2006. Come si sviluppa una barca per vincere il mondiale

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2006, n.2, marzo, pag.88-92

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Iniziamo da una delle storie che ci ha appassionato di più.


Spinti per la vittoria

Da Barche a Motore 2006, n.2, marzo, pag. 88-92.

Le competizioni sono, in ogni sport, alla base delle evoluzioni tecniche. Ecco come un nostro collaboratore e il suo team hanno sviluppato la barca che ha vinto l’ultima edizione del mondiale Powerboat P1.

La passione, quando è davvero forte, consente di raggiungere qualunque traguardo. In queste pagine un nostro collaboratore vi racconta come, insieme a due amici, è riuscito a laurearsi campione del mondo nella classe Powerboat P1. In più, vi portiamo anche l’esempio di Domenico Giardina, vicecampione italiano nel campionato Endurance Gruppo B Classe B3. Due dimostrazioni che si può arrivare in alto anche senza essere professionisti.

Quasi non ci credo, dopo quindici anni di gare, sette titoli italiani e due europei, è arrivato il titolo mondiale. La stagione 2004 era stata disastrosa, rotture e incidenti di ogni tipo ci avevano relegato nelle ultime posizioni della classifica e io e Andrea Bergamini, compagno di avventure in mare da 25 anni, eravamo quindi determinati a costruire un nuovo mezzo da corsa. Speravamo ancora una volta nel sostegno della BWA Nautica, il costruttore di gommoni con il quale avevamo vinto molte gare e campionati, ma i piani di sviluppo del cantiere, sfortunatamente, non coincidevano con le nostre necessità. Tutti coloro che praticano sport motoristici sanno quanto sia importante il sostegno dei produttori e chi si occupa di motonautica sa perfettamente che dopo il tramonto dell’offshore miliardario pochissimi cantieri hanno continuato a investire nelle competizioni a scopo di ricerca e sviluppo. Inaspettatamente, la Cartello S.r.l., l’azienda importatrice dei motori Yanmar in Italia, decide di rientrare nelle competizioni dopo due anni di pausa e ci offre la sua esperienza, i suoi motori e le trasmissioni della consociata Jolly Drive per affrontare il campionato mondiale Powerboat P1.

Il buon affiatamento e la suddivisione dei compiti a bordo sono alla bese del successo nelle gare di Endurance.

Contemporaneamente la ricerca della nuova barca trova esito presso i cantieri Rizzardi, che mettono a disposizione uno scafo da sviluppare. Esaminando il regolamento scegliamo le dotazioni tecniche: saranno impiegati due motori Yanmar da 440 cavalli, trasmissioni di superficie Jolly Drive, cambio ZF, comandi Riviera, elettronica Raymarine, batterie Optima Varta, oli Erg, carburante Diesel One, tute Kingdragon, caschi Osbe, attrezzature subacque d’emergenza Effesub. Per il supporto logistico sarà utilizzata la Marina Porto Antico di Genova, mentre la Opac fornirà aiuto per gli stampi. Il problema maggiore è però il tempo: siamo infatti alla metà di marzo e la prima prova del campionato è in programma a Malta nei primi giorni di maggio. Riusciamo a varare Jolly Drive, questo è il nome della barca, solo una settimana prima della gara, ma i test di velocità sono sconfortanti: il nostro 10 metri pesa 5200 kg e non va oltre i 52,5 nodi. Abbiamo commesso vari errori di valutazione ma non c’è tempo per rimediare. Partiamo ugualmente per Malta pensando a quali scuse accampare per giustificare queste performance, ottime per una barca da diporto, ma disastrose se confrontate con quelle dei nostri avversari che in media corrono a 65 nodi. La sorte è però con noi, il mare è spazzato da venti forza 6, le onde sono alte da due a tre metri. Corriamo per due giorni in queste condizioni e alla fine vinciamo semplicemente perché è impossibile andare a più di 50 nodi. Al rientro in Italia ci mettiamo subito al lavoro sulla carena: bisogna ripartire da lì. Ci consultiamo con un amico, Simone Cesati, che ha un cantiere sul lago di Como (Albatro Marine) e costruisce barche da diporto velocissime. Con un semplice pennarello traccia alcuni segni sul nostro scafo, intendendosi a meraviglia con i tecnici del cantiere Rizzardi che provvedono a eseguire il miracolo.

Mimmo Giardina con il campione offshore Diego Testa.

Al posto di due redan, ne viene creato uno solo con uno speciale convogliatore d’aria e Jolly Drive passa subito a 61 nodi. Ora tocca a un altro esperto, Silvio Schiavone della Silprop; ha un feeling speciale con le eliche: mentre ascolta il responso delle nostre prove accarezza le pale con le dita e le plasma battendole rudemente con un martello e, dopo due giorni di lavoro, raggiungiamo la velocità massima di 64,5 nodi. Siamo arrivati alle medesime prestazioni del Sunracer 38 della FB Design e del SunseekerXS2000 che hanno gli stessi nostri motori. Purtroppo non è abbastanza per vincere perché il Rib della FB Design dei piloti inglesi Drew Langdon e Ian Falkowski ci batte in entrambe le prove di Anzio. Decidiamo di intervenire sulle trasmissioni accorciando le pinne del timone ma guadagniamo solo mezzo nodo. Proviamo a sostituire la pompa idraulica dell’idroguida con una di maggiore portata, perché con l’incremento della velocità è necessaria più pressione nel circuito. La trasferta in Germania non è però fortunata. Poco prima della partenza l’operatore di una troupe televisiva attiva inavvertitamente l’antincendio: la sala macchine si riempie di polvere e l’acqua usata per lavarla causa danni ai circuiti elettrici che ci costringono fuori dal podio. A metà campionato il morale è a terra, ma Angelo Gaia (Yanmar) non è certo abituato a perdere: ha partecipato a quattro campionati del mondo Endurance e ha sempre vinto. L’impianto di governo elettroidraulico ha già dato troppi problemi e i tecnici della Cartello ne realizzano uno meccanico che ci permette di virare più velocemente degli avversari. Le acque immobili del Mar Baltico hanno inoltre messo in evidenza come il peso eccessivo del nostro scafo sia penalizzante in accelerazione e scegliamo quindi di alleggerire la barca utilizzando il sandwich sottovuoto. Dopo la “cura dimagrante” Jolly Drive pesa circa 400 kg in meno e vola a 67 nodi. Ci siamo però accorti che la carena presenta alcune lievi ondulazioni e dopo una perfetta levigatura acquistiamo un altro nodo. Ma 68 non bastano perché per vincere il mondiale dobbiamo dominare le prossime gare. Ora che siamo più leggeri e che la carena ha meno resistenza possiamo utilizzare un rapporto di riduzione diverso, addirittura positivo, per far girare più velocemente le eliche e grazie a questo tocchiamo, nei test sul Lago di Como, i 72,5 nodi. In questi mesi di lavoro abbiamo guadagnato 20 nodi di velocità, un risultato incredibile perché a queste andature la difficoltà di migliorare le prestazioni di un solo km/h è enorme. Partiamo per l’Isola di Wight dove sono in programma la settima e l’ottava prova del campionato mondiale Powerboat P1. Il circuito di gara è insidioso, disseminato di decine di boe occultate dalle migliaia di imbarcazioni del pubblico. Nella prima gara ne fa le spese Sony, lo scafo italiano della FB Design, in testa alla categoria Evolution, che viene squalificato per essere uscito dal percorso di gara. In Super Sport vinciamo battendo gli inglesi nelle loro acque. Replichiamo il successo anche nella seconda prova, ma la giuria inglese, non certo esente da istinti patriottici, squalifica tutti i team italiani arrivati per primi sul traguardo, colpevoli di aver attraversato una zona riservata al pubblico non adeguatamente segnalata. A questo punto solo la matematica non cancella definitivamente le nostre speranze di vittoria. Tra le gare inglesi e quelle di Gallipoli non c’è tempo per sperimentare altre modifiche, ma questa volta è il nostro equipaggiamento che fa la differenza.

Con nuove soluzioni idrodinamiche Jolly Drive ha incrementato la velocità di 22 nodi.

Il mare è poco mosso e in queste condizioni le barche sono quasi sempre in volo a oltre 70 nodi. Le trasmissioni sono molto sollecitate e noi con le Jolly Drive non abbiamo problemi e vinciamo facilmente. A due prove dalla fine siamo nuovamente in testa al mondiale, anche se con solo 4 punti di vantaggio, contro i 20 in palio nelle ultime due manche in programma a Napoli i primi giorni di ottobre. Non ci sono tattiche, bisogna vincere. La prima gara è appannaggio degli inglesi che, complice un nostro testa coda, ci staccano di un minuto portandosi al comando della classifica. Arriva l’ultimo giorno, l’ultima gara, l’ultima occasione per diventare campioni del mondo. Montiamo uno scambiatore di calore per raffreddare il gasolio, sostituiamo i filtri, alleggeriamo la barca calcolando il minimo carburante necessario e togliamo ogni attrezzo da bordo. Qualche chilo in meno e le ultime alchimie per aumentare l’afflusso di carburante ai motori fanno sentire il loro effetto: in accelerazione siamo più brillanti e in rettilineo tocchiamo la velocità record di 74,5 nodi, che ci permette di battere gli inglesi, anche se solo per tre secondi, e di diventare campioni del mondo. In primavera, quando l’avventura era iniziata, con 52,5 nodi di velocità, la nostra era la peggiore barca del campionato. Dopo sette mesi di test e di sviluppo, grazie alla collaborazione e alle idee di tutti noi, era diventata la più veloce del mondo.

Ecco quanto è costata Jolly Drive.

Tre uomini in barca

RICCARDO FATARELLA. Classe 1950, driver di Jolly Drive. Manager di successo nella sanità pubblica e privata vive a Roma e, quando il lavoro glielo permette, coltiva la sua immensa passione per il mare alternando le regate in barca a vela con la velocità delle competizioni a motore. Approdato da pochi anni nella motonautica è riuscito nell’impresa di vincere ben tre titoli mondiali, ottenendo quest’anno per due volte anche l’ambito riconoscimento di pilota dell’anno, tributatogli sia dalla KBL, promoter del campionato mondiale Powerboat P1, sia dalla speciale giuria composta da tutti i piloti partecipanti.

ANDREA BERGAMINI. Classe 1961, dopo anni nel ruolo di driver quest’anno è stato team manager, navigatore e tattico di Jolly Drive. Vive a Genova dove lavora come giornalista freelance e addetto stampa di alcune famose aziende del comparto nautico. Nel 1980 sceglie la barca come passione, dieci anni dopo comincia a correre come pilota e successivamente sviluppa la sua professione nello stesso ambito. Da 15 anni corre in coppia con Maurizio Bulleri con cui condivide un palmares ricco di sette titoli italiani, due europei e ora anche dell’iridato nel campionato Powerboat P1.

MAURIZIO BULLERI. Classe 1961, throttleman. Vive a Genova e lavora come giornalista. Corre in barca dal 1990 e ha all’attivo una precedente esperienza di navigatore nei rally con il Gruppo Fiat. In motonautica ha iniziato dalle gare di regolarità, per poi passare all’Endurance, prima nel Gruppo B (scafi sino a 7,5 metri) e poi nel Gruppo A (barche oltre 9 metri). Ha vinto sette campionati italiani e due europei. Partecipa al Campionato Powerboat P1 dal 2003, anno in cui ha vinto il titolo italiano con un gommone della BWA Nautica. Quest’anno si è laureato Campione del Mondo P1.

di Maurizio Bulleri


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