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Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database (in costante aggiornamento) che contiene tutto quello che vi serve sapere sulle Classic Boat.
American Marine Grand Banks 42 Europa
Nel 2000 Barche a Motore sale a bordo del Grand Banks 42 Europa, la versione mediterranea del trawler americano, che abbina le qualità marine della carena semidislocante a una coperta molto vivibile.
Tratto da Barche a Motore 2000, n. 1, febbraio, pag. 84-91.
Fondato alla fine degli anni Cinquanta dall’ingegnere americano Robert Newton, il cantiere American Marine di Hong Kong è noto in tutto il mondo per la gamma dei prestigiosi trawler Grand Banks, apprezzati sia per le eccellenti doti marine, sia per l’alta qualità di costruzione. Nel 1974, anno che segnò il passaggio dal legno alla vetroresina nella realizzazione degli scafi, il cantiere trasferì la produzione a Singapore. L’anno successivo la società venne acquistata da Bob Livingston, attuale presidente, che ha saputo consolidare il prestigio del marchio mantenendo quella che, fin dall’esordio, era stata la filosofia vincente: qualità e tradizione. La dice lunga il fatto che il Grand Banks 36, progettato nei primi anni ’60, sia ancora in auge, ovviamente rivisto e corretto per essere al passo con l’evoluzione tecnologica, e si trovi alla base della gamma che comprende oggi sette modelli fino a 66 piedi. Ma l’imbarcazione di maggiore successo è stata e rimane il 42 piedi, progettato nel 1965 e realizzato in oltre 1400 unità , proposte come gran parte dei Grand Banks nelle versioni Classic, Motor Yacht ed Europa. Proprio quest’ultima, la più recente, come si può intuire dal nome è stata studiata per soddisfare le esigenze del mercato mediterraneo, concedendo più spazi vivibili all’aperto.
Il Grand Banks 42 Europa in navigazione.
Progetto: â—Šâ—Šâ—Šâ—Šâ—Š
Ispirato alle robuste barche da lavoro nordamericane, anche il 42 è stato concepito per affrontare lunghe e impegnative navigazioni. Lo dimostrano le riserve di carburante e di acqua, rispettivamente di 2270 e 1000 litri, che garantiscono un’autonomia superiore alla media degli scafi di questa taglia, ma soprattutto la sua ormai collaudatissima e affidabile carena semidislocante. Ridisegnata agli inizi degli anni ’90 per ottenere una linea di galleggiamento più lunga e un baglio più generoso, a vantaggio delle prestazioni e dell’abitabilità , essa consente di navigare in estrema sicurezza anche nelle condizioni meteo più impegnative. Con questo tipo di carena, che permette di ottimizzare i consumi e utilizzare un’ampia gamma di motorizzazioni, è infatti possibile mantenere un assetto corretto sia in dislocamento, con potenze ridotte e a bassi regimi, sia in planata con i motori più potenti. Il Grand Banks 42 Europa si presenta come un’imbarcazione dalle linee classiche, pensata per offrire comfort e privacy a un equipaggio di quattro persone. Caratteristiche salienti sono la prua slanciata con cavallino pronunciato, il bordo libero digradante verso poppa e un taglio della poppa e della prua quasi verticali (circa 75°). Per privilegiare la vita all’aperto, la versione Europa è dotata di una sovrastruttura del flying bridge più importante che, senza appesantire le linee, si protende sui lati fino a coprire i passavanti, e verso poppa per creare riparo all’intero pozzetto. Quest’ultimo, di generose dimensioni (3,80×2,20 m) e posizionato allo stesso livello del living, sacrifica la grande cabina armatoriale poppiera, di cui sono invece dotate le versioni Classic e Motoryacht: una soluzione che a nostro avviso offre una godibilità del mezzo più adeguata al clima mediterraneo.
In alto a sinistra, la postazione di guida sul flying bridge con la strumentazione ben riparata da un apposito pannello in plexiglas. In baso a sinistra, una veduta del flying bridge, lungo m 4,20 e largo m 2,54, dotato di quattro divanetti a sedute contrapposte. A destra, la comoda scala che dal pozzetto conduce al fly.
Non solo per lo scafo ma anche per la coperta è stata adottata la soluzione del laminato pieno, con impiego di tessuti unidirezionali e biassiali di vetro E: una scelta che conferma la priorità data alla robustezza e alla affidabilità nel tempo, anche a scapito dei pesi di costruzione che, su una imbarcazione semi-dislocante, assumono un’importanza relativa. I rinforzi longitudinali sono in poliuretano a cellula chiusa, rivestiti con i tessuti previsti e resinati direttamente allo scafo, evitando così l°uso di controstampi strutturali. Per una maggiore protezione contro l’osmosi, nel processo di laminazione viene impiegata resina di tipo isoftalico per i due strati più esterni dello scafo e gelcoat di tipo neopentilico ad alta resistenza contro gli UV; l’operaviva viene inoltre rivestita con un ciclo di tre mani di resina epossidica. Particolarmente curati anche i dettagli della costruzione, che testimoniano la cura delle finiture del cantiere asiatico: basta far scorrere un cassetto per apprezzare la pregevole lavorazione del legno, tutto in teak burma di prima scelta.
In alto a sinistra, la delfiniera con il verricello salpancora con barbotin per la catena e campana per le cime. In basso a sinistra, una vista da prua della zona del fly bridge dedicata a prendisole. A destra, la tuga prodiera che presenta una seduta ricavata direttamente nello stampo, dietro la quale si apre un’ampia superficie prendisole.
Coperta: â—Šâ—Šâ—Šâ—Šâ—Š
Come accennato in apertura, questa versione del Grand Banks 42 privilegia gli spazi per la vita all’aperto: così, partendo dall’alto, troviamo un flying bridge molto più ampio che nelle altre versioni, articolato in due zone. Quella poppiera, che ripara l’intero pozzetto sottostante, è sfruttata come alloggio per il tender; l’altra, delimitata da solide battagliole di acciaio inox e rivestita in teak, è riservata alla timoneria esterna e al convivio. La versione standard prevede quattro divani disposti schiena contro schiena; i due più grandi si trovano a dritta come la postazione di guida, e gli altri a sinistra. Il resto dello spazio è libero da ingombri. A discrezione dell’armatore, questa superficie può essere arredata con mobile bar, ulteriori divani, tavolino e cuscini prendisole. Rinunciando alla grande cabina poppiera, si è potuto ottenere un pozzetto dalle generose dimensioni, posto allo stesso livello del quadrato. Questa zona, ben riparata dal fly, si presta all’allestimento di una confortevole dinette all’aperto, apprezzata particolarmente durante le umide se rate estive. Il passaggio a prua è garantito da larghi passaggi laterali (49 cm), anch’essi protetti fino a metà scafo dalla sovrastruttura del fly. La tuga prodiera può essere attrezzata con cuscini prendisole adatti a ospitare anche sei persone comodamente distese. A prua estrema, sulla delfiniera, è sistemato il verricello salpancora a tamburi orizzontali, con barbotin per la catena e campana per le cime. Poco pratico l’accesso al pozzo catena, raggiungibile soltanto dalla cabina armatoriale; ben studiati, invece, quelli che dal pozzetto immettono al locale impianti e al grande vano poppiero.
A sinistra, la cabina armatoriale, a destra la cabina ospiti nella versione a due letti.
Interni: â—Šâ—Šâ—Š
Aperto direttamente sul pozzetto, il living si presenta spazioso e molto luminoso. Le grandi finestrature incorporate nella sovrastruttura e nella porta di ingresso consentono inoltre di godere di una vista a 360° sul mare. Il divano a L, appoggiato alla murata di sinistra e rivolto verso poppa, è servito da un tavolo in teak dotato di due ali abbattibili che consente di trasformare rapidamente la zona conversazione in zona pranzo. Contro la murata opposta due poltrone, fissate al pagliolo su una base girevole, completano il soggiorno. A pruavia del divano trova posto un’ampia cucina a vista attrezzata con lavello, due frigoriferi con freezer, piano di cottura a 4 fuochi, forno, vano pattumiera, piano di lavoro in Corian e numerosi stipetti per stoviglie e provviste. A dritta, la timoneria presenta un cruscotto semplice e razionale che incorpora tutti gli strumenti di controllo motori e di ausilio alla navigazione; risalta la grande ruota del timone con caviglie in legno, una vera chicca per gli amanti dell’old style. Anche da questa postazione interna, però, la visibilità in manovra lascia alquanto a desiderare. Alla dritta della timoneria si apre la porta di accesso alla coperta, mentre a sinistra una scala a tre gradini immette sulla zona notte che segue gli schemi più classici: cabina dell’armatore a prua, con letto matrimoniale centrale e accesso diretto al locale toilette privato, e cabina ospiti, con due cuccette, posta sul lato sinistro e servita da un secondo bagno da cui è separata dal corridoio centrale. Caldi e accoglienti, gli interni del Grand Banks 42 sono realizzati interamente in teak che, sapientemente abbinato a tappezzerie dai colori tenui, conferisce all’insieme quella tradizionale e sempre affascinante atmosfera “vecchia marina”. Da tenere presente che, grazie all’assenza dei controstampi, la ripartizione dei volumi può essere personalizzata in funzione delle esigenze armatoriali.
Il grande e luminoso living e la mappa della barca.
Impiantistica: â—Šâ—Šâ—Šâ—Šâ—Š
Grande attenzione è stata posta anche nella realizzazione dell’impiantistica, così da garantire la massima sicurezza e al contempo grande facilità d’intervento. Ampia e ben studiata, la sala macchine offre lo spazio necessario al controllo di tutte le parti dei motori; per mantenere più pulite le sentine e per meglio individuare eventuali perdite, sotto ai motori è stata sistemata una vasca in vetroresina facilmente lavabile. Ordinata e razionale anche la disposizione degli impianti e delle apparecchiature di bordo, con etichette che consentono di conoscere immediatamente le caratteristiche di ogni strumento e di accorgersi di eventuali anomalie di funzionamento. Lo stesso vale per il cablaggio dell’impianto elettrico, numerato e codificato con colori differenti. La riserva di acqua dolce è ripartita in due serbatoi collegati tra loro di 500 It ciascuno, mentre i due serbatoi carburante da 1135 It sono realizzati in acciaio dolce che, per meglio resistere agli attacchi della ruggine, viene sabbiato e rivestito prima da uno strato di primer epossidico e successivamente da due mani di vernice poliuretanica bianca. Per evitare dispersioni e fenomeni di elettrolisi la carena è stata dotata di un efficace sistema reticolare di collegamento a massa.
I dati della barca e il rapporto peso/potenza.
Motorizzazione: â—Šâ—Šâ—Šâ—Š
L’imbarcazione è proposta con differenti motorizzazioni entrobordo con potenze che variano da 375 a 840 cavalli complessivi. La versatilità della carena semidislocante consente infatti di navigare in dislocamento a 10-12 nodi con consumi molto contenuti, ma anche di entrare in assetto di planata e raggiungere 20 nodi se spinta da motori più potenti. L’ esemplare che abbiamo provato era equipaggiato con due motori Cummins da 210 cavalli ciascuno, il minimo previsto per una doppia motorizzazione. Le trasmissioni sono in linea d’asse.
I risultati del nostro test.
Prestazioni: â—Šâ—Šâ—Šâ—Š
Nonostante un rapporto peso/potenza non certo vantaggioso (38 kg per cavallo), il Grand Banks 42 della prova è stato in grado di mantenere una velocità di crociera di 12,5 nodi a 2400 giri e di raggiungere 14,7 nodi al regime massimo di 2600 giri. Il tutto con consumi estremamente ridotti, che influiscono positivamente sull’autonomia e di conseguenza sulla sicurezza della navigazione. Degna di nota, l’assenza di vibrazioni durante la navigazione. sia ai massimi che ai minimi regimi, ottenuta grazie ai particolari supporti su cui vengono fissati i motori e all’accoppiamento motore-asse tramite il sistema antivibrante Aquadrive. Ma al di là delle prestazioni pure, gli aspetti che più colpiscono sono la tenuta di rotta e il passaggio sull’onda, frutto delle sezioni stellate della prua. Sebbene la sovrastruttura sia piuttosto alta, in virata lo scafo si comporta in modo equilibrato denotando una elevata stabilità trasversale. Ottima infine la manovrabilità in acque ristrette, con un unico appunto sulla visibilità verso poppa che dal fly è limitata.
di Elena Gaggini
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2 commenti su “Classic Boat Archive | 2000 – American Marine Grand Banks 42 Europa (14,45 m) TEST”
Barca a motore fantastica e saggia. Credo che in Italia barche così non abbiano mercato per il gusto italiano per la velocità costi quel che costi
Stupenda. Se esiste un usato abbordabile sono interessato