Cinque isole italiane che rischiano di fare la fine di Sazan, l’isola dei “Trump” in Albania

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Montecristo
L’isola di Montecristo

Cinque isole italiane che per ragioni ambientali, militari o storiche, rimangono pressoché inaccessibili al turismo, schiave di una legislazione obsoleta. Se non cambiano le cose rischiano di essere acquistate da privati e trasformate in resort. Una soluzione ci sarebbe. Renderle fruibili ai diportisti nel rispetto dell’ambiente.

Già ad aprile, prima che diventasse un caso internazionale, noi di Barche a Motore vi avevamo già raccontato dell’isola dei “Trump” e del progetto di Sazan.

Un reportage di Giovanni Porzio che potete trovare a questo link.

Sazan (Saseno) oggi è l’isola dei Trump: può succedere in Italia?

Quella di Sazan, al largo delle coste albanesi, ribattezzata “isola di Trump” perché acquistata dal marito della figlia dell’attuale Presidente degli Stati Uniti per trasformarla in un resort per ricchi è una case history che rischia di ripetersi. Anche in Italia.

Infatti, a poche miglia dalle nostre coste esistono isole che per ragioni di protezione ambientale, sicurezza, interessi militari o giudiziari, sono praticamente inaccessibili o proibite al pubblico. Spesso tali divieti, facenti capo alle Aree Marine Protette, sono obsoleti: un modo per salvarle, prima che qualche Paperone se le compri, rendendole di fatto ancora più inaccessibili, c’è.

Renderle fruibili ai diportisti con regole semplici e di “buon senso”, prendendo esempi da casi virtuosi come i parchi marini croati, francesi, o alle Baleari (Cabrera). Andiamo alla scoperta di cinque lembi di terra circondati dal mare “per pochissimi”: per coloro che si armano di pazienza e rispetto delle regole, il sogno di sbarcarci almeno una volta nella vita tutto sommato è a portata di mano. Per ora.

Montecristo: l’isola selvaggia

Sapientemente nascosta all’interno dell’Arcipelago Toscano, l’isola di Montecristo è un paradiso naturale selvaggio, autentico e soprattutto fuori dal tempo. Un luogo vicino e per certi versi lontanissimo che permette a chi la esplora di entrare in un’altra dimensione. Un piccolo pezzo di terra che complici gli scenari a picco sul blu del mare e le scogliere scolpite nel granito ha infatuato viaggiatori e scrittori. Uno tra tutti il celebre Alexandre Dumas che proprio qui ha deciso di ambientare il suo bellissimo romanzo “Il Conte di Montecristo”.

Montecristo è un mondo a parte, un pezzo di terra inviolabile, selvaggio e fuori dal tempo. Nell’immaginario letterario è l’isola del tesoro per eccellenza, perché scelta da Alexandre Dumas per ambientare il romanzo “Il Conte di Montecristo”. Sorge nel Mar Tirreno e fa parte dell’Arcipelago Toscano. Si trova a 20 miglia a Sud dell’isola d’Elba e 30 miglia a Ovest dall’Argentario. È tutta montuosa, un unico blocco di granito rosa con diverse sporgenze di roccia a picco sul mare, e la sua sommità, il Monte della Fortezza, è di 645 metri, mentre la costa si sviluppa per 8 miglia.  La storia di Montecristo è curiosa e avvincente: prima antico presidio romano ed etrusco, poi covo di pirati saraceni e rifugio di corsari. Negli anni è stata abitata da truppe napoleoniche, religiosi, nobili e letterati, oltre che cartografi, esuli politici, contadini e coloni. Fino a diventare il 4 marzo del 1971 una Riserva Naturale.

Per questo è soggetta a restrizioni rigorose per turisti. Non è possibile pernottare e sono vietate la pesca, la balneazione e la navigazione entro 1.000 metri dalla costa. Per sbarcare sull’isola è necessario chiedere un permesso al Corpo Forestale di Follonica e sono ammessi solo 1.725 visitatori l’anno (per il 2026). I fortunati che riescono a sbarcare a Cala Maestra sono ripagati da meraviglie naturali. A partire dall’ex Villa Reale e poi un Museo Naturalistico, un orto botanico ottocentesco e un bell’agrumeto. Per il resto l’isola è coperta da boschi di leccio, pendii e grandi massi scolpiti dal vento dove regna la capra selvatica. Interessanti sono anche le rovine dell’Abbazia di San Mamiliano e la Grotta del Santo. Alcune insenature hanno nomi suggestivi tanto inquietanti, come Cala dei Corvi, Cala del Diavolo o Cala dei Ladri. È anche questo il fascino di quest’isola solitaria.

Info: www.parcoarcipelago.info/montecristo

Gorgona, l’ultima isola-carcere d’Europa

Gorgona. Chi sbarca qui entra nell’ultima isola-carcere d’Europa. Sull’isola è infatti presente dal 1869 una colonia carceraria che ancora oggi ne racchiude tutto il suo territorio

Gorgona è la più piccola dell’Arcipelago Toscano. Sembra l’isola di Alcatraz, da come svettano le sue torri di guardia pisane e le mura merlate della sua ex prigione. Quando l’Italia fu riunificata nel 1861, qui il Regno creò una colonia penale agricola sperimentale. I prigionieri più pericolosi d’Italia, tra cui trafficanti di droga e rapinatori, ancora oggi imparano qui le tecniche di agricoltura biologica e il valore del duro lavoro

con l’aiuto di uno dei principali produttori di vino italiani, Marchesi de Frescobaldi, che ha messo a disposizione dei detenuti vitigni di Vermentino e Ansonica. Oggi ci sono circa 80 residenti a Gorgona, oltre ai prigionieri. In cambio, Marchesi de Frescobaldi produce 3.700 bottiglie di bianco ricco e siliceo, con un rosso già in produzione. Gorgona è aperta a visite guidate da prenotarsi sul sito del Parco il quale, in base alla disponibilità dei posti, ammette lo sbarco in collaborazione con la stessa Direzione Penitenziaria. La visita consiste in un’escursione lungo un percorso di circa 7 chilometri. Da Cala dello Scalo, si segue la via principale che, passando davanti ai ruderi della antica Villa romana di Gorgona, raggiunge il terrazzo panoramico del Belvedere, dove si trova l’ex magazzino dei monaci certosini e il bar del carcere. Da qui sempre si raggiunge la Torre Nuova e poi ancora Punta Paratella, con un affaccio magnifico su Cala Maestra. Si esplorano infine il piccolo cimitero storico dell’isola e la Rocca Vecchia, la più antica fortificazione dell’isola, di epoca pisana.

Info: www.parcoarcipelago.info/gorgona

Pianosa, un gioiello nascosto nel Tirreno

2. Pianosa. Dopo essere stata utilizzata come carcere fino al 1997, è un’area protetta che fa parte del Parco dell’Arcipelago Toscano.
Pianosa. Dopo essere stata utilizzata come carcere fino al 1997, è un’area protetta che fa parte del Parco dell’Arcipelago Toscano.

Pianosa si trova a 8 miglia a Sud dall’estremità occidentale dell’Elba. Completamente piatta e con un perimetro costiero di 14 miglia, la particolare bellezza di Pianosa oltre alla sua natura incontaminata è che l’isola dopo essere stata utilizzata come carcere fino al 1997, è un’area protetta che fa parte del Parco dell’Arcipelago Toscano. Come tale, è chiusa ai diportisti. È vietato l’ormeggio e la navigazione entro un miglio dalla costa. Chi passa al traverso di questo piccolo paradiso di norma non può neanche accedere allo splendido porticciolo che si trova a Cala San Giovanni, sul lato orientale dell’isola. L’Ente che governa il Parco a ogni stagione apre temporaneamente agli appassionati l’accesso a questi fondali. Tramite prenotazione è possibile sfruttare il campo boe allestito per un numero ristretto di centri diving accreditati che mettono a disposizione esperti istruttori e guide ambientali per immersioni. Sempre su prenotazione è possibile sbarcare sull’isola. Potrete scoprirete così le circa 500 specie di piante rare o endemiche, tra le quali gli spettacolari esemplari di ulivi centenari fatti piantare da Napoleone. Ma anche antiche costruzioni, come il Forte Teglia e le Catacombe Paleocristiane, una fitta rete di cunicoli, lunga 200 metri, scavati nella roccia. Infine ci si potrà concedere un bagno nella splendida Cala Giovanna di sabbia bianca finissima.
Info: www.parcoarcipelago.info/isola-di-pianosa

Asinara, da ex colonia penale all’Eden

Asinara. Ex carcere di massima sicurezza appannaggio dei criminali più pericolosi d’Italia, oggi la vera attrazione principale dell’isola è la sua grande biodiversità terrestre e marina.
Asinara. Ex carcere di massima sicurezza appannaggio dei criminali più pericolosi d’Italia, oggi la vera attrazione principale dell’isola è la sua grande biodiversità terrestre e marina.

Per decenni, l’Asinara è stata un luogo dove la navigazione era interdetta e il silenzio era sinonimo di isolamento. Fino al 1997, questa scheggia di granito al largo della Sardegna settentrionale è stata la prigione di massima sicurezza d’Italia, ospitando tra le sue mura bianche i nomi più oscuri delle Brigate Rosse, i volti dell’Anonima Sarda e boss del calibro di Totò Riina. Protetta come Parco Nazionale e Patrimonio UNESCO, l’isola non appartiene più agli uomini, ma alla macchia mediterranea vergine e ai fondali caleidoscopici. Doppiare le punte dell’Asinara significa entrare in un regno dove il vento e la risacca hanno levigato rocce granitiche e bordato la costa di ginestre fiorite. Non è raro avvistare il falco pellegrino o scorgere mufloni e cavalli selvaggi che si abbeverano tra le cale. Sotto la chiglia, la trasparenza dell’acqua rivela un ecosistema dove le praterie di posidonia ospitano tartarughe marine e delfini. Le restrizioni all’ancoraggio sono ferree per preservare l’integrità dei fondali: gli yacht privati trovano il loro approdo naturale presso il Marina di Stintino. Da qui gli equipaggi possono imbarcarsi sulle navette autorizzate del parco per mettere piede sull’isola. Una volta a terra, il modo migliore per onorare questa terra selvaggia è noleggiare biciclette elettriche, percorrendo i sentieri che un tempo separavano le celle dal mare.

Info: www.parcoasinara.org

Isola la Gaiola, paradiso VICINO

 5. Gaiola. A poche miglia dal centro di Napoli, di fronte alle coste di Posillipo e al Parco del Virgiliano, l’isola di Gaiola è inserita in una delle riserve marine più belle d’Italia.Photo credits F. Rastrelli
5. Gaiola. A poche miglia dal centro di Napoli, di fronte alle coste di Posillipo e al Parco del Virgiliano, l’isola di Gaiola è inserita in una delle riserve marine più belle d’Italia.
Photo credits F. Rastrelli

Due isolotti uniti da un ponte sottile, immersi in un’area protetta tra le più belle d’Italia, ma anche ammantate da un’aura macabra e di mistero. Inserita nel Parco Sommerso e l’omonima area marina protetta istituita nel 2002, l’isola della Gaiola vi aspetta a poche miglia dal centro di Napoli, davanti alle coste di Posillipo e al Parco del Virgiliano. Basta scendere la lunga rampa di scale della Discesa Gaiola per arrivare alle acque limpide della riserva e godere di un panorama spettacolare. Ma questo paradiso terrestre nasconde anche un lato oscuro. Si dice infatti che qui si aggiri ancora il fantasma di Lucietta, moglie del tedesco Hans Braun che negli Anni 20 possedeva l’isola e che venne trovato senza vita proprio nella sua villa. Poco dopo, la consorte morì annegata in un drammatico incidente. Morti improvvise, suicidi, sequestri e altre disgrazie colpirono anche i successivi inquilini dell’isolotto, da Gianni Agnelli a Paul Getty. Tutto l’anno è possibile accedere gratuitamente al Parco Sommerso di Gaiola che resta aperto tutti i giorni, dalle ore 9 alle 18. Bisogna però prenotarsi e c’è un numero chiuso di 200 persone.  Chi sbarca su questo lembo di terra può esplorare con visite guidate il Parco Archeologico del Pausilypon, accessibile tramite la suggestiva Grotta di Seiano, che offre resti dell’imponente villa romana del I secolo a.C., inclusi il teatro e l’odeon.  Oppure visitare i resti sommersi di ville marittime, ninfei e peschiere romane tra banchi di pesci con visite guidate sempre organizzate dal centro studi. I più temerari possono immergersi in questa sorta di “Atlantide” nostrana ricca di grotte marine.
Info: www.areamarinaprotettagaiola.it

 

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