L’invasione dei fisherman americani a Genova. Che festa gli armatori Bertram

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C’era una volta una barca che correva dritta fra le onde. E per Dick Bertram fu amore a prima vista.

La storia della nautica a motore cambia per sempre… durante una regata velica. Richard “Dick” Bertram, già conosciuto nell’ambiente, vede una piccola barca di 7 metri seguire una competizione per la futura Coppa America, facendosi largo a 30 nodi tra onde alte quasi 2 metri. Rintraccia l’architetto di quel tender – un certo Ray Hunt – che progetta carene rivoluzionarie: usa dei pattini che corrono lungo una carena a forma di V. Due anni dopo, nel 1960, Richard fonda il cantiere che ancora oggi porta il suo nome. Il resto è storia o, forse, leggenda, cui aggiungere un nuovo capitolo.

Il video completo realizzato da Focus Vision Team.

 

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Bertram Owners Club 2026: la grande festa a Genova

Si è infatti appena concluso il quarto raduno degli armatori delle classiche Bertram, organizzato dal Bertram Owners Club, appartenente alla sezione motonautica della Lega Navale di Lerici, che si sono dati appuntamento lo scorso weekend allo Yacht Club Italiano di Genova, location d’eccellenza per la nautica mediterranea. Dopo tre appuntamenti tutti nel Golfo dei Poeti, la manifestazione raggiunge il capoluogo, là dove si conta la più alta concentrazione di questi scafi americani.

Il primo piano di Portofino, il Bertram della Banca Passadore, barca più storica dell’evento, coi suoi 64 anni portati benissimo

Il Levante Ligure si conferma una vera e propria “Little Florida”, con ben 83 scafi registrati fra Genova, il Tigullio e La Spezia. E non a caso, l’evento è stato patrocinato proprio dalla Regione Liguria, con il supporto, oltre allo YCI e a Bertram, di sponsor come Banca Passadore, Moons, società d’innovazione spezzina, e Indemar e Nauta, che nell’ambiente non hanno bisogno di presentazione. Ovviamente non poteva mancare un media partner d’eccezione: noi di Barche a Motore che abbiamo avuto l’onore di raccontare questa festa in esclusiva!

Quindi, com’è stato questo Bertram Owners Club 2026? Ve lo raccontiamo in questo reportage illustrato dalle foto di Margherita Solia.

La parola d’ordine è eleganza: dalle classic boat, ai gentlemen, allo Yacht Club… non può mancare un calice di champagne!

Come ogni raduno che si rispetti, il venerdì pomeriggio è dedicato all’arrivo di tutti i partecipanti, naturalmente via mare! Ben 25 barche: il doppio dall’appuntamento pilota del 2020, arrivando a reclutare praticamente un quarto degli iscritti a questo prestigioso Club, tasso che da solo basterebbe a certificare la passione che si respira in questo ambiente. Ad accoglierci c’è niente di meno che Francesco Reisoli, CEO di Bertram Yachts, arrivato direttamente dal quartier generale di Tampa, in Florida.

 

Francesco Reisoli, CEO di Bertram Yachts

Ci racconta cosa bolle in pentola dall’altra parte dell’Oceano durante l’aperitivo in un suggestivo tramonto sul porto. Poi ci confida che in Europa quest’evento è praticamente unico nel suo genere e che anche negli Stati Uniti sarebbe un raduno di tutto rispetto. Il merito è senza dubbio del “motore” dell’evento, Paolo Leone, grandissimo appassionato ed esperto di queste barche americane. È lui a coordinare e a far sì che questo appuntamento ogni anno cresca, anche in numero.

Paolo Leone, “motore” del Bertram Owners Club 2026

I Bertram in Liguria, una flotta molto speciale

Il sabato si apre con una visita guidata a scoprire alcuni dei segreti del centro città che stupisce anche – e soprattutto – chi credeva di conoscerla. Fra un caruggio e l’altro, durante il pranzo a base di specialità liguri, fra cui l’ottimo pesto preparato sul momento e rigorosamente al mortaio da Roberto Panizza – il “Re del Pesto” – si iniziano a scoprire le storie degli armatori. C’è chi possiede un Bertram da generazioni, chi lo ha appena comprato dopo una vita navigata a vela, chi lo ha restaurato salvandolo dallo sfascio, chi lo ha reinventato fuoribordo. Tutti diversi ma tutti uniti dal solito movente: un amore sconfinato per questa icona della nautica.

La rituale foto di gruppo dell’evento 2026

E in banchina i racconti diventano immagini. Nutcase di Gabriele Paoletti e Hydra di Riccardo Dall’Orto sono due Bertram 31 ormeggiati fianco a fianco. Classe 1979 e 1980. Le barche, non i proprietari, se mai vi fosse venuto il dubbio. Stesso scafo: due filosofie agli antipodi e altrettanto – a nostro avviso – riuscite. Nutcase è molto più di un restauro, sembra quasi un restomod, con il suo look moderno, a tratti minimalista, che non tradisce le linee distintive della classic boat. Alla sua destra, Hydra è il B31 originale come lo pensò Richard Bertram mezzo secolo fa, eppure non pare invecchiato di un giorno. Ma non è forse questo il bello delle barche classiche? Avere un’anima, raccontare una storia, in una parola: distinguersi. Così come certamente si distingue Event, un B25 del 1963. La sua particolarità? L’essere diventato fuoribordo! E a chi già grida allo scandalo, il suo armatore Carlo Tripodo risponde con i numeri: 2 Honda da appena 150 cv l’uno, con consumi da record per la categoria. Niente male per una barca che, a dispetto dell’età, è nata per navigare.

Il gran caldo non ha fermato la partecipazione di tante famiglie alla parata della domenica

Il sabato sera si chiude con la cena sociale allo YCI, con i saluti dell’avvocato Simona Ferro, vicepresidente della regione Liguria, e degli sponsor, fra cui spicca il contributo di Mario Pedol, cofondatore di Nauta, uno degli studi di design più famosi del panorama, ma soprattutto fiero armatore proprio di un Bertram 33. Commovente la testimonianza dei rappresentanti del Porto dei piccoli, Fondazione che si occupa di portare svago e serenità tramite la cultura del mare a tutti i bambini che affrontano la malattia, sostenuta in questa sede con una pesca di beneficenza fra gli invitati.

Il Porto dei Piccoli è una Fondazione che usa il mare come una terapia: durante la serata sono stati venduti più di 600 biglietti della pesca di beneficienza per sostenere questa bellissima iniziativa

Un altro momento importante è stato quello che ha visto una dimostrazione pratica di apertura zattera di salvataggio a cura di Versilia Marine Service. Sulla sicurezza in mare non si spendono mai abbastanza parole e questo intervento in particolare è stato molto apprezzato. Non solo per la chiarezza della spiegazione ma anche (e soprattutto) per l’utilità pratica. Una zattera non si vorrebbe mai aprire, ma sapere come muoversi in caso di necessità può fare la differenza. Soprattutto per chi è abituato a fare anche lunghe crociere e a passare molto tempo in mare, vedere come funziona una zattera è un requisito quasi fondamentale.

Vale la pena menzionare poi i tre premi attribuiti durante la serata, che, in linea con lo spirito dell’evento, raccontano altrettante storie di dedizione. A Peo Orizio e la sua Sails Call va il riconoscimento come navigante di più lunga data. Stefano Genovese riceve la menzione per la rotta più lunga per raggiungere il raduno: 170 miglia a bordo della sua Giorgia. Infine, ad Augusto e Francesco Passadore, dell’omonima Banca nonché sponsor, va il premio per la barca più longeva: Portofino, un B31 del – tenetevi forte – 1962, ancora perfettamente navigante. Complimenti!

Alcuni dei Bertram schierati allo Yacht Club Italiano su un molo dedicato

Domenica, il gran finale: la parata e un bagno in compagnia

Ci ospita Giampaolo Rocca, un gentleman d’altri tempi proprio come la sua barca: Tuan Tuan, un Bertram 25 precedentemente appartenuto proprio a Mario Pedol. L’uscita dal porto è solenne, schierati a coppie su due linee di fila. Avere a bordo Margherita (la nostra fotografa, NdR) ci consente qualche libertà in più: sfiliamo le barche una ad una a caccia di scatti, e ammiriamo il portamento di questi scafi maestosi sull’acqua. Tanti partecipanti fanno onda, e non si può non apprezzare la bontà di una carena che, nonostante gli anni, fende l’acqua stabile e morbida, come se non si curasse di quelle piccole increspature quando c’è un orizzonte da raggiungere: ci deve essere della filosofia in tutto ciò.

Ma il sole brucia forte e quindi non può mancare una sosta in rada, un tuffo e, perché no, una birra. Ci guardano tutti: visti da fuori dobbiamo sembrare una cartolina degli anni ’70, con i volumi spigolosi e i colori pastello. E – probabilmente – provano un pizzico di nostalgia di una domenica pomeriggio d’altri tempi.

 

Non chiamatele vecchie barche, perché la passione non è mai stata così viva.

Stefano Monfroni

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