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Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database (in costante aggiornamento) che contiene tutto quello che vi serve sapere sulle Classic Boat.
Menorquin 110
Oggi vi parliamo del Menorquin 110, riproponendovi l’articolo pubblicato nel 2000. Una barca robusta e con carena dislocante, che racchiude tutto il fascino dei tradizionali gozzi catalani.
Tratto da Barche a Motore 2000, n. 3, marzo, pag. 96.101.
Tienitibene numerosi e ben posizionati anche negli interni
Ampi volumi di stivaggio sottocoperta
Elevata autonomia
DIFETTI:
Serbatoio e imbarco acqua dolce a prua
Pozzetto in teak non di serie
Scaletta bagno ingombrante e non a scomparsa
Fondato a Minorca nel 1974, il cantiere Astilleros Menorca, forte dell’esperienza nella costruzione di imbarcazioni da pesca professionali, si è specializzato nella produzione di scafi da diporto dislocanti caratterizzati da linee che rievocano quelle dei tradizionali gozzi catalani. La sua ampia gamma comprende modelli aperti e cabinati da sei a quindici metri di lunghezza, con una produzione di circa 200 unità annue. Il cantiere, che si avvale di 70 dipendenti di cui 50 falegnami (segno dell’artigianalità del prodotto), ha conosciuto negli ultimi anni una rapida espansione grazie soprattutto alle unità più grandi. Ultimo nato è il Menorquin 110 che si pone alla base della fascia più alta, arricchita a breve da una nuova ammiraglia di sedici metri e mezzo. Sulla carta esiste inoltre il progetto di un 20 metri il cui varo è previsto per il prossimo anno.
Progetto: ◊◊◊
Come l’intera gamma del cantiere spagnolo, anche il progetto del Menorquin 110, sviluppato in collaborazione con lo studio di ingegneria IDN di Barcellona, prende spunto dai gozzi da lavoro catalani. Il risultato è un’imbarcazione classica dislocante, pensata per tranquille crociere a lungo raggio e ideale per quegli appassionati che all’ebbrezza della velocità preferiscono la sicurezza e il comfort della navigazione. Gli interni sono studiati per un equipaggio di due-quattro persone. La prua si presenta slanciata, con cavallino pronunciato e bordo libero digradante verso poppa. Il profilo mostra un dritto praticamente verticale (circa 85° di angolo) che, come sulle imbarcazioni tradizionali, culmina con una pernaccia sagomata in legno. Si tratta di quella parte sporgente, con funzioni puramente decorative, che nel passato veniva sormontata dal capione, un elemento ornamentale dall’aspetto di turbante o parrucca. Oggi il capione è sostituito da una formaggetta sempre di legno che ha lo scopo di proteggere la pernaccia dalle infiltrazioni d’acqua. Verticale pure il dritto di poppa, che termina anch’esso con una piccola pernaccia. Una carena pertanto molto lunga al galleggiamento, così da sviluppare una elevata velocità teorica da sfruttare in regime dislocante. Lo skeg che corre da prua a poppa serve a proteggere le eliche: nel passato, questi scafi dovevano infatti poter essere alati in secco sugli scivoli con le classiche palanche in legno.
Il cantiere spagnolo ha adottato la stratificazione in laminato pieno sia per lo scafo che per la coperta e la sovrastruttura. Si tratta di una scelta che tende a privilegiare l’affidabilità e la durata nel tempo, piuttosto che la leggerezza, e che trova giustificazione nella tipologia dislocante del progetto. La resina impiegata è del tipo poliestere isoftalica di produzione italiana, più impermeabile dell’ortoftalica e di conseguenza più resistente all’osmosi. Internamente la barca non presenta nessuna zona controstampata: paratie, paglioli e mobili sono realizzati in iroko e lavorati con quella particolare cura che è un po’ il segno distintivo del cantiere.
In alto a sinistra: il ponte del Menoquin 110 presenta una tuga prodiera di generose dimensioni che può essere interamente sfrutatta come prendisole. In alto a destra: la delfiniera con la pernaccia posta a pruavia del salpanciora a tamburi orizzontali. In basso a sinistra: dal pozzetto, grazie a un ampio portello, si passa sulla piattaforma poppiera. In basso a destra: la spiaggetta di poppa con la scaletta bagno sul lato di dritta.
Impiantistica: ◊◊◊◊
Facilmente accessibile grazie a due grandi portelli che si aprono sul pagliolo, uno di fianco alla timoneria e l’altro in pozzetto, con sollevamento assistito da pistoni idraulici, la sala macchine si presenta ampia e sfruttata razionalmente. Tutti i componenti sono ben visibili e saldamente fissati allo scafo. È possibile effettuare con agio controlli e interventi su motori, filtri di acqua e gasolio, baderne, pompe dei timoni, scarichi e relativi silenziatori, boiler ecc. Sotto ai motori sono state inoltre sistemate due vasche in acciaio inox che consentono di mantenere più pulite le sentine e di individuare più facilmente eventuali perdite d’olio. Il serbatoio di carburante da 800 It, che garantisce al Menorquin 110 una buona autonomia di navigazione, è realizzato in acciaio inox e, per una migliore distribuzione dei pesi, è posizionato nel baricentro. Degno di nota lo schema su cui è riprodotta l’immagine dell’indicatore di livello del carburante, con relativa lancetta in quattro posizioni differenti: pieno, metà, inizio riserva e fine riserva. Sotto a ogni immagine sono indicati quanti litri di carburante corrispondono alle varie posizioni. Un piccolo accorgimento molto utile durante la navigazione.
A sinistra, la cala motori vista dalla grande apertura di fianco alla timoneria (foto a destra).
Coperta: ◊◊◊
Nonostante la sua forma da pilotina con postazione di guida piuttosto arretrata, il Menorquin 110 offre generosi spazi esterni. Le dimensioni del pozzetto (2,90×1,99 m), in parte protetto dal prolungamento della sovrastruttura, si prestano infatti all’allestimento di una dinette, mentre la tuga prodiera, delimitata lateralmente da tientibene in legno che seguono il profilo dell’opera morta, è predisposta per accogliere un grande cuscino prendisole di 2,22×2,53 m. Il passaggio dal pozzetto a prua è garantito da due larghi passavanti protetti da solide battagliole in acciaio inox. A poppa, entrambi i passavanti celano due capienti gavoni di 110×22-28 em, dotati di ombrinali di scarico e di apertura assistita da pistoni idraulici. In quello di dritta è ricavato l’alloggio per la bombola del gas. La prua è caratterizzata da una slanciata delfiniera in legno sulla quale, oltre alla pernaccia centrale, è fissato il verricello salpancora a tamburi orizzontali, con barbotin per la catena e campana per le cime. La generosa superficie della sovrastruttura può essere sfruttata per il fissaggio dell’autogonfiabile e anche come alloggio per l’eventuale tender. La spiaggetta di poppa, portante, è integrata allo scafo ed è rivestita in teak. Pratica la scaletta bagno sistemata sul lato destro, in prossimità dell’apertura dello specchio di poppa che serve a facilitare l’accesso al pozzetto. Discutibili, invece, le posizioni dei tappi d’imbarco di acqua e carburante: il primo, a estrema prua, richiede una manichetta molto lunga, il secondo, basso sulla plancetta, è esposto agli spruzzi causati dall’onda di chi transita mentre si rabbocca.
In alto a sinistra: l’accogliente dinette del Menorquin 110 è ricca di vani ricavati nella murata. In alto a destra: l’ampio e funzionale angolo cucina. In basso a sinistra: il locale toilette che dispone di generosi volumi di stivaggio. In basso a destra: la cabina di prua con due cuccette a V trasformabili in un grande matrimoniale.
Interni: ◊◊◊◊
La disposizione interna del Menorquin 110 privilegia l’ariosità dei singoli locali e lo stivaggio, a scapito ovviamente del numero di cuccette. Dal pozzetto, attraverso una porta a vetri a quattro ante con telaio in legno, si accede direttamente alla timoneria. Sul lato di dritta è sistemata la postazione di guida da cui si gode di buona visibilità sia in piedi che da seduti. La base del sedile pilota nasconde un armadietto adatto a riporre i razzi e dotazioni di sicurezza. Sulla sinistra si trova invece un divano che consente a due o tre ospiti di seguire la navigazione e di conversare con chi è ai comandi. Particolarmente apprezzati in navigazione i solidi maniglioni tientibene fissati ai lati della scala che scende al ponte inferiore. Qui troviamo, a sinistra, una confortevole dinette servita da un tavolo regolabile in altezza e con ali ripiegabili, che all’occasione può essere rapidamente trasformata in cuccetta matrimoniale. Di fronte è sistemata la cucina a L con piano di lavoro in Corian, fornello a due fuochi, lavello e frigo. Generosi, in rapporto alle dimensioni dell’imbarcazione. i volumi di stivaggio ricavati sfruttando sia le murate con grandi vani attrezzati con portabottiglie, portapiatti e ripiani, sia gli spazi sotto alle sedute dei divani. Presenti inoltre svariati mobili con cassetti e ripiani e, dietro alla scala in legno facilmente rimovibile, due utili rastrelliere portabottiglie. A prua estrema si trova la cabina armatoriale con una grande cuccetta a V e un armadio. Anche il locale toilette, completo di doccia, è ricco di vani dove stivare oggetti e biancheria. L’impiego di iroko per mobili, paratie e paglioli, rende gli ambienti particolarmente caldi e accoglienti.
Motorizzazione: ◊◊◊
L’imbarcazione è proposta con due motori entrobordo diesel Volvo Penta o Yanmar con potenze da 260 a 400 cv complessivi. Le trasmissioni sono in linea d’asse. L’esemplare della prova era equipaggiato con due Volvo Penta da 200 cv ciascuno.
Prestazioni: ◊◊◊◊
Caratterizzato da una prua molto alta e sottile, che tende a svasare salendo verso la falchetta, lo scafo del Menorquin 110 fende le onde con estrema dolcezza, denotando una carena marina che garantisce un comportamento stabile e pochi spruzzi in coperta. La scelta della motorizzazione più potente ci è sembrata azzeccata, non fosse altro per quella riserva di cavalli da destinare ai momenti di vento e mare contrari. La velocità rilevata al massimo regime di 3000 giri è stata di 12 nodi, ma già a 2500 giri si tengono agevolmente i 10 nodi con consumi dichiarati di appena 23 litri/ora, per un’autonomia superiore a 350 miglia. Precisa è, infine, la risposta ai comandi e buona la maneggevolezza in acque ristrette e in porto.
di Elena Gaggini
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