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L’edizione 2025 della Centomiglia del Lario di motonautica a Como, la 76^ per la cronaca, “non s’ha proprio da fare”, come la storica frase dei Promessi Sposi ambientati proprio su questo lago. Dopo lo stop forzato del 26 di ottobre per l’alluvione a Como con il primo bacino invaso da tronchi e detriti, ecco l’annullamento anche della seconda data, quella del 23 novembre con la neve sulle montagne. Non è la prima volta. Era successo anche nel 1976 che la Centomiglia venisse annullata.
Questa volta però tutto era partito nel migliore dei modi con le gare di sabato 22 (Campionato Italiano Touring e Honda Offshore e International Ordinary Endurance Gruppo A) a fare da “apripista” alla classica Centomiglia del giorno dopo. Ed invece? Invece, dopo soli quattro dei quindici giri in programma e due interruzioni della corsa con bandiera rossa per incidenti, tutti i cinquanta concorrenti sono stati rimandati agli alaggi. E non avendo disputato almeno il 75 per cento del percorso previsto la gara non è stata ritenuta valida.
Aaron Ciantar – Foto Luka Spini
Questa la nota ufficiale della Federazione Italiana Motonautica: «La Centomiglia del Lario è da sempre una sfida ambiziosa, capace di portare in gara imbarcazioni di categorie diverse e di trasformare il lago in un’arena spettacolare. Quest’anno, però, due bandiere rosse hanno imposto lo stop: in base al regolamento la competizione è stata annullata».
Perché la Centomiglia del Lario è stata annullata
Uno stop, tuttavia, non privo di polemiche anche se non direttamente rivolte agli organizzatori dello Yacht Club Como, Mila e Circolo della Vela. Organizzatori che già avevano dovuto spostare la zona alaggi e paddock per lavori in città, grazie alla collaborazione della vicina Cernobbio.
Sotto la lente di ingrandimento le due “bandiere rosse” esposte dai commissari durante la Centomiglia già partita con un’ora di ritardo rispetto al programma (14,30 anziché 13,30).
Ma vediamo cosa è successo. Dopo il giro di ricognizione e il primo giro ecco lo stop per un incidente allo scafo numero 26 del maltese Owen Cassar, con un bagno fuoriprogramma, fortunatamente senza gravi conseguenze, e soccorsi immediati. Prima viene esposta la bandiera gialla che segnala il pericolo e poi, nonostante la barca con problemi sia all’interno della boa di virata e il pilota in salvo, si alza la bandiera rossa di sospensione della gara.
Passerà almeno una mezz’ora prima che tutte le barche compiano le operazioni di riallineamento e quindi venga data una seconda partenza. Ma tra il secondo e il quarto giro dopo il nuovo start si ribalta lo scafo 22 di Alberto Colautti. Soccorsi immediati e pilota, anche qui, in salvo. Nuova bandiera rossa e nuovo stop con il sole che ormai volge verso il tramonto e i permessi di sospensione della navigazione pubblica ormai al termine (alle 16); senza mettere in conto le norme regolamentari riguardo le due sospensioni.
Giovanni Micheli
La morale: tutti a casa con musi lunghi perché, malgrado il freddo polare, in tanti non avevano voluto mancare a questa sentita competizione. Per dovere di cronaca in testa alla corsa, in entrambe le partenze, era scattato il potente monocarena (da 1100 cavalli!) del maltese Aaron Ciantar, con ad inseguire il catamarano XCat (il “20 Blu Banca” da 800 cavalli) di Serafino Barlesi a caccia della dodicesima vittoria da record.
Un Barlesi che però l’ha presa con grande filosofia e sportività mettendo a fuoco, con estrema chiarezza, alcune problematiche. Queste le sue parole dichiarate al quotidiano La Provincia di Como: «Certo che non rinuncio al record di vittorie, ovviamente confidando che possa farlo. Ho detto che dal primo gennaio 2026 ritorno con la licenza di pilota allo Yacht Club Como e manterrò l’impegno. Sabato sera ho telefonato ai commissari della Federazione, mettendo tutti in guardia che, con quaranta e più barche in gara nella Centomiglia, su un circuito dei 3.7 chilometri, sarebbe inevitabilmente successo di trovarci con almeno due bandiere rosse. Ci ho azzeccato. Su un circuito così breve, con imbarcazioni di potenze diverse, si crea un moto ondoso continuo e incontrollabile. C’è poi il gioco dei doppiati, che rischiano loro stessi e mettono in pericolo anche gli altri. Se vogliamo che questo evento continui, si deve tornare al percorso più lungo, non dico com’era una volta, ma almeno da consentire l’allungamento dei passaggi».
Parole condivise da molti altri piloti e c’è chi ha ipotizzato un ritorno almeno sino all’Isola Comacina. Un tema che verrà affrontato sicuramente per l’edizione del 2026.
Questo per quanto concerne la Centomiglia vera e propria. Tuttavia, nella giornata di sabato, erano scesi in acqua i piloti della Touring Cup, Endurance A e Honda Offshore.
I vincitori del sabato
In sintesi questi i vincitori. Touring Cup. Classe 3.1: Giovanni Micheli, 6 giri in 23’28”8 alla media di 100.34; classe 4.1: Iacchini-Maccabruni 23’55.3 media 103.49; classe 5.1: Polito – Polito 24’38.8 media 100.38; classe 6.1: Aiello-Aiello 23’43.3 media 86.89.
Endurance A. Classe F1: Mac Carthy (Gbr) 5 giri in 23’48.7 media 67.96; Classe Sport: Cassar (Malta) 6 giri in 21’56”4 media 112,74; Supersport: Antoine (Francia) 6 giri in 20’59.6.
Honda Offshore: Soncin 4 giri in 23’40”7 media 59.64.
Tutto ok stavolta? Non proprio. Infatti, il lecchese Giovanni Micheli, in gara nella Touring Cup Classe 3., con il suo Rib Focchi motorizzato Mercury, stava già festeggiando anche la conquista del titolo tricolore grazie al successo e al contemporaneo settimo posto (con un giro di ritardo) del leader provvisorio della graduatoria Marco Boldrin. La gioia di una notte perché il mattino dopo gli è stato comunicato che c’era stato un errore nel rilevare i passaggi e che Boldrin da settimo era finito terzo ottenendo i punti necessari per vincere lui il titolo.
L’ennesimo “pasticciaccio” di una edizione della Centomiglia del Lario da archiviare al più presto in attesa di tempi migliori e colonnina del mercurio possibilmente più alta.
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