Classic Boat: quando Renato Sonny Levi batté il record di velocità con l’Arcidiavolo 

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Aridiavolo ii
Aridiavolo ii

Un record che dura pochi giorni, comunque sia, è un record. Ma qui non è tanto la velocità a contare, quanto la lungimiranza e l’innovazione dietro il progetto: un bolide in configurazione Ram Wing a Y, ovvero con carena “a triciclo rovesciato”, con due scafi prodieri ed un centrale poppiero ad ospitare la propulsione, qui con eliche di superficie. Insomma, l’Arcidiavolo fu un piccolo capolavoro, un capolavoro turbolento e sfortunato, ma pur sempre tale. E nessuno potrà più negare il genio, dopo quel record di velocità in classe 2 del 20 Agosto 1976: 67,694 nodi.

Quando Renato Sonny Levi battè il record di velocità con l’Arcidiavolo

La storia dell’Arcidiavolo inizia però ben prima del 1976 e, anzi, inizia con un’altro Arcidiavolo. Una barca che non c’entra nulla con quella del record, non fosse per l’armatore e per essere lo scafo che ha fatto scaturire una passione. Era il 1972, infatti, quando Giorgio Tognelli partecipo alla sua prima regata offshore, per poi prenderci gusto e finir con il vincere il circuito intero, diventando campione italiano offshore Classe C2. Di qui, l’idea di correre sul serio, un viaggio a Cowes, a vedere la Cowes – Torquay, 200 miglia di corsa nella Manica, e l’incontro con Levi. Il resto, come si suol dire, è storia.

Arcidiavolo II
Arcidiavolo II – La carena a Y in bella mostra

Arcidiavolo I – I primi tentativi

Il primo Arcidiavolo fu progettato e varato nel 1973, portatore dello stesso nome del precedente scafo, quello da cui tutto nacque. La scommessa fu una, semplice: fare qualcosa di veloce, ma farlo diverso, tentare nuove vie. Levi, del resto, era giovane e promettente, sulla cresta dell’onda dopo aver progettato l’Italcraft Drago, la prima barca a sfondare i 55 nodi, la prima con eliche di superficie (ve la raccontiamo QUI) e aveva intuizioni fuori dagli schemi. Il “pitch” era breve, conciso: serviva una barca classe OP2, cioè non cabinata e capace di fare 60 nodi anche in condizioni di mare formato. Il motore doveva essere un BPM Vulcano da 400 HP, teoricamente meno propenso ad avarie vista l’assenza di un piede esterno.

Italcraft Drago
L’Italcraft Drago progettato da Levi e presentato nel 1972

Nasce così l’Arcidiavolo I, uno scafo con configurazione geometrica Ram Wing a Y, una carena a triciclio rovescio, insomma, e trasmissione step drive con elica di superficie, quest’ultima ispirata dall’esperienza collaudata sull’Italcraft Drago. La geometria pluriscafo fu una scelta peculiare, ma dettata dal singolo motore centrale la cui coppia avrebbe potuto creare problemi.

Arcidiavolo I

Fondamentalmente, la barca era così strutturata: lo scafo centrale era da intendersi come la gondola ospitante motore, pilota e navigatore; i due scafi laterali erano invece destinati ai serbatoi, alle casse di zavorra e ai flaps, salvo poi rendersi conto che questi ultimi due, flap e zavorra, erano superflui su uno scafo di simile configurazione.

Arcidiavolo
Arcidiavolo I – Vista della carena a Y

In termini di linee d’acqua, uno step era presente su ambedue i laterali, indice del punto in cui questi toccavano l’acqua una volta in velocità. Ovviamente erano presenti altri due punti, un terzo appoggio a poppa, lo specchio di poppa, e poi ovviamente l’elica. Venne realizzato in compensato marino, pesava 3.5 tonnellate ed era lungo 10 metri spaccati: era il primo trimarano al mondo per lunghezza e sistema propulsivo.

Arcidiavolo
Arcidiavolo I – Scatto d’archivio della costruzione

Le prime prove in acqua furono però deludenti, la barca non planava. Rivisitato il disegno e maggiorate le pale dell’elica si ovvio al problema, ma la sfortuna baciava il progetto, che continuava a sottoperformare. Diversi problemi continuarono a susseguirsi, eliche che si piegavano sotto la pressione, eliche spezzate, problemi all’asse. Insomma, fu lunga la strada per fare dell’Arcidiavolo I la barca più veloce della sua classe, ma anche quando arrivo ad esserlo, con i suoi 45 nodi, era comunque inferiore le aspettative, sebbene la tenuta al mare fosse eccellente. Era uno scafo troppo pesante e troppo sotto pressione per questo. Senza scoraggiarsi, Giorgio Tognelli decise di farne fare un secondo, e Levi si mise all’Opera.

Arcidiavolo II – Il progetto del record

Nel 1975 è varato Arcidiavolo II. Pesa una tonnellata in meno (2.5 t ora), ha 500 cavalli anziché 400 ed è più lungo di un metro. La configurazione era sempre lei, Ram Wing a Y. Il progetto risultava però più filante, con il profilo più basso di 30 centimetri e linee più piacevoli. I piloti erano ora però più appruati, mentre il motore era a poppavia della scocca centrale, con i serbatoi divisi in tre e non più in due, con il terzo, più piccolo, nella navicella posteriore. Migliorava, in contemporanea, l’aerodinamica del complesso, mentre erano invariati i quattro step in acqua. Arcidiavolo

In termini di prestazioni e tenuta al mare la barca era una meraviglia, ma la stagione 1975 fu caratterizzata da un ingente numero di ritiri. Il motore BPM dava più problemi che altro, mettendo in crisi un progetto che, per prestazioni, era invece al top. Con la fine del ‘75 cambiò la propulsione, ora americana, con 160 cavalli in più della precedente. Arcidiavolo II raggiunse finalmente i tanto agognati 60 nodi.

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Nonostante le migliorie, la stagione 1976 si aprì con una serie di guasti, fino al a Gran Premio di Roma, con la vittoria di classe ottenuta sulle 189 miglia di percorso, con partenza ed arrivo a Civitavecchia. Il risultato assoluto fu invece un secondo. Il risultato concesse così di poter ufficializzare la richiesta per il record di velocità. Il resto è noto: il 20 agosto 1976, nelle acque di Sarnico, al primo tentativo, Arcidiavolo II fece registrare una media di 125,447 km/h, ovvero 67.964 nodi. Fu record.

Arcidiavolo
Arcidiavolo II – Diploma del record modniale di velocità in Classe OP2

La stagione seguente fu però di nuovo ricca di amarezze e Tognelli decise che andava bene così. Arcidiavolo fu convertito in barca da diporto. Rimangono così le gesta, ma soprattutto, la dimostrazione di un progetto valido, una tipologia di carena superlativa sotto tanti punti di vista, devastata solo dall’inaffidabilità della tecnica e delle tecnologie di bordo.

Arcidiavolo
Arcidiavolo II – Appariva così una volta trasformata in barca da diporto

Arcidiavolo – Sceda Tecnica

Data Arcidiavolo I Arcidiavolo II
Lunghezza Fuori Tutto (LOA) 10,00 m 10,50 m
Lunghezza al galleggiamento (LOH) 7 m 7 m
Baglio Massimo (B.max) 2,50 m 2,50 m
Immersione 0,50 0,45 m
Dislocamento 3,5 t 2,5 t
Motorizzazione BPM 400 cv Vulcano 500 cv

poi cambiata per un 660 cv

Propulsione Linea d’asse Linea d’asse
Velocità Massima 45 kn 67,694 kn
Anno 1973 1975
Designer Renato  Sonny Levi Renato  Sonny Levi

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