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Recensione Atlantis 34 – Test di un natante cult di 10 metri
Parliamo di una barca molto interessante sul mercato dell’usato: è l’Atlantis 34, un natantone che permette di ottimizzare i costi della crociera, grazie a una carena efficiente supportata da motori parchi nei consumi. Dal nostro archivio di Barche a Motore, ecco la super-prova che avevamo realizzato.
La prima cosa che noto dell’Atlantis 34 è la nuova colorazione (mi dicono estesa a tutta la gamma), che rinnega il più appariscente arancione per una bicromia giocata tra il grigio e il bianco crema che, a mio parere, appaga poco la vista. Una barca sportiva come l’Atlantis meriterebbe qualcosa di più ardito. Per il resto però il nuovo “piccolo” del cantiere del Gruppo Azimut mi piace subito, vediamo se la prova conferma la sensazione positiva.
La linea esterna riprende quella proposta dai modelli maggiori, frutto della collaborazione tra Atlantis e Neo Design che ha fatto nascere cinque nuovi scafi, dal 34 al 58, in soli due anni. Barche completamente rinnovate, che si riconoscono per il bordo libero che occupa il 60% dell’elevazione totale per uno scafo massiccio, dalle ampie volumetrie interne, garanzia di buon comfort, mentre la tuga e l’hardtop completano il profilo nel complesso ben bilanciato. Carena a V profondo a geometria variabile e deadrise di 17.87°.
COSTRUZIONE
Lo scafo è realizzato in infusione con l’impiego di resina vinilestere sugli strati esterni, architettura a ragno strutturale e vassoio semistrutturale realizzato in infusione con sandwich di balsa. Infusione anche per la coperta, sempre con sandwich di balsa, mentre per la verniciatura si è utilizzato del gelcoat isoneopentilglicolico bianco. Quindi tecnologie all’avanguardia per una struttura robusta senza eccedere nei pesi.
COPERTA
Il layout della coperta non brilla per originalità, ma si deve dare atto ai progettisti che hanno sfruttato ogni centimetro disponibile per garantire il massimo dell’abitabilità. Cominciando da poppa, si apprezza subito la plancetta che è una vera spiaggetta privata da 2,5 mq, che può ospitare anche il tender fino a una lunghezza di 2,5 m. Da dritta si accede al pozzetto, che si presenta con l’utile mobile bar che, per volumetria e superfici, si può trasformare in una vera e propria cucina aperta, che è pure a scomparsa grazie alla ribaltina. La parziale copertura dell’hardtop consente di utilizzarla anche in condizioni meteo non proprio clementi, senza dover ricorrere a quella coperta, che è un po’ troppo a diretto contatto con la zona notte.
A sinistra si apre la zona living, con la dinette per sei persone, che può essere trasformata in prendisole abbassando il tavolo, sempre che se ne senta il bisogno, perché di fianco alla plancia di comando si allunga una comoda chaise longue, ideale per diventare un nucleo conviviale al centro della vita di bordo. La plancia è compatta, in un materiale grigio scuro, piacevole al tatto; sul modello in prova si è optato per una strumentazione interamente digitale, con buoni risultati estetici e un’efficace e immediata comunicazione per il driver.
La sovrastruttura è dotata di un soft top manuale come dotazione di serie che trasforma buona parte del pozzetto in un open, ma all’occorrenza (come avrò modo di verificare presto) garantisce un’eccellente protezione. Come al solito mi lasciano un po’ perplesso le due aperture laterali nelle finestrature, quasi un marchio di fabbrica per Atlantis, sicuramente apprezzabili d’estate, un po’ meno se si vuole usare la barca su tutto l’arco dell’anno. Per raggiungere la prua, dove si trova un ampio prendisole, i camminamenti sono simmetrici con una larghezza di 21 centimetri, un po’ al limite per muoversi con facilità e sicurezza, anche se la robusta e alta battagliola aiuta parecchio.
Gli interni
Quello che più colpisce appena si scende sottocoperta è la grande luminosità garantita dalle ampie finestrature laterali. Per il resto il layout è tradizionale, ma è da rilevare che ogni minimo spazio è sfruttato al meglio: gavoni, pensili e armadi offrono un volume di oltre 1.350 litri, dislocati tra la dinette e la cabina armatoriale. Quest’ultima è a centro barca, a sfruttarne quasi tutta la larghezza, con porta d’ingresso e una buona altezza, almeno nel disimpegno all’ingresso (1,95 m); comunque sul letto si può stare seduti senza sentirsi troppo oppressi dal piano di coperta, discrete anche le dimensioni del letto matrimoniale.
In dinette, la necessità di avere un armadio ha portato a ridurre la volumetria del bagno, dove si nota la mancanza di un box doccia dedicato, ma si apprezza la cura riposta nel suo arredo con un oblò che garantisce l’aerazione diretta. Di fronte, c’è il piccolo ma completo mobile cucina con lavello, piastra a due fuochi e frigo da 80 litri, mentre la prua è interamente dedicata alla dinette a V che si trasforma rapidamente in un’altra cuccetta doppia, decisamente generosa nelle dimensioni. Le finiture in legno di rovere e gli inserti laccati sono i medesimi che arredano i modelli maggiori.
L’impiantistica
Una sbirciata alla sala macchine è solo una formalità per avere la conferma che anche il “piccolo” degli Atlantis ha ereditato tutta la cura e la precisione nell’allestimento degli impianti. Da notare semmai le dotazioni di serie complete e con un’ampia possibilità di personalizzazione da parte dell’armatore.
La motorizzazione
I due Volvo Penta D3 da 220 cavalli con piedi poppieri Aquamatic Duoprop, sono uno dei sistemi più efficienti e longevi per barche di queste dimensioni, ma qualche alternativa poteva essere presa in considerazione. Per esempio, una coppia di benzina che, per una barca prevalentemente diurna, possono essere una soluzione più economica se l’uso è limitato.
Le prestazioni
Il mare fuori il porto di Cannes non sembra fare sconti. Superata la titubanza del primo impatto affronto le onde decisamente pronunciate con sempre maggiore baldanza perché il “piccolo” 34 mi trasmette un grande senso di sicurezza. Tergicristalli efficienti e sempre in funzione, hardtop rigorosamente chiuso, e la progressione dei due Volvo è piena e continua, se qualcuno avrà storto il naso per la limitata potenza, è servito.
La punta massima la tocchiamo a 3860 giri e 29,4 nodi con due tacche di trim (e un consumo di 97 litri/ora), mentre tutti gli altri rilevamenti sono presi con i trim azzerati. Per avere un confronto con mare calmo, in un precedente test con due sole persone a bordo (noi siamo in sette!) si sono raggiunti i 3940 giri e i 31,7 nodi.
Atlantis 34
Carena e consumi
Dati che sottolineano le doti velocistiche della carena, anche se mi interessa di più osservare come alla velocità di crociera di 27/28 nodi, che mantengo a 3500 giri, i consumi scendano sensibilmente, e diventano ancora più interessanti a 3000 giri e 20,5 nodi, comunque una prestazione che garantisce rapidi spostamenti, con “soli” 56 litri/ora. La planata minima è tenuta a 2200 giri, a 10 nodi e 30 litri/ora, un’ulteriore conferma delle interessanti economie di esercizio che questa barca consente.
Ma il dato saliente del test è la scioltezza con cui l’Atlantis 34 affronta un mare certamente ostico, di quelli che la maggioranza dei diportisti evitano accuratamente. Qui invece superiamo le onde senza che la carena sbatta violentemente, ma anzi attraversandole con una sorprendente facilità. Anche in virata la sensazione di sicurezza è confermata, per non parlare della maneggevolezza davvero notevole. C’è poco da aggiungere, l’Atlantis 34 il test più probante l’ha superato a pieni voti.
Condizioni del test
Dettagli
Velocità del vento reale
20 nodi
Stato del mare
Mosso
Temperatura dell’aria
22 °C
Carburante
280 l
Equipaggio imbarcato
7 persone
Pulizia carena
Buona
Motorizzazione installata
220 cv x2
Consumi complessivi
Giri al min. litri x ora
2000 giri
27
3000 giri
56
3860 giri
97
Nota
Consumi relativi ai due motori forniti dallo strumento di bordo
Autonomia teorica in ore (con riserva 10%)
2000 giri
22 ore 10’
3000 giri
10 ore 40’
3860 giri
6 ore 00’
RAPPORTO PESO/POTENZA
Il rapporto calcolato è stato ricavato dividendo il dislocamento massimo fornito dal cantiere, con la potenza dei motori. I parametri del calcolo sono dunque 8800 kg divisi per la potenza installata di 440 cavalli.
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1 commento su “Recensione Atlantis 34 – Test di un natante cult di 10 metri”
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