Ecco le 6 barche più strane di chi naviga nei mari del nord

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Che i mediterranei e i nord europei siano diversi è un dato di fatto e si manifesta anche nella nautica da diporto. Dai saloni di Düsseldorf (prendendo quello che piace ai visitatori che scendono dalle alte latitudini) e di Helsinki (considerando che invece qui i nordici giocano in casa) è evidente che ci attraggono barche differenti. Vediamo le 6 più strane…per noi!

Ecco come navigano i “vichinghi 2.0”

Le barche tonde

Se il tuo fine è galleggiare in attesa che abbocchi un pesce e gli spostamenti sono lenti e ridotti al minimo, perché non ti fai l’Ultraskiff? Certo, se uno dovesse basarsi sul nome, si immaginerebbe una cosa affilata come un rasoio. Sia nella vela, sia nelle barche a remi, gli skiff sono attrezzi stretti e veloci. Ma al nord la pensano diveramente. L’Ultraskiff è, infatti, tondo come un bombolone con una poltrona nel mezzo, con gavoni, gallocce e portabottiglie un po’ ovunque e con la seggiola per il fuoribordo, rigorosamente elettrico. 1,80 metri di diametro, 60 kg scarsi di peso e prodotta in polietilene (e quindi totalmente riciclabile) su stampo rotante.

www.ultraskiff.com

Le barche…tutti terreni

Una volta si sarebbe detto hovercraft. Ora la Wind Rose, azienda russa, preferisce chiamarle Aero Boat. Acqua, neve, palude, terreno ghiacciato, le Aero Boats non conoscono ostacoli. Dotate in genere di livrea mimetica, un po’ perché usate per caccia e pesca, e un po’ perché fa molto più James Bond, dalla Russia con amore. Siccome non è obbligatorio che un agente segreto patisca quando non è in mano ai nemici, la cabina è isolata e riscaldabile. Prodotte in cinque modelli per diverse necessità di carico o di passeggeri imbarcabili.  Ah, da buoni mezzi da film d’azione viaggiano forte, fino a oltre 70 nodi sul ghiaccio e 60 sull’acqua.

www.aero-lodki.ru

Catamarani? No, pontoni

Ce ne sono di tutti i tipi, da quelli da lavoro a quelli da sbarco, da quelli da festa a quelli per portare nonna col deambulatore. Gli scandinavi usano oggettivamente la barca molto più dei mediterranei. Basta un dato: Finlandia, Norvegia e Svezia hanno rispettivamente 148, 157 e 75 barche ogni 1000 abitanti, il quarto Paese è l’Olanda con 30. In Italia ne abbiamo poco meno di 10 ogni 1000 cittadini. Ma il diporto scandinavo è anche un sistema pratico di raggiungere la casa di vacanza, che è sull’isola o a pochi minuti di navigazione, o per arrivare più velocemente dall’altra parte del fiordo ecc. Qundi le barche con la prua aperta sono quasi una necessità, sicuramente una comodità. Poi c’è chi se ne approfitta e si fa le versioni di lusso tipo i modello della Sylvan Marine.

www.sylvanmarine.com

Alluminio, in tutti i luoghi in tutti i laghi

Per i nord europei la barca è di alluminio. Il gommone no perché è bagnato. Non importa poi se vanno in giro con barchini alti 20 cm dal pelo dell’acqua e chi produce rib ha realizzato mezzi che sono arrivati da una parte all’altra dell’oceano lasciando il pilota al coperto e all’asciutto. Le convinzioni contano in questo più dei fatti. Il battello che conquista i cuori dei “vichinghi 2.0” deve avere le belle saldature in vista, magari qualche dettaglio con il carbon look e degli elementi tipo i tientibene con colori accesi. Poi la forma sceglietela come volete: open, cabinato, pontata, il solito pontone, ma la classifica dei materiali non cambia: metalli, poi plastica e infine gomma.

Vetroresina? No, polietilene

Sono riciclabili e costano poco perché sono realizzate su stampi rotazionali: si mette dentro il polietilene in palline e mentre lo stampo gira si scalda per farlo aderire il polietilene liquefatto alla forma voluta. Sono inaffondabili e molto resistenti agli urti e richiedono una manutenzione minima. Hanno però un problema: non riescono a levarsi quell’aria da parenti poveri per via dell’aspetto plasticoso. A questo punto la domanda è questa: la barca la volete per usarla o per farvi vedere? I nordici, su questo, hanno pochi dubbi ed. infatti, sempre più produttori propongono barche in polietilene come la norvegese Pioneer (www.pioneerboat.com) o l’olandese Whaly (www.whaly.com). La tipologia? Come pare a voi, dal solito pontone a qualsiasi barca vi venga in mente, canoa e pedalò compresi.

Gommoni? No, o forse se…

Se gli mettete la prua apribile come un pontone e lo dotate di una carena in alluminio (vi mancava, eh?) come ha fatto la Zodiac Milpro per la sua linea Sea rib Alluminiom (http://zodiacmilpro.com) allora forse, ma forse, si può prendere in considerazione. Anche se rimane una barca bagnata. D’altra parte ha delle camere d’aria gonfiabili e quindi è ovvio che sia bagnato (se il ragionamento vi sembra fallace non siete finlandesi). Può essere considerato anche se come Ceclo http://www.ceclo.fr lo trasformate in un pedalò, magari con motore elettrico sennò non è proprio il caso: come ve lo dobbiamo dire che è una barca bagnata?

MILPRO

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