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Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database (in costante aggiornamento) che contiene tutto quello che vi serve sapere sulle Classic Boat.
Birchwood 330 Challenger
Il Birchwood 330 Challenger fa la sua apparizione nel 1997, caratterizzato dalla particolare forma del pozzetto e la linea moderna. Un express cruiser innovativo che, grazie alla deck house, può affrontare la navigazione anche con cattivo tempo.
Tratto da Barche a Motore 1997, n. 4, maggio, pag. 78-83.
Finestrature scorrevoli che si aprono sul tetto della tuga per dare luce e aria al quadrato
DIFETTI:
Frigorifero poco capiente in rapporto allo spazio disponibile
Moquette interna un po’ troppo delicata
Complicato il recupero delle dotazioni dal gavone aperto che si trova a murata in pozzetto
La Birchwood Marine, uno dei più importanti cantieri britannici, è conosciuta in Europa per imbarcazioni che abbinano alta tecnologia costruttiva e finiture curate nel dettaglio. La gamma di produzione comprende modelli da 30 a 44 piedi (circa da 10 a 14 metri), importati in Italia dalla Ravera Yachting di Lavagna.
Progetto: ◊◊◊◊◊
Il noto progettista John Bennett ha saputo dare al Challenger 330 una linea armoniosa, grazie alla realizzazione di una sezione poppiera tondeggiante (anche negli arredi di coperta) e all’opera morta che, pur presentando alte murate, è caratterizzata da sovrastrutture poco elevate. Il rollbar, decisamente spostato verso poppa, poggia sul limite estremo del tetto della deck house che protegge il quadrato e il posto di guida. Il tettuccio ha una particolarità: è apribile mediante due finestrature scorrevoli che consentono a chi è inquadrato di godere dei raggi del sole pur rimanendo confortevolmente seduto in una zona interna. Per evitare che durante l’apertura delle due porzioni scorrevoli possa gocciolare accidentalmente dell’acqua, il tetto è stato fornito di un sufficiente numero di ombrinali che, soprattutto in navigazione, ne garantiscono il perfetto drenaggio.
I dati del Birchwood 330 Challenger,
Costruzione: ◊◊◊◊◊
Per ottenere una struttura robusta ma al contempo elastica e leggera, il cantiere britannico impiega sandwich di balsa e vetroresina per lo scafo, con l’aggiunta di fibre di Kevlar per la stratificazione della coperta. La struttura è irrobustita da rinforzi in legno di frassino stagionato ricoperti con vetroresina. Zone controstampate sono il pozzetto, la toilette e il gavone di prua. Riserve di galleggiamento sono presenti nell’area prodiera. Le paratie stagne suddividono l’imbarcazione in tre zone: prua, centro e poppa. L’ancoraggio delle paratie allo scafo e fra scafo e coperta è incastrato, imbullonato e resinato. Gli arredi interni sono realizzati in pregiato legno di ciliegio.
I dettagli maggiormente azzeccati del Birchwood 330 Challenger.
Coperta: ◊◊◊◊◊
Dalla plancetta poppiera, attraverso un portello collocato sulla sinistra, si accede al pozzetto, coperto in parte dal prolungamento del tettuccio della tuga. Appena entrati si incontrano a dritta una serie di gavoni che, seguendo la linea circolare del pozzetto stesso, fungono da seduta correndo fino ai gradini che immettono ai passavanti laterali. A sinistra si trova invece un volume di stivaggio per le cime d’ormeggio o altre dotazioni che rimane aperto, in verticale, lungo la murata e che ha un difetto: risulta difficoltoso recuperare gli oggetti poggiati sul fondo del gavone. L’area prodiera è occupata da una grande superficie prendisole. All’estrema prua c’è il verricello, collocato nel varco centrale aperto sul pulpito prodiero per consentire un più facile accesso dalla banchina.
In alto a sinistra, la postazione di guida, con cruscotto raccolto e di immediata lettura. In basso a sinistra, il grande pozzetto. A destra, il Birchwood 330 Challenger in navigazione.
Interni: ◊◊◊◊
Lungo la murata di sinistra c’è la dinette trasformabile, all’occorrenza, in cuccetta matrimoniale. Di fronte si apre una serie di mobili realizzati con maestria in legno pregiato. La postazione di guida è anch’essa a dritta, collocata a una quota superiore per offrire una migliore visuale sullo scafo. Scendendo alcuni gradini si giunge all’angolo cottura, decisamente ampio e dotato di forno a microonde incassato ma con un frigorifero sottodimensionato rispetto al resto delle attrezzature disponibili. La toilette, a sinistra, è munita di due porte per consentire l’accesso sia dal quadrato sia direttamente dalla cabina armatoriale di prua; quest’ultima è arredata con il matrimoniale posizionato in diagonale e appoggiato lungo la murata di dritta, ed è attrezzata con un mobiletto per il trucco e ampi volumi di stivaggio. Purtroppo il grande gavone ricavato sotto al letto è raggiungibile solo sollevando del tutto la cuscineria.
I alto a sinistra, la cucina, con fornello tre fuochi, lavello, forno e frigorifero. In basso a sinistra, il quadrato arredato con una dinette trasformabile in matrimoniale e la postazione di guida sopraelevata che garantisce una buona visibilità su tutto lo scafo. A destra, la cabina armatoriale con accesso diretto al bagno.
Impiantistica: ◊◊◊◊
L’impianto elettrico a 12/24V ha cavi ben dimensionati. Le batterie sono alloggiate in compartimento stagno. L’impianto dell’acqua è dotato di filtro depuratore. È presente anche l’impianto antincendio automatico.
Motorizzazione: ◊◊◊◊
Oltre che con la motorizzazione entrofuoribordo Volvo Penta da noi provata, il Birchwood 330 Challenger può essere equipaggiato anche con 2×150 cv e 2×180 cv MerCruiser, oppure con 2×200 cv Volvo Penta.
Le prestazioni misurate durante la nostra prova.
Prestazioni: ◊◊◊◊◊
Il disegno delle linee d’acqua del Birchwood 330 Challenger garantisce elevate velocità di punta e, grazie anche alle caratteristiche proprie dei piedi poppieri, offre una buona maneggevolezza in navigazione e all’ormeggio.
di Roberta Limardo
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