il custom? “Mi piace il mondo della serie perché è facilmente controllabile, la sfida con il mercato è affascinante, ma anche il custom è avvincente, è l’abito su misura, ipercurato, subisco molto questo fascino. Oggi abbiamo la tecnologia che è un fatto fondamentale. Nel futuro contribuirà di più. Lo vediamo con il vetro. Cinque anni fa nessun cantiere, anche grande, avrebbe potuto permettersi di fare le finestre grandi come le vediamo oggi. La tecnologia dei collanti e del vetro non ci supportava, ora si posso fare cose incredibili. Poi c’è il grande mondo dell’emozione, il progetto è diventato sempre più complesso, non è vero che l’oggetto sia solo l’equilibrio fra forma, tecnologia e aspetti commerciali. Oggi, più questa sintesi riesce a produrre forti sensazioni, meglio funziona. La razionalità è una condizione indispensabile, ma non possiamo più parlare di progetti equilibrati, razionali. Non basta”.
Il Custom Line 94 (1998).
Valori e rapporti umani
“Quando seleziono un collaboratore, oltre all’impressione iniziale, parlo di altro, per capire il tipo di persona. Come spesso succede, passo la maggior parte della mia vita in studio e con le persone con cui lavoro. Sono convinto che su una bella persona si possa costruire anche una grande competenza, su una pessima persona non ci provo neanche”. Contrario alla specializzazione “perché ammazza la creatività”, anche se per rispondere alle richieste dei cantieri, talvolta è obbligato ad affidare lo stesso compito a chi ha più pratica ed è più rapido, Zuccon vuole “continuare a insegnare all’università, a fare l’architettura e il disegno industriale”, perché “la possibilità di travasare esperienze in settori diversi fa crescere le persone”. Le persone, il progresso, sono temi ricorrenti per Zuccon che, ricordando un insegnamento che considera fondamentale per andare avanti, invita a riflettere sul ruolo dell’architetto. “Tutta la storia dell’architettura è il racconto di un’edificazione nata dal rapporto fra il progettista, da una parte, e il principe (che era anche l’utente), dall’altra. Oggi invece esiste un mercato (rappresentato da chi compera), il progettista e il principe (il proprietario del cantiere che deve costruire). È il ruolo del principe che è cambiato. Ma oggi come allora, senza il principe non si fa niente. E allora, quanto di quello che vediamo è il progetto del designer e quanto di chi permette di realizzarlo? Forse l’architetto come Deus ex machina è superato”.
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Un tributo alle aziende e alle persone che hanno fatto grande Barche a Motore in questi 35 anni permettendogli di nascere, crescere, diventare grande sino a questo storico anniversario. In questi articoli le grandi eccellenze della nautica si raccontano e
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