Barche usate, in Francia arriva la “certificazione standard” che garantisce lo scafo

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Foto d’archivio: Abati Yachts 58

Rivoluzione del mercato delle barche usate in Francia? Forse. Di sicuro è in arrivo una svolta nel sistema della compravendita che valorizza chi vende un’unità in buone condizioni grazie ad una sorta di “revisione”, fatta da un perito esperto. Si chiama Diagnostic Prévente (DPV) ed è un check-up standardizzato che nasce per garantire il venditore e tutelare il compratore e venditore.

Si rivolge in primis a chi tratta barche fino a 12 metri, in particolare ai natanti, un mercato sotto tanti punti di vista trascurato. In questo articolo vi spieghiamo di cosa si tratta e perché dovremmo copiarlo anche in Italia.

La certificazione per le barche usate

La Fédération des Industries Nautiques (FIN), sostenuta dalle autorità marittime e dai colossi assicurativi, ha varato il DPV. È un controllo visivo standardizzato effettuato da periti nautici qualificati con almeno tre anni di esperienza certificata sul campo. Focalizzato principalmente sulle imbarcazioni inferiori ai 12 metri – che costituiscono il cuore pulsante del mercato – questo esame produce un report dettagliato, valido per 6 mesi.

Addio alle insidie dell’usato selvaggio

Ogni anno, decine di migliaia di imbarcazioni passano di mano, alimentando un mercato vivace, ma spesso privo di regole ferree. Sebbene la maggior parte delle transazioni si concluda con una stretta di mano cordiale, i forum di appassionati e le aule di tribunale sono pieni di racconti su scafi pieni di osmosi, motori esausti o impianti elettrici pericolosi venduti come “perfetti”.

In assenza di una revisione obbligatoria simile a quella automobilistica, il rischio di imbattersi in barche usate non conformi o mal tenute è sempre dietro l’angolo. Il nuovo protocollo nasce proprio per colmare questo vuoto, offrendo una base oggettiva di confronto.

Per il mercato delle barche usate: pur essendo una procedura volontaria, la sua adozione agisce come un potente catalizzatore di fiducia: il venditore dimostra infatti la propria buona fede “mettendosi a nudo”, mentre l’acquirente può consultare una radiografia tecnica affidabile prima di staccare l’assegno.

Chi sono i protagonisti del cambiamento?

Il target primario dell’iniziativa sono i privati e i professionisti che operano nella compravendita di imbarcazioni di piccola e media taglia. L’attenzione è rivolta in particolar modo ai natanti sotto i 9 metri, segmento spesso trascurato dalle grandi perizie ma estremamente diffuso tra i neofiti. L’onere della diagnosi spetta al venditore, che con un investimento contenuto può posizionare la propria barca in una fascia di mercato superiore.

Grazie a una griglia di valutazione uniforme, elaborata in collaborazione con assicuratori e istituzioni, le informazioni non sono più soggettive ma diventano dati leggibili e comparabili da chiunque.

Il “Bollino Blu” della nautica

Per rendere il processo immediatamente riconoscibile, è stato introdotto un logo identificativo che accompagnerà le imbarcazioni “certificate”. Questo simbolo potrà essere esposto negli annunci online, sulla documentazione di vendita o direttamente sullo scafo, funzionando come un vero e proprio marchio di qualità.

Non si tratta di una perizia integrale, che resta necessaria per scafi di grandi dimensioni o per scopi assicurativi complessi, ma di un filtro di sicurezza che permette di identificare a colpo d’occhio le unità che hanno superato il protocollo DPV. È, in sintesi, una spinta verso l’alto per l’intero settore, volta a ridurre i contenziosi legali e a fluidificare le trattative.

Perché sarebbe utile anche da noi in Italia?

L’introduzione di un modello simile in Italia rappresenterebbe una svolta epocale per diverse ragioni. Il nostro Paese possiede una delle flotte da diporto più importanti del Mediterraneo. Un protocollo di questo tipo incentiverebbe i proprietari a una manutenzione costante, mantenendo alto il valore dell’usato nazionale anche per il mercato estero. Molti incidenti sono causati da avarie tecniche su barche datate. Un controllo preventivo ridurrebbe i rischi per i diportisti e alleggerirebbe il lavoro dei soccorsi marittimi.

La creazione di un albo di “certificatori” professionalizzerebbe ulteriormente la figura del perito e offrirebbe ai broker uno strumento commerciale imbattibile per distinguersi dalla concorrenza meno trasparente. Infine, con una diagnosi certificata, le banche e le assicurazioni italiane potrebbero offrire polizze e finanziamenti più vantaggiosi, avendo la certezza dello stato reale del bene garantito.

In un Paese dove la nautica è cultura e industria, trasformare l’acquisto di una barca da “azzardo” a “scelta consapevole” non sarebbe solo utile, ma essenziale per far crescere il settore con serietà e modernità.

David Ingiosi

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