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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.
L’altra metà del mare
Da Barche a Motore 2021, n. 18, aprile/maggio, pag. 52-60.
Sempre più costruttori di barche a vela sposano la filosofia del motore. Un fenomeno attuale, ma con radici profondissime. E non è sempre solo una mossa di mercato.
Aperte, chiuse, cabinate, per le lunghe navigazioni, velocissime, comode, con uno, due o tre scafi. Insomma, esistono decine e decine di tipi di barche, ma la prima, imprescindibile, domanda è sempre la stessa: a vela o a motore? La differenza tra i diversi modi approcciare la navigazione divide piuttosto nettamente il mercato: due metà della stessa passione e dello stesso mare. Ci sono, poi, alcuni casi in cui un velista, per età o altra esigenza come può essere il poco tempo a disposizione per le vacanze, decida di comprarsi la barca a motore. Per i cantieri, invece, succede di solito il contrario. Dalla vela si passa al motore. Gli esempi più recenti sono il danese X-Yachts e il finlandese Nautor’s Swan che, tra il 2020 e il 2021, hanno presentato la loro prima barca a motore. Entrambi i cantieri hanno puntato su un’imbarcazione aperta di impronta mediterranea per questo debutto: l’X-Power 33 C nel primo caso e lo Swan Shadow nel secondo. A dirla tutta, X-Yachts ha fatto il suo ingresso utilizzando l’esperienza e il saper fare di un’azienda già presente nel motore, Hoc Yachts, acquisita nel 2019. Con questo ingresso, comunque, altri due marchi che fino a ieri si erano mantenuti “puri” costruendo solo sailing yacht, ora abbracciano anche un’altra visione. Perché questo? Una prima e semplice, ma validissima motivazione può essere quella dei potenziali clienti. Numeri alla mano, le barche a vela sono solo l’8% delle imbarcazioni totali che si trovano in circolazione nel mondo. Riuscendo a trovare la ricetta giusta, è evidente che questo tipo di scelta possa avere effetti enormi sul giro d’affari di un cantiere.
I Grand Soleil come il 42 LC (foto sopra) hanno fatto la storia del Cantiere del Pardo. Un’ulteriore svolta, però, è arrivata nel 2017 con il Pardo 43 (foto sotto). Dal lancio di questo primo modello a motore, il fatturato è oggi quasi triplicato.
Una case history (di successo) la offre il Cantiere del Pardo, che da decenni è noto nel mondo della vela con il marchio Grand Soleil. L’arrivo nel motore con il brand Pardo Yachts è stato a dir poco travolgente. Partendo con il Pardo 43, seguito dal Pardo 50 e dal Pardo 38, il cantiere è riuscito a imporsi sui mercati di tutto il mondo con il walkaround all’italiana. Risultato? Dai 20 milioni di fatturato nel 2017 il cantiere è passato a circa 60 milioni nel 2020. In Europa non mancano poi i gruppi o i brand protagonisti in entrambi i settori. Pensiamo a Beneteau, Jeanneau, Bavaria, oppure ad Hanse Yachts AG con i marchi Fjord, Sealine, Dehler, Hanse e Moody. Il presidio del maggior numero possibile di aree di mercato, compatibilmente con gli obiettivi e l’identità del marchio, è senza dubbio un aspetto che i brand hanno ben presente quando si muovono in questa direzione. Un’altra motivazione, che non esclude quelle precedenti (e forse le completa) può essere data dal desiderio di declinare la propria visione della nautica in un’altra tipologia di imbarcazione. Successe con Perini Navi quando, nel 2007, annunciò il suo debutto nel mondo delle barche a motore con tre modelli da 50 a 70 metri: i Picchiotti Vitruvius. Il legame di questi tre modelli con la vela è molto profondo e trova le sue radici nell’architetto navale Philippe Briand, che collaborò alla progettazione. La linea dei tre Picchiotti Vitruvius di Perini Navi era, infatti, ispirata all’idrodinamica delle barche a vela.
Un WallyCento in navigazione.
Ancora oggi queste imbarcazioni restano immediatamente riconoscibili nel loro design. “Per Wally tutto nasce dalla vela – ci spiega Luca Bassani, fondatore di Wally Yachts – e tutto ha avuto inizio quando un giorno entrò nel nostro studio a Monte Carlo un cliente tedesco. Noi all’epoca facevamo solo barche a vela e lui mi disse che non era interessato. Però mi chiese di fare una barca a motore con lo spirito di Tiketitan (sailing yacht di Wally lungo 27 metri, N.d.r.), quella che io chiamo la barca a vela da guerra. Da quest’idea arrivò il primo Wallypower, il 118″. Bassani aveva già in mente di portare nel motore la sua “rivoluzione della barca da diporto”. Nel suo caso, come spesso succede nella nautica, è stato un singolo armatore a far scoccare la scintilla. Da li nacque il primo yacht a motore Wally, in grado di sviluppare i 60 nodi di velocità, che nell’idrodinamica traeva spunto dalle barche a vela Wally a partire dalla forma della prua. Con la stessa filosofia, come appoggio ai grandi Wally a vela, alla fine degli anni Novanta arrivarono anche i famosissimi Wallytender, proprio mentre il Wallypower 118 era in costruzione. C’è chi poi nelle barche a motore ha riscoperto le proprie origini, come Solaris Yachts e il giovanissimo marchio Solaris Power. Il cantiere Solaris era stato tra i primissimi cantieri in Europa a costruire una lobster, il 47 piedi Express Cruiser di Bruce King, designer delle celeberrime Hinckley. Oggi la famiglia dei Solaris Power è formata da otto modelli, da tredici a ventuno metri. Per risalire, però, a uno dei primi esempi di cantiere con una doppia anima dobbiamo andare indietro nel tempo di almeno centocinquant’anni. Stiamo parlando di Baglietto, oggi parte del Gruppo Gavio, al top della cantieristica italiana. Il cantiere nato a Varazze, in provincia di Savona, nel 1854, è stato protagonista sia nella vela, sia nel motore almeno fino agli anni Sessanta. Poi la componente motore ha preso il sopravvento e oggi il cantiere si dedica solo ed esclusivamente alla progettazione e costruzione di panfili a motore. Quello che è stato senza dubbio un emblema dell’ibrido, non solo a livello di cantiere, ma anche come barca è rappresentato dal motorsailer Altura di Ferretti, nato negli anni Settanta. Una via di mezzo tra vela e motore in grado di affascinare molti diportisti. La vela venne poi lasciata indietro, ma senza rinnegare quella visione del mare, da cui nacque nel 2009 l’Altura 840, motoryacht flybridge pensato per le lunghe navigazioni.
Il 43 Wallytender.
Dal motore alla vela: gli atipici
La storia di Hinckley è molto particolare. Fondato nel 1928, il cantiere costruì nel 1933 il primo motoscafo, un 36 piedi a motore. La Hinckley si trova a Manset, nel Maine, luogo che attrae molti amanti della crociera a vela sulla costa orientale degli Stati Uniti. “Per questo motivo – ci ha spiegato Innes McGowan, direttore vendite europeo del cantiere Henry Hinckley – ha visto navigare da li molte belle barche a vela. Sapeva, però, di poter costruire barche a vela altrettanto buone, se non migliori. Allora fece progettare agli architetti navali di Sparkman & Stephens una barca a vela apposta per sé. Il primo era di 29 piedi e fu finito e varato nel 1938. L’azienda divenne famosa – ha continuato Innes – per le sue barche a vela e il Pilot 35 e il Bermuda 40 dominarono il business fino al 1994″ In totale sono state costruite 650 barche a vela. La tendenza, però, oggi è radicalmente cambiata. Come? Con la nascita della prima Picnic Boat di 36 piedi, circa 25 anni fa. “La Picnic Boat ha cambiato tutto per l’azienda. Con l’aggiunta di nuovi modelli di barche a motore da 29 a 55 piedi, il motore è oggi centrale”. L’importanza della parte a motore è chiara anche solo guardando i numeri: gli Hinckley a motore sono già a arrivati a quota 1.200 unità vendute e questo numero continua a crescere. E dal 2021 saranno anche fuoribordo con l’Hinckley 35. Come il cantiere spagnolo Rodman sia stato “costretto” a costruire barche a vela ha dell’incredibile. Era il 2002 quando l’allora Re di Spagna, Juan Carlos di Borbone, radunò il suo team e sentenziò: “Voglio una barca per vincere nelle regate. E deve essere costruita in Spagna”. In prima linea c’era Pedro Campos, famoso velista di Coppa America e braccio destro del sovrano, che si mise all’opera. Scelse i progettisti più forti del momento, i tedeschi Judel&Vrolijk e ordinò al cantiere più importante di Spagna, Rodman, di costruire sette barche, tutte uguali, come voleva il re. Rodman, che non aveva mai costruito una barca vela, realizzò così i Rodman 42, vincitori di regate in tutto il Mediterraneo.
Il Solaris 60.
I catamarani
Una menzione particolare la meritano i cantieri che costruiscono multiscafi a motore, perché questa fetta di mercato offre un esempio macroscopico di questa tendenza. Sunreef, Fountaine Pajot, Lagoon, Bali e Nautitech sono solo alcuni dei grandi nomi di produttori storici di catamarani a vela che ora stanno si stanno concentrando anche sul motore. Di recente è arrivato sul mercato il marchio Leen, versione power dei trimarani Neel. Insomma, questo genere di multiscafo è sempre più al centro dell’attenzione e quasi tutti i costruttori di cat a vela hanno fiutato il business nel motore. Va detto, però, che non basta “levare l’albero” per ottenere un catamarano a motore. Cosa vuol dire? Che dietro a questo tipo di scelta ci sono investimenti importanti che i cantieri sono convinti di ripagare con l’ampliamento costante di questo mercato. E i numeri, a ora, stanno dando loro ragione.
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