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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.
Poker Run, tu può fa’ l’americano
Da Barche a Motore 2024, n. 24, maggio, pag. 80-85.
Donne e colori, tante gioie e… niente dolori. Così si può riassumere lo spirito del Poker Run, un evento che negli Usa è animato da belle ragazze e potenti barche con le livree più fantasiose. Sembra una gara, ma in realtà è una grande giostra aperta al puro divertimento in barca e ai tanti party a terra. Il gioco a carte? Non si fa nemmeno, però si può vincere, in ogni caso, il vero obiettivo è fare grandi, grandi feste.
Immaginate di essere in baia, belli rilassati al sole, pensando a qualche cosa da fare per trascorrere la giornata, magari coinvolgendo gli amici delle barche accanto. Cosa ci si può inventare? Ecco l’idea: radunate quante più barche possibili, scegliete una persona di fiducia a cui affidare un mazzo di carte da poker, stabilite insieme una meta fissando cinque checkpoint lungo la rotta, ovvero cinque luoghi in cui potete fermarvi, e in ognuno di questi fatevi consegnare una carta dalla persona a cui avete affidato il mazzo. Una volta arrivati alla meta stabilita, scoprite le carte che avete raccolto e… buona fortuna! Se la vostra è la mano di poker migliore avete vinto; ma anche se avete perso, non importa, perché ora che siete a terra tutti insieme e il tramonto è alle porte, l’occasione è buona per ritrovarsi a far baldoria. Ecco, senza saperlo, seppur in una versione “rudimentale” avete importato in Italia il Poker Run. Ora che siete diventati i pionieri italiani di questa competizione tutta speciale, che è nata negli Stati Uniti, se volete organizzarla come si deve è bene che scopriate ogni dettaglio su come funziona un Poker Run e cogliate tutta quella strabiliante atmosfera di grande festa che vi ruota attorno. Si, perché la navigazione e il poker sono solo due componenti di un evento in cui, alla fine, ci si ritrova tutti a far casino: musica, birra (in America va più del vino e dello champagne), grigliate, balli, belle ragazze e una lunga notte davanti per divertirsi al massimo.
Il Poker Run è una “party-gara” in cui si corre non per arrivare primi, ma solo per il gusto di scatenare l’adrenalina e far colpo sulle amiche.
Non sarà mica un caso che negli Usa c’è una miriade di associazioni e club che puntualmente organizzano questi eventi, e lo fanno con tanto di bando di gara ufficiale e premi, in parte in denaro in parte in materiale fornito dagli sponsor. In realtà, non esiste un format specifico di gara, ognuno se lo organizza come vuole, ma l’obiettivo comune a tutti è di arrivare al porto finale con la migliore mano di poker, dopo aver raccolto le carte a una a una nei cinque porti prestabiliti. Un Poker Run può durare un giorno, un weekend o addirittura anche una settimana; in questo caso uno, se vuole, può raccogliere le carte in uno o più giorni e sceglierne un altro nell’arco della settimana per scoprire le sue carte. La sosta a ogni chekpoint naturalmente non si limita alla sola consegna della carta (che viene marcata e registrata), ma prosegue con musica, buffet, ritrovi e intrattenimenti vari, che sono solo un assaggio del grande party finale. Abbiamo visto che il Poker Run è molto in auge negli States, ma quello in barca è una delle varianti possibili, perché questo tipo di competizione, del tutto amatoriale, ha la sua origine nel mondo motociclistico, poi gli appassionati degli altri sport lo hanno fatto proprio. Così, oggi il Poker Run si può fare anche a piedi, a cavallo, con le motoslitte, in bicicletta e chi più ne ha più ne metta. Del resto lo spirito di questa gara si presta a ogni disciplina sportiva.
Barche variopinte, belle ragazze e tanta voglia di fare baldoria, anche questo è il Poker Run.
Di sicuro, dopo gli “easy rider” , sono gli appassionati di nautica i più assidui del Poker Run, al punto che tale definizione identifica anche una particolare tipologia di barca, ovvero i fast commuter americani tipo Cigarette, Donzi ecc.; questo nonostante, di base, non sia una competizione di velocità o che comunque preveda bonus a chi arriva primo, anzi, non ci sono cronometri, l’unico limite di tempo è segnato dalla fine dell’evento e la sicurezza è promossa con molta enfasi dagli organizzatori, ma si sa… dai agli americani anche una remota possibilità e loro trovano subito un motivo per far scorrere l’adrenalina, così, accendere la sfida anche in navigazione e diventato un pretesto in più per mettere più pepe all’evento ed è per questo che in gara si vedono moltissimi “offshore” dalle livree più bizzarre, ma ci sono anche open apparentemente normali, se non fosse che, attaccati allo specchio di poppa, hanno quattro o cinque motori fuoribordo, magari da 300 cavalli l’uno. Ma evento che vai, regole che trovi, così capita che nel bando di gara ti trovi scritto che non c’è un percorso prestabilito per toccare i cinque marina, ma li si possono raggiungere in ordine sparso, secondo la voglia dei singoli equipaggi, l’importante è arrivare all’ultimo porto per scoprire le proprie carte entro l’orario stabilito, che di solito è il tardo pomeriggio.
Alcuni motoscafi che partecipano al Poker Run.
Questo rimarca lo spirito libero del Poker Run, dove la velocità non è un motivo per gareggiare bensì un’opportunità per gasare gli amici a bordo e scatenare tutti i cavalli a disposizione per correre sull’acqua e saltare sulle onde (ovviamente per chi è sicuro di avere il controllo della barca); e chi si iscrive lo fa senza nemmeno sapere quanto è la posta in gioco. Il monte premi, infatti, varia in funzione dei fondi raccolti dall’organizzazione tramite gli sponsor e le quote di iscrizione degli equipaggi; una volta tolte le varie spese di organizzazione, ciò che resta viene ripartito in quote da destinare ai primi classificati con le migliori mani di gioco (scala reale, scala, colore, poker, full ecc.) e in caso di pareggio (per esempio, due scale, due full ecc.) subentra lo “split”, cioè la divisione del premio. Tutti questi calcoli fanno sì che i premi in denaro vengano comunicati qualche giorno dopo la chiusura dei giochi, però anche in questo caso non ci sono regole fisse, ognuno imposta la premiazione come meglio crede, ma il bello è che i premi non vanno solo ai migliori, ma solitamente ce n’è uno anche per la mano peggiore; come dire che anche per essere “sfigati” bisogna avere una certa dose di fortuna.
E se proprio non vi piace il poker, ci sarebbe anche una variante, molto meno popolare, ma assolutamente fattibile ed è quella con i dadi (Dice Run). Al posto di raccogliere le carte, a ogni chekpoint si tirano i dadi e vince chi ha totalizzato il numero più alto alla fine di tutte le tappe. Ma alla fine… che siano carte o siano dadi, che vinciate o che perdiate, partecipare a un Poker Run è un’esperienza assolutamente positiva e soprattutto indimenticabile, perché non è una gara che procura stress, come spesso succede anche in quelle amatoriali, ma è una grande giostra aperta solo al divertimento e alla voglia di stare insieme a far festa, bere, ballare, divertirsi e poi… beh, a voi la libertà di fare tutto ciò che vi viene in mente.
Poker Run, dove la velocità non è un motivo per gareggiare bensì un’opportunità per gasare gli amici a bordo e scatenare tutti i cavalli a disposizione per correre sull’acqua e saltare sulle onde.
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