Classic Boat Archive / 2001 – Sarnico 65 (19,75 m) TEST

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Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database (in costante aggiornamento) che contiene tutto quello che vi serve sapere sulle Classic Boat.


Sarnico 65

Il Sarnico 65 è il protagonista della “superprova” del numero di novembre del 1992. Una barca dal design elegante frutto dei migliori studi di architettura e prestazioni entusiasmanti per questo express di quasi 20 metri costruito dai cantieri di Sarnico.

Tratto da Barche a Motore 2001, n. 10, novembre, pag. 68-77.

La carena del Sarnico 65 ha un buon assetto di navigazione e una discreta risposta ai comandi.

PREGI:

  • Hard-Top con tetto apribile elettrico
  • Finiture ben curate e realizzate con materiali pregiati
  • Carena stabile e morbida con buone doti mariniere

DIFETTI:

  • Qualche fumata durante le manovre
  • Serbatoio di riserva dell’acqua dolce poco capiente
  • Leggero ritardo delle manette elettroniche

Nel 1992 nascono i Cantieri di Sarnico, grazie all’iniziativa. dell’ingegner Colombi e di Arturo Savoldi. Nel 1997 la vecchia proprietà si è sciolta con l’eccezione di Arturo Savoldi, che ha tenuto una quota azionaria accanto alla famiglia Foresti, di cui Luigi oggi è a capo dell’azienda come amministratore delegato. Il marchio Cantieri di Sarnico si caratterizza per la produzione che offre esclusivamente open di segmento medio alto. La gamma attuale è composta da quattro modelli; il Sarnico 43′ è il più piccolo, il 45′ il più venduto, il Sarnico 58′, che è l’evoluzione dell’affermato 55′, e il nuovo Sarnico 65′ il più grande sinora costruito. Con un team di una ventina di operai altamente qualificati, questo cantiere è in grado di produrre 20/25 unità all’anno, ma la grande spinta impressa dalla dirigenza di Luigi Foresti porterà sicuramente a un aumento della produzione.

Progetto: ◊◊◊◊◊

Diversi nomi famosi hanno collaborato per creare la nuova ammiraglia del cantiere. Si tratta dello studio Nuvolari & Lenard di Venezia e dello studio Besozzi & Salvetti di Milano. Il primo si è occupato del design e di soddisfare le richieste di Luigi Foresti, in questo caso nella veste di committente oltre che di costruttore; lo studio milanese ha invece curato tutta la sezione tecnica e le linee d’acqua della carena. Ne sono nate linee nuove e morbide, ma non troppo tondeggianti, come vuole la tendenza generale del momento. Sul Sarnico 65′ non ci sono grandi raggi di raccordo e strane bombature, ma linee semplici e affusolate, che marcano con precisione il profilo di ogni elemento. Ne deriva quindi un design pulito, con un inedito taglio delle vetrate laterali che scendono molto vicine al piano di calpestio della coperta e un parabrezza che, per offrire un migliore campo visivo, si estende dalla tuga verso prua sino quasi al prendisole. Il profilo della poppa è molto inclinato con una scala centrale integrata per l’accesso alla plancetta e diversi gavoni laterali. La versione standard prevede un rollbar, realizzato con materiali compositi, al quale è possibile agganciare i vari tendalini di chiusura. Sulla unità da noi provata è stato installato l’oggetto che più colpisce di questo open, cioè l’hard top, il tettuccio rigido. Non si tratta del solito cupolino che si aggancia tra il rollbar e i montanti del parabrezza, ma di un pezzo unico, nato da uno stampo dedicato, che avvolge, chiude e ripara tutto il pozzetto. Al cliente resta la possibilità di scoperchiarlo come il tettuccio elettrico di un’autovettura e godersi i raggi del sole. Una vera chicca per gli appassionati, proposta però come optional.

Il Sarnico 65 in navigazione.

 

Costruzione: ◊◊◊

Questa imbarcazione è realizzata principalmente con fibra di vetro laminata manualmente su stampo femmina. A maggiore protezione contro i dannosi fenomeni dell’osmosi, è stato utilizzato gelcoat isoftalico neopentilico. L’opera viva è realizzata in laminato semplice, mentre per quanto riguarda le murate e la coperta, si è preferito adottare la tecnica del sandwich con anima di Airex. La struttura, composta da longheroni e madieri, è realizzata in vetro stratificato e impregnato con resina isoftalica. Localmente, dove ci sono dei carichi più gravosi, viene impiegata una laminazione maggiorata unita all’uso di compensato marino multistrato. La tipologia dei tessuti utilizzati per lo scafo e la struttura interna è prevalentemente composta da strati di mat e stuoie. Le paratie principali sono tre, quella anticollisione situata alla fine del pozzo catena e due che delimitano la sala macchine e suddividono longitudinalmente questo scafo, isolando i locali abitabili sottocoperta dalle aree a rischio.

In alto a sinistra l’ampio e comodo divano del pozzetto. In basso a sinistra, l’hard-top con il tettuccio aperto. A destra, la tuga.

 

Coperta: ◊◊◊◊◊

Se dovessimo dare un giudizio generale, per quanto riguarda la coperta, il Sarnico 65′ si meriterebbe un bel 10 e lode per l’aggiunta dell’hard-top. Una vera e propria capote rigida, che permette di creare una zona conviviale davvero esclusiva. Tramite la pressione di un semplice pulsante infatti, si ha la possibilità di scoperchiare una porzione del tetto, lasciando passare l’aria e il calore del sole. Il pozzetto è ben studiato; un divano, lungo oltre due metri e mezzo, permette a otto persone di sedersi per consumare un pranzo e i godersi in pieno il panorama. La plancia di comando sul lato destro è dotata di vari cruscotti e pannelli in cui sono disposti gli strumenti analogici di controllo dei propulsori e l’elettronica di navigazione. Ogni indicatore è ben leggibile, mentre i pulsanti dalle varie utenze non sono tutti a portata di mano quando si conduce in posizione seduta. La visuale è a 360 gradi, grazie all’ampio parabrezza e alle finestrature laterali dalla forma allungata. La zona di prua ha una leggera bolzonatura e termina con un puntale in acciaio lucidato e un’ancora tipo Bruce da 40 chilogrammi dello stesso materiale. Tutta l’attrezzatura di coperta è composta da accessori di ottima qualità, realizzati in inox per una migliore resistenza alle intemperie. La poppa è caratterizzata da una grande area prendisole, efficacemente riparata dal vento grazie all’hard top e divisa in mezzeria dal passaggio centrale per l’accesso alla plancetta e alla passerella retrattile a scomparsa.

A sinistra, il cruscotto completo di ogni strumentazione. A destra, la plancetta che può ospitare una gruetta per il recupero del tender.

 

Interni: ◊◊◊◊◊

Definire il Sarnico 65′ un express cruiser non sembra rendere abbastanza giustizia a una imbarcazione che non ha nulla da invidiare a uno yacht. L’ampiezza degli interni e lo spazio vivibile protetto tramite l’adozione dell’hard top consente di creare numerosi ambienti conviviali. Dal pozzetto si scende una comoda scala per accedere a un grande salone. La dinette, formata dal divano e relativo tavolo, fronteggia una cucina dotata di ogni accessorio per preparare e conservare ogni pietanza. Le due cabine che si trovano a proravia della sala macchine sono decisamente spaziose e sono provviste di bagno con accesso interno. La cabina di prua è quella armatoriale, dotata di qualche comfort in più rispetto a quelle degli ospiti tra cui un bagno con vano doccia separato. A poppa si trovano una cabina ospiti con due letti separati disposti a Le seri vizi propri e il locale del comandante. Per chi volesse governare questa imbarcazione da solo, è possibile ampliare la zona di poppa e trasformarla in una grande suite matrimoniale. L’eleganza e la cura degli interni sono infatti un punto fermo che caratterizza tutte le imbarcazioni dei Cantieri di Sarnico ma su questo modello è particolarmente evidente. Il principale materiale di costruzione degli interni è il legno di akatio che, finemente lavorato, laccato o verniciato a lucido, crea ambienti esclusivi e raffinati. La giunzione e l’assemblaggio di ogni pannello è impercettibile, poiché sapientemente abbellita con cornici e masselli di rifinitura. Un solo piccolo appunto sulla disposizione degli interni; non è disponile un bagno per eventuali ospiti di passaggio, in quanto l’accesso ai servizi è soltanto dall’interno delle cabine già occupate.

In alto a sinistra, la cabina armatoriale di prua. In basso a sinistra, la cabina di poppa con i letti singoli. A destra, la zona living.

 

Impiantistica: ◊◊◊◊◊

La riserva di carburante di 3000 litri è suddivisa in due differenti serbatoi in acciaio inox posti a murata in corrispondenza dei due propulsori. La quantità d’acqua dolce imbarcabile, per servire i quattro bagni, la lavatrice e l’eventuale lavapiatti. è di soli 660 litri. L’impianto elettrico a 12, 24 e 220 Volt è gestito da un quadro di controllo posto in dinette e ha tutti i cavi numerati e differenziati per ogni differente tensione. Per l’erogazione e l’accumulo di energia, sono installati un caricabatterie automatico e uno stabilizzatore di corrente a 24 Volt. Le batterie sono suddivise in due gruppi principali, quello motori e quello servizi, mentre una batteria supplementare è dedicata esclusivamente al gruppo elettrogeno. Il sistema antincendio prevede svariati estintori portatili posizionati in ogni locale abitativo e nel pozzetto, oltre a un impianto fisso che serve la sala macchine. In questo ambiente, i sensori di temperatura e vari diffusori consentono l’erogazione automatica di CO2: in caso di necessità. Se il sistema non dovesse entrare in funzione, un comando di emergenza, posto in consolle, può operare in modo manuale. Tra gli altri impianti di bordo, vogliamo sottolineare quello dell’aria condizionata che, grazie all’inversione del ciclo frigorifero, consente anche di riscaldare i locali durante la stagione fredda.

I dati della barca e il rapporto peso/potenza.

 

Motorizzazione: ◊◊◊◊

Sono previste due differenti motorizzazioni per questa imbarcazione, tutte della casa tedesca MAN. Sulla unità da noi provata è installata una coppia di motori entrobordo turbodiesel modello D2840 LE 403 (l’ultima cifra indica che è di tipo elettronico). Si tratta di un propulsore a 10 cilindri a V di 90° con cubatura di 18,270 ce e dotato di un turbocompressore per bancata. La potenza sviluppata a massimo regime, 2300 giri, è di 1050 cavalli, mentre la coppia massima è disponibile da 1700 giri sino a quasi 2100 giri. L’invertitore accoppiato è uno ZE Marine modello 550 A con rapporto di riduzione 2,517 montato in linea d’asse angolata. Il peso dei due motori e dei relativi invertitori è abbastanza contenuto: circa 3700 chilogrammi per una imbarcazione che disloca in ordine di marcia 28/29 tonnellate. Il rapporto peso potenza non ha un indice favorevole a prestazioni sportive, ma le velocità raggiunte sono discrete.

L’analisi della carena.

 

Prestazioni: ◊◊◊◊

La potenza di 2100 cavalli può sembrare eccessiva, ma la massa d’acqua che deve spostare questo scafo da oltre 28 tonnellate è davvero tanta. Le prestazioni sono comunque molto brillanti, dato che anche il rapporto tra il peso e la potenza non è proprio quello di una imbarcazione sportiva. La vocazione di questa imbarcazione non è certo corsaiola, ma comunque la velocità di punta di 36,5 nodi è un numero di tutto rispetto, soprattutto per uno scafo di quasi 20 metri. Quello che più impressiona è la facilità d’uso e la manovrabilità in navigazione; si potrebbe pensare di avere tra le mani un 40 piedi, ma gli otto metri che ci sono tra la prua e il cruscotto rendono evidenti le reali dimensioni di questo lussuoso open. Anche le manovre in porto si eseguono facilmente, grazie anche all’elica di prua. Un’unica nota sul ritardo di risposta delle manette che inseriscono la marcia qualche secondo dopo lo spostamento delle leve. Da notare invece la velocità minima di planata di 13 nodi a soli 1200 giri con un consumo di carburante di “appena” 84 litri all’ora.

Le prestazioni misurate durante la nostra prova.

 

di Matteo Vandoni


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