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Un Calamaro di Lesson catturato a Lampedusa dalla scogliera.
Il Mediterraneo ha, ormai da diversi anni, una serie di nuovi “inquilini”, le cosiddette specie aliene, ovvero tutte quelle che stanno entrando nel Mare Nostrum attraverso il Canale di Suez o dall’Atlantico perché trasportati nelle cisterne delle navi. Il caso più eclatante degli ultimi anni è stato il granchio blu, specie altamente invasiva, che in alcune zone d’Italia ha dato problemi importanti ai coltivatori di mitili. C’è un’altra specie che sta prendendo spazio, ma che ancora non è pienamente arrivata in Italia ma solo in alcune zone, e che può interessare anche gli appassionati di pesca dalla barca: il Calamaro di Lesson.
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Originario delle zone Indo Pacifiche, il Calamaro di Lesson è risalito dal Canale di Suez ed è approdato in Mediterraneo, colonizzando attualmente le isole greche più meridionali; la sua presenza in Italia è segnalata con costanza ormai da un paio di anni a Lampedusa e Pantelleria. Appare fisiologico che, anche a causa al fenomeno di riscaldamento che subisce il Mediterraneo, la presenza del calamaro di Lesson possa espandersi gradualmente anche verso Nord, in tempi non necessariamente troppo lunghi.
Caratteristiche e adattamento del calamaro di Lesson
La notizia di per se non è positiva, perché rappresenta il sintomo di un cambiamento del Mediterraneo i cui risvolti potrebbero non essere semplici, ma senza dubbio per i pescatori sportivi il Lesson può essere un target molto interessante.
Ha caratteristiche e comportamenti differenti rispetto al calamaro comune del Mediterraneo, il Loligo vulgharis: l’aspetto del Lesson sembra quasi un incrocio tra una seppia e un calamaro, ma nulla ha a che vedere con la prima, si tratta di un calamaro a tutti gli effetti. Con una forma meno allungata di quello Mediterraneo, ha un corpo più rotondo con striature che a seconda della luce possono cambiare colore. Vive meglio di quello Mediterraneo alle alte temperature d’acqua, e questo in futuro può essere un ulteriore fattore di adattamento.
Frequenta fondali più vari rispetto al nostro calamaro: può cacciare di giorno anche in zone di basso fondo e in zone sabbiose, cosa che il calamaro Mediterraneo di fatto non fa se non in casi piuttosto rari e in circoscritti periodi dell’anno (febbraio e marzo durante la riproduzione). Si può catturare sia da terra che in barca, insidiandolo con la classica tecnica dell’eging (lancio e recupero lentissimo di un’esca artificiale denominata egi).
Dal punto di vista culinario in Giappone è un grande classico, tuttavia, anche a causa della taglia che può superare i 2 kg, la qualità della sua carne risulta meno tenera rispetto al calamaro Mediterraneo. Il consiglio per i pescatori sportivi è di segnalare eventuali catture, avvenute al di fuori di Lampedusa e Pantelleria, ai centri di ricerca delle Università, al fine di contribuire alla mappatura del fenomeno.
2 commenti su “Specie aliene: arriva il calamaro del Pacifico. Catturati a Lampedusa e Pantelleria”
Maurizio
Più correttamente direi “alloctone” e non aliene, traducendo il termine inglese. Poco importa se pochi lo conoscono, si può sempre spiegarlo nell’articolo. Così si diffonde la conoscenza di termini poco noti e la gente impara…
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2 commenti su “Specie aliene: arriva il calamaro del Pacifico. Catturati a Lampedusa e Pantelleria”
Più correttamente direi “alloctone” e non aliene, traducendo il termine inglese. Poco importa se pochi lo conoscono, si può sempre spiegarlo nell’articolo. Così si diffonde la conoscenza di termini poco noti e la gente impara…
Informazione interessante ma molto risicata e con pochi particolari che la gente si chiede in questi casi