2024. E1 Series: il bello deve ancora venire

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2024, n. 37, giugno/luglio, pag. 72-79.

Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.


E1 Series: il bello deve ancora venire

Da Barche a Motore 2024, n. 37, giugno/luglio, pag. 72-79.

L’ultima frontiera delle barche a motore. Vi raccontiamo in anteprima il campionato del mondo da cui nascono le tecnologie con cui solcheremo il mare domani.

La scossa è arrivata. Ed è stata elettrizzante. Dopo Jeddah è stata la volta di Venezia, “la più antica città del futuro e laboratorio di nuove innovazioni” come l’ha definita il sindaco Luigi Brugnaro. In sole due tappe, sulle sette previste in calendario, l’UIM E1 World Champioship, il campionato del mondo per barche a propulsione elettrica, ha già vinto la sua gara più importante: sensibilizzare l’attenzione sulla questione ambientale. In che modo? Facendo leva su un format che, all’aspetto agonistico coniugasse una forma d’intrattenimento unica nel suo genere garantita dalla presenza di celebrità del mondo dello sport e dello spettacolo.

I Racebird sono le barche con foil secanti in carbonio ed elevatore posteriore con cui si corrono le E1 Series.

Una visione, o meglio un sogno, iniziato a Londra. Era il 2020 quando, in pieno lockdown Alejandro Agag e Rodi Basso, rispettivamente Fondatore e Chairman e Ceo e Co-fondatore di E1, camminando lungo le rive del Tamigi gettarono le basi di un progetto che è diventato, nel giro di quattro anni, un evento di portata mondiale. “A Jeddah si è aperta una nuova pagina di sport” commenta Basso “Qualcosa di mai visto prima nell’ambito degli sport nautici. Ma, a scaldarmi il cuore, è stato il fattore umano, ovvero toccare con mano con quanta passione i team owner, i piloti e tutto il pubblico presente hanno seguito la tappa inaugurale del campionato. Il livello di coinvolgimento è stato totale”. A dirlo è un manager con un forte background da ingegnere che di sport la sa lunga avendo all’attivo esperienze importanti nel motorsport di alto livello avendo lavorato in Formula Uno per scuderie del calibro di Red Bull Racing, McLaren e Ferrari. Oltre ai podi, alle gare, alla velocità, l’E1 UIM World Championship è un incubatore d’idee, una piattaforma dove poter condividere le questioni legate a una mobilità sostenibile in mare, uno spazio, insomma, nel quale gettare le basi per il futuro. Futuro che in questo caso parla anche italiano.

Un Racebird lanciato a tutta velocità.

I RaceBird, le barche con foil secanti in carbonio ed elevatore posteriore con le quali si corre il mondiale nascono si da un progetto della norvegese SeaBird Technologies di Sophi Horne, ma sono state poi ingegnerizzate e realizzate in Italia avvalendosi del contributo diretto di due pesi massimi come Brunello Acampora di Victory Marine che vanta una lunga esperienza nel mondo della progettazione di scafi offshore; e Mario Caponnetto di Caponnetto Hueber considerato oggi il guru nel mondo dei foil. Ma a questi due assi se n’è aggiunto un terzo: Matteo Parsani. Bergamasco, ex ingegnere alla Nasa, Parsani oggi insegna matematica applicata e scienze computazionali al KAUST (King Abdullah University of Science and Technology) di Thuwal in Arabia Saudita. Considerato tra gli atenei più prestigiosi sulla scena internazionale dispone anche del Shaheen III, uno dei computer più potenti al mondo. “Abbiamo chiesto al professor Parsani di aiutarci a sviluppare un software in grado di rendere ancora più performanti i foil e lo scafo dei RaceBird riducendo al tempo stesso anche l’inquinamento acustico in acqua generato dalle eliche. Oggi il limite tecnico e fisico riscontrato in gara è 51 nodi poi entra in gioco la cavitazione e la barca cade in acqua”, aggiunge Basso.

Il teram di Tom Brady, leggenda del NFL, composto dalla finlandese Emma Kimilainen e dall’inglese Sam Coleman, che hanno trionfato nella prima tappa svoltasi a Jeddah.

Ma l’asticella è destinata ad alzarsi ulteriormente. “Essendo una manifestazione che si volge su diverse tappe in giro per il mondo stiamo lavorando per ottenere, già a partire dalla stagione 2025, la certificazione ISO 20121 come evento a impatto zero. Non solo. L’obiettivo è raddoppiare la flotta delle 13 barche attuali così da ridurre al minimo essenziale gli spostamenti nelle diverse tappe” prosegue Basso. Ecco, dunque, la questione ambientale tornare ancora una volta prepotentemente alla ribalta. Non a caso l’E1UIM World Championship annovera la presenza del professor Carlos Duarte. Considerata tra le 12 persone più influenti al mondo secondo Reuters il biologo marino è stato chiamato a ricoprire il ruolo di Chief Scientist dell’UIM E1 World Championship. “Sono estremamente onorato di essermi unito al mondiale” ha detto Duarte. “Penso che ci sia un enorme potenziale nell’utilizzare le competizioni motonautiche con propulsione elettrica come piattaforma per sensibilizzare e accelerare soluzioni che preservino la nostra risorsa più preziosa: acqua ed ecosistemi acquatici” prosegue Duarte che aggiunge: “Il mio lavoro con Blue Cities League, insieme ai miei colleghi di Oceans 2050, permetterà al campionato di sviluppare programmi di conservazione e ripristino scientificamente solidi che avranno un impatto positivo nelle città ospitanti l’E1 e forniranno un modello per le città costiere di tutto il mondo, dove vive circa la metà della popolazione globale”.

La timoneria dei Racebird è integralmente protetta e i comandi ricordano quelli di un’auto di Formula 1.

In poche parole, c’è una partita importante da vincere. Lo sa bene Didier Drogba. La leggenda del calcio con un passato da attaccante nelle fila del Chelsea, Olympique Marsiglia e Galatasaray ha sìa ppeso gli scarpini al chiodo ma non la voglia di fare ancora goal. Da qui la scelta di scendere in campo, o meglio in mare, nei panni di Team Owner all’E1 con uno scafo e un messaggio da portare all’attenzione affidato alla fondazione che porta il suo nome. “Penso che sia bello competere, vincere medaglie e trofei, guadagnare anche soldi e creare eventi intorno ad esempio a questo circuito, ma sono convinto anche che sia anche bello restituire qualcosa alla comunità. Perché sono queste ultime che creano i campioni, le leggende. E questo è uno degli obiettivi principali dell’E1 Series. Per me è uno sport nuovo, ma allo stesso tempo penso da sportivo che i valori in campo siano gli stessi di altre discipline. C’è la competizione, c’è il desiderio di vincere, ma anche di lavorare in squadra e di avere un impatto sociale” ha dichiarato Drogba in una recente intervista. Detto fatto. Ai primi di maggio la squadra di calcio del Venezia che milita in Serie B in occasione della partita contro il Feralpisalò ha realizzato una maglia speciale con logo della Fondazione Didier Drogba.

Leonardo Del Vecchio entra nell’E1 Series con Team Westbrook, insieme all’attore Will Smith, ai co-fondatori di Westbrook Ko Yada e Miguel Melendez, all’investitore monegasco Alshair Fiyaz e all’imprenditore Tommaso Chiabra.

Altrettanto ha fatto il campione ivoriano nella tappa di Venezia del mondiale E1 esibendo il logo della squadra sulla livrea dello scafo. Sport che diventa una straordinaria leva per diffondere l’immagine e la filosofia del circus. Oltre a Drogba nelle vesti di Team Owner figurano campioni del football americano come Tom Brady; del tennis come Rafael Nadal, del motorsport quale Sergio Pérez e del cricket come Virat Kohli. Ma c’è spazio anche per l’intrattenimento con il cantante americano Marc Anthony, Steve Aoki e l’attore Will Smith, e la filantropia con Marcelo Claure, imprenditore boliviano proprietario del Girona rivelazione della Liga spagnola. “Ma siamo solo agli inizi di questa straordinaria corsa. Il bello deve ancora venire” chiosa Basso.

di Matteo Zaccagnino


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