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Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database (in costante aggiornamento) che contiene tutto quello che vi serve sapere sulle Classic Boat.
Sessa Oyster 40
Nel 2001 Barche a Motore dedica la “superprova” al Sessa Oyster 40, un express di 12 metri che si fa apprezzare sia per la maneggevolezza, sia per l’elevata vivibilità degli ampi spazi.
Tratto da Barche a Motore 2001, n. 9, ottobre, pag. 80-89.
L’Oyster 40 in navigazione: alle medie andature denota un assetto leggermente appoppato, che si riduce facilmente con l’ausilio dei flap e dei trim.
PREGI:
Pozzetto spazioso con comode sedute
Finiture di coperta impeccabili
impianti di bordo ben fatti e accessori di buona qualità
DIFETTI:
Qualche sbandamento nelle virate brusche
ponte di prua difficilmente raggiungibile
Scomoda lo posizione delle bitte di poppa
Sessa nasce nel 1958 specializzandosi nello stampaggio delle materie plastiche e sperimentando i primissimi manufatti realizzati con resina poliestere rinforzata con fibre di vetro. Inoltre 40 anni di produzione in vari settori, dal militare all’edilizia, dall’ecologia alla nautica, questa azienda ha maturato una grande esperienza nella lavorazione della vetroresina. Con una produzione odierna che supera le mille unità l’anno, comprese tra 17 e 40 piedi, e più di 20 modelli diversi, la Sessa Marine è una delle più solide realtà del settore nautico italiano. Situata a pochi chilometri dal Lago d’Iseo, su un’area di circa 25.000 metri quadri, di cui 6.000 coperti, questa azienda vanta un organico di 110 persone, un fatturato di 38 miliardi e una rete di oltre 100 concessionari che permettono di esportare in 12 Paesi europei e 7 nei Paesi extraeuropei. L’ultima imbarcazione che è stata varata dal cantiere bresciano è proprio questo express cruiser di 40 piedi, ammiraglia della flotta, dai validi contenuti e con buone soluzioni estetico-funzionali.
Progetto: ◊◊◊◊
L’Oyster 40′ è il frutto di un attento lavoro di équipe tra il Centro Studi Sessa Marine, i designer della Style Project e la recente unità di engineering del cantiere. Questo nuovo organico formato da una decina di uomini altamente specializzati, si è dedicato per quasi un anno alla realizzazione del prototipo e dei relativi stampi. A capo di questo pool di persone c’è Massimo Radice, il maggiore dei tre figli del fondatore della Sessa, Roberto Radice, che ricopre il ruolo di responsabile della progettazione e della produzione. Evoluzione del modello Oyster 38‘, vanta un simile layout della coperta, ma si differenzia con nuove linee di poppa e per la disposizione degli interni. La linea filante dello scafo termina con una generosa plancetta integrata dotata di un gavone e di un vano per l’alloggio della scaletta da bagno. Il pozzetto è posizionato su livelli diversi, che lo dividono in due zone separate; la plancia di comando e una zona di convivio facilmente trasformabile in prendisole. La prua è caratterizzata da una linea snella, con un cavallino non troppo pronunciato e una bolzonatura adeguata a far scorrere l’acqua verso le murate. Il rollbar ha una linea pulita che non appesantisce il profilo dell’imbarcazione, ma offre comunque un buon supporto per le antenne, le luci di navigazione e l’installazione di un eventuale radar.
A sinistra: il parabrezza è ben raccordato con la tuga, dotata di zona prendisole. In alto a destra: la plancia di comando. In basso a destra: il divanetto posto prima dell’entrata sottocoperta.
Costruzione: ◊◊◊◊◊
Questa imbarcazione è realizzata su stampo femmina con l’aiuto delle più moderne e sofisticate tecnologie. Da alcuni mesi infatti, è entrato in funzione un robot di ultima generazione per quanto riguarda la fase di stesura del gelcoat. Questo impianto garantisce la perfetta stesura del gelcoat isoftalico neopentilico sugli stampi, ne controlla lo spessore con precisione mierometrica, riduce lo spreco del prodotto e l’emissione di particelle nocive nell’ambiente. Una tecnologia che permette di ottenere una barriera esterna particolarmente omogenea, molto resistente al fenomeno dell’osmosi, dell’ingiallimento e di eventuali piccole crepe superficiali. La posa degli strati è manuale con l’aiuto di un impianto centralizzato per la distribuzione della resina preventivamente riscaldata. L’area riservata allo stampaggio inoltre è dotata di una centrale termica che mantiene la temperatura entro i valori indispensabili per una perfetta polimerizzazione del manufatto. La costruzione della scocca esterna si avvale della lavorazione a stratificato doppio, detto anche sandwich, con un’anima interposta, costituita prevalentemente di balsa e di Pvc. Localmente, dove vi sono dei carichi più gravosi, viene impiegato il compensato marino multistrato. La tipologia dei tessuti utilizzati per lo scafo e la struttura interna varia dal mat alla stuoia e dall’unidirezionale al biassiale, in modo da creare uno stratificato specifico per ogni zona e adatto al carico che deve sopportare. Due paratie principali, quella anticollisione situata alla fine del pozzo catene e quella del locale motori, suddividono questa imbarcazione longitudinalmente, isolando i locali abitabili sottocoperta.
A sinistra, il cruscotto, ergonomico e funzionale. In alto a destra, la zona prendisole prodiera. In basso a destra, il mobile del pozzetto che può essere attrezzato con i fornelli.
Coperta: ◊◊◊◊◊
Questo modello è, per il momento, il più grande e prestigioso prodotto della Sessa Marine e si rivolge soprattutto a una clientela che desidera godere le giornate di mare e di sole. La coperta, infatti, è attrezzata e disposta in modo da offrire un elevato comfort di bordo. Un mobile posto sul lato destro del pozzetto è predisposto per attrezzare una piccola cucina per preparare sfiziosi spuntini senza dover scendere sottocoperta. Il divano di poppa inoltre è dotato di un tavolo con supporto telescopico e può trasformarsi velocemente in un ampio prendisole. Una vera pacchia per gli amanti della tintarella che possono sfruttare, sommando anche la cuscineria posta sulla tuga a prua, una superficie di ben 7 metri quadrati. La plancia di comando è ben studiata, sia per disposizione degli strumenti, sia per l’ergonomia generale. Il parabrezza ben dimensionato e particolarmente inclinato è supportato da una solida struttura in acciaio inox che serve spesso come valido appiglio qundo si passa da prua a poppa. La tuga di prua è lavorata con un efficace antisdrucciolo ed è munita di un rialzo centrale in cui è incassato un ampio prendisole. Il puntale è munito di una delfiniera che unisce la praticità di nascondere il musone dell’ancora all’estetica di allungare visivamente lo scafo. Lungo il perimetro della tuga corrono i passavanti, che però risultano un po’ stretti. Per passare dal pozzetto alla prua infatti la via non è agevole, poiché bisogna anche aggirare il rollbar. Il passaggio attraverso il parabrezza risulta dunque la soluzione più sicura e comoda.
A sinistra, la cabina armatoriale. In alto a destra, la dinette, da cui sono ricavabili due posti letto. In basso a destra, la cabina degli ospiti.
Interni: ◊◊◊◊
Nonostante la vocazione degli express cruiser sia sportiva e privilegi gli spazi di coperta, l’Oyster 40′ si fa apprezzare anche per i suoi interni di ampio respiro. Sebbene si tratti di un 12 metri fuori tutto, lo scafo ha dimensioni più contenute; se si considera la lunghezza al galleggiamento di 8,5 metri e lo spazio occupato dal locale motori, la zona vivibile non è molto grande. La scelta di fare una cabina poppiera trasversale e un solo bagno, ma di generose dimensioni, è forse la più azzeccata. La dinette ha quindi la sua importanza, con un divano comodo per quattro persone e una cucina degna di un fly bridge di pari lunghezza. La cabina di prua è la più comoda e meglio distribuita; con due armadi laterali e uno sotto al letto c’è anche un discreto spazio per gli effetti personali. Gli ospiti invece, possono optare per la soluzione a letti singoli o matrimoniale e sfruttare il piccolo disimpegno arricchito con un divanetto e un mobile con ribaltina. L’impostazione moderna e tecnologica della Sessa Marine si traduce in una costruzione ricca di controstampi e materie plastiche riportate, ma l’uso di legno per le finiture, rende gli ambienti più accoglienti. Alla praticità della vetroresina, che non ha bisogno di particolare manutenzione e si pulisce con estrema facilità, si abbina l’eleganza del ciliegio, una essenza dal colore chiaro, tendente al rosso, e con venature dalla forma allungata.
A sinistra, l’ampia cucina. A destra, il divanetto della cabina ospiti.
Impiantistica: ◊◊◊◊
La riserva di carburante di 690 litri è suddivisa in due differenti serbatoi in acciaio inox posti a murata in corrispondenza dei due propulsori. L’impianto di alimentazione dei motori è realizzato con tubature di rame e raccorderia in acciaio inox. Una soluzione che va ben oltre gli standard imposti dalla normativa CE. Niente tubi in gomma omologati con connessioni tramite portagomma e fascette per una maggiore sicurezza a bordo; questo dettaglio nell’impianto del gasolio, denota quanto il cantiere sia attento a minimizzare i rischi e i malfunzionamenti. Due grosse prese a mare, facilmente raggiungibili, portano l’acqua ai filtri con cestello estraibile; il loro coperchio trasparente consente di dare sempre una rapida ispezione prima di mettere in moto. L’impianto elettrico a 12 V viene alimentato dai due alternatori dei motori da 60 Ampére e protetto con diodi da eventuali picchi di corrente. Quando si è in porto la corrente viene distribuita da un caricabatterie Quick SBC 500, mentre per le utenze a 220 V è possibile optare per un generatore.
Alcuni dati dell’Oyster 40.
Motorizzazione: ◊◊◊◊
Di recente introduzione, i motori Volvo Penta KAD 44 EDC offrono una potenza di 260 cavalli ciascuno, erogati a un regime massimo di 2800 giri al minuto. Si tratta di gruppi termici di 3,6 litri a 6 cilindri in linea, con 4 valvole per cilindro e sovralimentazione tramite un turbocompressore. L’invertitore integrato ha un rapporto 1,68:1 e scarica la potenza al piede poppiero di tipo DuoProp modello DP-E. Il blocco propulsivo poggia, tramite supporti semirigidi, su strutture in acciaio gravanti sui longheroni ed è imbullonato allo specchio poppa. Il peso di ogni singolo motore non è particolarmente elevato: infatti 572 chilogrammi, compresa la relativa trasmissione, non sono molti, anche se incidono oltre il 17% del peso dell’intera imbarcazione.
L’analisi della carena e i rapporti di forma.
Prestazioni: ◊◊◊◊
I due Volvo Penta hanno una generosa e fluida erogazione della potenza che si riscontra soprattutto dopo la fase di planata. La partenza da fermo non è molto rapida anche se c’è il piede Duo Prop, ma i 9 secondi impiegati per raggiungere la planata sono comunque discreti. Per quanto riguarda lo scafo, l’assetto naturale di navigazione è leggermente appoppato, ma si corregge facilmente con l’ausilio dei trim e dei flap, mentre la manovrabilità è molto buona, con una sensibilità ai comandi del timone fin troppo eccessiva. La carena infatti ha la tendenza a coricarsi notevolmente sul lato interno durante le virate strette. Questo fenomeno, tipico di molte imbarcazioni spinte da entrofuoribordo, si manifesta solo a velocità medio-alte e solo in casi di brusche virate. Più che valide le prestazioni di questa carena che, con un rapporto tra peso e potenza non molto vantaggioso, ha fatto segnare velocità di tutto rispetto e può mantenere la fase di planata a 11 nodi con i motori a 2300 giri.
Le prestazioni misurate durante la nostra prova.
di Matteo Vandoni
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