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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.
Maleducato sarà lei!
Da Barche a Motore 2012, n. 6, luglio, pag. 80-85.
Ma chi l’ha detto che per usare le moto d’acqua si debba essere per forza esibizionisti e un po’ cafoni? I tempi sono cambiati, le nuove aquabike sono delle vere barche e possono essere un’alternativa divertente a open e gommoni.
Ammettiamolo, tutti almeno una volta li abbiamo maledetti! Forse anche per questo è stato istituito l’obbligo della patente, certamente un limite alla diffusione delle moto d’acqua e un brutto colpo alle attività di noleggio, ma almeno ha calmierato un po’ l’ambiente, eliminando la componente spesso più “facinorosa” degli utenti. Oggi lo scenario, grazie anche ai modelli proposti dalla case costruttrici, è molto diverso e le aquabike sono sempre meno degli oggetti riservati a una ristretta schiera di funamboli esibizionisti, ma si propongono come soluzione per vivere il mare in un modo alternativo e divertente. Come? Semplicemente come si usa la moto su strada: cavalcandola per raggiungere la caletta isolata come con un qualsiasi altro scafo open. Come su una moto le dotazioni devono essere ridotte, ma nei gavoni di poppa e di prua può trovare posto (e soprattutto restare all’asciutto) tutto quanto serve per la minicrociera e un tonificante bagno. Anche l’abbigliamento tecnico, la classica muta, non è poi così indispensabile se la giornata è calda. Avete la sensazione che potreste cambiare diametralmente opinione su questi oggetti finora considerati quasi un’aberrazione dell’andar per mare? Noi l’abbiamo già fatto e vi spieghiamo perché navigare in aquabike può essere divertente e anche un alternativa economica alla barca.
Da quella più “spartana” alla top della categoria. È questo il range economico nell’ambito dell’offerta Yamaha e Sea-Doo, i due principali player del settore. Ma al di là della marca e del tipo scelto è la rinnovata filosofia progettuale che propone le aquabike come “terza via”, insieme alle barche aperte e ai gommoni, dell’andar per mare in crociere diurne. Da tempo, poi, si è anche concretizzata un’altra tendenza: il loro uso come tender dei grandi motoryacht. Per chi invece si avvicina alla nautica ed è alla ricerca del suo primo mezzo, le moto d’acqua si possono candidare con valide motivazioni.
Semplici e maneggievoli
Un motore, un idrogetto, carena e carrozzeria di vetroresina: il gioco è fatto, ecco la moto d’acqua. Cominciamo dalla struttura, con uno scafo iniettato di schiuma che ne garantisce l’inaffondabilità; pure la sovrastruttura è di vetroresina ed è l’elemento caratterizzante che sottolinea l’evoluzione crocieristica di questi mezzi: quindi gavoni, ma anche una sella a tre posti, spesso dotata di supporti lombari, e una plancetta poppiera che molti scafi fuoribordo si scordano. Per quanto riguarda il motore, due le opzioni offerte da Yamaha: per i modelli più economici, il quattro cilindri 1000 cc di derivazione motociclistica (lo stesso della RI), mentre per i modelli di gamma medio-alta, uno specifico 1800 cc sempre a quattro cilindri, aspirato o sovralimentato, il tutto per un range di potenze da 110 a 210 cv e un peso variabile da 330 a 380 kg. Sea-Doo si affida invece a un unico monoblocco, aspirato o sovralimentato, con potenze da 130 a 260 cv e peso fino a 445 kg per il modello Granturismo. A trasformare la potenza in velocità ci pensa un idrogetto classico che, orientando il flusso, innesca le virate e, grazie a una saracinesca esterna, è in grado di far navigare la moto anche in retromarcia.
Le acquabike possono disporre anche di una sella a tre posti.
A questo punto l’esperienza richiesta per la conduzione non è molto differente da quella necessaria per uno scooter stradale. I comandi a disposizione sono il manettino del gas e lo stacco per spegnere il motore in caso di caduta. Dopo aver partecipato a un’articolata sessione di approfondimento tecnico in casa Yamaha, con tanto di smontaggio completo di un motore, potremmo descrivervi una moto d’acqua della casa nipponica in ogni suo particolare, ma qui ci limitiamo a notare alcuni importanti dettagli, come i tre pulsanti (up, down e set) del cruise control sulla manopola di dritta che, proprio come sull’auto, consente di regolare la velocità ottimale ed evitare che gli scossoni si ripercuotano sul gas; inoltre c’è il pulsante No-wake che regola la velocità a 8 km/h per le uscite a lento moto dal porto. Sulla manopola di sinistra si trova invece il regolatore di assetto che permette di ottimizzarlo in navigazione alzando e abbassando la prua. Quanto poi al cruscotto è una vera miniera di informazioni, oltre che accattivante nel design. La maneggevolezza è notevole e farsi prendere la mano è facile, ma anche se la moto si rovescia non c’è problema: basta rispettare il senso di raddrizzamento indicato sulla poppa per evitare di far entrare acqua nei condotti di aspirazione. La sentina interna è autosvuotante quando si naviga a velocità sostenuta, ma c’è anche una pompa specifica. Poi, quando si è a terra, basta svitare i tappi per completare lo svuotamento; ricordarsi però di richiuderli prima di rimettere la moto in acqua! Un’altra avvertenza importante è di non farsi trainare a velocità sostenuta a motore spento: potrebbe entrare acqua nei cilindri dallo scarico. Praticamente tutte le moto sono dotate di gancio per lo sci nautico e di specchietti retrovisori e questo ne amplia ulteriormente le possibilità di utilizzo. Con la comoda sella a tre posti nessuna meta è preclusa e il divertimento è assicurato.
Alcuni particolari che sottolineano la cura riposta nei nuovi modelli: dai sedili con supporti lombari alla grande plancetta poppiera. Gli specchietti retrovisori permettono un controllo completo e aiutano a evitare collisioni, ma sono utili anche per lo sci nautico.
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