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Non sempre sono i cantieri o i designer a creare le tendenze. O meglio, talvolta serve una scintilla per accendere la miccia della genialità, qualche incontro fortuito che metta in moto le idee. Partiamo da un aneddoto. Sapete chi è che ha dato lo spunto per la nascita di barche di culto come i Wallytender, da cui è nato il fenomeno chase boat o shadow boat? No, non stiamo parlando di Luca Bassani, ma di colui che in qualche modo l’ha ispirato: Gianni Agnelli (1921-2003). Guarda qui il video completo.
Gianni Agnelli e le barche a motore
“Il primo Wallytender nasce da un maestro – raccontava Luca Bassani, fondatore di Wally, – soprattutto maestro di come si godevano le barche nel Mediterraneo. L’avvocato Agnelli. Vedeva avanti. L’intuizione di fare i Wallytender mi arrivò quando Agnelli si comprò il tender di Kookaburra, il 12 metri Stazza Internazionale di Coppa America dopo un mondiale a Porto Cervo. Vedendo come utilizzava questo motoscafo veloce come supporto tra le sue barche, a vela e a motore, mi è venuta l’idea e da lì ho creato il Wallytender. Con queste imbarcazioni e con l’aiuto di un po’ di marketing si è creato un mercato nuovo. Possiamo dire che la chaseboat come la conosciamo oggi sia nata lì”.
La passione di Gianni Agnelli
Oltre alla forte passione per la vela dell’Avvocato, nella sua carriera da armatore c’è stato tanto spazio anche per i grandi yacht a motore e per i velocissimi motoscafi. Il primo arrivò nel 1950 quando, ventinovenne, Agnelli acquistò Kum, un motoscafo americano. Nel ’52 dal cantiere Baglietto di Varazze, Agnelli acquistò il Gim, un open con carena sportiva, la prua slanciata e la poppa a scivolo che era stato costruito nel 1940 per il segretario del partito fascista Ettore Muti. L’Avvocato fece fare dei lavori di aggiornamento e lo rimise in acqua con un nome nuovo: Covenant.
E alla fine degli anni ’50 che nacque un progetto ben più ambizioso: il GA 30. Spinto da tre motori diesel questo 90 piedi raggiungeva i 30 nodi, numeri impressionanti per l’epoca. Che all’Avvocato la velocità piacesse non era un mistero e fu di nuovo grazie a Baglietto che Agnelli conobbe uno che di prestazioni al limite se ne intendeva parecchio: Renato “Sonny” Levi. L’imbarcazione che nacque era l’Ultima Dea, evoluzione di A Speranziella, scafo che nel 1961 aveva preso parte alla primissima edizione della Cowes-Torquay. ”
Partii a razzo e rimasi in testa per lunghi tratti – raccontò Levi – e dagli aerei scattarono foto memorabili che finirono sulle pagine di tutti i giornali mentre il mare era a forza cinque e sembrava ribollire. Finii settimo a causa di un’avaria e tutti si ricordarono di me dimenticandosi del vincitore.”
La barca perfetta per Gianni Agnelli
“Mi serve un fast commuter – disse l’Avvocato – confortevole in mare agitato e che faccia almeno nodi. Sa, mi piacerebbe arrivare al traguardo di una gara offshore… prima del vincitore.”
Fu dal cantiere Delta che uscì la “barca perfetta” secondo Gianni Agnelli, il G. Cinquanta. Nel 1967 Agnelli andò da Renato Sonny Levi. Alla fine di nodi ne faceva 55, spinta da quattro BPM Vulcano per un totale di 1.280 cavalli. Guarda qui il video completo.
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1 commento su “La barca perfetta secondo Gianni Agnelli – VIDEO”
LUCA MACORATTI
Difficile che qualcuno possa inventare qualcosa di veramente “nuovo” nella nautica di oggi perchè i più importanti Progettisti e Cantieri degli anni ’50-60 del secolo scorso hanno dato il meglio. Basti pensare che anche i foils erano stati sperimentati negli anni ’60 sia su imbarcazioni a vela che a motore e che Sonny Levi aveva progettato una barca a vela planante realizzata dai Cantieri Iag Nautica la quale, con tanto di albero, superava i 30 nodi. Lo sviluppo e la fortuna commerciale di certe idee è poi legata anche ai tempi, alla propensione degli armatori ad accoglierle ed ai costi di produzione, oltre che, naturalmente, alla capacità di marketing dei produttori.
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Difficile che qualcuno possa inventare qualcosa di veramente “nuovo” nella nautica di oggi perchè i più importanti Progettisti e Cantieri degli anni ’50-60 del secolo scorso hanno dato il meglio. Basti pensare che anche i foils erano stati sperimentati negli anni ’60 sia su imbarcazioni a vela che a motore e che Sonny Levi aveva progettato una barca a vela planante realizzata dai Cantieri Iag Nautica la quale, con tanto di albero, superava i 30 nodi. Lo sviluppo e la fortuna commerciale di certe idee è poi legata anche ai tempi, alla propensione degli armatori ad accoglierle ed ai costi di produzione, oltre che, naturalmente, alla capacità di marketing dei produttori.
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