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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.
Tommaso Spadolini: come ti cambio la barca retrò… ma non solo
Da Barche a Motore 2002, n. 1, febbraio, pag. 46-49.
Foglio bianco, matita e gomma pane. Così nascono le barche di Spadolini e così è nato anche lo Smeraldo 45, l’ultimo progetto per Apreamare, un raro connubio tra la classicità delle linee del gozzo sorrentino e l’avanguardia tecnologica degli Ips Volvo Penta.
Mi sono sempre domandato come un designer potesse ideare un oggetto al computer, cioè come potesse trasferire su una macchina le sensazioni, intuizioni, forme e suggestioni della “cosa” che andava a creare. Poco importa che sia un’auto, un frullatore o una barca, era il trasferimento dell’idea che non mi tornava. Dopo la chiacchierata con Tommaso Spadolini l’ho capito: prima ci sono un foglio bianco, una matita e l’insostituibile gomma pane, di quelle che a scuola diventavano delle palle informi. E così che nascevano negli Settanta i magnifici Akhir dei Cantieri di Pisa, è così che oggi nasce un custom di 70 metri o un gozzo di serie come l’Apreamare Smeraldo 45. “È una questione di cultura, tradizione e sensibilità” spiega Tommaso Spadolini“una filosofia di vita che mi ha inculcato mio padre che così disegnava gli Akhir e che io ho mantenuto in questi 31 anni di professione, lavorando per cantieri importanti come Tecnomarine, Canados e, appunto, Apreamare. Non è solo una questione tecnologica, ritengo che le linee classiche abbiamo bisogno di quelle ‘rotondità’ che devono essere abbozzate prima su un foglio per essere poi trasferite in un Programma informatico”.
Legami con la tradizione, un argomento che sembra fatto apposta per parlare dello Smeraldo 45, l’ultimo progetto dello Studio Spadolini per Apreamare. “L’input che mi era stato dato da Cataldo Aprea era molto chiaro e assolutamente condivisibile, una barca che incentivasse il passaggio a una misura più importante i tanti felici proprietari dell’Apreamare 12 metri, un altro mio fortunato progetto per questo cantiere” – ricorda Spadolini – “Una sfida assolutamente fantastica perché, partendo da zero, dovevo da un lato recuperare la tradizione delle linee del gozzo sorrentino, fondendole con la tecnologia all’avanguardia delle trasmissioni Volvo Penta IPS. Proprio queste ultime ci hanno aperto una serie di opportunità notevoli: infatti la carena è stata disegnata per ottimizzare la loro installazione, questo presuppone una superficie d’appoggio maggiore a prua che si traduce in una generosa volumetria per la cabina prodiera. Al contempo i motori più appoppati aumentavano la disponibilità di spazio a centro barca, questo ha consentito di ricavare una comoda cabina per gli ospiti e quella del marinaio. Due anche i bagni, ognuno con box doccia separato. Lo scafo ha mantenuto esteriormente le linee classiche del gozzo, con un contenuto slancio di prua e la poppa a rientrare con un’importante plancetta. La tuga ha un design molto rigoroso e importante per dare spazio alle ampie finestrature che donano luce al ponte principale e sopperiscono alla mancanza di aperture vetrate sullo scafo, come le linee curve dell’opera morta impongono. È una barca che deve durare nel tempo e che non sarà spazzata via dal succedersi delle mode. Mio padre mi ha insegnato che una barca deve essere fatta di poche righe, e cosa c’è di più semplice di un gozzo? Lo Smeraldo 45 ne riprende la filosofia e la mixa con la tecnologia Volvo Penta per una barca davvero unica. Ancora oggi in porto un Akhir degli anni Settanta o un Canados degli anni Ottanta si riconoscono subito, la loro classe non ha tempo. Così gli Apreamare hanno lanciato una tendenza riscoprendo la semplicità e il fascino del gozzo e allo Smeraldo è affidato il compito di dare futuro a questo concetto di barca. Anche se non ha scelto il momento giusto per nascere, i numeri ci danno abbastanza ragione. Del resto ci confrontiamo con un mercato molto guardingo, dove gli armatori cambiano barca con più accortezza e sono molto attenti alla tenuta nel tempo del loro investimento, al rapporto qualità/prezzo, al comfort e all’abitabilità. Tutti plus che lo Smeraldo 45 offre, nel solco della tradizione come design e dell’avanguardia grazie ai Volvo Ips”.
Tommaso Spadolini al lavoro nel suo studio.
Lunga vita alla cultura classica
C’è però da notare con rammarico come sempre più spesso questa passione per le linee pulite e classiche stia un po’ scemando soprattutto sulle misure più popolari, diciamo dai 10 ai 18 metri. “È vero” conferma Spadolini, “spesso assistiamo a quello che ho scherzosamente definito una sorta di ‘abuso edilizio’. Del resto i posti barca sono quello che sono, adesso è pure ritornata la tassa di stazionamento anche se con un altro nome, e quindi c’è la necessità da parte dei cantieri e dei loro progettisti di massimizzare abitabilità e comfort su misure ben delimitate. A questo punto il rischio è di creare dei parallelepipedi tutti uguali, e questa è un po’ la sensazione che si ha nei padiglioni di ogni fiera nautica. Se il design classico privilegiava le linee morbide e tonde, qui a trionfare sono quelle rette che, come è facilmente intuibile, garantiscono una maggiore volumetria interna. Certo non tutto il male vien per nuocere, per esempio le ampie vetrate sullo scafo donano agli interni una luminosità che era impensabile con i vecchi oblò, ma il loro montaggio impone un’opera morta più lineare che fa inevitabilmente perdere la geometria delle forme. Per non parlare dei fly che sono sempre più grandi, scherzando si potrebbe pensare che in futuro i parabordi andranno messi in alto perché è quella la parte più larga della barca… Lo stesso discorso vale anche per gli interni e alcuni accessori: mi è capitato di trovare dei listelli di teak posati di traverso rispetto allo scafo e sempre più spesso, visitando certi interni di barche, ho quasi l’impressione di essere al salone del mobile di Milano piuttosto che a Genova. Non mi riferisco soltanto ai mobili con gli spigoli vivi, che peraltro si usavano anche trent’anni fa, ma a numerose soluzioni d’arredo che sono mutuate più dal design d’arredo che non da quello nautico. All’interno di queste nuove tendenze ci sono però da sottolineare alcune eccezioni che sanno ben amalgamare l’esigenza di volumi abitativi più ampi con soluzioni che hanno anche una loro valenza nautica. Penso alla prua larga degli ultimi Azimut, che ha il pregio di non intaccare le linee dello scafo, ma di donare più agio a prua e, sempre di questo cantiere (che trovo uno dei migliori interpreti del made in Italy nautico odierno, un giudizio disinteressato perché non è mio cliente), la cura riposta nei passavanti e anche alle soluzioni degli interni, che hanno il pregio di aver notevolmente aumentato i volumi abitativi e il comfort nella vita di bordo”. Ci sono poi contaminazioni che possono dare grandi spunti di creatività e di sviluppo delle imbarcazioni, una di queste arriva dal mondo dell’auto: “Fra gli altri progetti a cui sto lavorando (i due più recenti sono un custom di 55 metri e uno di 45) professionalmente sto anche vivendo un’esperienza straordinaria. Infatti un grande gruppo automotive mi ha affidato la progettazione di alcuni modelli open da 8 a 12 metri, barche da trasporto persone le definirei, destinate a diventare tender per grandi yacht o per mega alberghi. È molto interessante il confronto con il mondo della progettazione automobilistica perché spesso siamo agli antipodi. Quella che per loro è una preserie per noi nautici può essere la produzione di qualche anno. Poi c’è il diverso approccio alle soluzioni tecnologiche: prendiamo per esempio il tettuccio apribile, nell’auto lo si usa quasi tutti i giorni, su una barca per un mese all’anno, è difficile spiegare che gli stessi meccanismi non sempre sono applicabili alle due realtà. Comunque stiamo collaborando molto attivamente e presto i risultati saranno presentati, sarà un evento importante per tutto il mondo della nautica”.
Due bozzetti che delineano le forme quasi definitive dello Smeraldo 45. E’ così che nascono tutti i progetti di Spadolini.
Continuiamo a parlare della progettazione della barca e della ricerca, spesso velleitaria, dell’originalità a tutti i costi. “Quando si è di fronte al progetto di una barca custom le idee dell’armatore dettano legge”, prosegue Spadolini, “Quindi gli eccessi sono, se non giustificati, quantomeno comprensibili. La voglia del ‘famolo strano’ spesso serpeggia anche se, per fortuna, per le barche a cui stiamo lavorando adesso a prevalere è stato il gusto del classico, anche perché quando si investe qualche milione di euro è importante che la barca non sia superata dalle mode già prima che venga varata. La sfida è coniugare le due esigenze, come quando abbiamo disegnato la barca dello stilista Roberto Cavalli, un Baglietto di 42 metri, che ad alcune scelte ardite, come la colorazione cangiante, ha abbinato una linea innovativa ma fedele ad alcuni stilemi classici: a distanza di anni non passa inosservata ed è sempre attuale. Nella produzione di serie, a maggior ragione, si dovrebbe difendere ancora di più questo legame con la tradizione, perché una barca troppo originale rischia di essere superata dalle mode molto presto. Poi ci sono le eccezioni, come i Wally che hanno lanciato una tendenza, quella delle prua dritte, che promette di restare attuale ancora per molto tempo, anche perché è stata adottata da un gran numero di cantieri. Se vogliamo è un ritorno alle origini, alle navi di inizio del secolo scorso, che ha saputo conquistare l’interesse e colpire l’immaginario anche degli armatori di oggi. Un caso raro perché nei mercati emergenti, i più interessanti commercialmente, la cultura e la sensibilità verso la tradizione nautica sono molto differenti rispetto all’Europa e quindi sono preferite le linee avveniristiche e spesso forzatamente originali”.
Un designer a tutto tondo
Nella sua lunga carriera Spadolini ha disegnato barche da 11 a 70 m a filosofia progettuale di Tommaso Spadolini si esprime nell’abilità di creare sia modelli che sappiano coniugare le diverse esigenze di un cantiere, che deve proporre un progetto contemporaneamente all’avanguardia ma non troppo legato alle mode per non farlo invecchiare troppo presto, sia le personalizzazioni più estreme per rispondere alle volontà, e spesso ai capricci, degli armatori dei maxi yacht custom. Il tutto si deve fondere senza creare alcun contrasto, in una perfetta sintesi tra gli elementi tecnologici dello scafo e della sua progettazione, tenendo in grande considerazione il comfort di bordo e la visione estetica ed ergonomica degli interni. Tutto questo trova la sua naturale espressione in barche armoniche e innovative: curve dolci e morbidi profili che hanno come risultato forme aerodinamiche nel totale rispetto delle linee tradizionali di una barca. Questa filosofia ha raggiunto i suoi massimi risultati in realizzazioni come il “Fortuna”, il motoryacht di 42 metri realizzato per il Re di Spagna, che combina l’eleganza della sua linea con i 70 nodi di velocità oppure il progetto di un 42 metri sviluppato per lo stilista Roberto Cavalli. In questa pagina alcune delle barche progettate da Tommaso Spadolini nel corso della sua carriera per diversi cantieri: dalla felice collaborazione con Apreamare ai prestigiosi Akhir dei Cantieri di Pisa, senza dimenticare i Canados, un pezzo di storia dell’Italia nautica.
Alle spalle di Spadolini alcune delle sua più celebri barche.
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