Classic Boat Archive / 1991 – C&B Shogun 30 (9,0 m) TEST

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C&B Shogun 30

Il 1991 vede l’affermazione dello Shogun 30 della C&B Nautica, un fast commuter di 9 metri in grado di raggiungere i 52 nodi di velocità. Classico design italiano e prestazioni da purosangue, con un bel pozzetto e un comodo prendisole.

Tratto da Barche a Motore 1991, n. 8, settembre, pag. 52-55.

Lo Shogun 30 in navigazione.

 

PREGI:

  • Prestazioni eccellenti con grande stabilità direzionale
  • Ottimo progetto della coperta
  • Ergonomia del posto di pilotaggio eccellente

DIFETTI:

  • Altezza in cabina limitata
  • Wc chimico anzichè marino
  • Passaggio pozzetto-zona prua un po’ scomodo

 

Il marchio C&B è noto a tutti gli appassionati di motonautica oltre che per “l’anzianità di servizio” (è il primo cantiere italiano nella costruzione di scafi in plastica di serie), anche per i risultati ottenuti nelle più prestigiose competizioni internazionali: ben 13 vittorie ai vari campionati del mondo, 11 agli europei, 17 agli italiani, 3 coppe del mondo e cosa ancor più interessante, 26 record mondiali di velocità, che la dice lunga sull’impegno e la ricerca di miglioramenti costanti. Ovvio che con queste premesse, un Cantiere dal palmares cosi prestigioso non intendesse mollare le armi nella produzione di serie, che è stata decisamente improntata sulle prestazioni sportive, se il paragone ci è concesso, un’Alfa Romeo del mare. E veniamo al “piccolo di casa”, lo Shogun 30.

Estetica e progetto: ◊◊◊◊

Il primo impatto visivo con lo Shogun 30 è estremamente positivo, vista l’analogia con un offshore. Poi, il prendisole di poppa tradisce l’uso più diportistico di questo scafo. La prua molto affilata, il ponte completamente sgombro da pulpiti o candelieri, il bordo libero basso creano una linea aggressiva e potente. Ben riuscita la zona di poppa, con la plancetta ricavata direttamente nello scafo e perfettamente accessibile dal prendisole. L’assenza dei flaps è giustificata dal buon rapporto peso/ potenza, che esaspera la facilità di planata; in ogni caso il trim dei piedi poppieri consente un costante controllo dell’inclinazione di spinta. Il dato della larghezza al baglio massimo indica la natura corsaiola dello Shogun: appena 2,50 m. La carena a V medio (15 gradi) è il classico compromesso tra prestazioni elevate e buon assetto nel passaggio sull’onda, morbido e potente anche con mare formato.

I dati tecnici dello Shogun 30.

 

Motorizzazione: ◊◊◊◊

Ampia la scelta proposta dal cantiere, con due coppie di diesel (Volvo e Mercruiser) e due a benzina (entrambe Mercruiser di 230 e 260 hp). L’esemplare da noi provato montava due Mercruiser da 260 hp cad. a benzina, che rappresentano, in quanto a potenza, il massimo di quella consigliata dal Cantiere. In effetti, anche se la motorizzazione diesel presenta gli indiscussi vantaggi della affidabilità e sicurezza, oltre che l’economicità di consumi, uno scafo così tirato merita bene la scelta del “benzina”; l’elettroaspiratore dei gas nel vano motore e la valvola di intercettazione rapida del carburante sono di serie.

Propulsione: ◊◊◊◊

I due piedi poppieri Mercruiser Alfa One, oramai un classico nei sistemi di trasmissione, sono comandati in plancia dai due variatori di assetto (trim), visualizzati da un indicatore digitale di facile e pronta lettura. Le eliche sono due Mirage in acciaio inox da 21 pollici, che alla proverbiale robustezza associano un look piacevolissimo. La timoneria è di tipo idraulico con pompa di servoassistenza separata e posta all’interno della cala motore.

Il pozzetto del C&G Shogun 30.

 

Costruzione e finiture: ◊◊◊◊

Il cantiere ha acquisito un’esperienza difficilmente eguagliabile nella costruzione in vetroresina, essendo stato il primo in Italia a interessarsi di manufatti in fibra di vetroresina. Oggi la tecnica si è affinata e lo Shogun può vantare un solido stratificato in sandwich di balsa con pelli in stuoia e mat di fibra di vetro e resina poliestere. Ciò significa innanzitutto una eccellente rigidità e robustezza con un notevole contenimento dei pesi. Inoltre il sandwich contribuisce a smorzare il rumore e diminuisce gli sbalzi termici all’interno dello scafo. Le finiture sono di buon livello, più apprezzabili all’esterno che dentro la cabina. Buono ad esempio il vetro fumeé intelaiato su tubolare in acciaio inox.

Impianti e sicurezza: ◊◊◊

L’impiantistica di base è di buona qualità, molto essenziale ma funzionale. A nostro avviso il serbatoio del carburante è di capacità un pò limitata, ma bisogna dire che l’uso a cui lo scafo è destinato non comporta una elevata richiesta di autonomia. Ottima l’accessibilità al vano motori, dove si può intervenire senza smontare grandi pannelli. Manca un sistema antincendio automatico che, con motorizzazioni a benzina, ci sembra indispensabile. Il wc chimico dovrebbe essere sostituito da uno di tipo marino. Buona la scelta della doppia pompa di sentina, sia elettrica che manuale. Infine, particolare degno di nota, il portello della cala motore è sostenuto da due cardani idraulici.

La console di guida, il posto di pilotaggio e gli interni della barca.

 

Prestazioni: ◊◊◊◊◊

Sono proprio le prestazioni il punto di forza dello Shogun 30. Innanzitutto la velocità massima registrata è stata, per uno scafo di 9 metri, eccellente: 52,4 nodi! La progressione è stata costante, senza buchi nella carburazione e senza brusche impennate. La facilità di planata è confermata dai tempi: poco più di 4 secondi da fermi, il numero di giri a cui si viaggia con assetto di sostentamento è 2200, con pochissimo rumore e una velocità di 23,3 nodi, ovvero minimo sforzo per massima resa. Infatti a questo regime, che è il minimo di crociera, il consumo rilevato è intorno ai 50 litri ora, permettendo così una autonomia di circa 180 miglia. Il parabrezza, che a prima vista può sembrare molto basso, in realtà si dimostra efficacissimo per distaccare le turbolenze che ad alta velocità infastidiscono il pilota. Molto maneggevole, sia in manovra che lanciato, lo Shogun si è dimostrato uno scafo di grande duttilità, che ben si adatta a chi chiede “verve” ma anche a chi ama la sicurezza di navigazione.

Interni: ◊◊◊

Malgrado la concezione di questa barca non punti sul comfort degli interni, perché l’uso deve necessariamente essere quello del day cruiser, gli spazi a disposizione non sono esigui. Forse ciò che castiga di più l’abitabilità degli interni è l’altezza in cabina: m.1,36. La dinette, ben congeniata e rifinita, propone due panche di lunghezza più che sufficiente per essere usate come cuccette, una mini-cucina con fornello a scomparsa in un mobiletto laccato bianco sulla sinistra e una toilette separata sulla destra il cui wc è però chimico. A prua una cuccetta a V, non molto lunga, ma abbastanza larga. L’areazione è assicurata da un boccaporto che si trova a metà tra la dinette e la cabina di prua. Lo spazio di stivaggio è limitato a qualche gavone sotto le cuccette, o a una stipettatura dietro lo schienale.

I risultati della nostra prova.

 

Coperta e posto di pilotaggio: ◊◊◊◊

Il pozzetto, che comprende i due sedili di comando e il divano per i passeggeri, misura cm. 160 x 185, a cui fa seguito verso poppa il grande prendisole realizzato in tre cuscini divisibili per un totale di cm. 190 x 140: quest’ultimo è ben concepito per una agevole discesa in acqua nella attrezzata zona di poppa o per lo sbarco in banchina. Meno buono invece il passaggio dal pozzetto verso l’ampio ponte di prua: purtroppo manca un appoggio utile per i piedi (il passo d’uomo è molto stretto) e i corrimano di tuga sono optional. In ogni caso lo spazio a pruavia del pozzetto non manca, definendo un ulteriore prendisole con superficie sgombra e piana. Avvolgenti ed ergonomicamente perfetti i due sedili di guida, pilota è di chiara e pronta lettura, di stampo sportivo lo sdoppiamento della leva acceleratore da quella delle marce.

Nel 1991 lo Shogun 30 veniva venduto a partire da Lire 113.000.000.

di Antonio Drai
Foto di Livio Fioroni


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