500 miglia nell’Artico su un 5 metri: storia di un’impresa

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Ci sono storie che oggi non sarebbero nemmeno legali. E forse non lo erano neanche all’epoca. Ma quando si tratta di andar per mare, c’è chi vuole semplicemente osare l’inosabile. Questa è la storia di Bernt Salamonsen e Harry Pedersen, due minatori che andarono dalle isole Svalbard, Mar Glaciale Artico, a Tromsø, Norvegia Settentrionale. Decisero di farlo via mare, attraversando il Mare di Barents, su due Nordkapp 17. Se fossero metri, sarebbe stata una sfida. Ma erano 17 piedi: 5 metri di barca per fare 500 miglia di Artico.

Due Nordkapp e una bussola

Siamo nel 1970. Niente GPS, EPIRB, satellitare o qualsivoglia elettronica moderna. Solo carta nautica e bussola magnetica. Una delle due barche aveva una radio. Ma, ehi, entrambi avevano tergicristalli elettrici! Erano due Nordkapp 17 HT Prince: cinque metri di lunghezza con motori entrofuoribordo. Uno montava un 115 hp, l’altro 130 hp, cavalleria di tutto rispetto per l’epoca. A bordo abbondavano carburante e speranza.

Nordkapp 17 HT Prince

La nebbia, il ghiaccio e i russi

Subito dopo la partenza dalle Svalbard, il nulla. O meglio: ghiaccio alla deriva e una nebbia così fitta da cancellare l’orizzonte. I problemi iniziano subito. Pedersen colpisce un tronco alla deriva: due pale dell’elica piegate. In mezzo al mare, smontano l’elica, la raddrizzano alla bell’e meglio e ripartono. Dieci ore dopo, nel grigio assoluto, avvistano un peschereccio. Sono russi. L’equipaggio sovietico li scambia per contrabbandieri e li tira a bordo. Dopo una surreale conversazione in quattro lingue, i russi forniscono loro una rotta. Purtroppo, era la rotta sbagliata. L’obbiettivo era l’Isola degli Orsi (Bjørnøya), la tappa intermedia fondamentale per il rifornimento: un isolotto semideserto largo circa 15 km. Da dove sono partiti, il margine di errore su una rotta di 200 miglia era di appena 2°. Fu solo un colpo di fortuna – la nebbia che si alza all’improvviso – a far realizzare loro che l’avevano di fianco: stavano per mancarla completamente.

La rotta

Sulla scia del “Harald Jarl”

Raggiunta l’isola (un giorno e mezzo dopo la partenza) la tregua dura poco. Una mareggiata strappa gli ormeggi e una delle barche si spiaggia. La recuperano, la controllano, cambiano un’altra elica: sembra tenere. Ma il Mare di Barents non perdona e le onde montano feroci, costringendoli a tornare indietro poco dopo la ripartenza.

La salvezza arriva la mattina dopo sotto forma del postale costiero, la nave Harald Jarl. Quando il piroscafo riparte dall’isola, i due Nordkapp si lanciano nella sua scia. Per sedici ore, i due piccoli scafi di 5 metri cavalcano l’onda di poppa della nave. Il mare era talmente formato che, a tratti, i due minatori perdevano completamente di vista la nave tra le creste delle onde. Il comandante del Harald Jarl, conscio della situazione, rallentava quando perdevano contatto fino a fermare la nave in mezzo al mare per permettere ai due di rifornirsi dai fusti di benzina.

L’arrivo

Dopo tre giorni e mezzo, dei quali 38 ore passate in mare, e 569 miglia nautiche percorse, i due Nordkapp entrarono nel porto di Tromsø. Avevano bruciato oltre mille litri di carburante.

Una storia di altri tempi, che scrive una pagina indelebile nella storia del cantiere norvegese che quest’anno festeggia il suo 60° compleanno, celebrando il coraggio e la follia di due uomini di mare e la capacità di uno scafo di 5 metri di affrontare qualsiasi condizione… almeno finché il motore gira!

I due protagonisti

Ti è piaciuta questa storia? Leggi altri racconti di imprese memorabili e contro ogni logica, come i giovani autonauti che hanno attraversato l’atlantico su due… automobili! O Al Grover, che lo ha fatto su un 8 metri fuoribordo. Un vero transatlantico se paragonato allo Zodiac di 4,5 m di Alain Bombard, che a bordo non aveva né cibo né acqua!

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1 commento su “500 miglia nell’Artico su un 5 metri: storia di un’impresa”

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