Tre barche della Ferrari! La velocità sull’acqua secondo Maranello

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Nel corso degli anni la prestigiosa Casa di Maranello ha intrecciato strette connessioni con il mondo nautico contribuendo a elaborare tre imbarcazioni capolavoro che ancora oggi rappresentano un modello di ingegneria, prestazioni e puro stile italiano.

L’agonismo sportivo, il design rigorosamente Made in Italy e la ricerca delle prestazioni che da sempre contraddistinguono il marchio Ferrari in alcune isolate ma felicissime occasioni non si sono limitate all’asfalto dei più prestigiosi circuiti motoristici mondiali. Ma si sono estese anche all’acqua. In particolare alla produzione di barche speciali votate alla velocità che ancora oggi rappresentano dei capolavori dell’ingegneria. Esempi perfetti di un eccezionale connubio tra due mondi, quello motoristico e quello nautico, apparentemente distanti, in cui risaltano stile italiano e performance fuori dal comune.

Gli stessi cantieri coinvolti da questi progetti firmati Ferrari rappresentano la crème dell’industria nautica italiana. Vere eccellenze di grande tradizione che ancora oggi sono in grado di sfornare imbarcazioni di classe che emozionano tutti gli appassionati.


Timossi Ferrari Arno XI, idroplano da record

Il primo esemplare frutto di questa collaborazione tra il marchio Ferrari e il mondo nautico è il “Timossi Ferrari Arno XI”. Siamo nel 1953. Il grande appassionato di motonautica, pilota e ingegnere Achille Castoldi con la complicità di Alberto Ascari e Gigi Villoresi convinse Enzo Ferrari a fornire il V12 che equipaggiava le monoposto 375 F1 per una barca da record. Un prototipo di idroplano costruito in un esemplare unico.

L’imbarcazione venne costruita nel 1953 dai Cantieri Timossi di Azzano di Tremezzina (Co). Il motore Ferrari con cui venne equipaggiato era derivato da quello delle monoposto Ferrari 375 di Formula 1 che avevano gareggiato nel Campionato del 1951. A questo propulsore, un V12 Ferrari di 4494 cm³, furono aggiunti 2 compressori volumetrici per aumentarne notevolmente la potenza fino a 340 hp (oltre 600 cavalli). Il nome del motore divenne quindi “G.P. 52/1 Nautico”.

Il 15 ottobre del 1953 nel corso del Gran Premio d’Italia Trofeo Campari il “Timossi Ferrari Arno XI” condotto dallo stesso Achille Castoldi raggiunse la velocità di 242,708 chilometri orari sul Lago d’Iseo in zona Sarnico (BG). Un record straordinario per l’epoca e tutt’ora imbattuto, anche perché la categoria di appartenenza dell’Arno XI non esiste più. Dopo varie peripezie e un lungo periodo di abbandono, l’imbarcazione venne maniacalmente restaurata e dal 2013 e attualmente è esposta al Museo Ferrari di Maranello (MO).

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Racer Ferrari San Marco, nato per vincere i raid

Quattro anni più tardi, nel 1957, il marchio Ferrari torna ad abbracciare il mondo delle imbarcazioni con un altro progetto inedito e fuori dal comune. Per l’occasione viene coinvolto il prestigioso cantiere San Marco, fondato nel 1954 nei pressi dell’Idroscalo di Milano dal pilota e costruttore di barche veneziano Oscar Scarpa. Le imbarcazioni di questo sofisticato cantiere artigianale, circa 500 esemplari, sono state un esempio di design innovativo e detengono ben 35 record del mondo di velocità. Montavano tutte il motore di un’auto italiana: Abarth, Alfa Romeo, Lancia, Maserati e Ferrari naturalmente.

In particolare il “Racer Ferrari” venne realizzato nel 1957 su richiesta del Conte Guido Monzino che intendeva partecipare alla 1° edizione del Raid sul Po Pavia-Venezia, la più dura regata di motonautica in Europa, che si sarebbe disputato nel 1958. Monzino acquistò un motore Ferrari V12 4.500 cc precedentemente montato sulla Berlinetta 375 che nel 1953 aveva partecipato alla celebre Carrera Messicana. Lo scafo venne studiato da Oscar Scarpa dei Cantieri San Marco per incentivare l’ingresso di nuovi piloti nella categoria scafi economici per la quale vennero realizzate 4 imbarcazioni.

Il Racer Ferrari, nella versione biposto, partecipò così sia al Raid nel 1960 che nel 1966 pilotato, in entrambe le occasioni, da Monzino che come copiloti ebbe prima Maurizio Allione e poi Olof Wallen. Il racer Ferrari – San Marco del 1953, classe di competizione “3 punti” KD 800 kg.

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Riva Ferrari 32, un offshore di classe

Infine nel 1990 Ferrari torna a sfrecciare sull’acqua. Questa volta con una barca che coinvolge la Casa di Maranello non solo sotto il profilo della propulsione, ma anche nelle linee d’acqua. La stessa partnership è di quelle memorabili. Ferrari coinvolge infatti il prestigioso cantiere Riva, vera eccellenza del mondo nautico. L’idea è quella di dare vita a un’imbarcazione sotto i 10 metri unica e capace di esprimere velocità e bellezza ai massimi livelli. È così che nasce il Riva Ferrari 32. Lo sviluppo del progetto venne curato da Gino Gervasoni, capo del Cantiere Riva, e in stretta relazione con la Casa di Maranello con cui vennero messi a punto materiali, aerodinamica e design.

Il primo prototipo, in puro stile off-shore, fu realizzato in legno, e già dalle prime prove riuscì a toccare i 100 km/h. Esternamente era verniciato del colore Rosso Corsa con i due scudetti del Cavallino, ispirati al Testarossa, posti lateralmente. Poi c’era la scenografica e strategica ala di colore nero, il volante, rivestito in pelle, con il logo Ferrari . E infine le postazioni di pilota e copilota che permettevano di governare la barca sia da seduti che in piedi. Il Riva Ferrari 32 alla fine venne prodotto in soli 40 esemplari, tutti spinti da due motori BPM Vulcano 400 V8 da 390 cavalli, con una velocità massima che tocca i 54 nodi (circa 100 km/h).

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