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Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database (in costante aggiornamento) che contiene tutto quello che vi serve sapere sulle Classic Boat.
Linssen Grand Sturdy 460
Siamo nel 2000 quando il cantiere olandese Linssen lancia sul mercato il Grand Sturdy 460, un solido e sicuro 14 metri dislocante, costruito in acciaio, ideale per crociere a lungo raggio con qualsiasi tempo.
Tratto da Barche a Motore 2000, n. 2, marzo, pag. 88-95.
Il profilo del Grand Sturdy 460 mette in evidenza il cavallino pronunciato, il pozzetto rialzato, l’imponente specchio di poppa e le grandi finestrature che danno luce agli interni.
PREGI:
Maneggevolezza sia in navigazione che in manovra
Buona autonomia di carburante e acqua
Passaggi per lo sbarco anche da prua e dai lati
DIFETTI:
Prendisole di dimensioni limitate
Generatore non fornito di serie
Tughe prodiere prive di superficie antisdrucciolo
Dopo cinquant’anni di attività, ecco che il marchio Linssen debutta anche in Italia, importato dalla Nautica Lessi di Punta Ala. Il cantiere olandese, fondato sulle rive del fiume Mosa nel 1949 da Jac Linssen e diretto attualmente dai suoi quattro figli, propone una gamma di originali imbarcazioni con carene dislocanti, da 26 a 50 piedi. I Linssen mostrano un importante opera morta ed estese sovrastrutture che non prevedono tuttavia il classico flying bridge. La peculiarità di queste barche risiede soprattutto nel materiale di costruzione: per scafo e coperta, al posto della vetroresina, viene infatti impiegato l’acciaio. La produzione, che comprende circa 70 unità all’anno, è divisa in tre linee che si differenziano, più che per l’aspetto estetico, per le dimensioni. Il top della gamma è rappresentato dai Grand Sturdy, sei modelli compresi tra 12 e 15 metri. Tra questi il Grand Sturdy 460, il primo arrivato in Italia insieme al più piccolo Dutch Sturdy 360. Ormai affermato in tutto il Nord Europa, il marchio Linssen, per meglio avvicinarsi al mercato mediterraneo, ha affidato il progetto di un elegante express cruiser di 45 piedi con carena planante a Don Shead, un nome che non ha bisogno di presentazioni. Prossimo al varo, il Linssen DS 45 è invece costruito in vetroresina.
Progetto: ◊◊◊◊◊
Nato dalla collaborazione tra i tecnici del cantiere e il progettista Willen De Vries Lentsch, il Grand Sturdy 460 si presenta come un’imbarcazione da vivere in tutte le stagioni. Si nota la particolare attenzione posta al razionale sfruttamento degli spazi, denominatore comune di tutti i Linssen, volta a rendere piacevole la vita a bordo con ogni tempo. A differenza delle imbarcazioni mediterranee, sul Grand Sturdy 460, come vuole la tradizione dei mari del Nord, sono stati privilegiati gli spazi sottocoperta. La costruzione, con scafo in acciaio e interni in legno senza paratie strutturali, si presta alla personalizzazione dei volumi secondo le esigenze di ogni singolo armatore. Le linee, inusuali per i nostri mari, presentano una prua molto arrotondata e cavallino pronunciato. Il bordo libero degrada progressivamente verso poppa, fino a circa tre quarti dello scafo, per poi innalzarsi bruscamente nella sezione poppiera, che mostra uno specchio alto 1,40 m, il cui profilo verticale termina con la spiaggetta. Curiosa è anche la sovrastruttura articolata su tre livelli, una soluzione che ha consentito di ottenere grandi volumi interni. Grazie alla sua classica carena dislocante, la barca non ha bisogno di potenze esuberanti per raggiungere la velocità massima ottimale, che è correlata alla lunghezza al galleggiamento.
In alto a sinistra, il grande pozzetto è la zona della coperta più sfruttabile per la vita all’aperto. Sotto a sinistra, la spiaggetta poppiera. A destra, il ponte del Grand Sturdy 460 visto da prua.
Né vetroresina né materiali compositi, il Grand Sturdy 460, come tutta la gamma del cantiere olandese, è costruito interamente (scafo, coperta, ossatura e sovrastrutture) in acciaio. Madieri, longheroni e rinforzi hanno spessori che variano da 5 a ben 8 mm. Per la coperta e le sovrastrutture, più leggere, lo spessore si riduce a 4 mm. Anche i serbatoi carburante sono strutturali e partecipano all’irrobustimento dell’insieme. La giunzione tra scafo e coperta avviene tramite un’accurata saldatura dei due elementi in modo che l’imbarcazione diventi un blocco unico, assolutamente impermeabile alle infiltrazioni d’acqua. Interessante la soluzione adottata per assorbire le vibrazioni e i rumori prodotti dalla rotazione delle eliche: in corrispondenza dei punti dove l’acqua mossa dalle eliche colpisce la carena, all’interno dello scafo sono stati sistemati e saldati due cassonetti, sempre di acciaio, riempiti di sabbia. Non soggette ai fenomeni dell’osmosi, le costruzioni in acciaio presentano tuttavia i loro inconvenienti. Come noto, per molti metalli in ambiente marino, gravi possono essere i danni causati dalle correnti galvaniche e dalla corrosione. Per ovviare a questi spiacevoli fenomeni, il cantiere, forte di una consolidata esperienza, sottopone l’acciaio delle proprie imbarcazioni a particolari ed efficaci trattamenti: le lastre di metallo, tagliate e piegate a controllo numerico, subiscono dapprima un trattamento chimico di decapaggio, lavaggio e preparazione, e successivamente di rivestimento con un fondo epossidico e finitura con smalti e vernici dalle elevate doti protettive. Molto curata è anche la posa del teak sul ponte: le doghe vengono infatti avvitate con viti filettanti, che garantiscono una maggiore tenuta rispetto a quelle autofilettanti: le filettature vengono inoltre protette con epossidica in modo da evitare le ossidazioni causate dal contatto dei due metalli.
In alto a sinistra, i capienti gavoni nascosti sotto le sedute che si appoggiano allo specchio di poppa. Sotto a sinistra, il verricello salpancora a scomparsa e il pulpito aperto per agevolare lo sbarco da prua. A destra, la timoneria esterna, da cui si gode un’ottima visibilità durante la navigazione.
Coperta: ◊◊◊
Nato nei mari del Nord dove il clima porta a privilegiare l’abitabilità interna, il Grand Sturdy 460 non offre ampi spazi per la vita all’aperto. L’unica zona ben sfruttata è il pozzetto, con una superficie di circa 10,5 mq libera da ingombri e una panca in teak con gavoni sottostanti che si appoggia allo specchio di poppa. Il passaggio alla plancetta poppiera, posta 1,40 m più in basso, avviene attraverso una ripida scaletta a pioli. Quest’ultima, fissata sul lato di dritta dello specchio, pur offrendo solidi appigli risulta poco sicura in quanto la superficie di calpestio della plancetta è molto piccola. Per risolvere il problema basterebbe allungare la plancetta di una trentina di centimetri, soluzione che la renderebbe più comoda anche per l’utilizzo della doccia. Pratica e sicura è invece la scaletta per la risalita dall’acqua, posta al centro della spiaggetta. Dal pozzetto si raggiunge la zona prodiera grazie a comodi e sicuri passaggi laterali larghi 42 cm. Da sottolineare le aperture della battagliola a circa due terzi dello scafo, su entrambi i lati, e quella prodiera, che facilitano la discesa a terra nel caso di ormeggi all’inglese o di prua. La tuga prodiera, articolata su tre livelli, poco si presta a essere attrezzata con cuscini prendisole, tranne che per la parte più bassa, rivestita in teak, che ha una superficie di 1,32 x 2,70 metri. Quella centrale è parzialmente occupata dall’albero che sorregge le luci, il faro, le antenne e la bussola, mentre quella superiore è difficile da raggiungere sia per l’altezza rispetto ai passavanti sia per i piani di calpestio privi di antisdrucciolo. Il verricello salpancora a tamburi orizzontali, con barbotin per la catena e campana per le cime, è nascosto sotto al pagliolato del ponte, al centro di un grande e pratico gavone adatto allo stivaggio di cime e parabordi; il pozzo catena sottostante è ispezionabile solamente da un’apertura posta sottocoperta, nella cabina prodiera.
Interni: ◊◊◊◊
Tipicamente nordico, il layout degli interni del Grand Sturdy 460 colpisce per la luminosità e i grandi spazi destinati al living. Dal pozzetto si scende sottocoperta attraverso un tambuccio in teak incontrando subito, sul lato sinistro, la timoneria da cui si gode di una buona visibilità per la navigazione. Per le manovre di ormeggio bisogna invece spostarsi in coperta, dato che il livello della timoneria inferiore a quello del pozzetto impedisce di vedere la parte posteriore della barca. Per ovviare a questo inconveniente, il cantiere ha previsto, tra gli optional, una telecamera da installare al centro dello specchio di poppa, con visore sul cruscotto. Inadeguato, per una barca destinata a lunghe crociere, il sedile di guida mobile, richiesto dall’armatore, che è risultato decisamente poco stabile quindi pericoloso anche con onde poco formate. A dritta è sistemato un confortevole divano, servito da tavolino, che consente agli ospiti di seguire la navigazione insieme al comandante. Verso prua, scendendo alcuni gradini, si raggiunge la cucina, appoggiata alla murata di dritta e attrezzata con doppio lavello, piano di cottura in vetroceramica con cappa aspirante, microonde, frigo, armadi e stipetti adatti allo stivaggio delle stoviglie e anche di una notevole quantità di provviste, ideale per lunghe navigazioni. Di fronte si trova la dinette per sei persone. La cabina armatoriale, sistemata a poppa sotto al pozzetto, sfrutta tutta la larghezza dello scafo con una altezza di ben 2,08 m ottenuta grazie al pozzetto rialzato rispetto al ponte. Numerosi gli armadi e i cassetti per abiti ed effetti personali, diretto l’accesso al locale toilette privato, con box doccia separato. Agli ospiti è riservata la cabina prodiera con due grandi cuccette a V di 224 × 85 cm, servita da un bagno con doccia separata e doppio ingresso. L’impiego del ciliegio per mobili e paratie e di teak per i paglioli, rende gli ambienti particolarmente caldi e accoglienti.
In alto a sinistra, il grande e luminoso salotto, posizionato a dritta dell’ingresso e della timoneria. In basso a destra, la dinette, che offre 6-8 posti a sedere. A destra, la cabina armatoriale con letto centrale matrimoniale molto ampio, mobili e paratie in ciliegio e pagliolo in teak.
Impiantistica: ◊◊◊◊
Da sempre vanto della cantieristica olandese, l’impiantistica rispetta standard qualitativi altissimi. Numerose e pratiche le aperture a pagliolo che consentono di ispezionare le sentine e i vari componenti. Degno di nota l’impianto di acqua dolce con tutte le tubazioni in rame, una soluzione migliore rispetto ai tubi di materiale plastico comunemente usati. Razionalmente studiata, la sala macchine ad altezza d’uomo consente di lavorare con agio intorno ai motori. Per ottenere un migliore isolamento termoacustico, del resto già assicurato dal rivestimento dell’intero locale con apposite pannellature, il piano di calpestio sovrastante è stato realizzato in teak e appoggia su un primo pagliolo di maggiore spessore. Di conseguenza anche i portelli di accesso alla cala motori sono doppi. Per facilitare lo sbarco dei motori, il cantiere ha previsto un’apertura centrale situata nel cielo del living.
In alto a sinistra, una vista dell’ingresso del living. In basso a sinistra, il mobile bar. In alto a destra, la cucina. In basso a destra il locale toilette riservato agli ospiti che dispone di doppio ingresso e di un box doccia separato.
Motorizzzione: ◊◊◊◊◊
Il Grand Sturdy 460 è spinto da due Volvo Penta da 145 cv ciascuno, una potenza decisamente contenuta per uno scafo di 14,10 metri che pesa 22000 chili. Del resto, come noto, nel caso delle carene dislocanti, a poco servono grandi potenze in quanto la velocità massima ottimale è correlata alla lunghezza al galleggiamento. A seguito di un recente accordo, la Volvo Penta sta mettendo a punto dei motori, destinati esclusivamente alla Linssen, caratterizzati da un numero di giri più basso e da consumi più contenuti. Previste, inoltre, anche soluzioni monomotore.
Prestazioni: ◊◊◊◊◊
Durante la prova, il Grand Sturdy 460, spinto da 290 cv, ha toccato la velocità massima di 10 nodi a 2600 giri, rimanendo giusto sotto la soglia della velocità critica. Questo indica la giusta potenza della motorizzazione scelta che, pur garantendo le velocità di progetto, offre il vantaggio di consumi di esercizio contenuti e grandi autonomie. Sia ai minimi che ai massimi regimi, la barca si è dimostrata morbida nel passaggio sull’onda, maneggevole e sensibile ai repentini cambiamenti di rotta, con un diametro evolutivo di circa 20 metri.
Il Grand Sturdy 460 in navigazione.
Altezze
La cabina di prua ha un’altezza di cm 200, quella dell’armatore di 208 cm. Il quadrato ha un’altezza di 203 cm, mentre la dinette di cm 200. Infine, la toilette, ha un’altezza di cm 194.
Quanto costava
Nel 2000 il Grand Sturdy 460 costava, con dotazioni standard e motorizzazione Volvo Penta 2 x 145 cavalli, 785.000.000 di lire, IVA esclusa. Nella versione con monomotore Volvo Penta da 318 cavalli, il prezzo era di 734.000.000 di lire. Le dotazioni di serie comprendevano: impianto acqua calda/boiler da 55 litri, salpancora elettrico da 1000 Watt, ancora Bruce 13 mm, raddrizzatore di corrente, impianto di riscaldamento a gasolio, pagliolato interno in teak e Wc Quiet Flush.
di Elena Gaggini
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