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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.
Il capitano Zen
Da Barche a Motore 2012, n. 7, agosto, pag. 80-83.
Sorridente, ironico e sempre rassicurante: è lo skipper che sa trasmettere serenità in ogni situazione. Chiunque può diventare come lui per navigare “in pace” con il mare. E soprattutto con l’equipaggio.
Ho deciso di presentarvi Lele Panzeri per prima cosa perché ha la faccia da lupo di mare come i veri capitani. Ha la barba e i capelli bianchi e mi ha sempre ricordato sia Capitan Findus che Giuseppe Garibaldi. Lele naviga da tempo immemore, ha attraversato quasi tutti i mari e ha salvato anche delle vite, ma ciò che voglio farvi conoscere è quel suo lato umano che incarna la figura del capitano zen, sempre tranquillo e rilassato, capace di far innamorare le persone della barca e dei mille dettagli che fanno parte di u ina crociera ben riuscita, rendendo la navigazione un’esperienza indimenticabile per tutti. Racconti di mare, astuzie in rada e in porto, e soprattutto la capacità di non far avvertire mai il pericolo alle persone a bordo. La lucidità di mostrarsi sempre come un Buddha impassibile che tutto controlla. Attraverso il suo sguardo cercheremo di capirne di più sul come si “sta” in barca piuttosto che sul come si “va” in barca, perché in fondo in ognuno di noi c’è un lato zen, anche se non lo sappiamo oppure ce ne dimentichiamo. L’importante è saperlo tirare fuori.
Una delle questioni che sta più a cuore all’equipaggio è il dove e quando si decide di andare. Spesso la cosa più difficile è far digerire l’influenza delle variabili naturali e meteorologiche sulla scelta del tragitto di navigazione. Una malizia è quella di capire la meta migliore da raggiungere e farla passare come il posto senza alcun dubbio più bello nei dintorni. A tragitto compiuto poi, far sempre vedere all’equipaggio sulla carta nautica dove ci si trova, e la strada percorsa in giornata.
Mal di mare, mezzo gaudio
Non dimenticare mai qualche consiglio per il mal di mare, uno dei pericoli più temuti dai neofiti, ecco quello del nostro capitano zen: “Mal di mare, mezzo gaudio. È sempre in agguato e nessuno al mondo può dire di esserne totalmente immune. Oltre al solito trucchetto del cracker con l’acciuga, molto noto e praticato, vi faccio parte di una strategia da me stesso elaborata, che nel corso degli anni mi ha aiutato moltissimo. Il segreto è il seguente: non bisogna opporsi mai o in alcun modo contrastare il movimento che sta facendo barca. Anche se vi verrà naturale farlo, dovete cercare di non contrarre i muscoli dello stomaco, di non controbilanciare a destra quando la barca si inclina a sinistra e viceversa. Anzi, dovete fare esattamente il contrario. Dovete comportarvi come su un’altalena. Dovete “spingere” la barca nella direzione che sta prendendo, cercando di aiutarla nel suo movimento, magari esaltandovi e urlando frasi senza senso, come faceva il tenente Dan in Forrest Gump. Siete mai stati in moto sul sellino posteriore? Nelle curve a destra, se vi controbilanciate a sinistra, il guidatore si incavola. Stessa cosa. All’inizio non è facile, ma vi assicuro che poi funziona. Comunque evitate di leggere, guardate la terraferma, se siete in alto mare guardate le nuvole, cercate di non bere e soprattutto copritevi bene prima di avere freddo, non dopo. Cercate di stare a centro barca e più in basso possibile. Se ce la fate mettetevi al timone e concentratevi sulla condotta della barca. Se niente di questo funziona, l’anno prossimo andate in vacanza in montagna che la barca non fa per voi”.
Come sopravvivere ad agosto in baia
Durante la crociera estiva, le affollate baie d’agosto sono uno dei motivi che creano maggiori nervosismi. “Ma come, sono venuto in barca per trovare un po’ di quiete e silenzio e mi ritrovo in una situazione stile Mirabilandia?” Urla, schiamazzi, tender che scheggiano verso la spiaggia, deve esserci un modo per rendere tutto questo più sopportabile. Eccolo: “Il vostro primo impulso sarà probabilmente quello di avvicinarvi il più possibile alla riva, per poter essere rapidi nello sbarco e avere la barca bene in vista mentre rosolate sulla sabbia. Secondo me questo è un errore grossolano. Le ancore, si sa, son fatte per aggrapparsi al fondo e tenere la barca in posizione, ma può capitare anche che le cose non vadano proprio lisce là sotto. Magari l’ancora cade rovesciata, non prende e il peso della catena vi farà pensare di essere a posto. Poi sale un refolo d’aria, la barca disancora e si avvia inesorabilmente a sbattere contro le barche che le stanno dietro. Crack. Migliaia di euro, assicurazioni, periti, rotture di scatole, vacanza compromessa. Mettetevi invece sottovento a tutti, un po’ più al largo, magari anche lontano dalla riva, ma al sicuro. Se qualcuno disancora e vi viene addosso, paga lui, almeno. Se la vostra barca disancora e voi e siete a bordo, dopo un po’ vi ritroverete in mezzo al mare. Poco male. Tornate indietro e ancorate di nuovo. Se la barca disancora mentre voi siete a terra, sperate di avere abbastanza benzina nel fuoribordo del tender”.
Le chicche da portare a bordo
Una crociera ben riuscita è spesso caratterizzata anche dagli accessori che si sceglie di portare a bordo. Ecco alcune chicche alle quali potreste non aver ancora pensato: un retino e una cassetta per la frutta per alleggerire l’annoso problema del lavaggio piatti: il primo fungerà da “lavastoviglie” riponendovi i piatti e chiudendo la rete; il “fardello” così creato potrà rimanere a bagno per un po’ di tempo a poppa per eliminare lo sporco più importante; il tutto potrà poi essere scolato in una cassetta per la frutta che risulterà poi comoda anche per riportare i piatti sottocoperta; una manica a vento per aerare le cabine nelle giornate più torride non farà rimpiangere la viziatissima aria condizionata; un barbecue per belle grigliate è sicuramente un regalo per tutte le persone a bordo; dei cuscinetti gonfiabili possono risultare graditi per chi ama prendere il sole o leggere sdraiato in coperta; un gancio per la ritenuta dell’ancora per distogliere la trazione della catena dal salpancora.
“Dopo tanti anni che navigo, se c’è una cosa che mi dà ancora qualche preoccupazione è andare all’ormeggio in un marina, in un posto barca sconosciuto, magari col vento al traverso. Inteso che una barca più va piano e peggio governa, dopo lunghe riflessioni ed esperienze ho stabilito quanto segue: sempre ormeggiare di prua in banchina. Come fanno quasi tutti i francesi, per esempio, che di barche e di foie gras se ne intendono più di noi. Entrare in un posto barca anche stretto andando in avanti è sicuramente più facile che non a marcia indietro. Sarà un po’ più scomodo scendere a terra saltando dal pulpito di prua, ma ce la potete fare. In compenso il pozzetto sarà dalla parte opposta della banchina e nessuno, passando, potrà sbirciare le grazie della vostra fidanzata mentre si spalma la crema o contare i pomodorini che state tagliando per fare il sugo. Per uscire poi, no problem, mollate le cime a prua e la trappa vi sfilerà automaticamente e molto dolcemente dal posto barca. Lasciate cadere la trappa in acqua e voi stessi che siete al timone potrete constatare se è andata a fondo bene, senza dovervi fidare per forza di quel deficiente del vostro amico”.
Una mattina da soli in rada…
Farla in acqua. Per qualche oscuro motivo, a chiunque affronti una crociera, prima o poi verrà in mente questa idea balzana. Probabilmente ci penserete una bella mattina presto, in una rada protetta, all’ancora. Stanno dormendo ancora tutti, avete bevuto il caffè, avete fumato una sigaretta e ora, improvvisamente avete uno stimolo prepotente. Non volete far rumore sotto coperta, né tanto meno ammorbare l’aria ai vostri amici. Vi tuffate in acqua, vi allontanate di qualche decina di metri nuotando a rana nell’acqua calma e pulita e, infine, ci provate e forse addirittura ci riuscite. Bravi! Vi sentite subito meglio, ma non è finita qui. Subito vi accorgete di un problema al quale non avevate proprio pensato: come allontanarsi dal ‘prodotto interno lordo’. Non è facile. Nuotando via, lo spostamento del vostro corpo nell’acqua provoca una sorta di resistenza indotta, una specie di risucchio che fa in modo che l’orrendo proietto vi segua dappresso allegro e fedele, come una giovane paperella, appena uscita dall’uovo, segue allegramente la sua mamma guardandola con amore… mamma… Il mio consiglio è di portarvi appresso una pinna. Ne basta una sola, con la quale “fare vento” (acqua) per allontanare l’ospite sgradito. Oppure, se preferite, potete raccogliere il meteorite bruno usando la pinna come un cucchiaio, per poi lanciarlo a catapulta sul ponte della barca dei vostri vicini che ieri sera non avevano sonno e hanno continuato a cantare le canzoni di Battisti fino alle tre”. Grazie ancora Lele e come dici tu: “Buone vacanze, buon vento e che Kandebù vi protegga”.
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