Andrea Colli, il designer con le barche nel sangue

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“Benvenuti nello Speciale Best Stories 2026. Vi stiamo raccontando le storie delle aziende e dei protagonisti della nautica. Oggi andiamo alla scoperta di quella di Andrea Colli, il designer che ha saputo innovare la storia delle barche a motore”.


Una lunga storia di famiglia

Per il progettista Andrea Colli la nautica e le barche a motore sono una storia di famiglia. Nella Milano anni ‘60 della mitica Nautica Colli cresceva il designer che avrebbe progettato i gommoni Pirelli Zero, e che ha saputo innovare e spaziare in diversi stili, dai fisherman ai tender fino ai grandi gommoni fuoribordo.

Per raccontare chi siano Andrea Colli e H3O Yacht Design, realtà di cui è senior architect, bisogna fare un salto indietro nel tempo, nella Milano degli anni ‘60. Suo padre, l’ingegner Francesco Colli, è stato uno dei pionieri della gommonautica italiana, legato alla produzione dei celebri modelli Laros Pirelli e alla nascita di marchi storici. Cresciuto respirando l’aria di aziende di famiglia come Nautica Colli, Motomar e Marshall, Andrea Colli è cresciuto tra le barche e ha imparato fin da ragazzo a capirle. “Mio papà si è sempre occupato di nautica” ci racconta, “e casa nostra era sopra la Nautica Colli, lo storico negozio che ha portato le barche a motore fin nel cuore di Milano, quindi per me si tratta di un legame di infanzia e familiare che mi lega al mare. ll primo motoscafino che ho timonato lo ricordo a sei anni, alla Base Nautica Colli sul Lago Maggiore. Questo per raccontarvi che ho avuto la fortuna di crescere in mezzo alle barche, un fattore che certamente ha influenzato molto la mia carriera”.

Il Gari 44, uno dei maxi rib con fuoribordo progettati da Andrea Colli, con uno stile che richiama in alcuni elementi al mondo dell’automotive.

Gli studi al politecnico di Milano

La sua formazione accademica ha poi aggiunto la struttura teorica alla grande cultura pratica: prima la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano con la laurea in disegno industriale. Il risultato? Un designer che ha imparato grazie al suo background a dialogare tanto con i software di modellazione 3D quanto con le maestranze di cantiere. Nel 2005, questa duplice anima lo porta a essere socio fondatore di Tecnorib, firmando lo stile e lo sviluppo della fortunata gamma di gommoni PZero-Pirelli. Ma prima di questo step cruciale della sua storia serve fare un altro piccolo flashback. Negli anni ’90, Andrea Colli incontra sulla sua strada un marchio che ancora oggi gli avrebbe dato tanto, stiamo parlando di Boston Whaler. “Ho conosciuto i Boston Whaler negli anni 90’“ ricorda “e mi fu offerto in quel periodo di occuparmi dell’aspetto commerciale del marchio in Italia tramite Marine Union, in un periodo in cui stavo ancora completando gli studi. Lì mi sono approcciato a queste barche iconiche che mi hanno insegnato tanto. Sono un modo di concepir l’andare per mare in modo semplice e in sicurezza. Me ne sono occupato fino al 1996, e anche un lavoro di aspetto commerciale come questo mi ha fatto capire quali siano le esigenze del mercato e come fare un progetto che non resti solo sulla scrivania del progettista ma si venda. A quel punto lo step successivo è stato aprire il mio studio di progettazione, con cui abbiamo spaziato su molti progetti, dai tender ai fisherman” ci racconta.

Il Gommone Pirelli PZero 770, uno degli iconici progetti di Andrea Colli per Tecnorib, qui come tender del Wally Kauris III.

Un approccio All-Inclusive

La forza di Colli e del suo team risiede nell’approccio All-Inclusive. Lo studio non si limita a disegnare le linee esterne e il layout degli interni (lo styling), ma si occupa dell’intera genesi dell’imbarcazione: Geometrie di carena e fluidodinamica, Ingegneria strutturale, Impiantistica di bordo e apparati di propulsione. Questo metodo permette di risolvere le criticità idrodinamiche e funzionali prima ancora che la barca tocchi l’acqua, offrendo ai cantieri un unico interlocutore tecnico. Senza mai dimenticare la parte emozionale dei progetti: “una barca è un insieme di emozioni e ingegneria, le due cose camminano insieme” ci dice. Uno dei primi grandi exploit internazionali era stato il Revolver 42. Questo scafo ha letteralmente inventato una nuova categoria: un runabout ultra-sportivo con un hard-top rigido strutturale che univa le prestazioni pure di uno scafo da corsa al comfort e alla vivibilità interna di un cruiser di lusso. Poco dopo è arrivata la sfida del Tornado 38, un’operazione nostalgica e difficilissima: rivisitare in chiave moderna un motoscafo classico e iconico, tra i simboli delle barche veloci all’italiana, senza snaturarne l’anima ma aggiornandone le prestazioni, l’abitabilità e i processi costruttivi.

Il Tornado 38, elegante rivisitazione in chiave moderna delle linee classiche, un progetto di Andrea Colli.

La fortunata gamma PZero

“La fase Pirelli è stata cruciale per la mia carriera – spiega Colli – perché abbiamo sviluppato un linguaggio nuovo più vicino all’automotive, ma in parte derivato anche dalla mia passione per la vela, altro grande amore di famiglia. Dalla vela nei gommoni Pirelli ho portato il rigore e la semplicità e l’equilibrio tra forma e funzione, perché un gommone o una qualsiasi barca a motore non possono mai solo essere solo un esercizio di stile, ma devono anche rispondere adeguatamente alla loro funzione. Negli anni successivi con lo studio ho consolidato la mia professionalità progettuale lavorando con tanti cantieri, spaziando dai tender ai maxi rib fino alla mobilità nautica sostenibile con i progetti Repower, full Electric, che ha avuto la menzione d’onore al Compasso d’Oro. Una taxi boat pensata per la navigazione nelle acque interne e costiere, spinta da una propulsione completamente elettrica. Non si è trattato di applicare un motore elettrico a una barca tradizionale, ma di ridisegnare la carena e la distribuzione dei pesi specificamente attorno alle batterie e alle dinamiche di una navigazione a zero emissioni” riassume Colli.

Il Repower, imbarcazione full electric ha avuto una menzione d’onore al prestigioso Premio Compasso d’Oro.

The Whalers: dove rinascono i Boston Whaler

Innovazione per il progettista non significa però dimenticare il passato, e infatti da questa idea nasce una nuova iniziativa con Boston Whaler. “Quest’idea nasce nell’ultimo anno, anche confrontandomi con un cliente mi resi conto che c’era un mercato che riguardava i Boston di un tempo. La mia idea era di non refittare semplicemente ma quasi di ricostruire i modelli aggiornandoli, e finanziando io l’operazione in prima persona. Mi spiego meglio: noi non costruiamo i vecchi Boston di nuovo da zero, dallo stampo, perché non potremmo, ma prendiamo i modelli vecchi, eliminiamo tutti gli accessori di un tempo e praticamente portiamo la coperta, gli impianti, la motorizzazione, totalmente a zero. A quel punto, sul guscio, nasce la nuova barca. Il guscio va in carrozzeria per essere ritirato a nuovo, abbiamo creato anche una nuova gamma di colori dal grigio air force fino al rosso. A quel punto ridisegniamo gli spazi in coperta, ripensiamo la motorizzazione. Il cliente progetta con noi, la barca viene fatta come un abito del sarto, consolle, impianti, qualsiasi dettaglio in coperta può essere ripensato come su un foglio bianco. Facciamo delle barche che ritengo molto contemporanee. Il cantiere dove facciamo i Boston è a Solaro, e li facciamo tutto in house. I modelli su cui lavoriamo sono i classici anni 80-90,anche se lavoriamo potenzialmente su tutti. Io ho i miei contatti in giro per il mondo, negli USA soprattutto, che mi segnalano eventuali occasioni, e io valuto se sono scafi che meritano di essere acquistati. Giunti in questa fase sul nostro sito pubblicizziamo il nuovo progetto, che è sempre una piattaforma che può essere customizzata sull’armatore che la richiede. Il tutto a un prezzo competitivo per delle barche che dopo il nostro lavoro sono di fatto nuove. Un Boston del resto racconta oltre 70 anni di cultura nautica, che io rispetto profondamente, gli diamo però una nuova vita e contemporaneità” ci riassume così la nuova operazione che lo ha portato a incrociare la sua carriera nuovamente con l’iconico marchio.

Il Boston Whaler 25 FD è uno dei modelli protagonisti del progetto “The Whaler”, ovvero il refit di di modelli storici del cantiere americano rivisitati in chiave moderna sia dal punto di vista dell’allestimento che propulsivo.

 

Cosa c’è nel futuro di Colli e dello studio H3O

“Ho un nuovo progetto con un cantiere americano di cui sono socio che sta per uscire con un motoscafo, si chiamerà Lunar e sarà una delle grandi novità dell’anno prossimo, dedicato alla pratica degli sport d’acqua come lo sci nautico o il surf. Il mondo delle barche a motore del resto è in evoluzione, e oggi il mercato chiede anche soluzioni innovative di questo tipo”. Oggi, in un mercato nautico che spesso cede alla tentazione del gigantismo e del lusso fine a se stesso, la figura di Andrea Colli continua a rappresentare un punto di riferimento per chi crede nella centralità del progetto. Le sue imbarcazioni non sono pensate per stupire esclusivamente sui monitor dei computer durante i saloni nautici o nei post dei social network. Sono barche nate per affrontare il mare, progettate da chi sa esattamente cosa succede a uno scafo. Senza mai dimenticare lo stile e l’estetica e senza perdere di vista il concetto fondamentale: le barche sono fatte con l’ingegneria, ma sono anche emozioni.

Passato e futuro. A sinistra, un Andrea Colli bambino con il padre al timone del Riva di famiglia. Ancora oggi con lo studio H3O tutto parte da uno schizzo a matita su un foglio, a destra.

di Mauro Giuffrè

www.siregh3o.it


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