2011. “Questo motore non s’ha da fare”. Così sono nati i Mercury

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2011, n.3, aprile, pag. 50-51.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.


Questo motore non s’ha da fare

Da Barche a Motore 2011, n. 3, aprile, pag. 50-51.

Con questa frase il fondatore di Mercury bocciò il primo progetto di entrofuoribordo. Per fortuna si è ricreduto.

“Non è una buona idea costruire un motore così”. Questo le parole che, a metà degli Anni ’50, pronunciò Carl Kiekhaefer, il mitico fondatore di Mercury Marine, quando gli presentarono il progetto del primo motore entrofuoribordo. “Mio padre”, ha raccontato Fred, il figlio di Carl, “era così focalizzato sui fuoribordo in quel momento che non voleva essere distratto da nuove tecnologie”. Ma quando il concorrente Volvo Penta, nel 1959, presentò al New York Boat Show il proprio entrofuoribordo, Kiekhaefer cambiò rapidamente idea. Ma come colmare il ritardo? La scelta fu immediata: bisognava puntare sulla potenza. L’entrofuoribordo di Volvo Penta beneficiava di 80 cavalli, dieci in più del più potente fuoribordo Mercury: a quel tempo, nonostante la tecnologia lo permettesse, era poco pratico produrre fuoribordo di maggiore potenza. Gli ingegneri ebbero l’incarico di lavorare a questo progetto nella più totale segretezza. Nel 1961 fu la fiera nautica di Chicago a svelare al pubblico il primo entrofuoribordo MerCruiser: la gamma di quell’anno prevedeva modelli da 125 a 200 cavalli. Non fu, a dire la verità, un successo immediato, anche per le resistenze dei cantieri.

Ci volle un po’ perchè i cantieri si abituassero a questo nuovo motore, ma bastarono pochi anni perchè capissero come disegnare gli scafi.

Per la prima volta su un motore non fuoribordo, il diportista era in grado di controllare sia lo sterzo che il tilt. “Ci volle un po’ prima che le persone comprendessero come costruire le barche sulle quali montare gli entrofuoribordo”, racconta ancora Fred. Il punto di svolta si ebbe grazie alle gare di offshore. Una barca motorizzata entrobordo poteva lanciarti fuori da un’onda e mandarti a quella successiva, rischiando anche di sbalzare fuoribordo il pilota. Un problema che diminuiva drasticamente con l’entrofuoribordo. Il vero boom avvenne dieci anni dopo il lancio. Nel 1971 nacque il MerCruiser 888, un motore V8 da ben 188 cavalli che beneficiava di un’elica a jet. A metà del 1985 si raggiunse la cifra di un milione di entrofuoribordo venduti, ma la grande evoluzione doveva ancora arrivare. Il riconoscimento di MerCruiser avvenne infatti alla fine degli Anni ’80, con la creazione dei piedi poppieri Alpha One e Bravo One: furono infatti sufficienti altri dieci anni (e siamo al 1995) per raggiungere i due milioni di motori venduti. Adesso siamo nella nuova era, quella elettronica che include il sistema Axius, il primo con joystick di manovra.


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