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La chiusura di un anno è sempre tempo di bilanci. E questo 2025 è stato particolarmente importante per Barche a Motore, che ha festeggiato il suo 35° compleanno. Lo ripercorriamo insieme, ricordando le barche che, per un motivo o per l’altro, mi sono sembrate le più interessanti. E mi perdonerete se me ne dimentico qualcuna.
Le 10 barche più interessanti (per me) del 2025 – di Stefano Monfroni
Quando scrivo una rassegna, il momento più difficile è sempre la scelta: quale filo conduttore, quali modelli? Per questa occasione, il criterio è stato uno solo: fra tanti mezzi visti, progetti interessanti, sviluppi promessi, ho attinto solo da quelli su cui sono effettivamente salito a bordo quest’anno, potendo testare non solo l’idea, ma anche la realizzazione. Perché, come si suol dire, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Letteralmente, in questo caso.
L’ho visto a Düsseldorf e ne sono rimasto stregato. Non tanto per l’aspetto, che comunque – datemi pure del demodé – non mi dispiace. Ma per l’idea su cui è fondato questo progetto: navigare sempre e ovunque. Un colosso in fibra aramidica, massiccio, auto raddrizzante, in cui tutto è sovradimensionato, capace di navigare ad 1 litro per miglio nonostante la mole gargantuesca. Chi compra un mezzo del genere non sta comprando semplicemente una barca, ma una filosofia di vita: amare più quello che c’è oltre l’orizzonte che la terra su cui poggia i piedi.
Spesso parliamo di consumi, layout, progettazione. Ma la barca è, in prima battuta, un’emozione. E questo Stradivari 52, per me, lo è stata. L’ho provato al tramonto di una giornata sfinente al Salone di Genova, e quello che mi ricordo più di ogni altra cosa sono i colori incredibili del cielo. La testimonianza che il mare riesce a stupire anche chi ormai ci ha fatto l’abitudine. Ma a voi, di tutto questo – giustamente – può importare fino ad un certo punto. E allora vi dico che questo gommone ha una carena divertentissima: corre veloce ma è morbida e prevedibile. Una vera Gran Turismo del mare.
Chi ha visto qualche mio video sa che sono un incallito gozzista (…ma ho anche dei difetti). E quindi non potevo non citare l’ultima ammiraglia del cantiere portabandiera dei gozzi sorrentini nel mondo: Apreamare Gozzo 48 Cabin. Non è il gozzo più grande che Apreamare abbia costruito nella sua storia, essendo arrivata, in passato, ben oltre i 60 piedi, ma adesso lo fa con le linee filanti del nuovo design, così moderno e allo stesso tempo familiare. Tanto da convincere anche un tradizionalista come me.
Vi svelo un segreto: l’unica scafo che apprezzo più del gozzo…è il gozzo a poppa quadra: ossia la lancia. So che con questa strampalata definizione attirerò l’ira dei puristi, e che la storia della lancia meriterebbe una più nobile e approfondita disquisizione, ma ci saranno altri tempi e luoghi. Quindi, dopo quel capolavoro di proporzioni e colori che per me è stata Lancia Aprea 52, mi sono approcciato alla sorella minore con il doveroso scetticismo di chi guarda il sequel del suo film preferito. E se, a livello estetico, credo sia impossibile migliorare quelle linee, a conquistarmi è stato il suo portamento in navigazione: un brio e una maneggevolezza che non ti aspetti da una “classica”.
La nautica per tutti è ancora possibile? Non so darvi una risposta, ma se esiste, questa è una delle principali candidate a rappresentarla. Fra tanti mezzi da sogno, quello Teorema 20 potrebbe sembrare un piccolo e anonimo open. Ma l’abito non fa il monaco: un mezzo di sostanza, economico sia nell’acquisto che nella gestione, con consumi nell’ordine del mezzo litro per miglio. Salendo a bordo si apprezza che, a dispetto della semplicità, c’è tutto quello che serve per prendere il mare e divertirsi. Io ho iniziato con barche così.
Qual è il limite? Che i cantieri rincorrano dimensioni sempre più grandi non è un mistero, così come gli armatori che apprezzano sempre più i fuoribordo. De Antonio ha fatto un sunto di queste tendenze nel suo ultimo modello, un 60 piedi fuoribordo, spinto da quattro 12 cilindri. Un esercizio di stile? A giudicare dal successo commerciale, si direbbe proprio il contrario. E non avere una sala macchine libera tantissimo volume, che viene gestito in modo ineccepibile in questo D60, con un effetto open space sottocoperta da categoria superiore.
Una piacevole scoperta. Che dalla Scandinavia arrivasse grande qualità non è una sorpresa. Ma la qualità, in genere, si paga molto cara, soprattutto in questo settore. Perciò sono rimasto piacevolmente stupito quando ho provato tutta la gamma Aquador, cantiere finlandese parte del gruppo Nimbus, che porta su cifre ben più ragionevoli il savoir faire del Grande Nord. 400HT è l’ammiraglia, comoda e ben accessoriata, filosofia che viene declinata fin sulla più piccolina, 250HT, una chicca che raccoglie in 8 metri un piccolo yacht.
Sono sempre stato un motorista, avendo messo piede su una barca a vela due volte nella vita. Ma di quei due episodi ricordo benissimo l’incomparabile sensazione di pace del navigare in silenzio, una cosa che chiunque dovrebbe provare. Ecco, Omikron OT-60 mi ha dato questa sensazione: come sarebbe una barca a vela se fosse a motore. Un ossimoro che su questo scafo trova un equilibrio fra il silenzio e l’economicità della crociera, e i volumi incredibili di uno yacht a motore.
Quando sono salito a bordo era ancora un concept di Beneteau che si chiamava Cruising Island: nomen omen. Dall’anno prossimo diventerà un modello di serie, rimanendo in famiglia passando sotto Jeanneau. Ancora una volta, più della realizzazione apprezzo l’idea: chi va piano va sano e va lontano. È un mezzo fatto per navigare in silenzio, a bassa velocità, passare tanto tempo in rada, dove sfruttare i suoi incredibili spazi, con un pozzetto che è un foglio bianco. Col suo floating design sembra un monolocale, dato che, all’occorrenza, si può interamente chiudere con vetrate, andando a creare un volume che ha pochi rivali nella categoria.
La barca che da me (e me lo dico da solo) non ti aspetteresti in questa lista. L’estetica è particolarissima, di quelle che puoi solo odiare o amare. È come se un parallelepipedo venisse disegnato solo con linee curve, un paradosso galleggiante. E io non ho ancora deciso, ma questa è la rassegna delle barche più interessanti, non delle più belle. E allora ci entra di diritto. 43 piedi sono una delle misure più diffuse, ma vi sfido a trovarne una che abbia gli stessi volumi. Questo non è la semplice barca-camper, è una casa intera. In 12 metri.
Infine, a voi, che ci leggete sempre, chiedo: quali sono state le barche che vi hanno colpito di più? E intanto che aspetto i commenti, vi faccio i miei più sentiti auguri di Buon Anno nuovo a tutti!
Stefano Monfroni
Stefano Monfroni
Motorista per vocazione, scrittore e videomaker per passione, ingegnere per hobby. Mi hanno detto che dovevo trovarmi un lavoro che mi piacesse per non dover mai lavorare un giorno in vita mia, e io sono molto pigro. Che poi è il motivo per cui ho un gozzo: non è una barca, è uno stile di vita.
2 commenti su “10 barche super interessanti che abbiamo visto (e provato) nel 2025”
Fabio
Omikron OT-60
Parto dall’idea di come vorrei vivere il mare, ossia partire dalla costa e consentire alla mente di scivolare sull’acqua miglio dopo miglio, entrando in un altra dimensione senza che il suono del motore riporti alla realtà. In poche parole, la sceglierei per avere una barca che renda il suono del mare il vero protagonista, soprattutto in navigazione e, perché no, andare oltre l’orizzonte.
Sceglierei Omikron OT-60. Parto dall’idea di come vorrei vivere il mare, ossia partire dalla costa e consentire alla mente di scivolare sull’acqua miglio dopo miglio, entrando in un altra dimensione senza che il suono del motore riporti alla realtà ma sia il suono del mare il vero protagonista. Bell’articolo di fine anno, continuate così!
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2 commenti su “10 barche super interessanti che abbiamo visto (e provato) nel 2025”
Omikron OT-60
Parto dall’idea di come vorrei vivere il mare, ossia partire dalla costa e consentire alla mente di scivolare sull’acqua miglio dopo miglio, entrando in un altra dimensione senza che il suono del motore riporti alla realtà. In poche parole, la sceglierei per avere una barca che renda il suono del mare il vero protagonista, soprattutto in navigazione e, perché no, andare oltre l’orizzonte.
Sceglierei Omikron OT-60. Parto dall’idea di come vorrei vivere il mare, ossia partire dalla costa e consentire alla mente di scivolare sull’acqua miglio dopo miglio, entrando in un altra dimensione senza che il suono del motore riporti alla realtà ma sia il suono del mare il vero protagonista. Bell’articolo di fine anno, continuate così!