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Da Barche a Motore 2023, n. 30, aprile/maggio, pag. 96-103.
Carene più efficienti. Materiali più leggeri. Sistemi di propulsione ibridi e di nuova generazione. Con la gamma Seadeck il cantiere Azimut traccia una nuova rotta verso la sostenibilità.
C’è il tema dell’innovazione. Poi non va dimenticato il design. Vero anche questo. Infine, non si può non tenere conto della questione legata all’impatto ambientale diventata una priorità assoluta. Proprio qui si è concentrata l’attenzione dei principali player della nautica italiana e internazionale ognuno dei quali è oggi impegnato a trovare le soluzioni migliori. C’è poi una voce fuori dal coro che è riuscita a combinare questi tre elementi proponendo qualcosa di mai visto prima. È quella di Azimut che, con la nuova linea Seadeck, ha lanciato un segnale forte e chiaro. Siamo al cospetto di una svolta anche perché non si tratta di una barca sperimentale tantomeno di un one-off, ma di una vera e propria serie realizzata su larga scala. Motore e anima di un progetto che, in termini di innovazione, design e soluzioni rispettose per l’ambiente è una case history per l’intero comparto nautico, è Giovanna Vitelli. Nominata da poco presidente di Azimut-Benetti ha scelto di avvalersi delle idee di Alberto Mancini e, per la prima volta in assoluto, di Matteo Thun & Antonio Rodriguez: a loro è toccato il compito di aver dato una forma e un contenuto alla nuova linea articolata su tre modelli con lunghezze comprese tra i 18 e i 24 metri. A margine della presentazione della nuova gamma abbiamo incontrato Giovanna Vitelli che ci ha concesso questa intervista.
Giovanna Vitelli, qui con il padre Paolo, da marzo 2023 ricopre la carica di presidente di Azimut-Benetti,
Seadeck non è solo una nuova gamma di prodotto ma incarna una precisione visione. Me la può raccontare nel dettaglio?
È un nuovo punto di partenza per le generazioni future. Desideriamo, ancora una volta, tracciare una rotta che sia di ispirazione per tutta l’industria, perché il tema del rispetto dell’ambiente sia interpretato con un approccio concreto fatto di investimenti, ricerca tecnologica e coraggio di introdurre un nuovo stile di vita che abbracci il mare.
Come l’innovazione rappresenta la chiave per ridurre l’impatto sull’ambiente e in che modo Azimut sta affrontando la questione?
Il progetto Seadeck è la sintesi di una visione che il Gruppo ha abbracciato da diversi anni. Nel 2006 Benetti ha varato il primo megayacht con propulsione diesel elettrica. Due anni dopo è stata la volta dell’Azimut 50 dotato di fuel-cell. Nel 2010 abbiamo lanciato il Magellano 50, prima imbarcazione ibrida. Poi, a partire dal 2015, ci siamo posti l’obiettivo di spingere sul pedale della ricerca e sviluppo con l’obiettivo di incrementare l’efficienza e, al tempo stesso, ridurre consumi ed emissioni. Sono i presupposti dai quali è nata una nuova generazione di modelli da 15 a 40 metri denominata Low Emission Yachts dei quali I’S7, il Magellano 30, il Grande 26 Metri e Grande 30 Metri ne sono l’esempio più rappresentativo.
Il Seadeck 7, progetto per il quale Azimut si è avvalso del contributo creativo di due firme quali Alberto Mancini e Matteo Thun & Antonio Rodriguez. Tre i modelli in gamma con lunghezze comprese tra i 18 e i 24 metri.
In cosa consiste questa denominazione e, nel dettaglio, quali sono stati gli ambiti nei quali avete concentrato l’attenzione?
L’obiettivo, oggi raggiunto, era ridurre del 20-30% per cento le emissioni rispetto a modelli di dimensioni simili presenti sul mercato. Ci siamo riusciti sviluppando una visione corale del progetto. Il ragionamento non si è limitato, come spesso accade, solo alla propulsione da adottare ma ha tenuto conto di diversi elementi. A iniziare da uno studio attento delle carene fino all’impiego di materiali più leggeri come il carbonio. Il combinato disposto di tutti questi fattori ci ha permesso di abbassare le potenze installate, ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza senza compromettere le prestazioni finali. E, in tema di materiali, sottolineo che Azimut è stato il primo cantiere a dotarsi di un’area dedicata, con tanto di forno, per la produzione interna di elementi strutturali in carbonio.
Proprio sul tema della transizione verso una mobilità più sostenibile sono tante le opzioni sul tavolo: l’idrogeno, l’elettrico, l’ibrido fino agli E-fuel. Non si rischia di procedere in ordine sparso con il risultato di alimentare ulteriore confusione nella clientela? Qual è la sua opinione al riguardo?
È molto importante avere molta chiarezza e altrettanta serietà sul tipo di approccio. A mio avviso, come accade nella automotive, è necessario come industria confrontarci su criteri condivisi e dotarci di una serie di parametri uguali per tutti concepiti su basi scientifiche. Per uscire dal gioco delle parti abbiamo preso la decisione di affidare a un ente esterno il compito di certificare i parametri, compresi i consumi e le emissioni, riferiti alle imbarcazioni prodotte dal cantiere. L’obiettivo è fornire al consumatore finale un dato oggettivo, ufficiale e affidabile. Ma non possiamo essere i soli a farlo. Occorre fare sistema. Sul futuro bisogna essere onesti e accettare l’idea che ci sarà un periodo di transizione necessario per capire quali tecnologie saranno realmente applicabili. Al momento tutte queste certezze ancora non le vedo.
L’Azimut Seadeck, oltre alla svolta propulsiva, rivoluziona anche lo spazio di bordo. Nella foto, la Fun Island di poppa.
Come si pone in questa logica un prodotto come il Seadeck?
Partendo proprio dalle tecnologie conosciute e applicabili. Sarà una gamma all’avanguardia in tutti i sensi. Il perimetro del lavoro di ricerca e sviluppo ha tenuto conto di diverse aree. Nulla è stato lasciato al caso. La Serie Seadeck sarà la prima nella sua fascia di mercato ad adottare il sistema propulsivo ibrido IPS con i POD di Volvo Penta. II 40% della barca sarà in carbonio per contenere i pesi. Le carene di ultima generazione apporteranno ulteriori benefici in termini di efficienza idrodinamica. L’energia per riscaldare l’acqua di bordo arriverà dai pannelli fotovoltaici e dall’apporto di scambiatori che attingeranno al calore generato dai propulsori. Inoltre, un pacco di batterie di nuova generazione permetterà di gestire fino a 8 ore la sosta in rada a emissioni zero. Al posto del teak abbiamo introdotto il sughero riciclato come materiale per rivestire i ponti e le superfici esterne. Tutte soluzioni queste che porteranno, in una stagione di uso medio, a un abbattimento del 40% del livello di emissioni rispetto a una tradizionale barca flybridge di simili dimensioni.
In alto a sinistra, il Magellano 30. A destra, il salone interno del Seadeck. Sotto, l’Azimut S7.
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