Barche italiane, valgono 8,72 miliardi ed è record: quali sono le più vendute e dove

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Il Salone Nautico di Genova (1-6 ottobre) è iniziato sotto l’auspicio di un nuovo record: il fatturato totale dell’industria nautica italiana, che somma barche, accessori e motori, ha raggiunto 8,72 miliardi di euro, con un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente (2024). È il massimo storico mai registrato.

Ma cosa c’è dietro questo il macro dato che emerge da “La Nautica in Cifre”, l’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica con Fondazione Edison e in collaborazione con IULM COMAR? Vediamo nel dettaglio com’è articolata la nautica italiana.

L’industria nautica italiana vale come non mai

Numeri come questi non si erano mai visti, ma cosa significano? A trainare è principalmente l’export che si attesta a 4,4 miliardi di euro con un dominio assoluto dei superyacht. L’Italia si conferma leader mondiale assoluto nel segmento degli scafi sopra i 24 metri, detenendo oltre il 52% degli ordini globali. A livello numerico sono ben 568 unità.

Se, in generale, la produzione nazionale della cantieristica raggiunge i 5,47 miliardi di euro (+0,5%). Sono le grandi unità “entrobordo” a registrare un +1,3%. Continua, invece, il calo delle unità più piccole: fuoribordo, unità pneumatiche e la vela.

Cresce e tiene botta anche il comparto accessori e componenti che sale a 2,03 miliardi di euro (+0,4%). Sale anche il numero degli addetti che arrivano a 32.420, +3% sul 2024, mentre considerando l’intera filiera nautica si arriva a circa 170.000 occupati. Il contributo della nautica al PIL italiano è pari a 7,51 miliardi di euro, corrispondente al 3,32 per mille del PIL nazionale.

Tra record dei grandi e difficoltà dei piccoli

“I numeri del 2025 – spiega Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica – ci consegnano ancora una volta un’industria forte, capace di raggiungere un nuovo massimo storico in uno scenario internazionale profondamente cambiato. Ma il dato complessivo va letto nella sua articolazione: dopo anni di crescita generalizzata a doppia cifra, oggi convivono performance differenti tra i diversi segmenti. La leadership dell’alto di gamma e la straordinaria vocazione internazionale della nostra industria continuano a rappresentare elementi di forza, mentre la piccola nautica risente maggiormente delle incertezze e delle difficoltà che interessano globalmente la classe media. Essere leader significa anche saper leggere questi cambiamenti e anticiparli. La competitività futura della nautica da diporto italiana dipenderà dalla capacità di continuare a innovare, investire nelle competenze, sostenere l’internazionalizzazione e creare le condizioni perché possa crescere l’intera filiera”.

L’importanza dell’export

La voce fondamentale in questi numeri rimane quella dell’export: in particolare la quota di export della cantieristica raggiunge il 90%, mentre il valore delle esportazioni, come dicevamo prima, tocca il nuovo record di 4,4 miliardi di euro, +2,6% rispetto al 2024. La quota italiana sull’export mondiale è pari al 21,3%.

Accessori ed equipaggiamenti nel 2025 hanno registrato un fatturato complessivo pari a 2,03 miliardi di euro (+0,4%). Degli 1,54 miliardi di euro (+0,5%) della produzione nazionale la quota destinata all’export pari al 47%. Un dato significativo che dimostra come l’accessoristica italiana sia fondamentale anche per le altre nazioni produttrici di yacht.

La geografia produttiva rappresenta infatti un ulteriore elemento caratterizzante dell’industria nautica italiana: quasi il 90% del fatturato della cantieristica è concentrato in cinque poli territoriali, mentre l’Alto Mediterraneo, tra Liguria e Toscana, rappresenta oltre la metà del totale. Le diverse specializzazioni produttive si riflettono anche nelle destinazioni internazionali dei singoli territori, delineando una rete di distretti fortemente integrata nei mercati mondiali.

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