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Un tributo alle aziende e alle persone che hanno fatto grande Barche a Motore in questi 35 anni permettendogli di nascere, crescere, diventare grande sino a questo storico anniversario. In questi articoli le grandi eccellenze della nautica si raccontano e svelano i loro progetti, dando un importante contributo alla conoscenza di questo mondo, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.
Sopra, l’Akhir 44, realizzato con scafo e sovrastruttura in composito di fibra di carbonio lavorato in infusione sottovuoto.
Cantieri di Pisa, la rotta verso l’eccellenza
Cantieri di Pisa, grandi progetti per il futuro nel segno di una tradizione unica nel panorama nautico. Le stelle da seguire? Akhir.
Si può essere giovani navigatori alle prime armi, oppure esperti marinai con molte miglia alle spalle, c’è comunque un nome che non può che riecheggiare nella memoria degli gli amanti della nautica a motore: Akhir. Stella della costellazione di Eridano ma, soprattutto, nome di una barca che ne ha segnato indelebilmente la storia di questo mondo, l’Akhir 16: Cantieri di Pisa, 1970, firma di Pier Luigi Spadolini. La storia dei costruttori toscani è lunga, importante e tortuosa. Punto di partenza il 1945, a Limite sull’Arno (nel 1956 la sede produttiva si sposta sulla Darsena Pisana lungo il Canale dei Navicelli dov’è tuttora), punto di arrivo, l’oggi, e per l’esattezza il 2021 quando la proprietà passa ad Enrico Gennasio, Presidente insieme al fratello di Alfagomma (prima azienda europea e tra le prime realtà mondiali nel settore del “fluid handling”). Da qui la riorganizzazione e il rilancio. “Abbiamo preso un’azienda in grande difficoltà – ci racconta Marco Massabò, CEO dei Cantieri di Pisa – e l’abbiamo rimessa in sesto. Con numeri ora più che positivi. Un’operazione di grande valore per noi, ovviamente, ma anche a tutto il nostro territorio, a cui siamo da sempre fortemente legati”. La struttura ai Navicelli ora occupa più di 50.000 mq di superficie, con un travel lift da 300 tonnellate e 600 metri di banchina attrezzata, il tutto adibito alla produzione ma anche al refit (ultimi a essere stati consegnati un Perrini Navi 43 e un Feadship 41). Trenta i dipendenti diretti, 300 è l’indotto della forza lavoro.
A sinistra, gli interni dell’Akhir 44. A destra, Marco Massabò è il CEO dei Cantieri di Pisa, che dal 2021 è di proprietà di Enrico Gennasio. Insieme stanno rilanciando, con successo, questo storico marchio.
Una grande fucina in fermento
L’eredità da raccogliere non è semplicissima, quella di un marchio con più di 720 yacht prodotti e, soprattutto, da sempre legato all’dea di qualità, della massima qualità. Chief designer è Antonio Luxardo, tre le gamme già annunciate che, è facile immaginare, riprendono i nomi dei primi Cantieri di Pisa: Polaris, il primo sarà un 48 metri, un “voyager” in acciaio e alluminio con interni di Parisotto + Formenton; Saturno, una collezione che andrà dai 38 fino ai 90 metri di lunghezza e il cui primo modello ad arrivare sarà il 56, con interni realizzati da m2atelier; gli Akhir, ovviamente, e il primo sarà un 44 realizzato con scafo e sovrastruttura in composito di fibra di carbonio lavorato in infusione sottovuoto mentre gli interni saranno curati da Pulina Exclusive Interiors. In costruzione ci sono al momento l’80 Veloce, con il suo destino già segnato nel nome (un 25 metri da 60 nodi, tre Man da 2000 Cv tutto in carbonio) e la prima unità della gamma Custom, un 40 metri con scafo in acciaio e sovrastruttura in alluminio e composito che si sviluppa su quattro ponti, consegna prevista per il febbraio 2027. Recentemente è anche stato ufficializzato il colosso della costruzione di navi da crociera di lusso, T. Mariotti, come partner industriale per gli scafi da 60 a 90 metri. Tutti i progetti in corso sono tra loro diversi, segnati da una grande originalità stilistica, ma sempre nel pieno rispetto dell’identità del marchio…
La generazione Polaris di Cantieri di Pisa a confronto. In alto, a sinistra, un esemplare della gamma che ha fatto storia. Il primo sarà un 48 metri, un “voyager” in acciaio e alluminio con interni di Parisotto + Formenton.
Cosa significa “Pisa”
Il modo migliore per capire il valore dell’eredità di un nome come Cantieri di Pisa è ritornare a parlare dell’Akhir e di Pier Luigi Spadolini. Qui ci viene in aiuto Tiziano Giannessi, a capo dell’Ufficio Tecnico e personaggio perfetto per raccontare sia il nuovo che il vecchio corso di Cantieri di Pisa: “È stato l’uomo giusto al momento giusto, al posto giusto. Ha creato una barca, e poi uno stile inconfondibile. Un “Pisa” lo riconoscevi e lo riconosci tutt’ora da qualsiasi distanza lo osservi”. Quali sono stati gli stilemi che lo hanno reso unico? “. In termini generali, prima di tutto la semplificazione, la pulizia delle linee. E poi elementi come il muso a squalo del cofano, le fasce laterali nere, la scomparsa degli oblò rotondi, le maniche a vento. Elementi poi evoluti nel tempo, nel corso degli anni, ma che comunque hanno creato l’archetipo stilistico di Cantieri di Pisa. Anche dopo, ad esempio dal 2007, nell’epoca di Carlo Galeazzi con i suoi cinque modelli dal 90’ fino all’ammiraglia ‘153, questo stile è sato ripreso e aggiornato in maniera egregia”. È interessante sottolineare che Pier Luigi Spadolini, uno dei nomi nobili dell’architettura italiana, grande appassionato di nautica sia a vela che a motore, quando cominciò a collaborare con il Cantiere era prima docente a Milano e poi titolare della cattedra di Product Desing a Firenze, non certo di Yacht Design (tra l’altro allora inesistente) e prima di dedicarsi ad una barca “tutta sua” aveva contribuito alla progettazione di alcuni elementi degli Jupiter e dei Polaris. L’arrivare dal design di prodotto gli consentì di avere una visione più libera, e sicuramente innovativa. In un’intervista a Mondo Barca nel 1990 dichiarò: “L’aver fatto per tanti anni disegno industriale mi ha consentito di fare una grande esperienza nel trattare i materiali, secondo le loro possibilità, secondo la prospettiva di produzione. Ciò ha avuto un notevole peso nella costruzione navale. La funzione dell’architetto non deve essere decorativa, come purtroppo oggi usa, ma un rapporto tra tecnologia e forma”.
Tra le barche che hanno fatto la storia, queste occupano un posto speciale a partire nel 1970 dalla prima, Akhir 16, firmata Pier Luigi Spadolini. Seguono, in senso orario, Akhir 18 e 30.
La lezione di Spadolini
E, alla domanda se i tanti vincoli tecnici che si devono affrontare per la realizzazione di una barca, complesso oggetto – casa navigante, con tanti legami di design tra il dentro e il fuori, fossero dei limiti per un progettista, Spadolini rispose: “No anzi. Per me la tecnologia delle barche è solo un grande elemento di maturazione, se non ci fossero vincoli il progetto sarebbe molto più difficile. Seguire certe tecnologie è penalizzante, ma anche premiante perché bisogna rispondere a certi parametri, quindi si deve risolvere un problema. Questo è il vero senso, perché la tecnica come la tecnologia di costruzione (legno, vetro, alluminio) dello scafo, i pesi che intonano il gioco dell’architettura e gli spazi interni, sommati insieme hanno una spinta virtuale molto forte”. E quella della tecnologia di costruzione è “un’ossessione” costante per i Cantieri di Pisa”… “I valori base che per raccontare oggi il nostro brand? – mi risponde ancora Marco Massabò – ricerca e sviluppo, senza nessun dubbio. Per noi, ad esempio, il contenimento dei pesi è un’ossessione. Basta pensare al 40 metri che abbiamo in costruzione, una barca realizzata in acciaio, alluminio e carbonio, in cui è fatta tutta la wheelhouse. Risparmiamo ogni chilo possibile, e soprattutto dove conta, cioè in alto. Lavoriamo per arrivare alla definizione delle lamiere al millimetro, per ridurre compensazioni e lavoro in stuccatura. Ognio minimo dettaglio conta, su ogni nostra barca. L’obiettivo non è tanto un nodo di velocita in più, quanto il concetto di efficienza”. Il fine ultimo, quindi, non sono solo tanti volumi, tanti “piani” su cui costruire le barche… “Il mercato, certo, va in quella direzione, e bisogna essere capaci di assecondarne le caratteristiche. Allo stesso tempo Cantieri di Pisa è sempre stato e sempre sarà un brand diverso, sarebbe inutile scimmiottare quello che fanno altri. I nostri sono armatori evoluti, che vogliono qualcosa di diverso, il meglio”.
In questa foto c’è l’80 Veloce, attualmente in costruzione. È un missile in carbonio della lunghezza di 25 metri e capace di toccare i 60 nodi. È dotato di tre potentissimi motori Man da 2000 cavalli ciascuno.
Quel 30% in più…
E per raccontare quanto l’attenzione ai dettagli e alla qualità, da sempre, è stato il fil rouge dei “Pisa” ci viene in aiuto ancora Tiziano Giannessi: “Tutto veniva realizzato internamente, o per aziende del territorio che lavoravano solo per i Cantieri di Pisa. Erano barche che costavano un 20% o anche il 30% in più rispetto alla concorrenza, e c’era un perché. Bastava entrare nella sala macchine per capirlo, per la pulizia e l’organizzazione degli impianti secondo principi che ora sono consolidati, ma allora erano fantascienza. Il garage a poppa, poi, era completamente rivestito in Teak, sembrava più una Spa che non un locale tecnico. E ancora, i mobili venivano montati grezzi a bordo e poi verniciati. Questo perché la finitura tipica del cantiere era il teak decapato e acetato, una tecnica che poi hanno copiato tutti. Un procedimento particolare e lungo, che dipende molto dalla mano dell’operatore. Facendolo a bordo si realizzava alla fine qualcosa di assolutamente omogeneo, realizzato da un solo artigiano. La scelta e la lavorazione dei materiali era maniacale, un altro esempio: il capo di banda sull’impavesata era “parellato”, non giuntato a testa o a coda di rondine, per cercare di nascondere le discontinuità”. Cambiano i materiali, le tecniche e i progettisti ma la filosofia, quella del meglio, quella dei Cantieri di Pisa, rimane sempre la stessa. Aspettando, con grande trepidazione, il nuovo Akhir.
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