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Un tardo Rum-Runner convertito al diporto dopo la fine del proibizionismo
Benvenuti all’interno della rubrica Classic Boat, la “custode” storica e culturale della testata, un luogo dedicato all’approfondimento delle figure, delle barche e degli sviluppi progettuali che hanno segnato l’evoluzione della nautica a motore. Per orientarci al meglio in un panorama vastissimo quale quello del mondo nautico, in questo articolo guarderemo ad un contesto particolare, quello del contrabbando, una delle grandi spinte storiche verso l’evoluzione della nautica. Nel particolare guarderemo così ad un primo periodo, quello dettato da quei tredici anni che, negli Stati Uniti (e parzialmente in Canada), saranno conosciuti come Proibizionismo.
Le barche del contrabbando: i Rum Runners americani
Bootlegger, un termine più che noto e legato al contrabbando di alcolici negli Stati Uniti durante il proibizionismo, quell’infelice decina d’anni (1920-1933) in cui vennero proibite la produzione, la vendita ed il consumo di alcol nel paese… Forse non tutti sanno, però, che il termine bootlegger fa esclusivamente riferimento a tutta quella mercanzia che, in quel periodo almeno, era spostata via terra. È un altro il nome legato alla nautica: Rum Runners, e di loro parleremo.
Sequestro e distruzione di barili di Rum durante il proibizionismo
Rum Runners: pionieri del contrabbando a motore
Nel 1920, dopo che già diversi stati si erano convertiti a politiche Dry, e quindi vietando il consumo di alcolici all’interno dei loro confini, il Governo Federale degli Stati Uniti d’America promuove il 18° emendamento, vietando appunto la produzione, la vendita ed il consumo di alcolici su tutto il territorio dell’unione. Contemporaneamente, il Canada intraprende a sua volta una simile iniziativa, vietando, però, il solo consumo. Inizia il cosiddetto Proibizionismo.
Neanche a dirlo, la reazione è relativamente evidente: se si vuole continuare a bere è necessario farlo di nascosto e, soprattutto, di nascosto è necessario procurarsi i propri alcolici preferiti. Se nei territori centrali nascono così i moonshiner, i distillatori clandestini, diversa è la piega che la faccenda prende per gli stati affacciati sull’oceano, da sempre ottima fonte di approvvigionamenti. Nasce così non solo una tratta, ma un business a dir poco giulivo. E, per ragioni che vedremo, il capofila in questo caso* è lo stato del Maine, nel Nord Est americano…
Un Rum Runner di inizio proibizionismo catturato e dato alle fiamme
Perché il Maine? La risposta arriva dagli strascichi della geopolitica ottocentesca. Caso vuole che, al largo della Nova Scotia, appena a Nord del Maine, nel Newfoundland canadese, si trovi un’isola, St. Pierre e Miquelon, possedimento di Francia. Evidentemente, un luogo felice e libero dal proibizionismo dei due paesi d’oltreoceano. E da qui nasce il giochino. Importarvi quanto si voglia dall’Europa e dai Caraibi, per poi recuperarlo e importarlo di nascosto sulle coste americane. Ma, per farlo, servono scafi adatti e gente navigata. Nascono così i Rum Runners, pescatori e marinai di giorno, contrabbandieri di notte.
Rum Runners: scafi veloci cercasi
Raggiungere l’isola di cui prima, tendenzialmente, è cosa poco pratica, e il viaggio è lungo. La soluzione ottimale si presenta quindi presto. Il confine del proibizionismo finisce là dove iniziano le acque internazionali. Un qualsiasi bastimento da carico oltre questa linea diventa così un eccellente punto di partenza e, facendo la spola da questi a terra, il viaggio si fa subito più sicuro e veloce. Dodici miglia sono comunque non poca strada e, soprattutto, sono pattugliate dalla Polizia di Frontiera (Custom) prima, dalla Guardia Costiera poi. Le barche da pesca inizialmente adottate finiscono presto per essere inefficaci, troppo lente. Nasce così una trasformazione eccezionale, fatta di scafi nuovi, potenze senza precedenti, surplus aeronautici e velocità mai viste prima. Una svolta sì, nata per sfidare la legge, ma destinata a mutare per sempre la progettazione navale.
Lo schooner Kirk and Sweeney al largo, con il carico di contrabbando in coperta per caricarlo sui piccoli e veloci Rum Runners
Il primo passo in quest’evoluzione arriva dalla modifica dei cosiddetti Sea Bright Dory, umili lance da pesca (originariamente a vela). Si tratta di scafi eccellenti per lo scopo: chiglia tendenzialmente piatta, ma con spiccato cavallino prodiero e prua e poppa particolarmente alte. Barche, insomma, pensate per potersi spiaggiare ed essere tirate in secca direttamente in spiaggia, ma mantenendo comunque notevoli qualità marine. Tutte doti tutt’altro che secondarie per chi, di notte, sarebbe dovuto sbarcare su coste non sempre docili…
Un normale Dory destinato alla piccola pesca. La velocità massima di rado superava i 12 nodi
La modifica, in questo caso, fu semplice. Bastò sostituire i motori originali con alternative forti anche di 450 cavalli, trasformando così uno scafo da 14 nodi in una perfetta piattaforma da contrabbando ad alte prestazioni. Ora capace di oltre 30 nodi di velocità e 450 barili di carico, il Dory divenne così l’archetipo del primo Rum Runner, scafo dal quale verranno poi originate quasi tutte le successive declinazioni.
Un Dory convertito è qui immortalato a 31 nodi –foto d’archivio
Rum Runners: evoluzioni d’autore
Come immaginabile, con l’aumentare della domanda aumenta il contrabbando. Con l’aumento del contrabbando, tendenzialmente, aumentano i mezzi a disposizione delle forze dell’ordine. È così in poco tempo che anche i primi Dory riadattati si rivelano presto insufficienti. Nasce così una nuova fase. I contrabbandieri iniziano a commissionare scafi progettati da zero, pensati esclusivamente per velocità e capacità di carico.
Per rimanere in Maine, la svolta decisiva nella progettazione di questi scafi arriva dal cantiere di William “Will” Frost, brillante progettista che concepisce una carena semi-dislocante destinata a diventare lo standard per ogni rum runner della costa nord-orientale, così come per le successive transizioni, influenzando tanto gli scafi da diporto come le lobster boat dei decenni a venire. In men che non si dica il cantiere di Frost inizia così a realizzare scafi compresi tra i 30 e gli 80 piedi (9-25 metri) e capaci di velocità comprese tra i 25 e i 45 nodi, impensabili per qualsiasi altro scafo del tempo. Non per niente, la stessa Guardia Costiera inizierà a commissionare a questi i suoi scafi, proprio dopo il sequestro di una delle sue barche, Evelyn Ruth, fermata nel porto di Boston con oltre 30.000 dollari di merce a bordo (circa 500.000 dollari odierni). Uno scafo che, nelle mani della Guardia Costiera, si rivelerà presto ineccepibile, portando appunto alla commessa delle diverse unità –le Rum-Chaser– di cui prima.
Evelyn Ruth nel porto di Boston, sotto sequestro da parte della Guardia Costiera
Un’altra figura di spicco, sempre nell’ambito della progettazione di scafi super-veloci sarà poi quella di Garfield “Gar” Wood, non un contrabbandiere, ma un inventore e campione di motonautica. Una figura che in apparenza non appartiene a questa storia ma che, per via delle sue brillanti capacità progettuali e costruttive (come la celebre serie dei Baby Gar e i suoi scafi da gara Miss America), non passerà inosservata ai rum-runners. Sarà infatti proprio sui suoi modelli che tantissimi scafi prenderanno forma. Questo, ambo i lati della legge. Tanto i rum-runners si ispireranno a lui quanto le forze armate, che per i decenni successivi costruiranno pattugliatori veloci e motosiluranti (comprese le PT Boat della Seconda Guerra Mondiale) ispirati proprio da questi suoi design.
Il Gar Wood “Cigarette”, un mostro da 2250 cavalli concepito nel 1923. Allora era la barca di 70 piedi più veloce del suo tempo.
Motorizzazioni aeronautiche e nuovi stili
Se abbiamo parlato di carene e scafi veloci, la seconda componente essenziale, com’è evidente, è il motore. È proprio in questo contesto che subentra un secondo attore, l’aeronautica, che diventa per assurdo la principale fornitrice sul fronte propulsivo. A bordo, infatti, tutte le nuove produzioni vengono fornite con doppi motori V-8 o V-12 in linea di surplus aeronautico –spesso acquistati direttamente da Boeing– caratteristica che tendenzialmente, le trasforma in dei mostri capaci di potenze del tutto sproporzionate rispetto a qualsiasi unità della Guardia Costiera dell’epoca.
Il Rum Runner Evelyn Ruth in costruzione
Coerentemente, questo tipo di propulsioni richiede anche una modifica essenziale e destinata a lasciare il suo segno. La motorizzazione non può più essere poppiera e, anzi, deve cambiare radicalmente. Il ayout interno si adatta di così conseguenza. Molto più pesanti e voluminose, le nuove motorizzazioni –spesso doppie– vengono così spostate a centro barca, montate centralmente tra le paratie e con i serbatoi disposti simmetricamente ai lati, per non compromettere l’assetto alle alte velocità.
Contemporaneamente prende piede anche un nuovo trend, destinato a proseguire nei decenni. Per proteggersi dagli elementi, tanti di questi modelli diventano cabinati, e sopra il vano motore prende piede un vero e proprio ponte di comando, con parabrezza in vetro e semicabine per proteggere gli equipaggi.
Rum Runners: l’eredità
La fine del Proibizionismo, nel 1933, non chiude però la storia tecnica di questi scafi e, soprattutto in Maine, prende piede una rigorosa linea di continuità. La carena semi-dislocante disegnata da Will Frost per il rum-running –con le sue motorizzazioni potenti, i parabrezza in vetro e le semicabine– viene tradotta per la pesca all’aragosta, dando vita, sostanzialmente, all’archetipo del contemporaneo Lobster. Uno scafo d’eccezione e che, nato al di fuori della legge, ha saputo poi tradursi in un icona tra le barche da lavoro e non, dando successivamente vita a tantissimi di quegli scafi da diporto veloce che, ancora oggi, quasi cent’anni dopo, popolano porti e marina anche lontanissimi da quelle acque.
Lobster Boat al lavoro in Maine
*Per quanto riguarda invece la costa pacifica, l’evoluzione degli scafi da contrabbando prende una piega totalmente differente, culminata –con notevole input italiano– nelle powerboat più significative dei decenni successivi: gli offshore. Ma questa è un’altra storia.
**Per approfondire la storia delle evoluzioni, trovate QUI un articolo dedicato appunto alla genesi delle Lobster Boat.
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