Come ho comprato e rimesso a nuovo un Baglietto Elba anni ’60

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M/Y Classe ELBA (12 mt.)
M/Y Classe ELBA (12 mt.)

Comprare una barca nuova di 11 metri cabinata è una spesa importante. Meglio andare sull’usato. Le barche non sono tutte belle allo stesso modo, questo è chiaro. Quelle in legno, però, hanno qualcosa di speciale. Questo è vero, soprattutto, se il nome del cantiere è Baglietto. Oggi Fabio Ratti, che sulle barche legge, scrive, ma soprattutto naviga, ci racconta di come (da velista) si sia convertito al motore comprando un Baglietto Elba abbandonato per rimetterlo a nuovo. Come ha fatto? Quanto ha speso? È tutto nel suo racconto. Buona lettura! 


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La mia prima barca a motore: un Baglietto Elba del ’61

Da velista d’epoca, armatore di una barca anni Sessanta ben più giovane di me, ho ben imparato a scegliere la rotta a seconda delle previsioni del tempo. Così quando la mia personalissima meteo mi ha suggerito di passare al motore, mi sono messo alla ricerca di un buon usato sui 12 metri, con un minimo di abitabilità, veloce, ma senza esagerare. Moderno, mi son detto. L’esperienza di una barca vecchia, nel bene e nel male, l’ho già fatta.

Il Baglietto Elba dell'articolo in trasferimento
Il Baglietto Elba dell’articolo in trasferimento

Il budget

Al budget di 150.000 euro sarei pure disposto ad aggiungerci qualcosa, ma le tante barche tra cui scegliere mi sembrano tutte uguali. Alcune sono perfette, per carità, ma senza quella scintilla che ti fa fare la pazzia (perché di questo si tratta).

Timoneria del Baglietto Elba

Realizzo che sono pronto a passare dalla vela al motore, ma non a rinunciare al fascino di una barca bella.

Digito “vintage” su Google: …

“…qualcosa che ha almeno 20 anni, diventata di culto perché di alta qualità o perché ha segnato il costume tanto da essere ancora considerata preziosa.”

Eccola, la mia barca. So bene cosa mi aspetta, il prezzo finale sarà un multiplo di quello di acquisto e ci saranno almeno due anni di lavori, oltre la barca. Però, anche dal punto di vista economico, come vedrete, può essere un affare. Poi ci si mette il caso.

Come ho trovato il Baglietto Elba

Un amico, Stefano Faggioni, famoso architetto navale specializzato in restauri, mi segnala una barca, che la Presidente di una illustre Fondazione non vuole vada persa e quindi vorrebbe fosse rilevata da un prestigioso Yacht Club. Che è il mio e che rifiuta l’offerta. Ma io no.

Interni dell’Elba

Eccomi quindi a Santo Stefano, Argentario, davanti un Baglietto Elba fermo da qualche anno. Pietro Baglietto, un genio precursore dei tempi, decise di seguire l’esempio di Carlo Riva, che andò in America per capire come facesse Chris Craft a produrre e vendere tante barche. Ma aveva in testa una barca più grande: “un cabinato ispirato ai campers, con interni di quello stile e di quella qualità”, come lui stesso racconta. Così nasce l’Elba nel 1958, primo motoryacht di serie italiano.

In meno di 12 metri ha una cabina marinaio separata con tanto di wc (un loculo, ma i marinai allora si adattavano), cucina, bagno, dinette trasformabile e cabina di prua che si chiude con una porta scorrevole. Perfetto. Vado a vederla con Nino Aprea dell’Antico Cantiere del Legno, che – tra le tante – ha già restaurato due Baglietto Ischia: mi rassicura, la barca è sana.

Il prezzo d’acquisto è simbolico. Passaggio di proprietà, qualche lavoretto, batterie nuove, … insomma con 30.000 euro sono in mare. Il Baglietto Elba N.29 del 1961 (su 42 costruiti in 5 anni) è mio, anzi nostro: nel frattempo un caro amico si è entusiasmato all’idea ed è entrato in società.

Giro la chiave e con mio fratello, Andrea (Ratti n.d.r.) – meglio avere un ex campione di motonautica a bordo perché non si sa mai – e un po’ di incoscienza, facciamo il pieno e poi rotta verso Napoli. Una sosta a metà strada e il giorno dopo siamo a Procida, dove un altro pieno ci certifica un consumo di 43 litri l’ora a una media di 18 nodi. La velocità massima, con mare piatto, è stata di 24 nodi.

Timoneria con strumentazione digitale e analogica

Dopo una settimana di prove siamo in cantiere da Aprea, per un lavoro che decido di dividere in due anni: prima la sicurezza, poi ci faremo belli.

Quanto costa mettere a posto un Baglietto Elba

Motori

L’Elba monta due GM 6-V-53 da 195hp, motori indistruttibili, montati sui carri armati americani ancor prima che sulle barche. Una volta che partono non si fermano più, mi dicono, e in effetti nel trasferimento giravano come orologi, seppur rumorosi. Decido di sbarcarli comunque, insieme ai serbatoi, per controllare bene il fondo, le prese a mare, le pompe e pitturare la sentina. E una volta smontati, vale la pena cambiare tutto ciò che si può rompere: 4.000 dollari di tubi, raccordi, guarnizioni e molto altro che arrivano dalla Florida grazie all’efficientissima Diesel Pro Power.

I motori rifatti e montati

Elettricità ed elettronica

Mi affido a un amico esperto, Mauro Tosolini, che riporta a nuovo i motorini dei tergicristalli, il verricello, aggiusta perfino il vecchio VHF, ma soprattutto risolve brillantemente il problema strumenti. Quelli originali sono belli, ma revisionarli costa una fortuna; però un contagiri è un po’ ballerino e non ci sono allarmi, mentre i parametri di due motori che hanno mezzo secolo di vita vanno tenuti sotto stretto controllo.

Il nuovo plotter

Mauro scopre in internet una centralina di conversione analogico/digitale che fa al caso nostro. Montiamo nuovi sensori in aggiunta a quelli meccanici esistenti, per mantenere la lettura analogica sugli strumenti originali, aggiungendo un plotter dedicato ai dati in digitale. Bonifico di 900 euro e arriva la centralina EMU-1-BAS Monitoring Unit con gli accessori per interfacciarla al PC e alla rete NMEA 2000.

Mauro impiega un paio di nottate per impararci a dialogare, monta tutto e tutto funziona perfettamente. Presi dall’entusiasmo, aggiungiamo anche i sensori per il livello serbatoi acqua e carburante (prima misurato empiricamente con un tubicino che sfrutta la legge dei vasi comunicanti).

Cantiere

Abbiamo fatto un minuzioso controllo dell’opera viva, pitturato la sentina, sostituiti i telai in massello di mogano delle finestre della tuga, rifatto il boccaporto del tettuccio, risanato e riverniciato tutti le parti in legno ammalorate. Compreso lo smontaggio e il rimontaggio dei motori, più la pulizia e la riverniciatura dei serbatoi, il conto ammonta a 15.000 euro. Per i lavori di bellezza ancora in corso, lucidatura degli acciai, verniciatura di scafo, tuga e coperta, spenderemo altrettanto quest’anno.

Conviene comprare una barca usata?

 

In totale sono 80.000 euro; la barca li vale? Non vedo cosa si potrebbe comprare di equivalente con questa cifra. Certo, c’è il problema della manutenzione, ma ho fatto i conti: spenderò circa 5.000 euro in più all’anno rispetto a un pari dimensioni in fibra. Anche aggiungendo qualche intervento straordinario mi sembra valga assolutamente la pena.

E poi, volete mettere la soddisfazione di vedere il popolo delle rade girarsi al vostro ingresso?

Fabio Ratti

PS – Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza il prezioso aiuto della Fondazione Baglietto e in particolare di Alex Mazzoni, massimo esperto e curatore dell’archivio del Cantiere, che mi ha fornito una gran mole di utilissimi documenti.


 

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11 commenti su “Come ho comprato e rimesso a nuovo un Baglietto Elba anni ’60”

  1. Piero Rimondi

    Ne vale la pena si oggi le barche non hanno più personalità è un piacere ridare vita e lustro a certe opere d’arte

  2. Complimenti per aver riportato allo splendore questa barca che uno dei gioielli della gloriosa tradizione nautica italiana.
    Se posso permettermi un suggerimento, incasserei il Raymarine con una struttura in legno od in acciaio , che ne celi alla vista la struttura in materiale plastico.

  3. Bravissimo, personalmente non credo ci sia nulla di più triste che vedere dei vecchi scafi abbandonati! Dar loro una seconda vita è qualcosa di meraviglioso e appagante. Mi fa piacere condividere questi pensieri con il mio Chris Craft commander 31 del 1971 che sta diventando sempre più bello ! Buon mare a tutti i veri amanti……Adriano

  4. Hai perfettamente ragione. Questa è una barca che attira l’attenzione e che ti permette di divertirti al pari dei più blasonati yacht in circolazione. Bel lavoro.

  5. X me da vecchio marinaio, le barche, i motiscafi, in legno che hanno un po’di anni, sono i migliori del mondo, ben fatti, indistruttibili, hanno “l’armonia del mare”!
    L’odore del legno vuoi metterlo!?
    Peccato che non ho le possibilità di poter avere una di queste magnifiche barche!
    Fa nulla, ogni volta che c’è un articolo di codeste imbarcazioni, mi esalto, sogno, di solcare il mare, ma anche di poterlo usufruire ancorato al molo!!
    Costa poco è si usufruiscono gli scafi, di altrui proprietà senza aver speso una Lira, pardon un euro (ringraziando
    L’inutile prodi, che ha tolto x tutti con l’euro il 50% del potere d’acquisto) un’altro inutile, monti applicando il superbollo, ed il dott sottile che si è appropriato di soldi
    Nottetempo dai nostri conti correnti) che individui abbiamo avuto ed ancora sono in attività distruttrice di questa nostra bellissima Nazione, invidiata da tutto il mondo!
    Mah! tornando alle barche il mio pensiero ed i miei sogni
    saranno sempre uguali, cioè
    Usufruendo di barche d’epoca
    di altri Armatori! Ed ovviamente scudandomi con gli stessi, x aver usufruito”virtualmente”delle loro proprietà!
    Senza esserne “invidioso”!!
    BUON MARE!

  6. Complimenti bellissimo progetto che darà grande soddisfazione, io sono possessore da 28 anni di un Bora junior Italcantieri del 71 tra le prime in Italia in vetroresina, confermo che anche con un uscita in mare di un paio di ore sembra di rivivere un lontano passato, spero che ci siano sempre più persone appassionate a progetti come il tuo.

  7. Non potrei essere più d’accordo, non si può paragonare l’effetto che ha una barca classica con una moderna. E’ vero che i costi per un restauro serio sono elevati, ma comunque non paragonabili al prezzo di una barca di uguale misura nuova, quindi come dice lei resta anche conveniente.
    Parlo per esperienza perché anche io ho restaurato completamente un Chris Craft Catalina 28, ridandogli l’antico splendore e aggiungendogli robustezza , sicurezza e confort . E anche io apprezzo gli sguardi dei vicini ogni volta che entro in porto o in rada (chiunque sia il vicino).
    Vorrei fare anche i complimenti a questa rubrica sulle barche classiche con la quale ho avuto anche io il piacere di fare vedere la mia barca. Ottimo lavoro a tutti.

  8. Luca Macoratti

    Da quel che posso capire dalle foto gli strumenti sono quelli originali che venivano montati all’epoca con i GM e probabilmente a comando meccanico senza cavi elettrici. Mi risulta che la diesel pro americana cui si è già rivolto per alcuni ricambi venda ancora gli stessi strumenti sia in versione meccanica che elettrica. Probabilmente le costerà meno sostituire lo strumento, od il cavo meccanico di collegamento al motore, con uno nuovo identico che far revisionare il contagiri attuale. La strumentazione digitale che ha affiancato sarà senz’ altro efficiente e utile per un raffronto ma è senz’ anima. E una Signora Barca come la Sua si nutre di Anima! Complimenti! per la scelta, per il coraggio e per la perseveranza.

  9. Pier luigi de Caro

    Bravo Fabio. Avevo visto anche io la tua barca e mi sono poi “distratto”. Mi fa molto piacere che lo hai acquistato tu e mi candido quale eventuale acquirente nel caso tu volessi proseguire nel salvataggio di nuove imbarcazioni. Andrea sa dove trovarmi. Un abbraccio.

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